Pozzallo, arresto in flagranza di un 18enne in possesso di sostanze stupefacenti

 

 

 

 

 Ragusa – Pozzallo (RG),
I Carabinieri della Stazione di Pozzallo hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, un 18enne del posto, gravemente indiziato del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Durante un servizio perlustrativo effettuato nelle vie del centro di Pozzallo una pattuglia ha notato e controllato il giovane stazionare con fare sospetto, quasi attendesse qualcuno. Il suo comportamento guardingo e l’atteggiamento insolitamente nervoso hanno indotto i militari ad approfondire gli accertamenti e a eseguire una perquisizione personale.
L’operazione ha dato esito positivo. All’interno del borsello a tracolla del ragazzo i Carabinieri hanno rinvenuto oltre 30 grammi di cocaina, in parte già suddivisa in dosi e in parte ancora da frazionare. Oltre alla droga, all’interno dello stesso borsello, erano custoditi un coltello a serramanico e la somma contante di 1.980 euro in banconote di vario taglio, ritenuta provento dell’attività illecita.
Tutto il materiale rinvenuto, il coltello e il denaro sono stati immediatamente sottoposti a sequestro. L’arrestato, concluse le formalità di rito, è stato dichiarato in stato di arresto e, come disposto dal Magistrato di turno della Procura della Repubblica di Ragusa, associato alla locale Casa Circondariale a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Traffico illecito di rifiuti, 11 imprenditori indagati anche per furto aggravato e 3,4 milioni sequestrati Alcuni rifiuti destinati agli impianti della Thailandia

 

 

 

Nelle province di  Napoli, Bari, Potenza, L’Aquila, Latina, Frosinone,Salerno  i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, in collaborazione con i Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno sequestrato beni per 3.4 milioni riconducibili a 11 imprenditori. Gli indagati devono rispondere di associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e furto aggravato di ingenti quantità di materiale ferroso, prelevato prevalentemente presso cantieri della Rete ferroviaria Italiana.

L’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Salerno riguarda una serie di condotte illecite riscontrate nel corso di una complessa attività investigativa, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, che ha avuto inizio nel settembre del 2022 e si è protratta per diversi mesi, interessando diverse regioni del territorio nazionale e alcuni Paesi europei ed extraeuropei. Le complesse e particolarmente articolate indagini – nate a seguito di un controllo effettuato dai Carabinieri del Reparto Speciale nei confronti di una azienda di Albanella (SA) operante nel settore del trattamento-recupero di rifiuti urbani e speciali – sono state condotte anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e pedinamenti, che hanno consentito di individuare un collaudato sistema ritenuto finalizzato ad illecite attività di smaltimento rifiuti.

Le indagini si sono sviluppate su due filoni principali. Un primo, relativo alla società Ricicla Campania, con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e sede operativa in Albanella (SA), ha consentito di accertare gravi indizi in ordine alla gestione illecita di rifiuti urbani ingombranti, di imballaggi misti, di rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica, destinati illegalmente ad impianti della Thailandia, in assenza della documentazione prescritta o attraverso la falsificazione della stessa e comunque in violazione della normativa, nazionale e comunitaria, vigente in materia di esportazione di rifiuti.

 

Il secondo, invece, si è sviluppato partendo dalla gestione illecita dei rifiuti ferrosi che sempre la società Ricicla Campania avrebbe ceduto “in nero” alla società Cermetal, riconducibile ad una nota famiglia di imprenditori locali, attraverso una serie di “prestanome”. In una occasione è stata accertata dagli investigatori un’illecita esportazione in Turchia di 5.154.760 chili di rottami ferrosi, falsamente documentati come End of Waste, ovvero materiale di recupero. In particolare sarebbe stata falsificata la documentazione per consentirne l’esportazione in violazione della normativa vigente. Gli approfondimenti investigativi successivi hanno consentito di ricostruire una più ampia attività di gestione illecita di rifiuti metallici, da parte di una serie di ulteriori società, realizzata avvalendosi del meccanismo fraudolento del cosiddetto “giro bolla”, consistito nella emissione di documentazione falsa emessa a nome di società inesistenti.

L’illecito profitto è stato quantificato in 3.4 milioni di euro ed è stato sottoposto a sequestro preventivo. Gli investigatori hanno sequestrato gli impianti e gli automezzi quattro società, strumentali alla commissione degli illeciti. A termine delle operazioni i militari del NOE hanno eseguito il sequestro di 71 conti correnti riconducibili alle persone fisiche e persone giuridiche coinvolte nelle indagini, le cui capienze sono in corso di compiuta quantificazione; 8 camion e gli impianti aziendali utilizzati per la gestione illecita ed il trasporto dei rifiuti. Contestualmente agli undici indagati sono stati notificati inviti per rendere interrogatorio preventivo, avendo il gip richiesto, nei loro confronti, l’applicazione di misure cautelari personali.

Guerra tra Clan a Catania, all’area di Monte Po e ai “Cursoti Milanesi”, in un contesto di crescente tensione e gestione di attività illecite sul territorio

Decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 7 persone, di età compresa tra i 19 e i 43 anni.

 

Catania

– Una guerra tra clan, a Catania, con una sparatoria già avvenuta e un’altra fermata poco prima. E’ il quadro ricostruito dai Carabinieri del Comando provinciale e dagli agenti della Polizia di Stato che hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 7 persone, di età compresa tra i 19 e i 43 anni.

l provvedimento è stato emesso dalla Procura Distrettuale etnea. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e allo stato degli atti, responsabili di detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo, clandestine e da guerra, ricettazione di arma clandestina, detenzione abusiva di munizionamento, detenzione illegale di un giubbotto antiproiettile e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, con l’aggravante mafiosa. I reati, infatti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati commessi avvalendosi delle condizioni e della forza di intimidazione derivanti dal vincolo associativo e al fine di agevolare l’attività di un gruppo mafioso operante nel quartiere catanese di Monte Po.

Le indagini hanno consentito di ricostruire due distinti episodi, ritenuti riconducibili a una più ampia e pericolosa contrapposizione tra due gruppi criminali attivi nel territorio etneo. Il primo episodio risale alla sera del 23 agosto scorso, quando la Centrale Operativa dei Carabinieri ha ricevuto la segnalazione di un conflitto a fuoco in atto in via Oberdan, a Motta Sant’Anastasia.

Le pattuglie giunte sul posto hanno rinvenuto numerosi bossoli e ogive sul selciato, avviando contestualmente i rilievi tecnici con il supporto della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Catania e acquisendo le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Dall’analisi dei filmati sarebbe emerso che un’utilitaria, con a bordo due persone, era stata inseguita e raggiunta da due motocicli, ciascuno con due persone in sella.

L’auto sarebbe stata bersaglio di una consistente azione di fuoco e, dopo aver urtato un veicolo parcheggiato lungo la strada, i due occupanti sarebbero scesi. Mentre, però, il conducente avrebbe cercato riparo tra le auto in sosta, il passeggero avrebbe risposto il fuoco esplodendo numerosi colpi in direzione dei motociclisti che sarebbero scappati.

Le attività tecniche hanno consentito agli investigatori di collocare sul luogo un ventenne ritenuto responsabile, in relazione all’episodio, di tentato omicidio aggravato in concorso e reati in materia di armi. Per tali motivi, l’indagato è stato sottoposto a fermo. Dall’attività investigativa è emerso il contesto nel quale la sparatoria sarebbe maturata. Secondo gli elementi raccolti, infatti, il conflitto a fuoco di Motta Sant’Anastasia si inserirebbe in una più ampia contrapposizione tra gruppi criminali riconducibili, rispettivamente, all’area di Monte Po e a quella dei “Cursoti Milanesi”, in un contesto di crescente tensione legato anche alla gestione di attività illecite sul territorio.

Tre giorni dopo, nel pomeriggio del 26 agosto, i Carabinieri della Stazione di Catania Nesima, impegnati in un servizio di controllo del territorio, sono intervenuti in via Leonardo Vigo, nel quartiere di Monte Po, dove hanno individuato un gruppo composto da circa 8 persone: alcuni indossavano tute da lavoro, uno una divisa da soccorritore e un altro aveva il volto coperto da un passamontagna. L’arrivo della pattuglia ha provocato l’immediata fuga del gruppo che, nel dileguarsi nelle aree retrostanti gli edifici, ha abbandonato un borsone e numerosi oggetti successivamente recuperati e sequestrati dai militari.

All’interno del borsone sono stati rinvenuti una pistola calibro 22 con matricola abrasa, munizionamento di diverso calibro, comprese 19 cartucce calibro 7,62 × 39 destinate ad arma tipo AK-47, oltre 2 chilogrammi di marijuana, un giubbotto antiproiettile con colorazione mimetica, un passamontagna, una tuta monouso, guanti in lattice e una giacca riconducibile al personale sanitario del 118. Dall’analisi integrata dei filmati sarebbe emerso un quadro ritenuto dagli investigatori particolarmente significativo, in quanto i componenti del gruppo sarebbero giunti progressivamente sotto i portici dello stabile, alcuni dei quali cambiando abbigliamento, indossando tute monouso, guanti e passamontagna e maneggiando armi da fuoco

. Uno degli indagati sarebbe stato ripreso mentre consegnava una pistola a un altro componente del gruppo; un altro mentre indossava una divisa da soccorritore con due pistole occultate nella cintura dei pantaloni; un ulteriore soggetto mentre impugnava contemporaneamente un’arma e un passamontagna. Anche il ventenne, successivamente arrestato per la sparatoria di Motta Sant’Anastasia, sarebbe stato immortalato dalle telecamere mentre indossava una tuta bianca monouso e guanti neri e impugnava una pistola.

 

Gli accertamenti investigativi avrebbero, inoltre, consentito di identificare tutti i presenti. Il gruppo, secondo una ricostruzione, non si sarebbe riunito casualmente nel quartiere, ma si stava organizzando ed equipaggiando per compiere un’imminente azione delittuosa. La disponibilità di diverse armi e munizioni, l’utilizzo di indumenti idonei a modificare l’aspetto o a rendere più difficile la loro identificazione, la presenza di un giubbotto antiproiettile e l’impiego di motocicli avrebbero rappresentato, secondo l’ipotesi accusatoria, gli elementi di un’organizzazione predisposta per affrontare un possibile conflitto a fuoco. L’intervento tempestivo dei Carabinieri della Stazione di Catania Nesima avrebbe pertanto interrotto ed evitato l’azione prima che potesse essere portata a compimento.

Gli approfondimenti investigativi successivi hanno consentito di ricondurre anche questo episodio alla contrapposizione criminale emersa dopo la sparatoria di Motta Sant’Anastasia. Le attività tecniche avrebbero, infatti, evidenziato una crescente escalation tra le due fazioni, caratterizzata da azioni intimidatorie e conflitti a fuoco, in un contesto che avrebbe visto il gruppo criminale di Monte Po contrapposto a soggetti riconducibili all’area dei “Cursoti Milanesi”. Alla luce del complessivo quadro indiziario emerso dalle indagini, la Procura Distrettuale di Catania ha emesso il decreto di fermo nei confronti dei 7 indagati. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Comando Provinciale e dai poliziotti della Questura di Catania.

Messina,fenomeno delle truffe agli anziani con la tecnica del “sedicente Carabiniere” -Quattro catanesi scoperti in flagranza e arrestati

 

 Messina – Taormina (ME),
Prosegue senza sosta l’azione di contrasto attuata dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina per prevenire e reprimere il fenomeno delle truffe in danno di persone anziane.
Nelle ultime 48 ore, sono stati due gli interventi – eseguiti, rispettivamente, dai Carabinieri delle Compagnie di Sant’Agata di Militello e Taormina – che hanno consentito di arrestare in flagranza ben quattro malviventi catanesi, già noti alle Forze dell’ordine, ritenuti responsabili di raggiri compiuti con la tecnica del “sedicente Carabiniere”.
Il primo intervento è scattato a Sant’Agata di Militello, grazie a una tempestiva segnalazione al “112 NUE” da parte del figlio di una pensionata appena contattata telefonicamente da un sedicente “Maresciallo della Stazione Carabinieri di Capo d’Orlando”, il quale le aveva prospettato un grave incidente stradale occorso a un familiare e chiesto di consegnare urgentemente denaro o gioielli a titolo di risarcimento.
I militari della Stazione del luogo hanno quindi raggiunto immediatamente la vittima mentre era ancora al telefono con uno dei malviventi, il quale stava preannunciando alla donna proprio l’arrivo a casa di una persona a cui avrebbe dovuto consegnare il denaro e i gioielli. Nella circostanza, sebbene la donna avesse proseguito la telefonata e finto di assecondare le richieste del truffatore, quest’ultimo ha interrotto improvvisamente la comunicazione, determinando anche la fuga del complice che nel frattempo era già quasi giunto presso l’abitazione.
Ciononostante, sulla base degli elementi acquisiti, i Carabinieri della Stazione e dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Sant’Agata di Militello hanno subito visionato le immagini degli impianti di videosorveglianza della zona e individuato i due malviventi – un 32enne e un 45enne – intercettandoli a bordo di un’auto nei pressi del locale casello autostradale e procedendo così al loro arresto per “tentata truffa aggravata in concorso”.
Il secondo episodio si è verificato sempre, ieri a Limina, dove a lanciare l’allarme è stato invece il marito della vittima, precipitatosi presso la Stazione del luogo dopo che la moglie era stata contattata telefonicamente da un sedicente Carabiniere che le aveva chiesto di mostrare l’oro in suo possesso, per evitare ripercussioni nei confronti di un loro congiunto a seguito di una non meglio indicata rapina.
Nella circostanza, il militare di servizio alla caserma si è subito recato presso l’abitazione della donna, ove ha udito le urla di quest’ultima a cui era stata appena strappata di mano una borsa contenente i gioielli, notando anche il presunto autore che stava fuggendo a bordo di un’auto condotta da un complice.
A quel punto, lo stesso militare ha iniziato a seguire a distanza il veicolo, chiedendo nel frattempo rinforzi alla Centrale Operativa della Compagnia, finché poco dopo il mezzo in fuga è stato bloccato con l’ausilio di una pattuglia della Stazione di Sant’Alessio Siculo e di un equipaggio del Nucleo Radiomobile della Compagnia.
I malviventi – un 19enne e un 36enne – sono stati così arrestati per “truffa aggravata” e “furto con strappo”.
Entrambi gli episodi confermano quanto sia importante che le vittime si rivolgano tempestivamente alle Forze di polizia, favorendo interventi immediati e efficaci per tutelare anziani e persone vulnerabili.
Come più volte sottolineato dai Carabinieri in occasione degli incontri informativi organizzati su questo tema, le Forze di polizia non si rivolgono mai ai cittadini chiedendo denaro o preziosi per il pagamento di presunte cauzioni. 
Pertanto, qualora giungano telefonate di tale tenore, è fondamentale contattare subito il numero “112 NUE”.
“Quanto sopra, –informa il Comando – ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati, che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, è da presumersi innocente fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità. Si precisa che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio tra le parti e le difese davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli stessi indagati”

Reggio Calabria, tentato omicidio in concorso, arrestati due minori

 

 

 Reggio Calabria – Bagnara Calabra (RC), 
Un banale sguardo, interpretato come un affronto, sarebbe all’origine della violenta aggressione avvenuta nella notte del 3 luglio scorso a Bagnara Calabra, culminata con il ferimento di un 17enne, raggiunto alla testa da un colpo d’arma da fuoco.
I Carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due 17enni accusati di tentato omicidio in concorso.
Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, nelle prime ore della notte del 3 luglio i due giovani avrebbero avuto, in più occasioni, accesi confronti verbali e fisici con un altro 17enne perché quest’ultimo li avrebbe “guardati male”. Le tensioni sono poi degenerate in una rissa.
Dopo che i gruppi si erano ormai allontanati, i due indagati avrebbero raggiunto nuovamente il giovane nei pressi di un distributore automatico di bevande. A quel punto, uno dei due lo avrebbe aggredito con un coltello, mentre l’altro gli avrebbe sparato un colpo di pistola, raggiungendolo alla testa, in prossimità dell’orecchio, per poi darsi alla fuga.
Il giovane ferito è stato soccorso e trasportato in ospedale, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico.
Le indagini dei Carabinieri, sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, sviluppate attraverso l’acquisizione e l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e le testimonianze raccolte, hanno consentito di ricostruire l’accaduto e di individuare i presunti responsabili.
Nel corso dell’attività investigativa è inoltre emerso che, circa un’ora prima dell’aggressione, i due giovani avevano avuto una discussione con alcuni dipendenti di un locale di Bagnara Calabra. Nel corso dell’alterco, uno dei due avrebbe puntato una pistola contro un dipendente. Poco prima dell’aggressione, l’arma sarebbe stata recuperata dal luogo in cui era stata precedentemente occultata.
I due minori sono stati raggiunti dal provvedimento cautelare e ristretti presso l’Istituto Penale per i Minorenni di Catanzaro.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, per gli indagati, vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Recuperati dai Carabinieri tre dipinti di grande pregio e valore economico -di Cezanne, Renoir e Matisse

Recuperati i tre dipinti rubati alla Fondazione Magnani Rocca: ritrovati Cezanne, Renoir e Matisse. Nove indagati

 I Carabinieri del Comando Provinciale di Parma e del Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato i tre dipinti: “tasse et plat de cerises” matita e acquerello su carta bianca dell’artista post impressionista Paul Cezanne, valore stimato di 6 milioni di euro; “Les Poisson” olio su tela dell’artista impressionista Pierre Auguste Renoir del valore stimato di 3 milioni di euro circa; “Odalisque Sur La Terrasse” acquatinta a colori su carta (velin d’arches) dell’artista modernista Henri Matisse del valore stimato di 20.000 euro. I dipinti erano stati rubati dal museo “Fondazione Magnani Rocca” di Traversetolo, in provincia di Parma, lo scorso 23 marzo. col5/azn (Fonte : Carabinieri)

Se Lavitola voleva accrescere “la popolarità di Ranucci” e la bomba era stata “confezionata”(da verificare) per non ucciderlo, allora l’indagato sarebbe autore di un reato “teatrale” L’arresto non sussisterebbe più…..

 

 

Archivi -Sud  Libertà

 

di  RAFFAELE   LANZA

 

“Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura, ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato”.

Sono parole del legale di Valter Lavitola, Sergio Cola, al termine dell’interrogatorio di garanzia del suo assistito nel carcere di Rebibbia. “Dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare il livello di protezione”, ha aggiunto il legale.

L’avv Cola afferma di non poter dire altro.

Ma sono tanti i punti oscuri di questa vicenda. Anzitutto Lavitola è il mandante di “un attentato” a Ranucci, come conferma al magistrato, o è il mandante di un atto teatrale che prevedeva la confezione di una bomba sull’automobile del conduttore di Report , esplosa o con esplosione comandata a distanza, quando Ranucci non c’era, per tramutarlo in un “Paladino vivente  dell’Antimafia” alla pari dei grandi uomini della storia d’Italia?

Forse il magistrato che conduce l’indagine dovrà parlare, se non l’ha giò fatto, con un artificiere esperto in esplosivi dei Carabinieri per sapere se la bomba è esplosa a comando degli “incaricati” di Lavitola oppure era l’ordigno era lì, piazzato,  per uccidere Ranucci appena  fosse  salito sull’autovettura.

Nel primo caso Lavitola sarebbe autore di “reato” teatrale, per “accrescere la popolarità del conduttore di Report – “amico fraterno” dicono, e averne in cambio probabili vantaggi”, il fermo non sussisterebbe più se non il reato di “sfruttamento delle Forze dell’Ordine che hanno eseguito i rilievi e presentata la denuncia alla Procura”   Insomma il magistrato tramuterà -presumibilmente -l’arresto giudiziario  e la conduzione in carcere negli arresti domiciliari di Lavitola fino a chiarimento della vicenda “da manicomio”.

Già, perchè Lavitola secondo questo profilo che immaginiamo non sarebbe da arrestare ma solo un soggetto da condurre velocemente in una corsia psichiatrica.  Solo una mente malata – e perditempo- poteva pensare e realizzare questo episodio da teatro contro l’amico fraterno a sua insaputa.  Che cosa ha concluso?   Non si sa ancora.  Ma certamente le rotelle del cervello di questo soggetto non sono a posto e tutto questo – crediamo -non sia  roba per magistrati impegnati o P.M. ma materia di studio per  una Clinica psichiatrica che cura i “matti”

 

 

“Avevo ottenuto rassicurazioni sulla protezione aumentata prima che mettessero la bomba”. Con queste parole il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci,  in merito alla confessione del faccendiere Valter Lavitola. Ranucci respinge fermamente l’ipotesi che Lavitola abbia agito per favorire un rafforzamento della sua scorta, precisando che la richiesta di maggiore protezione era stata avanzata ben prima dell’attentato e che le autorità avevano già manifestato l’intenzione di procedere in tal senso.

Il giornalista definisce quanto sta accadendo come “la più grande character assassination della storia del giornalismo”. In merito alle pressioni politiche, in particolare del centrodestra che ne chiede le dimissioni, Ranucci chiarisce la propria posizione sulla possibilità di una carriera politica: “Non ho mai avuto nessuna volontà di candidarmi”. Il conduttore ha inoltre precisato che non sussiste alcun paragone tra la sua vicenda e quelle di Moro e Falcone, citati in un post sui social che ha sollevato polemiche. Ranucci, nel frattempo, conferma di essere già al lavoro con la sua squadra per la prossima stagione di Report.

 

Caltanissetta, Ordinanza di custodia cautelare per due ventenni indagati per atti sessuali con minori

 

 

 

Caltanissetta,

 I Carabinieri della Stazione di Caltanissetta hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare personale nei confronti di due ventenni, indagati in concorso per atti sessuali con minore degli anni 14 e produzione di materiale pornografico con minori.

A presentare la denuncia  è stato il padre della vittima. L’analisi informatica eseguita sullo smartphone di uno degli indagati – informano i Carabinieri -ha consentito di acquisire “un grave quadro indiziario nei confronti dei due presunti responsabili”, che “avrebbero intrattenuto rapporti sessuali con la minore, realizzando altresì fotografie e video documentanti i rapporti nonché atteggiamenti sessualmente espliciti, successivamente diffondendoli o comunque divulgandoli anche per via telematica”..

Il Gip presso il Tribunale di Caltanissetta ha disposto per uno dei due indagati la custodia cautelare in carcere, mentre per l’altro la misura degli arresti domiciliari.

Caltanissetta, duplice tentato omicidio Arrestato dai Carabinieri ,che hanno utilizzato pure lo squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia”, il presunto autore

 

 

 Caltanissetta – Riesi (CL),
I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caltanissetta e del Reparto Territoriale di Gela hanno eseguito d’iniziativa nella mattinata odierna il fermo di P.G. del 55enne originario di Riesi, gravemente indiziato del duplice tentato omicidio avvenuto la mattina di lunedì in quel centro e presentatosi spontaneamente stamane presso la Casa Circondariale di Enna.
Secondo la ricostruzione dei fatti, basati sulla testimonianza delle due vittime – una donna di 40 anni e un uomo di 58 anni, entrambi di Riesi – si trovavano a bordo dell’auto dell’uomo, ferma in un’area periferica, quando sono state avvicinate da un soggetto armato di pistola. L’aggressore esplodeva diversi colpi dapprima all’indirizzo dell’uomo, attingendolo alla nuca e al braccio, per poi colpire la donna nella zona occipitale, nei cui confronti sferrava anche un fendente alla gola con un’arma da taglio.  
I Carabinieri della Stazione di Riesi, allertati dal 58enne mentre si stava recando all’ospedale di Mazzarino insieme all’altra vittima, hanno tempestivamente raggiunto il nosocomio, ove l’uomo, sebbene in stato confusionario, riusciva a fornire ai militari prime indicazioni utili alla identificazione dell’aggressore. Le successive serrate indagini compiute dai Carabinieri hanno consentito di acquisire ulteriori elementi indiziari, e da quel momento ininterrotte sono state le ricerche sul territorio che hanno visto l’impiego anche di personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia”, sino alla svolta nella mattinata odierna.  
La vicenda è tuttora oggetto di approfondimento investigativo, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Caltanissetta che coordina le indagini.
Alla luce del quadro indiziario assunto, è stato notificato al 55enne un provvedimento di fermo di indiziato di tentato omicidio aggravato e porto abusivo di armi, d’iniziativa dei Carabinieri e associato presso la Casa Circondariale di Enna.
Il Comando Carabinieri   precisa che  il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla Costituzione, per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva.

Roghi tossici in Sicilia,denunciata una persona e sequestrato un terreno in Sicilia

 

 

 – Ragusa, 25/07/2026
Non si arresta l’attività di contrasto dei Carabinieri del Comando Provinciale di Ragusa ai reati ambientali. L’obiettivo primario resta la repressione del fenomeno delle cosiddette “fumarole”, che durante la stagione estiva minano la salute pubblica, appestano l’aria rendendola irrespirabile e provocano continui disagi ai residenti delle are interessate. Continuano, pertanto, i servizi di controllo sul territorio, che già nelle scorse settimane hanno permesso di individuare diversi siti di stoccaggio e smaltimento illecito di rifiuti speciali, con il conseguente deferimento in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Ragusa, dei presunti responsabili ed il sequestro di ampie porzioni di terreno agricolo.
Una ulteriore operazione a tutela del territorio e della salute pubblica ha visto in azione la Stazione dei Carabinieri di Scoglitti, affiancata dal fondamentale supporto dall’alto del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Catania. Il blitz è scattato alle prime luci dell’alba nella contrada Alcerito, zona spesso interessata al fenomeno in argomento. La vista aerea, garantita dall’elicottero dell’Arma, ha permesso di individuare in tempi rapidi un’area, dell’estensione complessiva di circa 700 metri quadrati, trasformata in sito di stoccaggio rifiuti a cielo aperto e interessata da roghi tossici in corso
. A bruciare erano grandi cumuli di rifiuti speciali, principalmente costituiti da scarti vegetali da lavorazione serricola e, soprattutto, plastica agricola dismessa. I militari hanno celermente messo in sicurezza l’area interessata dalle fiamme, provvedendo, subito dopo, al suo sequestro preventivo e al deferimento in stato di libertà del proprietario terriero, un 46enne di Vittoria, che dovrà rispondere delle accuse di gestione non autorizzata di rifiuti e combustione illecita. La posizione e l’effettiva responsabilità dell’indagato  -informa il Comando – sarà vagliata nel corso del procedimento penale, come legislativamente previsto.