Vasta operazione investigativa della Polizia finalizzata alla lotta dello spaccio di stupefacenti – Arrestati 384 soggetti di cui 166 stranieri

 

 

Vasta operazione nazionale della  Polizia di Stato, con l’impegno degli investigatori delle Squadre Mobili presenti su tutto il territorio nazionale, coordinati dal Servizio Centrale Operativo.             Operazione di alto valore  investigativo finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti.

L’attività ha consentito di identificare 95.164 persone sospette, di cui 16.701 stranieri e 10.848 minorenni, soprattutto in aree di spaccio o di cosiddetta “mala-movida”, su un migliaio delle quali sono in corso di valutazione eventuali provvedimenti amministrativi di prevenzione; arrestare 384 soggetti, di cui 166 stranieri e 6 minorenni, e indagarne in stato di libertà 655, di cui 256 stranieri e 39 minorenni, soprattutto per reati contro la persona e il patrimonio nonché per spaccio di sostanze stupefacenti e porto illegale di armi; sequestrare kg 35 di cocaina, 1.370 di cannabinoidi e 1 di eroina.

Sequestrare 41 armi da fuoco e 80 armi bianche nonché oltre 300.000 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio; elevare 565 sanzioni amministrative di diversa natura, la maggior parte delle quali per uso di sostanze stupefacenti e somministrazione illegale di bevande alcoliche; individuare diversi profili social sui quali sono in corso verifiche sui contenuti, apparentemente riconducibili ai fenomeni criminali in questione, per l’eventuale segnalazione alle competenti Autorità giudiziarie ai fini dell’oscuramento. Sono stati svolti mirati controlli anche alla vendita di prodotti a base di canapa nei cosiddetti cannabis shop.

I controlli specifici hanno consentito di sequestrare 5 cannabis shop, in 3 diverse città; arrestare 3 soggetti e denunciarne in stato di libertà 141, titolari o gestori di cannabis shop; controllare 312 cannabis shop; sequestrare kg 296 di cannabinoidi risultati, dalle prime analisi, avere le caratteristiche di stupefacenti.

Il fermo per corruzione del Primario di Nefrologia e Dialisi R.Palumbo : fine della bella vita – Il Magistrato Proc.ag. dr. De Falco lo scopre ” in flagranza

Guai giudiziari anche per Maurizio Terra, imprenditore del settore delle cliniche private specializzate in dialisi.     Parola d’ordine:  “dirottare pazienti in cliniche di  proprio interesse..”

 

Roberto Palumbo - Associazione Malati di Reni asp /Facebook

 

Roma 

 Roberto Palumbo, primario del reparto Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma è stato fermato dalla Polizia con gravi accuse cui dovrà rispondere. Insieme al medico è stato arrestato anche Maurizio Terra, imprenditore del settore delle cliniche private specializzate in dialisi.

Si apprende che gli agenti della squadra mobile hanno fermato i due uomini in flagranza nel momento in cui Palumbo aveva ricevuto una busta da Terra contenente 3mila euro in banconote da 50 e 100 euro: lo scambio è avvenuto nei pressi della Regione Lazio nell’auto del primario.

I due arresti si inseriscono in una più ampia indagine condotta dalla sezione anticorruzione della squadra mobile della polizia di Stato sull‘ipotesi di corruzione relativa alla gestione dei pazienti in dialisi. Secondo chi indaga infatti una volta dimessi, i pazienti sarebbero stati indirizzati verso le strutture riconducibili a Terra in cambio di “benefit”. Dopo l’arresto gli agenti hanno effettuato delle perquisizioni e sono stati sequestrati i telefoni.

Nell’inchiesta, coordinata dal Procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, ci sarebbero più di dieci indagati. Palumbo è stato portato in carcere, con l’accusa di corruzione, mentre Terra è stato posto agli arresti domiciliari: sono entrambi in attesa della decisione del Gip sulla richiesta di convalida delle misure da parte della procura di Roma.

Perchè gli investigatori accusano il medico ?  Prove?    Il medico, in cambio di denaro contante e altre utilità ricevuti dagli imprenditori dei centri dialisi compiacenti, sfruttando la propria posizione  dominante quale dirigente dell’Unità Operativa Complessa del Sant’Eugenio, smistava i pazienti nelle cliniche di suo interesse, anche attraverso disposizioni al proprio staff affinché i pazienti venissero indirizzati o comunque convinti ad effettuare la dialisi esclusivamente presso le cliniche nelle quali aveva diretti o indiretti interessi.

Ma c’è di più a carico del primario arrestato. “Parte dei pagamenti illeciti legati al rapporto corruttivo, inoltre, secondo l’accusa, sarebbero stati convogliati attraverso fatture per operazioni inesistenti, emesse da una società ‘schermo’ che aveva come oggetto sociale lo svolgimento di attività di consulenza, costituita ad hoc attraverso un prestanome e nella quale formalmente il primario non avrebbe rivestito alcuna carica sociale né avrebbe detenuto partecipazioni”.

Palermo, la lite tra donne di due famiglie finita a colpi di pistola a scopo intimidatorio. Un uomo è rimasto ferito ,i partecipanti agli arresti

 

personaggio del film noir - mafia foto e immagini stock

 

 Arresti in carcere e ai domiciliari di tre persone, d’età compresa tra 22 e 54 anni, causa una lite tra donne di due famiglie di parenti, avvenuta lo scorso settembre a Palermo tra via Porta Sant’Agata e via Angelo Musco, nel quartiere Ballarò,. Le misure cautelari emesse dal Gip sono state notificate dai carabinieri del nucleo operativo di piazza Verdi.

Gli indagati sono accusati accusati di pubblica intimidazione con uso di armi, porto d’armi o oggetti atti ad offendere, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e lesioni personali. 

Sono stati esplosi colpi di pistola, alla presenza di residenti e turisti. Nel corso dell’agguato, un uomo di 44 anni, anch’egli coinvolto nel violento dissidio familiare, è rimasto ferito al fianco e al braccio, mentre le grida e gli spari hanno seminato il panico tra i passanti.

Qualche ora dopo, uno dei partecipanti e il fratello sono stati arrestati dalla polizia perché in possesso d: un revolver calibro 38 e una semiautomatica calibro 7, 65 con matricola abrasa. 

Ragusa, saccheggiavano esercizi commerciali con il metodo della “spaccata” nel cuore della notte. Indagini dei Carabinieri e visione dei filmati: arrestati

 

Noir movie character

 

 Ragusa – Ispica (RG) e Modica (RG),

Su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, il Giudice per le Indagini Preliminari del capoluogo ibleo ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 3 soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di essersi resi responsabili di una tentata rapina e di svariati furti commessi ai danni di bar e tabaccherie nel territorio di Ispica e Modica.
Gli eventi delittuosi contestati ai tre uomini – tutti indiziati nell’attuale fase del procedimento e ferma restando la loro presunzione di innocenza fino a condanna definitiva – risalgono all’inizio di quest’anno, quando si erano registrati diversi episodi contro esercizi commerciali, che avevano destato allarme, soprattutto nel comune di Ispica.
Gli attacchi avvenivano con il metodo della c.d. “spaccata”, nel cuore della notte, ad opera di alcuni individui, che le indagini hanno poi rivelato essere sempre le stesse persone, i quali servendosi di auto rubate, utilizzate come ariete, sfondavano porte o saracinesche delle rivendite per introdursi al loro interno e sottrarre quanto si poteva arraffare in fretta – dal registratore di cassa con i contanti ai tagliandi del “Gratta e vinci” – e dileguarsi subito, nel giro di pochi minuti.
All’arrivo delle forze di polizia sempre la stessa scena di devastazione: infissi divelti e vetri frantumati sparsi sul pavimento. L’importo trafugato era a volte di alcune decine o centinaia di Euro (nei 6 “colpi” analizzati, in tutto 1.250 Euro in contanti e “Gratta e vinci” per un valore di 700 Euro), ma i danni alle strutture erano ingenti, assolutamente sproporzionati al valore della refurtiva.
L’episodio più grave una tentata rapina nel gennaio di quest’anno. A Ispica, i proprietari di un bar preso di mira alle 4 del mattino erano accorsi dopo il fracasso provocato dai malviventi e questi invece di desistere avevano ingaggiato una colluttazione coi due titolari, che avevano riportato contusioni e dovuto ricorrere alle cure mediche.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa e portata avanti dai Carabinieri della Compagnia di Modica e della Stazione di Ispica, ha portato a recuperare tutte le tracce lasciate sul luogo delle violente effrazioni e a visionare centinaia di ore di filmati di telecamere poste all’esterno ed all’interno degli esercizi derubati e nei pressi degli stessi.
L’identificazione dei responsabili era resa ancor più complessa dal fatto che gli autori colpivano sempre a volto coperto e con un cappuccio sulla testa per non farsi riconoscere. I Carabinieri, partendo dal modus operandi, sempre simile, hanno scoperto che le auto usate come ariete erano state tutte rubate in provincia di Siracusa e che uno dei responsabili aveva un difetto, appena percettibile, alla mano sinistra.

Altre immagini video delle vie di accesso a Ispica permettevano di individuare anche i percorsi di fuga notturni, attraverso strade di campagna poco frequentate, tutti in direzione di Rosolini (SR), ove il gruppo aveva la base logistica, per nascondere la refurtiva, e ove gli autori si liberavano dei mezzi rubati.
Il cerchio si stringeva ulteriormente e le prove raccolte permettevano di identificare i tre indagati: i primi due destinatari della custodia cautelare in carcere per la tentata rapina e indagati in stato di libertà per i numerosi furti con spaccata, ed uno, per il quale ci sono elementi di prova solo per la partecipazione all’episodio più grave e ad uno dei furti, destinatario della misura degli arresti domiciliari. A uno di loro la misura è stata notificata in carcere, dove si trovava già per altri reati contro il patrimonio.
L’operazione odierna, frutto delle rapide indagini coordinate dalla Procura di Ragusa e condotte nei mesi scorsi dai Carabinieri di Modica e Ispica è stata portata a termine da un dispositivo composto da militari del Comando Compagnia, con il supporto della Stazione di Rosolini e delle unità cinofile specializzate nella ricerca armi provenienti da Catania.
All’arrivo dei Carabinieri presso le loro abitazioni, nelle prime ore del mattino, le persone destinatarie del provvedimento hanno cercato di darsi alla fuga, una provando a dileguarsi sui tetti, l’altra cercando rifugio a casa di un vicino, ma sono state bloccate dai militari che avevano circondato l’intera zona.
I tre dovranno rispondere, a vario titolo, in concorso, di tentata rapina, furto aggravato, tentato furto (tutti aggravati dal fatto di aver agito travisati, riuniti in più persone) e ricettazione.
Tutte le ipotesi accusatorie dovranno trovare conferma allorché verrà instaurato il contraddittorio tra le parti, come legislativamente previsto

 

 

Furto al Museo del LOUVRE: due trentenni arrestati coinvolti nel furto stavano per fuggire all’estero Ma dei diamanti nessuna traccia…

 

Parigi,

Furto del secolo. Due persone sarebbero state  arrestate  perché coinvolti nel furto del Louvre del 18 ottobre scorso“Due sospettati  arrestati sabato sera e posti in custodia cautelare nell’ambito delle indagini avviate per ‘furto organizzato’ e ‘associazione a delinquere finalizzata alla commissione di un reato’, indagini condotte dalla Brigata Anti-Banditismo di Parigi e dall’Ufficio Centrale per la Lotta al Traffico di Beni Culturali”.

I due  arrestati sarebbero due trentenni , sospettati di aver fatto parte del commando di quattro individui che si sono introdotti nel Louvre una settimana fa. Il primo è stato arrestato a Roissy, in Val-d’Oise, mentre stava per imbarcarsi su un volo per l’Algeria. L’altro a Seine-Saint-Denis, dipartimento da cui entrambi provengono. Ma dei famosi gioielli ancora nessuna traccia

Alt dei Carabinieri in un controllo di routine, l’indagato con “il pugno chiuso” teneva dosi di cocaina e crack. Agli arresti domiciliari.

Droghe: cosa si vende in Piazza di Spaccio? - Focus.it

 

 Palermo – Carini (PA),
I Carabinieri della Stazione di Carini hanno arrestato un 44enne del luogo, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel comune di Carini, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
L’episodio si è svolto durante un controllo di routine, nel corso del quale i militari hanno notato l’indagato alla guida della propria autovettura, insieme alla compagna e ai figli minori che, alla vista della pattuglia, ha assunto sin da subito, un atteggiamento giudicato sospetto.
L’elemento determinante, che ha suscitato legittimi dubbi negli operanti, è stato il modo in cui l’uomo manteneva una delle due mani: serrata a pugno con una tenacia eccessiva, quasi fosse impegnato in una prova di resistenza fisica. La situazione ha raggiunto l’apice della singolarità al momento della richiesta di esibire i documenti di identità.
Il 44enne, infatti, ha mostrato una marcata e prolungata difficolta nel tentativo di prendere il portafoglio, impedito dalla sua irremovibile volontà di non schiudere la mano. Messo alle strette, l’uomo ha finalmente dovuto allentare la presa, rivelando il contenuto del pugno: diverse dosi di cocaina pronte per la cessione.
A questo punto i militari hanno proceduto con una perquisizione personale e veicolare dell’indagato che ha permesso di rinvenire, oltre le dosi già recuperate a portata di mano, anche ulteriori 28 dosi tra cocaina e crack, nonché quasi 490 euro in banconote di piccolo taglio verosimilmente provento dell’attività illecita, il tutto occultato all’interno di un borsello posto sotto il sedile dell’auto.
La sostanza stupefacente è stata sequestrata e inviata al Laboratorio di Analisi delle Sostanze Stupefacenti del Comando Provinciale di Palermo per gli accertamenti quantitativi e qualitativi.
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo ha convalidato l’arresto del 44enne e ha disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari.
È obbligo rilevare- informa infine il Comando – che l’odierno indagato è, allo stato, solamente indiziato di delitto, seppur gravemente, e che la sua posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenz

Scoperto un trucco per bypassare energia elettrica pubblica. Due arresti

 

Allaccio abusivo alla rete elettrica – Danno – Risarcimento – On - Avvocato  Penalista a Trapani

Archivi-Sud Libertà

 Reggio Calabria – Bagnara Calabra (RC),
Un sistema ingegnoso ma illegale, studiato per bypassare la rete elettrica pubblica e alimentare intere abitazioni senza alcuna spesa. È quanto hanno scoperto i Carabinieri della Stazione di Bagnara Calabra durante un controllo mirato sul territorio.
L’intervento ha portato alla luce collegamenti abusivi perfettamente funzionanti, tanto da garantire energia costante alle abitazioni interessate. Per due persone è scattato l’arresto. Le verifiche non si sono fermate a Bagnara Calabra: i militari hanno esteso i controlli anche a Palmi, dove sono stati individuati altri allacci clandestini. In questo caso, due soggetti sono stati denunciati. Complessivamente, il danno stimato per l’energia sottratta ammonterebbe a circa 25 mila euro.
Il fenomeno degli allacci abusivi non è solo una truffa ai danni delle aziende che forniscono un servizio pubblico essenziale, ma rappresenta – osserva il Comando dei Carabinieri- anche un rischio per l’intera collettività, minando la sicurezza della rete e compromettendo il corretto funzionamento di un bene primario come l’elettricità. L’Arma dei Carabinieri, costantemente impegnata nella difesa della legalità, ribadisce la propria attenzione verso reati che, pur sembrando “invisibili”, hanno conseguenze concrete per la società e per i cittadini. I procedimenti penale sono ancora nella fase delle indagini preliminari e, secondo il principio di presunzione di innocenza, tutti gli indagati devono ritenersi non colpevoli fino a sentenza definitiva

Napoli, Scampia : in carcere esponenti di Clan camorristico per estorsione ad esercizi commerciali

 

Napoli: tre arresti per estorsione

Napoli,

Eseguita a Napoli, dai poliziotti della Squadra mobile e del commissariato di Scampia, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone e degli arresti domiciliari a una terza, tutti accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Il provvedimento è il risultato delle indagini degli agenti iniziate dopo la notizia di un episodio estorsivo compiuto a Scampia nello scorso aprile.

Nello specifico, gli arrestati, già noti alla vittima come esponenti di un noto clan camorristico, si sono presentati presso un autolavaggio pretendendo di parlare con il proprietario e rivendicando, arbitrariamente, la proprietà dell’esercizio commerciale.

Durante un secondo incontro, gli stessi hanno imposto alla vittima di farsi trovare, in un orario stabilito, presso il suo autolavaggio affinché potessero portarlo al cospetto del loro capo che avrebbe preteso la consegna delle chiavi dell’autolavaggio e la sua estromissione dall’attività.

Gli investigatori, grazie all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, sono riusciti a ricostruire i fatti.

 

Palermo, Cocaina ed eroina nel quartiere di Falsomiele. Operazione “Ultima Alba”, 19 perquisizioni, due arresti e 74 avvisi, azzeramento piazza di spaccio

 

Tracce di cocaina ed eroina si trovano anche sulle dita di chi non fa uso di  droga | Wired Italia

 

 – Palermo,

Nella mattinata odierna, a Palermo ed in altri comuni della Provincia, i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, coadiuvati dai colleghi dei “baschi rossi” dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, del 12° Reggimento “Sicilia”, con la copertura dal cielo di un velivolo del 9° Nucleo Elicotteri di Palermo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 7 persone (2 delle quali già ristrette in carcere per altra causa), ritenute responsabili – a vario titolo – di aver fatto parte di un’ associazione dedita al traffico di stupefacenti, operante nel quartiere “Falsomiele” di Palermo.
Contestualmente, con il supporto di unità cinofile antidroga di Palermo Villagrazia, sono state eseguite 19 perquisizioni per la ricerca di stupefacente.
Due di queste si sono concluse con esito positivo e hanno portato all’arresto in flagranza di due soggetti, trovati in possesso, rispettivamente, di 400 grammi di cocaina e 1,3 kilogrammi di hashish.
Ad altre 74 persone sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari.
Il provvedimento, scaturisce da una complessa attività investigativa convenzionalmente denominata “Ultima Alba”, condotta dalla Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Bagheria dal Novembre 2019 al Gennaio 2022, che ha avuto inizio con il rinvenimento e sequestro di piantagioni di marjuana nei comuni di Trabia e Misilmeri e l’arresto di sei soggetti palermitani legati da vincoli familiari.
La manovra investigativa portata a compimento dai militari, ha permesso di appurare che alcuni di questi fossero i membri di una struttura criminale a gestione familiare, operante nel quartiere Falsomiele, in grado di controllare una vera e propria piazza di spaccio, movimentando considerevoli quantitativi di cocaina ed eroina e conseguentemente varie migliaia di euro in contanti.
Il soggetto posto al vertice dell’associazione è stato capace di impartire direttive anche durante il periodo di detenzione in carcere.
Le investigazioni, sviluppate attraverso attività d’intercettazione e di videosorveglianza, oltre che dalla più convenzionale osservazione a distanza degli obiettivi, hanno permesso di documentare centinaia di cessioni al dettaglio di stupefacenti, ricostruire la composizione del sodalizio, la gerarchia interna e registrare vari approvvigionamenti di sostanze vietate.
In particolare le indagini, che nel loro sviluppo hanno già portato all’arresto in flagranza di reato sei ed al deferimento in stato di libertà di altre quattro, hanno consentito di complessivamente:590 gr. di cocaina; 33 gr. di eroina; 147 gr. di metadone; 3,2 Kg. di marjuana. L’operazione odierna è il frutto della costante azione di contrasto al grave fenomeno del traffico di stupefacenti che i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo conducono, senza sosta, attraverso l’incessante azione di controllo del territorio e la capillare presenza su tutta la Provincia di Palermo, con particole riferimento alle aree ed ai quartieri più disagiati.

È obbligo rilevare -informa il Comando Carabinieri – che gli odierni indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto, seppur gravemente, e che la loro posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.

Napoli,ordinanza del Gip per due arresti per la “stesa” pasquale – “con metodi tipicamente mafiosi -“a San Giovanni a Teduccio

 

 

 

 

Napoli,

Due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone gravemente indiziate per la “stesa” del 19 aprile scorso in via Nuova Villa, incrocio via Villa San Giovanni, nel quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli.

L’azione intimidatoria fu posta in essere in presenza di più persone e “con metodi tipicamente mafiosi”. I due sono accusati “di pubblica intimidazione con uso di armi, stesa, e di detenzione e porto abusivo di armi”.

L’ordinanza  reca la firma dal   Gip del Tribunale di Napoli, in sede di convalida del decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno anche consentito di ricostruire l’episodio nell’ambito dei contrasti esistenti nella zona tra i clan Rinaldi-Reale e D’Amico “Gennarella”.

La “stesa” si inserisce, infatti,” nel contesto di altre analoghe azioni delittuose registrate nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, dal periodo pasquale di quest’anno, in conseguenza della rottura di una pace mafiosa precedentemente siglata tra i clan Rinaldi-Reale e D’Amico “Gennarella””.

Ma con le  intercettazioni e le indagini tradizionali compiute sul territorio, i militari dell’Arma hanno acquisiti gravi indizi di colpevolezze nei confronti degli indagati e documentato la presunta rottura degli equilibri criminali nel quartiere San Giovanni a Teduccio.