RAID DELL’ETNA: “TRA SCILLA E CARIDDI” L’EDIZIONE 2019

 

Turismo e Motori, oltre 70 equipaggi internazionali per il Raid dell’Etna

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Dal 29 settembre al 5 ottobre il “Giro della Sicilia per autostoriche” fra turismo, cultura, passione ed eleganza

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Oltre 70 vetture d’epoca e mille chilometri d’itinerario per l’evento sportivo internazionale che quest’anno riunisce nell’Isola equipaggi di tre continenti

Una tappa nuova, nel mitico lembo di mare tra “Scilla e Cariddi”, a bordo di gloriose vetture vestite d’eleganza: si preannuncia memorabile la 22esima edizione del “Raid dell’Etna”, in programma dal 29 settembre al 5 ottobre 2019. Il “Giro della Sicilia per autostoriche”, organizzato dalla Scuderia del Mediterraneo, vedrà per la prima volta oltre 70 equipaggi attraversare lo Stretto di Messina e godere di una passeggiata sul «più bel chilometro d’Italia», come D’Annunzio definì il lungomare di Reggio Calabria.

Il Raid dell’Etna si riconferma evento di riferimento per gli amanti del motorismo storico, sia europeo che d’oltreoceano, come testimonia la presenza di equipaggi provenienti da ben undici nazioni di tre continenti diversi: Giappone, Stati Uniti, Canada, Colombia, Svizzera, Belgio, Germania, Francia, Austria, Gran Bretagna e naturalmente l’Italia con partecipanti di varie regioni. Una manifestazione affascinante e imponente che lega turismo, competizione sportiva e cultura in una settimana di vacanza all’insegna della bellezza in ogni sua declinazione, a partire dai paesaggi spettacolari e dalle location suggestive che la Sicilia offre.

Oltre mille chilometri di itinerario si snoderanno tra residenze nobiliari, monumenti, siti storici ed emozionanti esperienze su quattro ruote, alla scoperta dei siti noti e meno noti dell’Isola. Un connubio a 360 gradi tra arte, lifestyle e agonismo, proponendo 60 prove cronometrate che determineranno la classifica della gara di regolarità.

Si partirà domenica 29 settembre da Palermo – dall’aristocratico Viale Libertà, come da tradizione – e proseguirà sul circuito delle Madonie, teatro della storica Targa Florio. Poi, per la prima volta in assoluto nella storia del Raid dell’Etna, le autostoriche raggiungeranno in traghetto la Calabria dove, al Museo Nazionale di Reggio, i partecipanti potranno ammirare i celebri Bronzi di Riace. Si tornerà quindi in Sicilia, raggiungendo Taormina (la “Perla dello Ionio”), l’Etna (con la classica cronoscalata), Enna e l’autodromo di Pergusa. Gran finale a Catania, con la cena di gala nello splendido Palazzo Manganelli dei Principi Borghese.

Nel cuore storico della città etnea, in Piazza Università, sabato 5 ottobre si svolgerà la speciale gara riservata esclusivamente agli equipaggi femminili: la “Coppa delle Dame Eberhard & Co.”. La premiazione avverrà poco dopo, insieme a quella del Trofeo Raid dell’Etna” e del Porsche Tribute (riservato alle vetture, di qualunque epoca, che portano la firma della casa automobilistica tedesca). Altri premi saranno messi in palio dagli sponsor e dai partner dell’evento: il “Best Overall Paint Condition” by Detailing Art Studio, il “Gentlemen driver Perofil” e il “Lady driver Oroblù”, il “Classic Michelin”, il Grand Prix G.N.V.”, il “Golden Eight Liqueur Pear” e il “Condorelli Fidelity”.

Butera antica abbandonata, nessuna cura del sito culturale e la Soprintendenza non risponde

 

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Il sito abbandonato dalla Soprintendenza
Foto d’Archivio -Butera

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Il Parco archeologico di Butera è in rovina.  Vi sono resti di costruzioni e muretti molto antichi ma seppelliti da sterpaglie ed erbacce.       Non c’è nessuna  cura del sito. La protesta proviene dal comitato ambientalista del luogo, dagli storici, dal parroco del paese.   Perchè Butera, noto per il parco eolico, è stato abbandonato dalle autorità competenti. 

Sul posto hanno al tempo collocata una struttura precaria tubolare ma si tratta- avvertono gli abitanti di Butera- di fumo negli occhi .  Perchè la Soprintendenza non interviene?    Lo reclamano tutti, non si può tralasciare un sito divorato dalla giungla devastante.

Vediamo alcune notizie storiche fornite dal Comune e da alcuni storici del paese.

Butera sorge sopra un monte a 402 metri sul livello del mare a 14°,111 di longitudine Est e a 370,157 di latitudine Nord.
Posta su uno sperone roccioso che domina la piana di Gela e poco distante dalla costa meridionale dell’Isola, Butera fu tra le città più importanti della Sicilia del Medioevo. Ricca, popolosa e ben fortificata, la Butirah degli Arabi divenne, con i Normanni, sede di una contea in mano alla più potente famiglia lombarda venuta al seguito della terza moglie di Ruggero. Magnificata da Idrisi, venne distrutta nel 1161 da Guglielmo I per essere stata centro dell’opposizione baronale anti-monarchica. Ripopolata con gli Svevi, fu a lungo contesa fra Angioini e Aragonesi.

Sull’identificazione di Butera

Butera cartolina del passato

“Nessuno scrittore fino ad oggi – informa il Comune di Butera – si è curato di conoscere il preciso nome dell’antica città, su cui ora sorge Butera, perché l’incertezza del sito di varie remote città a cui si vorrebbe quella ricondurre, è stata, per i passati e moderni storici, oggetto di molte dispute e contraddizioni.
Il sito di Butera è creduto dagli storici singolarmente ed a volte associati, quello di Gela, Bucia, Bucinna, Ibla Herea, Mactorium. Nessuno scrittore è stato in grado di dare un preciso nome dell’antica città di Butera. Ortelio, parlando di Gela, riporta l’opinione di Leander Ghezzi che dice: «sembra ad alcuni scrittori che fosse stata Gela sul sito di Butera, Gela … nonnullis tamen Butera, videri». Cesare Orlando pensò che Gela non è quella sul sito di Butera, ma è quella sulla montagna di Monte Desusino (Ibla Herea), per ragione che da qui si vede Camarina, e fece cadere in errore Virgilio che nel libro LII dell’Eneide al verso 701 dice: «Apparet Camarina procui campique geloi, immanis Gela. » Orlando lo disse, forse, per non rendersi nemico né di Licata, né di Terranova, perché da due secoli andava avanti una lotta per l’identificazione che Gela era Licata.

La questione venne poi risolta dallo Schubring che chiamò: «der rhodischkreschen Pfanzstadl», pianta della città rodiocretese, e poi da Cluverio contro il Fazello, Amico contro Arezzo e Pizzolanti, Dimenza Vella contro Linares; non resta alcun dubbio a credere che sia Terranova. Holm e Schubring dopo aver fatto studi storici e topografici su molte contrade dell’isola, hanno dimostrato che Gela fosse Terranova. Ciò viene dimostrato dallo stesso Cluverio che ha trovato l’esistenza di un tempio dorico con colonna di stile corinzio sita a Mulino a Vento e per l’esistenza di ceramica raccolta nei dintorni di questa città. Lasciando Gela e ritornando a Butera, molti scrittori dicono che Butera sia stata nel sito di Bucia, ma Amico lo ricava dalle tavole di Tolomeo: «Cuius meminit Ptolemoeus» però lo ritiene d’incerto sito «oppidum vetustissimum incerti situs». Bucia in Sicilia non è mai esistita, forse furono lette male le tavole di Tolomeo e al posto di Buera (promontorio) lessero Bucia. Baudrand ed Hoffmann asseriscono che la città sorta sull’attuale Butera sia stata quella di Stefano Bizanzio e Maurolico che chiamano Bucinna ed altri Bucina o Bucinia. Ciò è stato creduto anche dal Massa e il suo nome latino sarebbe stato Bucinna e non Buterium. In Sicilia non c’è mai stato questo nome, Plinio dice che Bucinna era un isola dirimpetto a Trapani che Tolomeo chiamò Phorbantia (levanzo). però Nicolosio, Villabianca, la Rocca ed altri dicono che la posizione di Butera è quella dove fiorì una delle tre Ible, che fu detta Ibla Minima, per come è stato detto da Antonio, Stefano Bizanzio, Bochart e Cluverio, oppure sia Ibla Hera o Hybla Nera, secondo Maurolico «Cleandri coede infamis». Fazello, pur avendo girato la Sicilià per ben tre volte, a piedi, per conoscere i luoghi ed osservare le rovine dell’antichità, non era riuscito ad assicurarsi l’identità di Butera con Hybla Minima, purtroppo, parlando di Butera dice: «Buterium refugit, oppidum antiquitatis Pleraque ostentans monumenta; quod an Hyblea Minima fuerit non assero» Cluverio non trovato menzionato né in Pausania, né in Strabone il sito di Herea, volle cercare di determinarlo e dopo accurati studi e ricerche determinò che Hybla era dove c’é Ragusa.

Però Stefano Bizanzio diceva che le Ible erano tre in Sicilia, delle quali la più grande si chiamava Megara, la piccola, i cui cittadini, secondo Tucidide erano detti Geleati e secondo Pausania Gereati (dove si trova la dea Ibla) èPaternò, la minima, detta Herea, trovasi a diciotto miglia da Acre, ma Cluverio non dice la medesima cosa,perché conclude che tale Ibla è Ragusa e che è Hyblea Herea. Ragusa trovasi si a diciotto miglia da Acre, ma anche Chiaramonte ha la stessa distanza da Acre. Allora ritorna l’affermazione di ciò che aveva detto Fazello, Butera non può ritenersi sorta sulle rovine della Herea, anche il presupposto dell’etmologia della parola Butera, composta dal suo fondatore Butes ed Hera, non è esatta. Amari dice che forse Butera deriva da altro significato, di due parole arabe, non da Abu thir, che hanno significato di postula e di acqua che spicca da rupe, e che dalla stessa radice viene la parola italiana buttero del vaiolo, ma la u mi avverte ad andar piano con la etimologia araba; poiché non appartiene alla forma dell’aggettivo. Piuttosto, egli conclude, riferirei l’etimologia di Butera al latino butyrum, o meglio porrei il detto nome tra le migliaia di cui l’etimologia è incerta, e chi si mette a ricercarla è trascinato a supposizioni stravaganti, e conclude dicendo: «ho esposto le dette opinioni affinché nulla resti trascurato sull’argomento Butera». Altri scrittori dicono che Butera sia stata l’antica Mactorium, come Ferrara; Arezzo dice che è Milo, Airoldi ed altri dicono Mazzarino. Ma Mactorium, città antichissima, è ricordata da Erodoto, Stefano Bizantino; altri dicono che trovasi sopra Gela, ed Erodoto scrive che Mactorium servì di rifugio ai Gelesi, vinti in sedizione dai nemici «Cives nonnullis geloi in seditione vieti ab adversariis, in Mactorium oppidum confugerunt, supra Gelam situm. » Mactorium già conosciuta dai Greci, non fa pensare ad una colonia greca, ma ad una città già esistente prima dei Greci”.

UN MUSEO IN ONORE DELLA MEMORIA DEL GIORNALISTA PEPPINO IMPASTATO

 

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Nella foto d’Archivio il giornalista Peppino Impastato

La casa in cui la mafia palermitana uccise nel 1978 Peppino Impastato avrà il vincolo di bene culturale .La Giunta regionale, su proposta del presidente Nello Musumeci, ha approvato gli atti necessari per procedere alla espropriazione dell’edificio (e del terreno circostante)La Presidenza della Regione comunica pure la disponibilità di una somma ( 106.345 euro) necessari per l’acquisizione dell’immobile   La stima del valore è stata effettuata dal Dipartimento regionale delle Infrastrutture, mentre al Dipartimento dei Beni culturali avrà l’onere di curare  la procedura espropriativa dell’immobile, di proprietà privata.

Si ricorderà che nell’edificio rurale, in territorio di Cinisi fu eseguita la condanna a morte di Impastato. Lì, in una stradina interna nei pressi dell’aeroporto Falcone e Borsellino, il fondatore di Radio Aut venne colpito alla testa, tramortito e probabilmente subito ucciso, prima di essere trasportato sui binari della ferrovia prospiciente per simulare una esplosione.

Con il provvedimento assunto dal Governo regionale – dichiara la Presidenza della Regione Sicilia – manteniamo l’impegno assunto, anche da me in prima persona, al tempo in cui guidavo la commissione Antimafia, nei confronti della famiglia Impastato e di tutta la comunità regionale. Quell’edificio diventerà bene pubblico e accessibile alla fruizione di tutti. Peppino Impastato rappresenta un simbolo della Sicilia onesta che ha combattuto, e deve continuare a combattere, la criminalità mafiosa e il malaffare. Una figura che, oltre le diversità delle appartenenze politiche, costituisce un esempio di denuncia e di coraggio, soprattutto per le giovani generazioni”.

Napoli: ritrovati reperti archeologici, la Soprintendenza studia

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           Foto Archivio Sud Libertà: La Soprintendenza di Napoli
Nuovi  reperti archeologici nella collina dei Camaldoli, nel territorio a ridosso tra Marano e il quartiere Chiaiano.  La scoperta ha richiamato l’Unità archeologica della Soprintendenza di Napoli  che sta effettuando uno studio sui reperti.
Sembra che siano pezzi importanti dell’archeologia locale.. Marano, comune territorialmente afferente ai Campi flegrei, è ricchissima di testimonianze storico-archeologiche. Nel corso degli anni anni, nonostante lo scempio perpetrato dai palazzinari, sono stati ritrovati innumerevoli reperti, molti dei quali di epoca romana con il Ciaurro, monumento funerario simbolo del territorio.

CANCRENA SOPRINTENDENZE DELLA SICILIA: IL GOVERNATORE CI PROVA MA TANTI PROBLEMI NEPPURE SFIORATI

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di   Raffaele Lanza

Beni culturali, soprintendenze, misteri, carriere facili, personale di vario tipo immesso nei ruoli su spinte politiche, favoritismi di ogni tipo,assenteismo legalizzato,dirigenti corrotti, servili, mobbing esteso ,un mondo dove la miscela del bene e del male diventa un cocktal perfetto    Il governatore siciliano Musumeci,nuovo ancora a questo tessuto culturale,sa solo che il dipartimento ai beni culturali è un settore delicato come quello alla Formazione e da un momento all’altro potrebbe esplodere.  Ha quindi voluto incontrare i dieci soprintendenti dell’Isola al Palazzo della Regione di Catania. Si è trattato di un confronto ideato  per capire la cancrena che esiste da parecchi anni nel settore Beni culturali.

 

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Tante – si apprende -sono state le criticità emerse nel corso del vertice catanese. Dalle discrasie tra Piani paesaggistici, il Sistema informativo forestale e gli strumenti urbanistici dei Comuni, che spesso bloccano l’iniziativa privata e le attività imprenditoriali, senza assicurare un’effettiva tutela dell’interesse pubblico, all’arretratezza dei sistemi informatici delle Soprintendenze che impediscono l’evasione in tempi brevi delle pratiche on-line; dalla mancanza di sedi decorose, in cui ricevere il pubblico e lavorare con dignità, all’assenza di una contabilità decentrata che snellisca le procedure e accorci i tempi di pagamento, fino alla carenza di personale in unità operative vitali per il corretto funzionamento degli uffici e l’erogazione di servizi dovuti all’utenza. Un quadro –  ha sottolineato il dirigente generale Alessandro – di problemi cronici, trascinatisi nel tempo, a cui si sta cercando di dare risposte graduali ma risolutive.   

                  SOPRINTENDENZE: DIRIGENTI CHE TIMBRANO UNA SOLA VOLTA AL GIORNO

Questa disamina -osserviamo noi di SUD LIBERTA’ -è quella offerta dell’amministrazione, risulta in atto assente l’esame delle denunce degli anni scorsi alla Procura dei più attenti nonchè di quei sindacati autonomi locali in particolare sul comportamento -non accettabile- di alcuni dirigenti come quello di timbrare una sola volta al giorno.

“Non ho alcun interesse e neppure curiosità per le vostre scelte elettorali – ha sottolineato Musumeci – sono stato e sarò sempre molto rigoroso nel separare l’attività dell’amministrazione pubblica dalle appartenenze partitiche. Ho, invece, il dovere di dare corso a un programma di governo a cui sono vincolato in ragione del consenso ricevuto dai siciliani. A loro, ciascuno nel proprio ruolo, dobbiamo tutti rendere conto, io per primo. Ma, nell’esercizio delle nostre rispettive funzioni, che presuppongono rispetto reciproco, dobbiamo fare squadra: la Regione è una, la rappresento io, ma la rappresentate anche voi: i vostri uffici sono le postazioni più vicine alla gente e ai loro problemi, si tratti di imprese, professionisti o singoli. Abbiamo il dovere di dire “sì” o “no”. Rispondere “forse” o “vediamo” significa riproporre quel male oscuro, per non dire altro, che ha fino a oggi danneggiato l’immagine complessiva della Regione – vista sempre più distante, lì a Palermo – e in particolare delle Soprintendenze, percepite o persino temute dall’uomo della strada come ostili”.

Musumeci ha assicurato l’avvio di un iter per la risoluzione dei problemi che, secondo il governatore, “sono l’eredità pesante che il mio governo ha ricevuto”. “Al cittadino incolpevole – che vuole osservare le regole, per attività edilizie minime, come l’apertura di una finestrella o la collocazione di un condizionatore, dobbiamo essere di aiuto, non d’ostacolo, indicando le soluzioni. Riusciremo a ricreare un’immagine e anche un rapporto diverso con i cittadini alla nostra Regione”.

Questi i problemi più di facciata dei Beni culturali. Restano i problemi di fondo, quel tipo di mobbing diffuso ed occulto- che può dare l’impressione di sviluppo di  “Mafia culturale “-che consente carriere facili col sostegno del “padrino” ed  esiste da oltre un ventennio nelle soprintendenze della Sicilia, in particolare a Catania ed è o ben nascosta ed insabbiata dalla casta dirigenziale che sceglie da sè i componenti verticitici da destinare al timone di queste strutture tanto contestate.

 

Il Prosecco dichiarato Patrimonio dell’Unesco

Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, in corso a Baku (Azerbaijan), ha iscritto, all’unanimità, i paesaggi vitivinicoli delle colline del Prosecco superiore di Conegliano e Valdobbiadene nella Lista dei siti patrimoni culturali e naturali dell’umanità.

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 Il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, commenta “. “Ancora una volta il nostro Paese, con 55 siti in lista, dimostra di avere eccellenze uniche al mondo e si conferma tra le nazioni con il maggior numero di luoghi e attività inserite nel patrimonio Unesco”, dice Bonisoli. “C’è di che esserne fieri ma è anche una grande responsabilità perché bisogna mantenere alti gli standard”, sottolinea. “Questo governo sta lavorando – spiega – non soltanto per confermare annualmente la presenza dei nostri luoghi e delle nostre attività culturali nella World Heritage list ma per far sì che le tantissime altre unicità del nostro Paese possano presto entrarne a far parte”.

Oggi è una giornata storica per il Veneto e l’Italia intera. Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono finalmente, e giustamente, patrimonio dell’umanità – sottolinea da Baku il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio – Un grande riconoscimento che valorizza le straordinarie qualità sceniche e le tradizioni di un paesaggio culturale unico di eccezionale valore mondiale”. Per Centinaio, quella del Prosecco è “una terra dalla quale nascono i frutti che danno vita a uno dei prodotti che più caratterizza l’eccellenza del nostro made in Italy”. “Questo risultato arricchisce l’insieme dei siti e beni italiani presenti nella prestigiosa lista Unesco – rileva – e conferma, ancora una volta, la grande attenzione mondiale nei confronti del patrimonio naturale e culturale del nostro Paese. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno creduto e contribuito a questo successo. Il mio plauso va alle autorità italiane che, a tutti i livelli, hanno profuso i loro impegno verso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, condividendo e tutelando i valori della cultura, della scienza e dell’educazione”. “

 

 

L’iscrizione delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene rafforza il primato dell’Italia che vanta il maggior numero di siti riconosciuti in tutto il mondo..

LA CLASSE DEI DIRIGENTI DEI PARCHI DELLA SICILIA TRASFERITA-A SORPRESA- IN MASSA- IN LUCE ALTRI PROBLEMI

IL SISTEMA “TRUFFALDINO” DI REGISTRARE LA PRESENZA NEI BENI CULTURALI- E NELLE SOPRINTENDENZE- DELLA SICILIA

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Ma chi controlla i dirigenti dei beni culturali?

di Raffaele Lanza   

Il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci che ha anche la funzione ad interim dell’Assessorato ai Beni culturali e dell’Identità siciliana, dopo la tragica scomparsa di Tusa,crede nel cambiamento dei beni culturali, settore che per un quarto di secolo è stato dominato da un tipo di classe dirigenziale arrogante e padrona di tutte le risorse economiche, tanto da considerarsi una casta di prima     linea con  favoritismi e scambi di favore.   Per far questo la gran parte del personale, di qualifica non dirigenziale, ma elevata, di livello D, e tutte le categorie erano- abbiamo rivelato più volte su Sud Libertà – al completo servizio dei dirigenti privilegiati del dipartimento ai beni culturali e delle varie Soprintendenze.      

Non trascuriamo che il fenomeno assenteismo è partito alla Regione, oltre che a Palermo, anche a Catania, dove i dirigenti, fatto inusitato,timbrano il cartellino delle presenze solo una volta al giorno.     Guarda caso i dirigenti più furbi entrano ad esempio nelle strutture alle ore 10 o oltre, e timbrano alle due.  Un fenomeno denunciato da un sindacato dell’epoca a Catania, il SIAD.   

Poi tutto ,misteriosamente,come accade spesso quando si fanno indagini alle Soprintendenze, è ritornato come prima. Forza del potere. Riesce ad avvolgere anche gli illeciti più chiari soprattutto se si collabora con chi dovrebbe istituzionalmente -la G.di Finanza- controllare dirigenti e personale.       Ora si apprende che il Musumeci , informata la giunta, ha firmato i decreti di nomina dei direttori dei Parchi archeologici regionali che così diventano subito operativi e funzionanti, in virtù delle norme contenute nella legge n.20 del 2000. Non si esclude che alcuni dirigenti chiamino in causa il sindacato di categoria per esprimere una protesta, abituati per tanti anni, com’erano nei loro spazi concordati.

“Ho voluto dare un segnale di immediata operatività – sottolinea il governatore della Sicilia Musumeci – mettendo in atto una rotazione dei dirigenti nell’ottica che tutta l’amministrazione, a partire dal sottoscritto, non deve considerare la propria posizione come un fatto consolidato e garantito nel tempo. E’ giusto e opportuno che movimenti sul territorio portino linfa vitale ai nostri luoghi della cultura, proprio nel segno del movimento delle esperienze e delle conoscenze. Abbiamo il dovere di dare efficienza e accoglienza ai siciliani e ai milioni di visitatori che accedono ai nostri luoghi di cultura”.

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Nella foto il Presidente della Regione OnNello Musumeci

Questo l’elenco dei nuovi direttori dei Parchi archeologici: Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria: Bernardo Agrò; Lilibeo – Marsala: Enrico Caruso; Tindari: Caterina Di Giacomo; Leontinoi: Lorenzo Guzzardi; Isole Eolie: Rosario Vilardo; Camarina e Cava D’Ispica: Giovanni Di Stefano; Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro: Calogero Rizzuto; Solunto, Himera e Jato: Francesca Spatafora; Gela: Salvatore Gueli; Morgantina e Villa del Casale di Enna: Vera Greco; Naxos e Taormina: Gabriella Tigano; Catania e della Valle dell’Aci: Gioconda Lamagna. A Segesta rimane confermata Rossella Giglio. Per la Valle dei Templi di Agrigento è stato designato Roberto Sciarratta. I direttori saranno supportati da soprintendenti e da funzionari regionali che sostituiranno, in qualità di commissari, i comitati tecnico-scientifici fino alla loro formazione.

Gli incarichi assegnati hanno dato vita a una vasta rotazione di dirigenti e ad alcune nomine ex novo. Roberto Sciarratta passa dall’unità operativa della Progettazione del Parco di Agrigento alla direzione dello stesso. Bernardo Agrò passa dall’unità operativa per i Beni storico-artistici della Soprintendenza di Agrigento alla direzione del Parco di Selinunte, fino a oggi retto da Enrico Caruso che andrà a dirigere il Parco di Lilibeo – Marsala. Calogero Rizzuto e Salvatore Gueli lasciano rispettivamente le Soprintendenze di Ragusa e Caltanissetta per il Parco di Siracusa e il Parco di Gela. Gioconda Lamagna passa dal Polo di Catania al Parco di Catania e Valle dell’Aci. Già dirigente dell’unità Beni archeologici della Soprintendenza di Messina, Gabriella Tigano va a dirigere il Parco di Naxos e Taormina, sostituendo Vera Greco che passa al Parco di Morgantina e della Villa del Casale. Lascia il Museo di Messina Caterina di Giacomo che va al Parco di Tindari, mentre Francesca Spatafora dal Polo museale di Palermo passa al Parco archeologico di Himera, Solunto e Jato. Dalla Galleria regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, Lorenzo Guzzardi va al Parco di Leontinoi. Infine Rosario Vilardo e Giovanni Di Stefano passano rispettivamente dal Polo museale delle Eolie e dal Polo museale di Ragusa al Parco archeologico delle Isole Eolie e al Parco archeologico di Camarina e Cava D’Ispica.

 

Eccezionale scoperta della Soprintendenza di Roma: una testa di divinità ritrovata ai Fori imperiali

 

Questa mattina una scoperta dell’Unità archeologica della Soprintendenza regionale ai Beni culturali di Roma :ritrovata durante gli scavi in via Alessandrina una testa di statua in marmo bianco di età imperiale in ottime condizioni di conservazione. Forse raffigurante una divinità… .

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Gli archeologi della Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali impegnati nello scavo archeologico di via Alessandrina informano” che per  le sue caratteristiche iconografiche il ritrovamento di età imperiale è riconducibile a una figura di divinità”.

BENI CULTURALI,NAPOLI: INTERVENTI ALLA BIBLIOTECA DEI GIROLAMINI -PAROLA DI MINISTRO

 

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Complesso monumentale degli Incurabili,convocazione dei rappresentanti delle istituzioni interessata il 24 aprile a Roma dopo il crollo avvenuto nella chiesa di Santa Maria del Popolo 

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 Il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, intercettato a riguardo spiega: «Ai Girolamini si prevedono interventi che effettivamente potrebbero risultare invasivi e resta la preoccupazione che la Biblioteca sia off-limits per altri anni, proprio ora che sta per partire il piano di assunzioni e risorse sono in arrivo».
Chiesa dei Girolamini

«Finora si è trascurata la manutenzione e ci rendiamo conto del valore storico-artistico e culturale del nostro patrimonio solo quando abbiamo qualche problema. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità a partire da chi doveva operare una corretta manutenzione».

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 Ora tutti insieme dobbiamo capire cosa va fatto e cosa si può fare per evitare che si ripetano situazioni del genere. Auspico che, per Napoli, possa esserci una collaborazione tra istituzioni, abbiamo già avuto momenti di confronto: come per le grate al Plebiscito, sviluppare un dialogo costruttivo è nell’interesse di tutti. Ma ripeto ognuno deve fare la propria parte ed evitare imbarazzanti e indegni scaricabarile».

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Nella riunione straordinaria a Roma, il 24 aprile, si apprende , sarà convocato pure  il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, per creare un  progetto di investimento nel centro storico.Cifra stanziata:  90 milioni non ancora spesi.

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Foto d’Archivio Sud Libertà – Biblioteca dei Girolamini- e Chiesa a Napoli

SPECCHIARSI NELLE BELLEZZE DELLA SICILIA: IL FAI PROPONE SPUNTI DI RIFLESSIONE

Martedì 19 marzo, ore 11.30, Sala di Ponente – Land Nuova Dogana | Catania

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“GIORNATE FAI DI PRIMAVERA 2019”, CONFERENZA DI PRESENTAZIONE

“La forza del contesto” il tema che lega i Beni Culturali aperti al pubblico in occasione dell’evento nazionale del Fondo Ambiente Italiano

CATANIA –

«Ti apriamo le porte dell’incredibile»: così il Fondo Ambiente Italiano invita i cittadini a partecipare all’edizione 2019 delle “Giornate di Primavera”, l’appuntamento ormai immancabile nel panorama culturale del nostro Paese.

Catania, come da tradizione, è fra le prime 430 località della penisola che concederanno al pubblico l’apertura straordinaria di numerosi e significativi Beni Culturali, grazie all’impegno della delegazione etnea – guidata da Maria Licata e supportata dal Gruppo Giovani – che comprende anche i gruppi di lavoro di Acireale, Caltagirone, Giarre-Riposto.

 Martedì 19 marzo, alle 11.30, nella Sala di Ponente di “Land Nuova Dogana”, presso il Porto di Catania, i volontari della delegazione presenteranno in conferenza stampa i siti della città che saranno visitabili sabato 23 e domenica 24 marzo, nonché le iniziative collaterali organizzate per sensibilizzare il pubblico alla salvaguardia e alla diffusione del patrimonio paesaggistico e culturale italiano. Interverranno: il sindaco di Catania Salvo Pogliese, l’assessore comunale alle Attività e Beni Culturali Barbara Mirabella, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar di Sicilia Orientale Andrea Annunziatail comandante della Direzione Marittima di Catania contrammiraglioGaetano Martinezil presidente dell’Amt (Azienda Metropolitana Trasporti Catania) Giacomo Bellavia.

 Saranno inoltre presenti i rappresentanti degli istituti scolastici che parteciperanno con i loro Apprendisti Ciceroni, gli studenti che nella “due giorni” guideranno i visitatori illustrando le peculiarità storico-artistiche dei luoghi.

 «Racconteremo la storia di Catania – afferma il capodelegazione Fai Maria Licata – attraverso il tema della “forza del contesto”, che esprime le molteplici connessioni tra i luoghi e l’umanità che li abita, offrendo inaspettate chiavi di lettura e diversi spunti di riflessione. Le “Giornate di Primavera” sono di certo l’evento più importante del Fai, perché concepite come una straordinaria cerimonia collettiva per specchiarsi nelle bellezze dell’Italia. Si tratta anche del massimo momento di condivisione degli obiettivi e della mission della Fondazione, che sarà possibile sostenere con l’iscrizione annuale o con il contributo facoltativo che verrà richiesto all’accesso di ogni Bene culturale».