Napoli, Lavoratori ammassati a bordo di furgoni per il trasporto merci, minacciati ed intimiditi in caso di pause o rallentamenti lavoro

 

Lavoratori sfruttati nei campi, il biologico marcia in direzione opposta -

Archivi -Sud Libertà

 Napoli e Caserta
Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando CC per la Tutela del Lavoro, con l’ausilio del Gruppo CC di Aversa, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare personale emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della Procura, che ha applicato le misure cautelari:
− degli arresti domiciliari nei confronti di un imprenditore agricolo, svolgente l’attività di coltivazione, raccolta e rivendita di ortaggi nell’area aversana, nonché nei confronti della moglie e di un cittadino indiano;
− dell’obbligo di presentazione alla P.G. nei confronti di un secondo cittadino indiano.
Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di concorso nei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravato (artt. 110, 603 bis, co. 1 n. 1 e 2, co. 2 e co. 4 n. 1 e 2 c.p.) e di violenza e minaccia per costringere a commettere un reato (artt. 110 e 611 c.p.).
Le attività di indagine, condotte dal citato Reparto Operativo e coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, hanno permesso di ricostruire un grave quadro indiziario nei confronti del predetto imprenditore che, con la stretta collaborazione della moglie e di due cittadini indiani, nel periodo febbraio-luglio 2024, ha reclutato un numero considerevole di lavoratori – variabile tra i quaranta e gli ottanta – prevalentemente di origine indiana e irregolari sul territorio nazionale, impiegandoli come braccianti agricoli in terreni siti tra le province di Napoli e Caserta, in condizioni di grave sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno.
In particolare, i lavoratori venivano:
− portati sui luoghi di lavoro a bordo di furgoni per il trasporto merci, ammassati nei vani di carico, l’uno addosso all’altro e senza le necessarie condizioni di sicurezza;
− costantemente sorvegliati, minacciati (di non ricevere la paga per la giornata di lavoro o di non essere più ingaggiati per il futuro) e intimiditi per evitare rallentamenti nella catena produttiva o a causa del danneggiamento dei prodotti agricoli raccolti;
− sottoposti a ritmi estenuanti per 10/14 ore al giorno, percependo compensi di circa 2,70 euro l’ora, senza riposo settimanale e possibilità di assentarsi in caso di malattia, con una pausa di pochi minuti per consumare il pranzo solo al raggiungimento della quota di raccolta (“senza la quota non si mangia”);
− costretti a lavorare anche in condizioni atmosferiche avverse (sotto la pioggia, riparandosi con buste di plastica), senza alcun rispetto della normativa di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro;
− obbligati a permanere nei campi anche durante lo spargimento di pesticidi, nocivi per la salute, minacciando chi si allontanava per malore di non farli più lavorare;
− ridotti a vivere in alloggi fatiscenti;
− minacciati di gravi violenze fisiche per impedire la collaborazione con le Forze di Polizia, nel caso in cui avessero riferito informazioni sul datore di lavoro e sulle condizioni di sfruttamento alla Autorità Giudiziaria o alle Forze dell’Ordine.
È stata data, altresì, esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della Procura, che ha disposto il sequestro:
− di n. 4 furgoni, utilizzati per il trasporto della manodopera;
− della somma complessiva, di euro 542.934,56, quale profitto del reato, rinvenuti nel magazzino-sede dell’imprenditore agricolo indagato.
L’odierna operazione si inserisce nel più ampio quadro di contrasto del dilagante fenomeno dello sfruttamento lavorativo nell’agro aversano.
Al momento, sono stati sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari l’imprenditore agricolo e la moglie, mentre risultano irreperibili i due indagati di nazionalità indiana.
Durante le indagini sono stati eseguiti controlli e ispezioni con il contributo dei militari del Nucleo Operativo del Gruppo Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Napoli, del personale dell’Ispettorato Area Metropolitana di Napoli e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), grazie al progetto A.L.T Caporalato D.U.E. che ha come obiettivo quello di tutelare i lavoratori migranti vulnerabili.
Il provvedimento oggi eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso la quale sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Cuffaro, Regione siciliana, dirigenti ai Beni culturali, soggetti corruttori, appalti, funzionari pubblici degli uffici,assunzioni facili, il sistema siciliano consentiva di svolgere un ruolo di vertice

 

Salvatore  Cuffaro, un uomo potente , di vertice, con numerose conoscenze in Sicilia:  la Procura con nuovi elementi di accusa lo mette alla sbarra e, francamente, fa anche un pò di pietà

Salvatore Cuffaro - (Fotogramma/Ipa)

 

DI    RAFFAELE  LANZA

 

Cuffaro arriva al capolinea della  sua vita.  I  giudici hanno scoperto nuovi elementi di giudizio  che tolgono ossigeno all’ex Presidente della Regione siciliana . L’uomo che voleva favorire tutti gli amici perchè voleva creare un piccolo  potentato in Sicilia.   Cuffaro è un ex salesiano, uomo che crede e ha fiducia nella gente . Voleva il consenso di tutti, gli amici che gli giravano intorno a tal punto che i suoi amici più forti – era il caso dell’ufficio stampa della Regione siciliana –  dicevano a tutto il mondo di rappresentare il Presidente della Regione siciliana.

Io, personalmente, dissi a quel  giornalista-politico messo a capo del gruppo stampa- che la Giustizia avrebbe messo fuori uso sia Cuffaro -per i favoritismi all’epoca troppo sfacciati – sia il personale dell’Ufficio stampa utilizzato secondo la formula allora ben collaudata “amici degli amici”     Telefonicamente mi dicevano in coro : “Lanza fatti da parte e non denunciare se non vuoi guai…..”

Poi, le cronache, la Corte dei conti e la Procura mi diedero ragione. Quei  giornalisti favoriti e tanti dirigenti della Regione siciliana – compresi Soprintendenti- che riuscirono ad avere i favori del personale subordinato-  temevano gli scritti dello scrivente a tal punto da oscurare, con la complicità dei dirigenti del dipartimento ai beni culturali  il protocollo informatico . Fui forse il primo in Sicilia a fare la denuncia su questa vicenda.   Ora Cuffaro mi fa un pò di pietà. Perchè è un uomo che non credo abbia animo cattivo verso gli altri – quelli non favoriti – ma vuol dire sì a tutti i suoi amici.  Paga  un prezzo alto  tanto che la sua immagine viene distrutta e fatta a pezzi anche se si prospetta una vicenda giudiziaria molto amara.    

Gli arresti domiciliari per l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro, si apprende anche  il deputato di Noi moderati Saverio Romano e altre 16 persone sono stati chiesti dalla Procura di Palermo. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione.

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Cuffaro e Romano sono coinvolti in un’inchiesta della Procura su appalti pilotati. Coinvolti anche diversi funzionari pubblici. A Cuffaro è stato inoltre notificato un decreto di perquisizione.

In particolare le indagini della Procura riguardano la turbativa del regolare andamento della “gara ausiliariato”, bandita dall’Asp di Siracusa, quella per il concorso pubblico, per titoli ed esami, indetto dall’Azienda sanitaria Villa Sofia-Cervello di Palermo per la copertura di 15 posti a tempo indeterminato e a tempo pieno di operatore socio-sanitari, ma anche il Consorzio di bonifica per la Sicilia occidentale.

Secondo la Procura, Cuffaro avrebbe svolto un “ruolo di vertice dell’associazione”. 

Cuffaro dopo “aver costituito il sodalizio”, aveva messo “a disposizione le proprie entrature e la sua rete di conoscenze al fine di commettere un numero indeterminato di reati, incidendo sugli esiti di concorsi, gare di appalto e procedure amministrative in modo da favorire gli imprenditori, e comunque i soggetti corruttori, e procurare loro indebiti vantaggi, o comunque in modo da conseguirli in prima persona al fine di rafforzare il proprio consenso politico, anche talvolta impartendo disposizioni ai sodali o a pubblici ufficiali, mediando con i rappresentanti di enti e imprese, con cui erano in corso di perfezionamento o in esecuzione le intese corruttive, ovvero stabilendo l’entità delle indebite utilità richieste, anche per il tramite degli altri sodali”.

La Procura di Palermo ha chiesto gli arresti domiciliari anche per Vito Raso, lo storico segretario di Cuffaro, Carmelo Pace, deputato regionale della Dc, Roberto Colletti, ex manager di Villa Sofia, Antonio Abbonato, Ferdinando Aiello. E ancora, Paolo Bordonaro, Alessandro Mario Caltagirone, Marco Dammone, Giuseppa Di Mauro, Vito Fazzino, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola, Paolo Emilio Russo, Giovani Tomasino e Alessandro Vetro.

“Le perquisizioni – rileva il Procuratore Maurizio de Lucia – sono state disposte al fine di evitare la dispersione delle prove a seguito della discovery delle indagini imposta dalla notifica dell’invito a rendere interrogatorio cosiddetto preventivo a seguito della richiesta di applicazione di misura cautelare avanzata nei confronti degli indagati”.

Roma, crolla una parte della Torre dei Conti: un operaio è ancora sotto le macerie La Procura apre un’inchiesta per il reato di lesioni colpose Tanti affermano le possibili responsabilità della Soprintendenza

 

RESPONSABILITA’  DELLA  SOPRINTENDENZA LOCALE?   LA  PROCURA APRE UN’INCHIESTA

Roma –

Un operaio è rimasto ferito nel parziale crollo della Torre dei Conti in largo Corrado Ricci, vicino ai Fori imperiali, a Roma. L’uomo è stato estratto dalle macerie dai Vigili del fuoco e affidato al personale del 118. Si tratta di un 64enne, che ha riportato un trauma cranico.

Un altro operaio sarebbe ancora sotto le macerie. I Vigili del fuoco stanno cercando di capire come agire per procedere all’estrazione dell’uomo. Arrivati anche i nuclei speciali. Pochi minuti prima delle 13, infatti, altri calcinacci sono caduti dal tetto provocando un’enorme nube di polvere. Il nuovo crollo ha investito alcuni vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni per estrarre l’operaio ancora bloccato tra le macerie. I vigili del fuoco coinvolti nel secondo crollo sono tutti incolumi.

 

“Sono in corso delle operazioni molto complesse con i Vigili del fuoco e la Protezione civile perché c’è una persona che è intrappolata dentro”E’ quanto ha spiegato il prefetto di Roma, Lamberto Giannini dopo i crolli. “Non sappiamo le condizioni ma ci sono dei segnali che sia ancora viva – ha sottolineato -. Si era già riusciti a localizzare questa persona e a stabilire un contatto, ma purtroppo c’è stato un crollo. Nessuno dei Vigili del fuoco fortunatamente è rimasto ferito, ma è caduto altro materiale. La persona ha dato segnali perché mentre stavano facendo il primo intervento i Vigili del fuoco sono riusciti a mettere delle protezioni, preservandolo dall’ulteriore crollo”……

Altri tre operai, che erano al lavoro sulle impalcature di sostegno alla Torre ed erano rimasti bloccati, sono stati recuperati dai vigili del fuoco con un’autoscala. La Procura di Roma ha aperto un’indagine. Si procede al momento per l’ipotesi di lesioni colpose.Era una ristrutturazione. Tanti affermano già che l’organo di controllo di queste strutture molto antiche è la Soprintendenza locale che ha annotato, come fanno tutte le Soprintendenze del territorio italiano, queste antichità in un apposito registro per il controllo della staticità nonchè  la manutenzione periodica..  Indagano intanto  i carabinieri.

Eseguita l’autopsia sulla bimba di undici anni deceduta all’ospedale a Palermo

 

 

 

 

È stata eseguita all’istituto di medicina legale del Policlinico l’autopsia sul corpo della bimba di 11 anni morta sabato scorso a Palermo, all’ospedale BuccheriLa Ferla dove era stata portata in gravissime condizioni dalla madre.

Per saperne di più occorrerà attenderegli esami istologici. Ieri è stata eseguita una tac e una risonanza magnetica sul corpo della piccola.

Oggi la madre, il compagno e il padre della bimba sono stati sentiti al tribunale per i minorenni che dovrà stabilire se mantenere i fratellini della piccola nelle comunità alloggio dove sono stati portati la notte della tragedia. La mamma e il compagno, assistiti dall’avvocato Gaetano Turrisi, hanno cercato di chiarire alcuni elementi soprattutto riguardante l’accudimento dei figli e le condizioni della casa, chiedendo quantomeno che i bambini siano affidati alla nonna materna che ha una casa grande e accogliente. Il  tribunale sta valutando il caso..

È stato nominato un consulente che dovrà fare accertamenti sul telefono della mamma, che sabato sera era in casa con la bimba e gli altri fratellini. Avrebbe anche cercato di soccorrere la bimba affetta da una grave disabilità e anche da crisi epilettiche. In casa non c’era il nuovo compagno e la donna, che ha 31 anni e quattro figli, avrebbe portato la bimba in ospedale forse aiutata da un vicino di casa.

I medici del Buccheri La Ferla hanno notato lividi al collo e i vestiti sporchi di benzina. I segni al collo erano delle escoriazioni e sarebbero stati provocati dalla madre nel tentativo di aiutare la figlia a respirare. La casa in cui vive la famiglia è stata sequestrata

Galvagno, presidente dell’Ars, specchio della politica “corrotta che riversa fiumi di denaro, come contributi, ad amici e parenti”

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CORRUZIONE E PECULATO  L’AUTO BLU DAPERTUTTO

 

La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di chiusura dell’indagine, atto al quale segue  la richiesta di rinvio a giudizio del Giudice al presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno sotto inchiesta per corruzione impropria e peculato d’uso.

Con il presidente dell’Ars  alla sbarra  anche gli altri 6 indagati, Marcella Cannariato, moglie di Tommaso Dragotto (il patron di Sicily by car); Nuccio La Ferlita, noto manager catanese dei concerti; Alessandro Alessi, titolare di una società che organizza eventi per conto della Fondazione Dragotto; Marianna Amato, Sabrina De Capitani, portavoce di Galvagno; e Giuseppe Cinquemani, segretario particolare di Galvagno.

La vicenda è quella del giro di assegnazioni di finanziamenti pubblici nell’organizzazione di eventi in cambio di presunti favori e prebende ad amici e collaboratori del numero uno dell’Ars, nonchè dell’utilizzo dell’auto blu. Galvagno proprio in questi giorni sarà sentito dai probiviri del partito.

Gaetano Galvagno e Sabrina De Capitani, anche lei considerata «pubblico ufficiale», secondo i Pm di Palermo Andrea Fusco e Felice De Benedittis, che hanno notificato l’avviso di conclusioni delle indagini, «indebitamente si facevano promettere e dare da Caterina Cannariato (detta Marcella, ndr)», che avrebbe beneficiato di diversi finanziamenti, «una serie di utilità per sé e per altri soggetti, in relazione all’esercizio delle proprie funzioni pubblicistiche che sistematicamente sviavano e sottomettevano agli interessi privatistici della Cannariato e degli enti a lei riconducibili».

È la prima delle due ipotesi di reato formulate nei confronti del presidente dell’Ars e della sua portavoce, che poi si è dimessa dall’incarico, e degli altri indagati. Al solo Galvagno, accusato di corruzione e peculato, viene contestato l’utilizzo improprio dell’auto blu per un totale di sessanta trasporti non connessi a funzioni istituzionali in favore di amiche, parenti e altri conoscenti del vertice dell’Assemblea regionale.

I meccanismi corruttivi degli scambi riguardanti il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, Sabrina De Capitani e Caterina Marcella Cannariato si basavano – secondo la Procura di Palermo che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini al politico di FdI e ad altri sei – sui finanziamenti degli eventi – alcuni ad apparente sfondo benefico e di promozione umana e sociale – proposti dalla Fondazione Dragotto, 234 mila euro complessivi per un apericena dell’ottobre 2023 organizzato dalla Fondazione Bellisario; per un altro evento della Fondazione Federico II, nel novembre dello stesso anno e per due edizioni del Magico Natale del 2023 e del 2024.

Come contropartita Franco Ricci, compagno della portavoce del presidente dell’Ars, avrebbe dovuto ottenere la nomina a componente del Cda della Sicily by Car (carica mai ricevuta in effetti), società del marito della Cannariato, Tommaso Dragotto; Marianna Amato, indagata, ottenne un incarico per un evento della Fondazione Dragotto; Alessandro Alessi, altro indagato, la stessa De Capitani, ancora la Amato e Davide Sottile ottennero incarichi retribuiti dalla stessa Fondazione.

Collettore dei fondi (100 mila euro) sarebbe stato, secondo il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, Alessi, con una sua società, Alquadrato Comunication, con l’intesa che avrebbe restituito 20 mila euro alla Cannariato e che ne avrebbe dati 1.830 a Sottile, 12 mila alla Amato e 10 mila alla De Capitani.

Galvagno,la sua difesa d’ufficio

«Mi è appena stato notificato dalla Procura di Palermo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Dopo le dichiarazioni che ho reso agli inquirenti e da una prima lettura dell’atto, che comunque avrò modo di approfondire con miei legali quando entreremo in possesso dell’intero fascicolo, registro con soddisfazione che sono state escluse tutte le presunte indebite utilità che avrei percepito a titolo personale». Lo afferma il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno.

«Confido con l’integrale accesso agli atti di poter dissipare i dubbi e le perplessità di sorta sulla correttezza istituzionale del mio operato tra ciò che rimane come ipotesi di reato – aggiunge – In ogni caso mi riservo anche sulla contestazione del peculato di fornire tutti i chiarimenti necessari all’effettivo utilizzo previsto dal regolamento».

 

Napoli, Funivia Faito : un cavo si rompe, la cabina precipita, tre morti fino adesso.

 

La funivia sospesa

Napoli,

Tragedia  alla funivia del Monte Faito:  un cavo si è rotto . Si apprende di 3 vittime, un ferito grave e un disperso. Ma è il bilancio provvisorio della tragedia avvenuta oggi pomeriggio in provincia di Napoli. La cabina a monte si sarebbe sganciata prima di entrare in stazione con 5 persone a bordo, compreso il macchinista. I vigili del fuoco e il soccorso alpino stanno operando sul posto anche con l’ausilio di due elicotteri.   Il meteo rende più difficoltosa la delicata operazione. Diverse ambulanze sono sul piazzale della stazione di arrivo.

A valle, a Castellammare di Stabia, sono state tratte in salvo le 16 persone a bordo della seconda cabina, in gran parte turisti stranieri. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, protezione civile, carabinieri e polizia. La Prefettura di Napoli controlla e monitora la drammatica situazione. Si apprende infine che , dopo le  operazioni di soccorso, la Procura di Torre Annunziata aprirà una dettagliata indagine .

Napoli, traffico di sostanze stupefacenti – ordinanza cautelare personale nei confronti di 8 persone

 

In Italia crescono dipendenze e consumo di droga – Diocesi Pistoia

 

Per delega del Procuratore Distrettuale di Napoli, i vertici dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito una ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 8 persone (di cui 6 sottoposte alla custodia in carcere, 1 alla misura degli arresti domiciliari, 1 al divieto di dimora nel Comune di residenza) gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di detenzione, a fine di spaccio, di droga.
Le indagini hanno tratto origine da una segnalazione proveniente dalla Guardia Civil spagnola e avrebbero disvelato l’operatività di un gruppo organizzato, che avrebbe importato dalla Spagna varie partite di droga, successivamente rivendute sul territorio napoletano. Gli indagati si sarebbero riforniti di stupefacente organizzando diversi viaggi all’estero e mediante contatti con molteplici fornitori.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Reggio Calabria,Operazione “Asterisco”: rifiuti pericolosi occultati in auto da rottamare

 

La gestione dei rifiuti urbani: il caso dell'isola di Krk con Ecostar

 Reggio Calabria,

I Carabinieri del N.I.P.A.A.F. del Gruppo Carabinieri  di Reggio Calabria, diretti dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno ricostruito, allo stato degli atti, un traffico illecito di rifiuti finalizzato al risparmio di costi ed alla commercializzazione dei rifiuti stoccati nelle aziende amministrate dagli indagati, in assenza dei trattamenti previsti e con formulari redatti con dati falsi sulla tipologia dei rifiuti.
Le indagini avrebbero consentito di individuare i soggetti, titolari di aziende del reggino, che sistematicamente, all’interno degli impianti, gestivano i veicoli fuori uso non sottoponendoli alla necessaria preventiva bonifica tramite la prevista asportazione degli elementi inquinanti da sottoporre a distinti cicli di recupero e smaltimento mantenendo così la qualità di rifiuti pericolosi. Gli autoveicoli fuori uso, non sottoposti a bonifica, venivano commercializzati come rifiuti non pericolosi.
Si è, inoltre, accertato che in molte occasioni all’interno dei veicoli rottamati erano riposti rifiuti, costituiti da scarti di lavorazione o rifiuti privi di valore commerciale che dovevano essere smaltiti separatamente con i costi conseguenti. I veicoli ridotti volumetricamente erano poi trasportati alle aziende acquirenti con un peso fraudolentemente aumentato.
La riduzione volumetrica permetteva la formazione dei cd. “pacchi auto “o “pacchi carrozzeria” con all’interno i rifiuti nascosti.
Le indagini svolte hanno anche permesso di accertare ulteriori attività di gestione illecita. I rifiuti costituiti da apparecchiature elettriche (RAEE) non erano, preventivamente al conferimento presso impianti specializzati al riciclo e valorizzazione, sottoposti a sottrazione delle parti pericolose e in alcuni casi erano riempiti con altri rifiuti.
Gli estintori esausti erano trattati con mezzi meccanici con conseguente esplosione e rilascio in atmosfera di polveri pericolose.
Le balle di paraurti di autovetture da sottoporre a riciclaggio erano in realtà conferite mescolate con rifiuti, anche pericolosi, destinati invece a smaltimento.
I fusti metallici non erano preventivamente bonificati asportando i liquidi contenuti, potenzialmente pericolosi, ma trattati in modo tale da causare sversamenti nel suolo aziendale e mescolamenti con altro materiale metallico trattato e conferito ad altre aziende.
Le operazioni descritte comportavano notevoli risparmi economici ed i rifiuti trattati non perdevano la loro qualifica di pericoloso e, quindi, l’asterisco che contraddistingue appunto i rifiuti pericolosi.
Agli indagati sono stati anche contestati i reati di invasione di terreni, collocando i rifiuti anche su terreni, pubblici e privati, al di fuori delle aree aziendali nonché il deturpamento e imbrattamento di cose altrui.
I sequestri eseguiti dai Carabinieri Forestali riguardano le quote sociali e i patrimoni aziendale di due società, i patrimoni aziendale di due ditte individuali nonché di un furgone utilizzato per la movimentazione dei rifiuti.
Otto gli indagati.
Il G.I.P. di Reggio Calabria ha nominato due Amministratori Giudiziari per la gestione delle aziende.
Si precisa che il presente procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari per cui ogni valutazione è da considerare allo stato degli atti e fatte salve le successive valutazione di merito.

Napoli, rapine, estorsioni e truffe – crescente odioso fenomeno – ai danni di anziani

 

Lotta serrata per contrastare l'odioso fenomeno delle truffe agli anziani

Archivi-Sud Libertà

 Napoli – Caivano ,
In data odierna, nell’ambito di un’indagine diretta da questa Procura della Repubblica, i Carabinieri della Compagnia di Caivano hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, a carico di quindici persone tutte residenti a Nord di Napoli (di cui otto in carcere, quattro agli arresti domiciliari e tre alla misura dell’obbligo di dimora).
Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Caivano, hanno permesso di raccogliere diversi elementi indiziari nei confronti degli arrestati, in ordine alla commissione dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, estorsioni e truffe ai danni di anziani.
In particolare, gli odierni indagati avrebbero commesso molteplici truffe durante il 2024 in danno di anziani in tutta Italia e nell’area a Nord di Napoli.
Le investigazioni – svolte grazie anche all’ausilio di attività intercettive e telematiche, nonché attraverso la visualizzazione e l’analisi delle immagini estrapolate da sistemi di videosorveglianza – hanno consentito:
– di risalire ad una struttura organizzata e verticistica, ramificata anche al Nord Italia, con ampia disponibilità di mezzi, denaro contante e con il centro di comando nel Nord di Napoli;
– di delineare una struttura criminale ben gerarchizzata individuando compiti e responsabilità dei promotori, dei “centralinisti”, dei procacciatori e dei “trasfertisti”;
– di certificare l’esistenza di un definito sistema remunerativo tra gli associati, basato sulla suddivisione in percentuale dei proventi illeciti e sul reinvestimento di parte degli introiti in “mezzi” e “risorse” necessari per garantire la prosecuzione delle condotte delittuose per un giro d’affari intorno al milione di euro mensili.
In particolare, l’attività di indagine ha consentito di accertare l’esistenza di un’associazione a delinquere, i cui sodali si associavano tra loro allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di estorsioni e truffe aggravate ai danni di persone anziane su tutto il territorio nazionale, costituendo un vincolo permanente.
Sono state disvelate attività criminose, in parte svoltesi in Milano, Pesaro, San Giovanni Lupatoto (VR), San Severino Marche, Novara, Avellino, Napoli, Salerno, oltreché in Sparanise, Giugliano in Campania, Lusciano, Casoria, Caivano e Marano di Napoli.
Nello specifico, alcuni di essi – in qualità di capi e promotori – svolgevano prioritariamente la funzione di “centralinista”, chiamando le anziane vittime e minacciando loro un male ingiusto al fine di estorcere danaro e oggetti preziosi.
A tal fine, procacciavano gli “appoggi”, ovverosia gli appartamenti dai quali contattare le anziane vittime, avendo cura di modificare detti luoghi cori frequenza tendenzialmente settimanale, onde eludere le investigazioni.
Altri componenti dell’associazione con la funzione di coordinatori, in alcuni casi anche come “centralinisti” e all’occorrenza anche come ”trasfertisti”, si occupavano di reperire minorenni da impiegare come ”trasfertisti”. Nell’ipotesi in cui i minori non fossero stati disponibili, si offrivano personalmente di svolgere il ruolo di ”trasfertista”, procacciavano i telefoni e le sim card da utilizzare per contattare le anziane vittime, all’occorrenza svolgevano anche la funzione di centralinista contattando personalmente le vittime, noleggiando le macchine per consentire al ”trasfertista” di turno di recarsi nel luogo deputato.
Ancora, altri sodali – con la funzione prioritaria di ”trasfertisti” – si recavano nel luogo individuato dall’associazione e ritiravano i soldi e gli oggetti preziosi alle anziane vittime, reperendo successivamente i canali per la ricettazione dell’oro, ricercando nuovi ”trasfertisti” e predisponendo le attività materiali delle successive truffe/estorsioni, incassando di volta in volta una percentuale sul ricavato.
Conclusivamente, il gruppo attenzionato si è avvalso della collaborazione di una pluralità di soggetti che hanno posto il proprio operato, in via continuativa, a disposizione degli obiettivi del sodalizio, con una perfetta ed articolata organizzazione di mezzi e risorse e con la previsione di una suddivisione dei compiti tra gli associati, distinti in esecutori materiali delle estorsioni/truffe (c.d. “trasfertisti”), centralinisti, addetti all’acquisto delle schede, addetti alla ricettazione dell’oro/monili.
Tali ruoli, all’occorrenza, venivano ricoperti da qualunque soggetto appartenente al gruppo. Veniva fornita ai sodali anche assistenza legale in caso di necessità, circostanza che rimarca ancora di più la reciproca consapevolezza di far parte di un gruppo criminale organizzato.
Le condotte antigiuridiche poste in essere dagli appartenenti al gruppo criminale per la commissione delle attività illecite innanzi descritte sono state particolarmente meticolose, non venendo tralasciato alcun dettaglio e, utilizzando artifizi e raggiri, gli stessi truffavano persone anziane, previamente contattate telefonicamente.
In alcuni casi, si fingevano essere figli delle vittime o appartenenti alle Forze dell’Ordine, o affermavano che sussisteva il rischio di una denuncia penale, o anche che ricorreva il pericolo di arresto per un proprio congiunto.
Con tali artifizi, essi ottenevano rilevanti somme di danaro, nonché la consegna di monili o carte di credito con relativo codice pin.
In un caso nel quale era stata consegnata la somma di € 3.700, avendo la richiesta ad oggetto un importo aggiuntivo di € 5.000, al diniego della vittima di versare l’ulteriore somma, il presunto autore del fatto risulta avere usato violenza nei confronti della donna, consistita nel “buttare per l’aria” l’anziana donna.
Nel fare ciò, veniva incalzato dal “centralinista”, che seguiva telefonicamente l’andamento dell’azione e che urlava: “Sbattila per l’aria e vattene!”.
Durante le fasi delle indagini dirette da questa Procura della Repubblica, grazie al prezioso contributo fornito dai Carabinieri, è stato possibile impedire l’esecuzione di numerose truffe, bloccando sul nascere trenta tentativi e permettendo l’arresto in flagranza di reato di diversi malviventi, nonché il recupero della relativa refurtiva, per un totale di circa 200 mila euro tra contanti, monili in oro e preziosi.

Napoli, scoperta una stamperia di banconote false che ha prodotto finora oltre 15 milioni di euro in bancanote

Dentro la mega-stamperia di euro falsi a Napoli, il covo ...

 

Napoli,

Una stamperia clandestina per la produzione di banconote false è stata scoperta ieri mattina  a Napoli, nel quartiere Barra, zona orientale della città.

Sequestrate banconote false per 2,7 milioni di euro su disposizione della Procura di Napoli  da tempo sulle tracce di una ’organizzazione transnazionale dedita alla falsificazione di banconote false da 20, 50 e 100 euro. I carabinieri hanno eseguito una perquisizione e arrestato in flagranza un uomo ritenuto responsabile dell’allestimento e della gestione della stamperia clandestina realizzata nella propria abitazione. È stato localizzato un vano interrato completamente chiuso e ricavato alle spalle del garage, esclusivamente accessibile tramite una parete mobile realizzata su rotaie azionabile con un telecomando.

All’interno del vano è stata trovata la stamperia clandestina allestita con la collocazione in serie di stampanti digitali e altri strumenti tecnico-grafici e informatici. Sono state sequestrate banconote del taglio da 20, 50 e 100 euro false per un valore complessivo di circa 2,7 milioni di euro, oltre a 31 stampanti digitali e numeroso materiale tecnico-grafico funzionale alla stampa digitale. Le indagini hanno consentito di accertare che la stamperia aveva generato ingenti quantitativi di banconote false del taglio da 20, 50 e 100 euro, a partire dal 2021, ascrivibili a 5 classi di contraffazione definite dalla Banca Centrale Europea quali “common”. Si è stimato che la stamperia, considerata la diffusione nell’intera eurozona, abbia monopolizzato circa il 30% della valuta falsa circolante, avendo prodotto complessivamente oltre 15 milioni di euro in banconote false.