Le Soprintendenze siciliane? Fabbriche di dirigenti ambiziosi,alla ricerca di svariati interessi, ma non più invisibili , e senza più i poteri del passato

Sedi dell'ARS | ARS

 

di  Raffaele  Lanza

 

Le organizzazioni dei Beni culturali. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl: “In nome dell’autonomia speciale,si  sa, hanno richiesto a . Sammartino (nella foto sopra) un confronto approfondito con i sindacati”.    Oggi Luca Sammartino ha comunicato di aver riordinato la complessa materia ed accolto vari spunti sui beni culturali  Vediamo un pò..

Sappiamo che i  sindacati  hanno già risposto alla V Commissione Ars che ha chiesto loro un parere sulla legge in discussione, “Disposizioni in materia di beni culturali e di tutela del paesaggio”.

Intanto-osserviamo noi – dovrebbe intervenire l’Aran perchè si è realizzata l’omissione di interpellare anche  i sindacati autonomi rappresentativi ..salvo che questi non intendono esprimere alcuna opinione nella consapevolezza che la questione è squisitamente politica

Ci chiediamo perché – affermano pubblicamente i segretari generali delle federazioni Gaetano Agliozzo, Paolo Montera ed Enzo Tango – pur a fronte della competenza esclusiva sulla materia, unica tra le Regioni a Statuto speciale, sia necessario scostarsi a tutti i costi dal modello messo in campo dal Ministero dei Beni Culturali, svuotando le Soprintendenze dei loro poteri”.

Occorre discutere attentamente di questa norma, sotto ogni aspetto, valutando anche la consistenza delle numerose critiche che sono giunte da esperti e rappresentanti della categoria. Ci interessano, ovviamente, gli aspetti legati alle ricadute della norma sui lavoratori del settore, ma siamo preoccupati anche per la tenuta di un intero settore, quello della cura e dalla valorizzazione del nostro patrimonio storico, artistico e culturale”.

Non hanno perduto l’occasione di esporsi le figure -ombre dei dirigenti delle unità operative delle soprintendenze.Sono archeologi, storici dell’arte, chimici, paleografi, fisici, etnolinguisti, naturalisti e geologi  diversi dei quali – hanno vinto nel 2000 il concorso per dirigente tecnico bandito dal Dipartimento dei beni culturali e che, ancora oggi, pur assumendo il livello D fino a D6 sono stati in realtà declassati -per la presenza nell’organico di funzionari direttivi plurilaureati – a qualifiche non dirigenziali, del comparto.   Alcuni hanno fatto singoli ricorsi nelle varie province e hanno ottenuto le qualifiche ma la distorsione,nata male già all’assessorato ai beni culturali con la stesura e il bando di concorso, era diventata evidente.

Pioggia di critiche sul dirigente autore del testo di concorso dirigenziale, Angileri.  Successivamente questo dirigente -siamo nel periodo di fuoco delle Soprintendenze perchè Direttore generale era stato collocato Gesualdo Campo  dall’ex governatore Raffaele Lombardo -si occuperà di servizio personale beni culturali navigando -e naufragando pure- tra vibrate denunce sindacali contro il Campo e l’Angileri- di agguerriti sindacalisti autonomi di Catania dell’epoca.

Secondo il personale che reclama la qualifica originaria, ” il testo sui beni culturali , – è il loro lamento – pur avendo l’obiettivo dichiarato di adeguare il sistema regionale agli standard nazionali, non affronterebbe quelle che sono le cause reali dell’inefficienza amministrativa della gestione dei beni culturali e, in particolare, la questione del personale che, invece, non è affrontato. “Si perde così l’occasione di mettere ordine e di ripristinare un principio di equità giuridica ed economica che vede i funzionari regionali, vincitori di un concorso 20 anni fa, penalizzati  al confronto  con il personale  dell’amministrazione statale” .

Le loro aspirazioni si sarebbero interrotte con l’istituzione del “ruolo unico della dirigenza” con la legge regionale 10/2000, e della conseguente soppressione di fatto del “ruolo tecnico dei beni culturali” istituito dalla legge regionale 116/1980    Ma finoggi cosa hanno fatto ,  – sono le obiezioni spontanee- perchè nessuna voce sindacale li ha rappresentati, perchè sono sempre alla ricerca dei dirigenti coordinatori per avere posizioni migliori degli altri ?    Perchè essi -le contraddizioni della Regione siciliana- sono i più iscritti nei sindacati regionali ma non hanno avuto il coraggio di contestare nel loro interno la legge 10 del 2000 sul riordino del personale?  

Da qui la richiesta: “il ripristino del“Ruolo tecnico del personale dell’amministrazione regionale dei beni culturali” e, con ciò, l’assetto pluridisciplinare degli organi tecnico scientifici dell’assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana, previsti dalle leggi regionali ma disapplicate da vent’anni, a seguito del “caos organizzativo” determinato dall’emanazione della legge regionale 10/2000. “ anche perché renderà possibile l’indizione di nuovi bandi di concorso per i “professionisti dei beni culturali” previsti dall’articolo 9 bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio, per cui si rileva un vuoto di organico nell’attuale assetto dell’amministrazione regionale dei beni culturali”.

Osserviamo che i contratti  di lavoro dei dipendenti prevedono già  le figure specialistiche nella Regione siciliana, giovani che si sono formati e laureati nel tempo acquisendo una formazione specialistica.  Un serbatoio non trascurabile.

Altri spunti   Apprendiamo che le associazioni  contestano il nuovo schema dei beni culturali perchè«punta allo svilimento delle Soprintendenze, cioè di organismi deputati esclusivamente alla tutela e salvaguardia del territorio e dei beni culturali, storici, artistici. Tentativo peraltro perpetrato da anni da parte di forze politiche che mirano soprattutto, dietro il paravento dello snellimento della burocrazia, a privilegiare la via degli incarichi di natura di derivazione fiduciaria, piuttosto che potenziare l’organico qualificato». Un modo, insomma, perché «il committente politico possa più facilmente condizionare le scelte delle istituzioni pubbliche». La nuova legge affiderebbe ai Comuni l’esercizio di funzioni quali autorizzazioni, valutazioni di compatibilità paesaggistica delle opere edilizie, azioni di vigilanza, adozioni di provvedimenti sanzionatori, che in atto sono competenza delle soprintendenze. Insomma, secondo le associazioni firmatarie del documento «consegnerebbe il territorio e le risorse di questo nelle mani di chi fosse incline a compromessi e a far prevalere interessi localistici, che potrebbero non coincidere con quelli più generali della comunità nazionale». In due parole: totale mancanza di fiducia nella politica locale e nei suoi legami di interessi con il territorio.

Il testo,in nostro possesso, è firmato tra gli altri da Forum siciliano dei movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni; Legambiente Sicilia; Zero Waste Sicilia; WWF Sicilia; Italia Nostra Sicilia; Comitato Rodotà Beni Pubblici e Comuni Sicilia; Centro Consumatori Italia.

Singolare la posizione di  Claudio Fava “..L’unico merito è probabilmente quello di avere stimolato, nella fase istruttoria, decine e decine di segnalazioni ed osservazioni da parte delle realtà istituzionali e associative, impegnate nel lavoro di valorizzazione e tutela dei beni culturali in Sicilia. Si parta proprio da questi contributi e da queste esperienze per riscrivere, stavolta in modo partecipato e condiviso, un testo di riordino del settore che affronti i limiti attuali delle Sovrintendenze senza però compromettere la loro azione di tutela e di vigilanza.”

Scala dei Turchi sotto sequestro: perchè la Soprintendenza di Agrigento non è mai intervenuta?

Risultato immagini per immagine della scala dei turchi

Il provvedimento di sequestro della Scala dei Turchi innesca alcune polemiche..      E’ stato  iscritto nel registro degli indagati il presunto proprietario, Ferdinando Sciabbarrà   E questa è la motivazione diffusa dal Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio:. “Ricorre l’urgente necessità di sottrarre la Scala dei Turchi alla libera disponibilità” dell’indagato “affinché cessino le conseguenze della sua occupazione illegittima, sine titulo, di un bene intrinsecamente destinato alla pubblica regolare fruizione

Occorre, inoltre, evitare –  attraverso una gestione pubblica del bene sottratta all’indagato che il sito continui a essere vandalizzato”. “Senza dire, infine, che solo il gestore pubblico può mettere in atto tutte le costose attività di prevenzione e di messa in sicurezza volte, da un lato, a tutelare i visitatori del sito e dall’altro, ad impedire che le frane del materiale terroso a monte della marna bianca danneggino irrimediabilmente la stessa“.

 “Si tratta di interventi particolarmente urgenti, sollecitati anche dalla Polizia giudiziaria, atteso che le piogge del mese di dicembre hanno provocato gravi e devastanti frane sulla marna bianca e che l’approssimarsi della stagione turistica esponga i visitatori del sito a un concreto pericolo di vita“.

Ne consegue — la necessità di un intervento di urgenza del pm che sottragga il bene al privato oggetto di indagini e lo affidi a un custode pubblico che si ritiene di individuare nel dirigente della struttura territoriale dell’Ambiente di Agrigento-Caltanissetta della Regione siciliana e nel Sovrintendente ai Beni culturali e ambientali di Agrigento. I funzionari “prenderanno in carico l’area, dopo l’apposizione dei sigilli da parte del delegato organo di Pg, al fine di evitare ulteriori danneggiamenti del sito, di evitare danni a persone e cose e di regolamentare la fruizione del bene pubblico ai cittadini visitatori dell’area”.

Il magistrato, che definisce il sito “così bello e prezioso” ribadisce che la Scala dei Turchi “presenta purtroppo delle debolezze geologiche intrinseche”. “Tutta l’area è interessata da crolli dello strato di calcarenite bruna che si sovrappone alle marne bianche che si ribaltano nella sottostante scogliera, frequentata assiduamente da turisti e bagnanti anche nel periodo invernale”.

 

Risultato immagini per foto di luigi patronaggio

Nella foto sopra il Procuratore di Agrigento dr.Luigi Patronaggio

“Il pericolo costituito alle frane è stato segnalato sia dal Comune di Realmonte che dalla Capitaneria di porto di Porto Empedocle che dall’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente – afferma Patronaggio  nel provvedimento – i quali si sono prodigati, in questi ultimi anni, nell’emanare ordinanze e divieti purtroppo molte volte disapplicati e violati“. E ricorda la messa in sicurezza effettuata dal Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico nella Regione siciliana.

“Resta da mettere in sicurezza tutto il versante Ovest del costone, dove anche recentemente si è verificata una importante frana che ha costretto il sindaco di Realmonte ad emettere una ordinanza di interdizione al pubblico di accesso all’area”. “Infine, va segnalato – conclude il Procuratore – che a causa delle piogge di dicembre scorso centinaia di piccoli e medi massi si sono staccati dalla parte sommitale del versante Ovest e sono franati sulla marna bianca in basso.

Anomala la posizione di Ferdinando Scialabba indagato per danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale “per non avere impedito in qualità di possessore di fatto del sito il danneggiamento e il deterioramento del sito” di Scala dei Turchi. Per il Procuratore Luigi Patronaggio “le condotte di Ciabbarrà si sono protratte attraverso atti giuridici e rivendicazioni della proprietà, almeno fino all’ottobre 2019, data in cui ha tentato di concludere con il Comune di Realmonte l’accordo di sfruttamento del sito”, come scrive nel provvedimento di sequestro di Scala dei Turchi, “Vanno poi aggiunti i tentativi da parte dell’indagato di perimetrare il sito con apposizione di paletti e cartelli”.

Il luogo meraviglioso, candidato a diventare patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, si sta infatti lentamente sgretolando.

E’ intervenuta anche  l’associazione ambientalista MareAmico, che da anni documenta l’abbandono del tratto di costa siciliano. Una situazione difficile che si sta aggravando ulteriormente   L’eccessiva cementificazione attorno alla Scala dei Turchi ha modificato il normale deflusso delle acque meteoritiche. A peggiorare il tutto, poi, è l’esagerata frequentazione del luogo.

Secondo quanto spiegato dall’Associazione MareAmico,  va interdetto il versante ovest che si affaccia sul lido Rossello. Misure urgenti, alle quali poi vanno fatte seguire una tempestiva programmazione e una seria gestione del sito che preveda il contingentamento delle presenze.

I detriti di marna a Scala dei Turchi sono collassati sui gradoni naturali della maestosa scogliera di Realmone. Alcuni mesi fa, il sito era stato riaperto alla fruizione dopo la chiusura ordinata in seguito al crollo del lato est, ripristinato con un’opera di disgaggio, intervento necessario alla messa in sicurezza in tempi brevi della parete rocciosa, finanziato dalla Regione Sicilia.

La Scala dei Turchi rappresenta una grande attrazione turistica e di visitatori della provincia di Agrigento: ogni anno richiama centinaia di migliaia di visitatori provenienti dal resto d’Italia, dall’Europa e dal mondo. La situazione di degrado in cui sta versando porta una ricaduta negativa sull’aspetto turistico e di conseguenza su quello economico di tutto il territorio circostante.

Ma il fatto che più salta agli occhi è la regolare catastazione eseguita all’epoca in accordo con il segretario del Comune  che riconduce il sito alla proprietà privata.     Come è stato possibile consentire la costruzione in quel luogo tanto peculiare e turistico? E la Soprintendenza di Agrigento perchè non è mai intervenuta?  Cosa ha fatto in questi decenni?   Perchè si scopre soltanto adesso che l’occupazione della Scala dei turchi è arbitraria ed abusiva?     I procedimenti amministrativi in particolare -ci chiediamo e rivolgiamo la domanda alla Soprintendente ai beni culturali di Agrigento che ha avuto adesso l’onere giudiziario della “custodia pubblica” non richiedono il requisito della tempestività?

La parola-informa l’indagato Scialabba- spetterà adesso alla difesa che ha tanti ingredienti da opporre.  Un fatto è certo: la Magistratura si sostituisce spesso- assumendosi piena responsabilità- agli amministratori e dirigenti locali laddove sono evidenti debolezze e storture pubbliche

BIGA DI MORGANTINA: TRAFUGATA NEL 2017 MA L’EX SOPRINTENDENTE AVEVA IL DOVERE DELLA VIGILANZA.ECCO PERCHE’

                  OMISSIONE DI VIGILANZA ED ISPEZIONE DELL’EX SOPRINTENDENTE PATANE’ AL CIMITERO ETNEO IN VIOLAZIONE DELL’ART19 DEL CODICE DEI BENI CULTURALI E PAESAGGIO?

Video sulla Vicenda della Biga di Morgantina -Y.T. (Tv.2000)

di Raffaele Lanza

Sul ritrovamento della celebre -oggi ancor di più-  biga di Morgantina, reperto archeologico trafugato nel 2017 e la cui inchiesta dei Carabinieri  ha «consentito- comè noto – di sgominare un gruppo criminale a elevata pericolosità sociale, dedito alla commissione di reati contro il patrimonio nelle province di Catania, Enna e Siracusa sia concesso spendere due parole.

Anzitutto il recupero – abbiamo appreso dai Carabinieri- è avvenuto prima che potesse essere venduta al mercato nero delle opere d’arte

Secondo quanto si è appreso, sarebbero stati gli indagati, intercettati, a ricostruire la dinamica dell’operazione illegale, realizzata con un complice interno al cimitero.

Il gruppo criminale dalla vendita dell’opera bronzea sperava di potere realizzare due milioni di euro.Abbiamo saputo tutti che una volta imbragata la biga , essa è stata sollevata con elicottero – proprio come se si girasse la scena di un film -e poi poggiata su un camion. Successivamente è stata divisa: la carrozza è stata nascosta in un garage nel Catanese, i due cavalli appunto occultati in una stanza «segreta» realizzata in una villetta privata dell’Ennese.  Fin qui la cronaca.

L’appendice riguarda l’epoca del bene  che pare   non proviene dall’area archeologica situata nel territorio di Aidone (Enna). Secondo l’archeologa Rosalba Panvini, soprintendente-protempore ai Beni culturali di Catania, il manufatto individuato dai militari non risalirebbe infatti al 450 a.C, bensì a poco più di un secolo fa. “È un’opera di fine Ottocento o dei primi del Novecento. Una riproduzione ben fatta, ma non risale certo all’età classica”,

La “Biga di Morgantina”, in bronzo e del peso di una tonnellata, era stata posizionata nel cimitero di Catania sul tetto di una cappella monumentale dalla famiglia Sollima 

 

Risultato immagini per foto di monumenti antichi cimiteriali di catania

Apprendiamo che i Carabinieri hanno programmato la consegna alla Soprintendenza ai Beni culturali e all’Identità siciliana di Catania.  Ed è qui il punto. O meglio l’appunto.    Anche qui viene da sorridere: la comicità prosegue proprio come in un film a puntate. La  scoperta del furto della biga è avvenuta con oltre un anno di ritardo, i Carabinieri la ritrovano e la consegnano alla Soprintendente.. Ma viene trascurata finora la responsabilità (indiretta) pure della Soprintendenza di Catania nell’arco di tempo 2017-2018. La riportiamo perchè la Magistratura etnea abbia  elementi ulteriori idonei per individuare tutte le responsabilità ipotizzate sulla clamorosa vicenda

Si trascura infatti che la Soprintendenza  sia incorsa – l’esperienza ai Beni culturali insegna –  nella fattispecie in una chiara violazione del Codice ai Beni culturali e del Paesaggio in vigenza  dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, per aver omesso o trascurato la vigilanza del bene bronzeo del Cinquecento e/o fine Ottocento (sarà accertato successivamente) nel periodo di tempo di oltre un anno dalla scoperta del furto e dalla denuncia   Sissignore: la vigilanza. Come si applica?

 1). La vigilanza sui beni culturali sulle cose di cui all’articolo 12, comma 1, nonché sulle aree interessate da prescrizioni di tutela indiretta, ai sensi dell’articolo 45 compete al Ministero (e alle Soprintendenze n.d.r.). 2. Sulle cose di cui all’articolo 12, comma 1, che appartengano alle Regioni e agli altri enti pubblici territoriali il Ministero provvede alla vigilanza anche mediante forme di intesa e di coordinamento con le Regioni medesime.
Ma riveste pure interesse la lettura dell’ Articolo 19 che prevede l”Ispezione”
E cioè: spieghiamo papale papale:
1. I soprintendenti possono procedere in ogni tempo, con preavviso non inferiore a cinque giorni, fatti salvi i casi di estrema urgenza, ad ispezioni volte ad accertare l’esistenza e lo stato di conservazione o di custodia dei beni culturali.
2.” Con le modalità di cui al comma 1 i soprintendenti possono altresì accertare l’ottemperanza alle prescrizioni di tutela indiretta date ai sensi dell’articolo 45 “..

Non trascuriamo neppure che sulle tombe monumentali del Cimitero di Catania la Soprintendenza di Catania ha realizzato una specifica pubblicazione scientifica (una sorta di censimento)  Era a conoscenza dunque l’Ente regionale dell’esistenza del bene bronzeo.   E non dimentichiamo che per esercitare vigilanza ed ispezioni i Soprintendenti possono –  ricordiamo che la penultima Soprintendente  era, prima della messa in pensione,_la   dirigente M.Grazia Patanè-  anzi hanno il dovere di esercitare un controllo periodico sui monumenti del Cimitero etneo.    Non sembra affatto che ciò sia stato fatto. Comprendiamo la complessità dei loro compiti  dirigenziali,ma in caso positivo la Soprintendente , anche se la Biga di Morgantina non risalga all’epoca classica-non sappiamo- e, quindi priva di elevata preziosità, avrebbe certamente presentato una denuncia -in primis- al Dipartimento ai beni culturali-Sezione del direttore generale- dal quale essa dipende -di Palermo.

Le indagini dei Carabinieri, durate dal 2018 al 2019 e coordinate dalla Procura di Catania, hanno preso spunto da un assalto, il 16 aprile 2018,degli autori del furto  a un centro scommesse di San Giovanni la Punta, che fruttò oltre 17.000 euro. Quindi la scoperta del “mediatore tedesco” 

 E’ passato oltre un anno- secondo i Carabinieri- la scoperta del furto(nel 2018) in virtù delle particolari indagini ed intercettazioni..

Come non sembra pure che sia stato utilizzato il personale Catalogatore degli Uffici di Via Luigi Sturzo a Catania addetto proprio per legge al censimento delle opere d’arte. E la scomparsa della Biga di Morgantina non riguarda un oggetto artistico o piccolo bene ma addirittura- come nelle foto sopra-un bene visibilissimo, importante e prezioso nonostante tutto anche per tipo di materiale impiegato  -per gli addetti ai lavori- collocato sopra una tomba monumentale con tanto di foto pubblicata all’epoca dalla Soprintendenza.     Non esiste la responsabilità della Soprintendenza? O la Vigilanza sui monumenti è uscita dalla magia di un prestigiatore anzichè del Codice ai Beni culturali che espressamente lo prevede ed è rimasto nell’occasione inapplicato?

ITINERARI PER SCOPRIRE STORIE, SAPORI E SENTIERI DELL’ETNA

 

Sabato 12 e domenica 13 ottobre 2019 le “Giornate d’Autunno” nel territorio etneo

Anteprima immagine

Foto Press

IL FAI RACCONTA CATANIA «VERSO E SOPRA I MILLE METRI»

Dieci siti culturali aperti al pubblico e organizzati in percorsi tematici: rosso (in omaggio al vino), verde (come il pistacchio), e nero (dal colore del vulcano)

CATANIA

Conto alla rovescia per le “Giornate FAI d’Autunno”, in programma nel prossimo weekend di sabato 12 e domenica 13 ottobre in oltre 700 luoghi italiani. Anche la delegazione di Catania – guidata da Maria Licata – grazie all’impegno del suo Gruppo Giovani coordinato da Silvia Majorana, proporrà a cittadini e turisti speciali itinerari volti a valorizzare e salvaguardare il patrimonio storico e paesaggistico del territorio etneo.

Tre percorsi – rosso, verde e nero – per dieci siti da visitare all’insegna di «storie, sapori e sentieri dell’Etna», come annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è tenuta questa mattina (7 ottobre) tra gli spazi verdi di Radicepura, uno dei siti in programma. Un incontro di respiro regionale con la presenza dell’assessore al Turismo Manlio Messina e del presidente FAI Sicilia Giuseppe Taibi.

Anteprima immagine

Foto Press

«Per questo evento autunnale abbiamo scelto di raccontare l’Etna e il suo secolare territorio attraverso le produzioni enogastronomiche tipiche, attraverso l’imprenditoria illuminata che ha saputo reinventare il patrimonio storico, e grazie al ruolo della scienza che in questi luoghi opera – ha affermato il capo delegazione FAI Catania Maria Licata – racconteremo la forza umana che ha scritto la storia dell’Etna, anche attraverso quell’architettura del paesaggio definita, in chiave di bellezza e di rispetto dalla natura, dai vigneti e dai pistacchieti che circondano il cono vulcanico. Nella prospettiva di crescita futura dobbiamo immaginare di riscoprire la nostra bellezza facendo sempre meglio di chi ci ha preceduto, perché abbiamo il dovere di salvaguardare il patrimonio siciliano, ma anche e soprattutto di potenziarlo e generarlo».

Un obiettivo che secondo l’assessore regionale al Turismo Manlio Messina passa dalla programmazione a lungo termine degli eventi culturali: «La Sicilia ha necessità di esaltare quel binomio vincente costituito dal patrimonio storico-culturale e dalla produzione agroalimentare. Occorre continuare a fare sistema tra istituzioni e associazioni, tra pubblico e privato, ma allungando le prospettive temporali di organizzazione. L’attività del Fondo Ambiente Italiano è un esempio virtuoso nella nostra Isola, perché i cittadini attendono puntualmente le Giornate FAI per conoscere e scoprire luoghi mai visitati, rispondendo al richiamo della cultura e del turismo con grande partecipazione».

Tanti i giovani volontari in sala, anima organizzativa della “due giorni” che anche in questa occasione coinvolgerà gli “Apprendisti Ciceroni” delle scuole. «Per conoscere gli orari d’ingresso ai siti e le modalità di prenotazione consigliamo ai visitatori di scaricare il programma completo sul sito del FAI e sulle nostre pagine social – ha spiegato il capo Gruppo Giovani FAI Catania Silvia Majorana – sono disponibili anche le informazioni sugli eventi collaterali che arricchiscono il calendario, messi a punto dai numerosi partner che hanno creduto nel nostro percorso: dalle degustazioni ai tour guidati, dalle mostre ai paesaggi che è possibile ammirare dai finestrini del treno storico».

«Le Giornate FAI d’Autunno – afferma Giuseppe Taibi, presidente FAI Sicilia – sono il risultato della forza d’animo delle nuove generazioni, simbolicamente incarnata in quel giovane che, duecento anni fa, scrisse i versi immortali de L’Infinito: Giacomo Leopardi. L’edizione 2019 è dedicata a lui e alla sua poesia. Dall’infinito dentro di noi al “finito” delle risorse planetarie in corso di esaurimento. E per il FAI aver cura delle nuove generazioni significa soprattutto occuparsi del loro futuro. Da anni la Fondazione è al lavoro per rendere i suoi Beni sostenibili dal punto di vista energetico, e nel mese di ottobre 2019 dedica la campagna nazionale di raccolta fondi “Ricordati di salvare l’Italia” al sostegno di questo suo obiettivo».

Tra gli intervenuti anche il capo gruppo Fai di Caltagirone Aline Lo Giudice.

Anteprima immagine

RAID DELL’ETNA: GARA, ARTE, BELLEZZA, PASSIONE

In corso la 22esima edizione del giro delle auto storiche tra Sicilia e Calabria

Anteprima immagine

RAID DELL’ETNA 2019: 77 VETTURE D’EPOCA DA PALERMO IN CORSA VERSO LE CURVE DELLA TARGA FLORIO

Dopo la partenza nel cuore del centro storico, l’evento procede con le tappe di Messina e Reggio nell’itinerario tra gare, arte e bellezza

 

Appassionati e curiosi attirati dal fascino delle auto d’epoca hanno salutato – domenica sera (29 settembre) tra le vie del centro storico di Palermo – l’emozionante partenza del Raid dell’Etna 2019. Ben 77 gli equipaggi in gara, provenienti da 11 diversi Paesi in tutto il mondo, che fino al 5 ottobre disputeranno 60 prove cronometrate totali lungo un itinerario di oltre 1000 chilometri: questi i numeri dell’evento sportivo internazionale in corso, giunto alla sua 22esima edizione. Per la prima volta le vetture attraverseranno lo Stretto di Messina per sfilare sul lungomare di Reggio nella tappa in Calabria, novità di quest’anno.

Anteprima immagine

Ai nastri di partenza – dopo l’arrivo in nave da Genova e il raduno al porto – una straordinaria panoramica di vetture leggendarie, a partire dalla Diatto 20S Torpedo del 1923 dall’Alfa Romeo RL Targa Florio del ’24, le due ‘signore’ nel primo raggruppamento insieme alle Alfa Romeo 6C 1750 cabrio Young e 1750 Gs Touring e alla Bentley 4 ¼ Le Mans.
Impeccabile la macchina organizzativa della Scuderia del Mediterraneo che con il suo staff ha coordinato tutte le operazioni della manifestazione dando il via alla prima prova cronometrata della gara di regolarità.

Anteprima immagine

Oggi (30 settembre), il giro della Sicilia per auto storiche effettua la prima tappa con le prove cronometrate a Floriopoli e sul circuito delle Madonie, teatro della storica Targa Florio, dove gli equipaggi iniziano la vera scalata verso la classifica tra le mitiche tribune di Cerda.

Domani, martedì 1 ottobre per la sua seconda tappa il Raid fa rotta verso Messina. Dopo la prova di Torre Normanna, le vetture sosteranno a Mirto dove è in programma la visita del centro storico e del Museo del costume e della antica moda siciliana: una delle esperienze esclusive che il Raid dell’Etna offre ai suoi partecipanti nel mix di vacanza sportiva e culturale qual è, in un connubio tra cultura, arte, agonismo, ed esperienza di bellezza a 360 gradi.

Anteprima immagine
Nel pomeriggio da Messina, la carovana attraverserà lo Stretto a bordo di un traghetto esclusivamente riservato alle auto del Raid. In serata l’arrivo a Villa San Giovanni per la terza tappa in programma il 2 ottobre che, tra la visita ai “Bronzi di Riace” al Museo Archeologico di Reggio e quella all’antico borgo marinaro di Scilla, vedrà le vetture sfilare sul lungomare di Reggio, che D’Annunzio definì “il più bel chilometro d’Italia”.

Anteprima immagine

CATANIA: L’ARCHITETTURA INTERNAZIONALE STELLA POLARE PER IL NUOVO PRG

Architettura, confronto con altre città come stimolo al Prg di Catania

Anteprima allegato

Da oggi  al 6 ottobre al Palazzo della Cultura: “Shaping Better Cities”

 

IN MOSTRA A CATANIA I PROGETTI DELLO STUDIO ARUP

 Risultati immagini per immagini di architettura moderna

Foto Archivio Sud Libertà

 

CATANIA –

L’architettura internazionale torna a Catania portando testimonianza dei più interessanti interventi di pianificazione e rigenerazione urbana in capitali e città europee. Lunedì 23 settembre sarà infatti inaugurata, al Palazzo della Cultura (via Vittorio Emanuele II, 121), Shaping Better Cities”, la mostra dei progetti dello studio Arup Italia, leader nel settore del design con lavori finanziati in più di 160 Paesi.

L’esposizione, visitabile fino al 6 ottobre, è il nuovo appuntamento con l’architettura internazionale che l’Ordine e la Fondazione degli Architetti PPC di Catania organizzano con cadenza biennale.L’ evento è  patrocinato dal Comune di Catania e dal Consiglio Nazionale degli Architetti PPC ...

Il presidente dell’Ordine di Torino Massimo Giuntoli e il consigliere Alessandra Siviero saranno presenti oggi a Catania, per raccontare la loro esperienza di urbanistica partecipata «Architettiamo la città».

RAID DELL’ETNA: “TRA SCILLA E CARIDDI” L’EDIZIONE 2019

 

Turismo e Motori, oltre 70 equipaggi internazionali per il Raid dell’Etna

Anteprima allegato
Anteprima allegato
Anteprima allegato
Anteprima allegato

Dal 29 settembre al 5 ottobre il “Giro della Sicilia per autostoriche” fra turismo, cultura, passione ed eleganza

 Risultati immagini per immagini di auto storiche

Oltre 70 vetture d’epoca e mille chilometri d’itinerario per l’evento sportivo internazionale che quest’anno riunisce nell’Isola equipaggi di tre continenti

Una tappa nuova, nel mitico lembo di mare tra “Scilla e Cariddi”, a bordo di gloriose vetture vestite d’eleganza: si preannuncia memorabile la 22esima edizione del “Raid dell’Etna”, in programma dal 29 settembre al 5 ottobre 2019. Il “Giro della Sicilia per autostoriche”, organizzato dalla Scuderia del Mediterraneo, vedrà per la prima volta oltre 70 equipaggi attraversare lo Stretto di Messina e godere di una passeggiata sul «più bel chilometro d’Italia», come D’Annunzio definì il lungomare di Reggio Calabria.

Il Raid dell’Etna si riconferma evento di riferimento per gli amanti del motorismo storico, sia europeo che d’oltreoceano, come testimonia la presenza di equipaggi provenienti da ben undici nazioni di tre continenti diversi: Giappone, Stati Uniti, Canada, Colombia, Svizzera, Belgio, Germania, Francia, Austria, Gran Bretagna e naturalmente l’Italia con partecipanti di varie regioni. Una manifestazione affascinante e imponente che lega turismo, competizione sportiva e cultura in una settimana di vacanza all’insegna della bellezza in ogni sua declinazione, a partire dai paesaggi spettacolari e dalle location suggestive che la Sicilia offre.

Oltre mille chilometri di itinerario si snoderanno tra residenze nobiliari, monumenti, siti storici ed emozionanti esperienze su quattro ruote, alla scoperta dei siti noti e meno noti dell’Isola. Un connubio a 360 gradi tra arte, lifestyle e agonismo, proponendo 60 prove cronometrate che determineranno la classifica della gara di regolarità.

Si partirà domenica 29 settembre da Palermo – dall’aristocratico Viale Libertà, come da tradizione – e proseguirà sul circuito delle Madonie, teatro della storica Targa Florio. Poi, per la prima volta in assoluto nella storia del Raid dell’Etna, le autostoriche raggiungeranno in traghetto la Calabria dove, al Museo Nazionale di Reggio, i partecipanti potranno ammirare i celebri Bronzi di Riace. Si tornerà quindi in Sicilia, raggiungendo Taormina (la “Perla dello Ionio”), l’Etna (con la classica cronoscalata), Enna e l’autodromo di Pergusa. Gran finale a Catania, con la cena di gala nello splendido Palazzo Manganelli dei Principi Borghese.

Nel cuore storico della città etnea, in Piazza Università, sabato 5 ottobre si svolgerà la speciale gara riservata esclusivamente agli equipaggi femminili: la “Coppa delle Dame Eberhard & Co.”. La premiazione avverrà poco dopo, insieme a quella del Trofeo Raid dell’Etna” e del Porsche Tribute (riservato alle vetture, di qualunque epoca, che portano la firma della casa automobilistica tedesca). Altri premi saranno messi in palio dagli sponsor e dai partner dell’evento: il “Best Overall Paint Condition” by Detailing Art Studio, il “Gentlemen driver Perofil” e il “Lady driver Oroblù”, il “Classic Michelin”, il Grand Prix G.N.V.”, il “Golden Eight Liqueur Pear” e il “Condorelli Fidelity”.

Butera antica abbandonata, nessuna cura del sito culturale e la Soprintendenza non risponde

 

Risultati immagini per parco archeologico di butera abbandonato

Il sito abbandonato dalla Soprintendenza
Foto d’Archivio -Butera

Immagine correlata

 

Il Parco archeologico di Butera è in rovina.  Vi sono resti di costruzioni e muretti molto antichi ma seppelliti da sterpaglie ed erbacce.       Non c’è nessuna  cura del sito. La protesta proviene dal comitato ambientalista del luogo, dagli storici, dal parroco del paese.   Perchè Butera, noto per il parco eolico, è stato abbandonato dalle autorità competenti. 

Sul posto hanno al tempo collocata una struttura precaria tubolare ma si tratta- avvertono gli abitanti di Butera- di fumo negli occhi .  Perchè la Soprintendenza non interviene?    Lo reclamano tutti, non si può tralasciare un sito divorato dalla giungla devastante.

Vediamo alcune notizie storiche fornite dal Comune e da alcuni storici del paese.

Butera sorge sopra un monte a 402 metri sul livello del mare a 14°,111 di longitudine Est e a 370,157 di latitudine Nord.
Posta su uno sperone roccioso che domina la piana di Gela e poco distante dalla costa meridionale dell’Isola, Butera fu tra le città più importanti della Sicilia del Medioevo. Ricca, popolosa e ben fortificata, la Butirah degli Arabi divenne, con i Normanni, sede di una contea in mano alla più potente famiglia lombarda venuta al seguito della terza moglie di Ruggero. Magnificata da Idrisi, venne distrutta nel 1161 da Guglielmo I per essere stata centro dell’opposizione baronale anti-monarchica. Ripopolata con gli Svevi, fu a lungo contesa fra Angioini e Aragonesi.

Sull’identificazione di Butera

Butera cartolina del passato

“Nessuno scrittore fino ad oggi – informa il Comune di Butera – si è curato di conoscere il preciso nome dell’antica città, su cui ora sorge Butera, perché l’incertezza del sito di varie remote città a cui si vorrebbe quella ricondurre, è stata, per i passati e moderni storici, oggetto di molte dispute e contraddizioni.
Il sito di Butera è creduto dagli storici singolarmente ed a volte associati, quello di Gela, Bucia, Bucinna, Ibla Herea, Mactorium. Nessuno scrittore è stato in grado di dare un preciso nome dell’antica città di Butera. Ortelio, parlando di Gela, riporta l’opinione di Leander Ghezzi che dice: «sembra ad alcuni scrittori che fosse stata Gela sul sito di Butera, Gela … nonnullis tamen Butera, videri». Cesare Orlando pensò che Gela non è quella sul sito di Butera, ma è quella sulla montagna di Monte Desusino (Ibla Herea), per ragione che da qui si vede Camarina, e fece cadere in errore Virgilio che nel libro LII dell’Eneide al verso 701 dice: «Apparet Camarina procui campique geloi, immanis Gela. » Orlando lo disse, forse, per non rendersi nemico né di Licata, né di Terranova, perché da due secoli andava avanti una lotta per l’identificazione che Gela era Licata.

La questione venne poi risolta dallo Schubring che chiamò: «der rhodischkreschen Pfanzstadl», pianta della città rodiocretese, e poi da Cluverio contro il Fazello, Amico contro Arezzo e Pizzolanti, Dimenza Vella contro Linares; non resta alcun dubbio a credere che sia Terranova. Holm e Schubring dopo aver fatto studi storici e topografici su molte contrade dell’isola, hanno dimostrato che Gela fosse Terranova. Ciò viene dimostrato dallo stesso Cluverio che ha trovato l’esistenza di un tempio dorico con colonna di stile corinzio sita a Mulino a Vento e per l’esistenza di ceramica raccolta nei dintorni di questa città. Lasciando Gela e ritornando a Butera, molti scrittori dicono che Butera sia stata nel sito di Bucia, ma Amico lo ricava dalle tavole di Tolomeo: «Cuius meminit Ptolemoeus» però lo ritiene d’incerto sito «oppidum vetustissimum incerti situs». Bucia in Sicilia non è mai esistita, forse furono lette male le tavole di Tolomeo e al posto di Buera (promontorio) lessero Bucia. Baudrand ed Hoffmann asseriscono che la città sorta sull’attuale Butera sia stata quella di Stefano Bizanzio e Maurolico che chiamano Bucinna ed altri Bucina o Bucinia. Ciò è stato creduto anche dal Massa e il suo nome latino sarebbe stato Bucinna e non Buterium. In Sicilia non c’è mai stato questo nome, Plinio dice che Bucinna era un isola dirimpetto a Trapani che Tolomeo chiamò Phorbantia (levanzo). però Nicolosio, Villabianca, la Rocca ed altri dicono che la posizione di Butera è quella dove fiorì una delle tre Ible, che fu detta Ibla Minima, per come è stato detto da Antonio, Stefano Bizanzio, Bochart e Cluverio, oppure sia Ibla Hera o Hybla Nera, secondo Maurolico «Cleandri coede infamis». Fazello, pur avendo girato la Sicilià per ben tre volte, a piedi, per conoscere i luoghi ed osservare le rovine dell’antichità, non era riuscito ad assicurarsi l’identità di Butera con Hybla Minima, purtroppo, parlando di Butera dice: «Buterium refugit, oppidum antiquitatis Pleraque ostentans monumenta; quod an Hyblea Minima fuerit non assero» Cluverio non trovato menzionato né in Pausania, né in Strabone il sito di Herea, volle cercare di determinarlo e dopo accurati studi e ricerche determinò che Hybla era dove c’é Ragusa.

Però Stefano Bizanzio diceva che le Ible erano tre in Sicilia, delle quali la più grande si chiamava Megara, la piccola, i cui cittadini, secondo Tucidide erano detti Geleati e secondo Pausania Gereati (dove si trova la dea Ibla) èPaternò, la minima, detta Herea, trovasi a diciotto miglia da Acre, ma Cluverio non dice la medesima cosa,perché conclude che tale Ibla è Ragusa e che è Hyblea Herea. Ragusa trovasi si a diciotto miglia da Acre, ma anche Chiaramonte ha la stessa distanza da Acre. Allora ritorna l’affermazione di ciò che aveva detto Fazello, Butera non può ritenersi sorta sulle rovine della Herea, anche il presupposto dell’etmologia della parola Butera, composta dal suo fondatore Butes ed Hera, non è esatta. Amari dice che forse Butera deriva da altro significato, di due parole arabe, non da Abu thir, che hanno significato di postula e di acqua che spicca da rupe, e che dalla stessa radice viene la parola italiana buttero del vaiolo, ma la u mi avverte ad andar piano con la etimologia araba; poiché non appartiene alla forma dell’aggettivo. Piuttosto, egli conclude, riferirei l’etimologia di Butera al latino butyrum, o meglio porrei il detto nome tra le migliaia di cui l’etimologia è incerta, e chi si mette a ricercarla è trascinato a supposizioni stravaganti, e conclude dicendo: «ho esposto le dette opinioni affinché nulla resti trascurato sull’argomento Butera». Altri scrittori dicono che Butera sia stata l’antica Mactorium, come Ferrara; Arezzo dice che è Milo, Airoldi ed altri dicono Mazzarino. Ma Mactorium, città antichissima, è ricordata da Erodoto, Stefano Bizantino; altri dicono che trovasi sopra Gela, ed Erodoto scrive che Mactorium servì di rifugio ai Gelesi, vinti in sedizione dai nemici «Cives nonnullis geloi in seditione vieti ab adversariis, in Mactorium oppidum confugerunt, supra Gelam situm. » Mactorium già conosciuta dai Greci, non fa pensare ad una colonia greca, ma ad una città già esistente prima dei Greci”.

UN MUSEO IN ONORE DELLA MEMORIA DEL GIORNALISTA PEPPINO IMPASTATO

 

Immagine correlata

Nella foto d’Archivio il giornalista Peppino Impastato

La casa in cui la mafia palermitana uccise nel 1978 Peppino Impastato avrà il vincolo di bene culturale .La Giunta regionale, su proposta del presidente Nello Musumeci, ha approvato gli atti necessari per procedere alla espropriazione dell’edificio (e del terreno circostante)La Presidenza della Regione comunica pure la disponibilità di una somma ( 106.345 euro) necessari per l’acquisizione dell’immobile   La stima del valore è stata effettuata dal Dipartimento regionale delle Infrastrutture, mentre al Dipartimento dei Beni culturali avrà l’onere di curare  la procedura espropriativa dell’immobile, di proprietà privata.

Si ricorderà che nell’edificio rurale, in territorio di Cinisi fu eseguita la condanna a morte di Impastato. Lì, in una stradina interna nei pressi dell’aeroporto Falcone e Borsellino, il fondatore di Radio Aut venne colpito alla testa, tramortito e probabilmente subito ucciso, prima di essere trasportato sui binari della ferrovia prospiciente per simulare una esplosione.

Con il provvedimento assunto dal Governo regionale – dichiara la Presidenza della Regione Sicilia – manteniamo l’impegno assunto, anche da me in prima persona, al tempo in cui guidavo la commissione Antimafia, nei confronti della famiglia Impastato e di tutta la comunità regionale. Quell’edificio diventerà bene pubblico e accessibile alla fruizione di tutti. Peppino Impastato rappresenta un simbolo della Sicilia onesta che ha combattuto, e deve continuare a combattere, la criminalità mafiosa e il malaffare. Una figura che, oltre le diversità delle appartenenze politiche, costituisce un esempio di denuncia e di coraggio, soprattutto per le giovani generazioni”.

Napoli: ritrovati reperti archeologici, la Soprintendenza studia

Immagine correlata
           Foto Archivio Sud Libertà: La Soprintendenza di Napoli
Nuovi  reperti archeologici nella collina dei Camaldoli, nel territorio a ridosso tra Marano e il quartiere Chiaiano.  La scoperta ha richiamato l’Unità archeologica della Soprintendenza di Napoli  che sta effettuando uno studio sui reperti.
Sembra che siano pezzi importanti dell’archeologia locale.. Marano, comune territorialmente afferente ai Campi flegrei, è ricchissima di testimonianze storico-archeologiche. Nel corso degli anni anni, nonostante lo scempio perpetrato dai palazzinari, sono stati ritrovati innumerevoli reperti, molti dei quali di epoca romana con il Ciaurro, monumento funerario simbolo del territorio.