Catania, riaprono oggi -finalmente – i musei e siti culturali del Comune

giapponesi

Con il ritorno della Sicilia in “zona gialla”, hanno riaperto al pubblico i musei e siti culturali del Comune chiusi da due mesi quale misura precauzionale anticovid per l’isola. La prima a presentarsi al botteghino di Castello Ursino, stamattina, -informa il Comune – poco dopo le 10,00 è stata una coppia americana che ha visitato le splendide sale del maniero federiciano e le esposizioni del museo civico. “La ripartenza della Cultura è segnale importante di ritorno alla normalità -hanno detto il sindaco Salvo Pogliese e l’assessore Barbara Mirabella-.

I servizi e i siti culturali aperti e attivi sono la cifra identitaria di una comunità cittadina. Il 2021 sarà l’anno del rilancio della nostra rete museale con l’affidamento esterno della gestione dei servizi che nei prossimi giorni approderà in consiglio comunale per allinearci finalmente alle altre grandi città italiane. Ma novità importanti ci saranno anche per il Museo Belliniano che cambierà volto con l’apertura di una galleria virtuale permanente, la prima del suo genere per Catania. Una cultura che si rilancia è il segno di una città che sta tornando a vivere e sprigionare energia malgrado questa terribile pandemia”. Gli orari di fruizione dei musei sono articolati dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi, secondo le modalità previste dalle norme anti-Covid. Questo il calendario: Museo civico di Castello Ursino, Palazzo della Cultura, Galleria d’Arte Moderna, Chiesa monumentale San Nicolò L’Arena e percorso canale di gronda: dalle ore 9 alle ore 19; Mediateca comunale di via Antonino di Sangiuliano, dalle 8,30 alle 13,30; Biblioteca Bellini di via Passo Gravina, dalle ore 8,30 alle ore 19,15; Archivio Storico Comunale, dalle ore 9 alle ore 13. Le visite della Cripta di Sant’Euplio sono organizzate su richiesta. I Musei Belliniano ed Emilio Greco resteranno temporaneamente chiusi al pubblico, per i lavori di ristrutturazione del Palazzo Gravina Cruyllas che diede i natali al Cigno catanese.

IL POTERE-E LA CASTA – DEI BENI CULTURALI DELLA REGIONE SICILIA CONGELO’ “QUEL CONCORSO DEL 2000”

Risultato immagini per immagine di ritardi uffici e p.a.

 

Il prossimo 31 marzo  gli ultimi 34 vincitori del concorso dei Beni culturali indetto nel 2000, a ridosso della legge che modificava l’ordinamento delle qualifiche – da dirigente il laureato ingegnere, architetto, eccetera entrava alla Regione come Funzionario direttivo nella posizione di D1  (livello)  defineranno gli atti dell’assunzione e la loro assegnazione all’Ufficio competente dell’assessorato. Il concorso è quello di assistente tecnico restauratore. Si tratta in realtà di 19 selezioni con in palio 97 posti.

Ricorderemo che le domande arrivate a Palazzo d’Orleans furono 600 mila e già i dirigenti in servizio diedero prova della loro incompetenza  e del loro allineamento alla casta che non gradiva l’ingresso dei nuovi laureati e specializzati – 390 posti figuravano come dirigente tecnico -nelle file del Dipartimento ai beni culturali.   L’organizzatore del concorso ,prescelto per il funzionamento del concorso-caos  riporta il nome di G.Angileri.  Un dirigente -capo servizio personale- nominato e consolidato successivamente nel suo ruolo ad hoc dal dirigente generale Gesualdo Campo.  Chi non obbediva a Campo, comandante generale del Dipartimento, veniva oscurato, riceveva incarichi marginali, privato di ogni autorevolezza,anche mobbizzato per incarichi sgraditi fuori residenza  che il direttore aveva il potere di decretare.   Non sfugge alle sirene suonatrici del successo carriera nei beni culturali  il dirigente Angileri.   Dal 2000 al 2011 il passo è breve- perchè intervenne il blocco assunzioni.   Poi altro mistero ,o follia dei beni culturali . Il  concorso che mise in palio 365 posti di figure quali bibliotecario, aiutoblibliotecario, e figure tecniche, fu congelato. Annullato poi  per sei selezioni nel 2015. 

Si apprende anche di una  richiesta di risarcimento da 560mila euro avanzata alla Regione dalla Corte dei Conti della Sicilia. Adesso è stata sollecitata dagli interessati l’adozione di una deliberazione di giunta regionale per “cancellare” quella stortura -topica della Regione che nessuno-tantomeno i sindacati fantasma rappresentativi della Regione incapaci e non “avvezzi” a denunciare le disfunzioni derivante da tali problematiche che tanto fastidio davano anche al personale laureato di ruolo in servizio

La Presidenza-Funzione pubblica rivela anche i settori in cui verranno assunti, salvo parere contrario dei dirigenti generali: 14 al dipartimento dei beni culturali, 5 all’Ufficio speciale per la progettazione, 5 per il dipartimento delle finanze e del credito, 8 al dipartimento dell’ambiente e 2 al dipartimento Istruzione università e diritto allo studio.

 

Di interesse storico 23 armi consegnate dal Commissariato Borgo-Ognina alla Soprintendenza di Catania

 

Inserire testo che descrive l'immagine quando questa viene inserita

L’ASSESSORE SAMONÁ: “LE SOPRINTENDENZE IMPEGNATE GIORNALMENTE IN INIZIATIVE DI RICONOSCIMENTO DEL VALORE STORICO DEI BENI

Il Commissariato di Polizia di Borgo-Ognina   ha consegnato alla Soprintendenza etnea 23 armi tra cui pistole, fucili e spade di valore storico ..
Le armi, consegnate alla Polizia da privati cittadini per la rottamazione, sono state esaminate dagli esperti della Soprintendenza di Catania che le ha valutate di interesse storico. Tra i reperti, anche una spada risalente al Regno delle Due Sicilie.

In virtù del Codice dei Beni Culturali l’amministrazione regionale, attraverso le proprie Soprintendenze, effettua un controllo tecnico sui beni di rilevanza storico-artistica per verificarne il valore e apporre l’eventuale vincolo di tutela. Quest’a verifica avviene anche sulle armi che vengono consegnate dai singoli cittadini ai Commissariati di Polizia della Sicilia per la rottamazione. È grazie a quest’attività di perizia, affidata ai nostri esperti, – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – che siamo riusciti a sottrarre numerose armi dalla rottamazione e ad acquisire al patrimonio della Regione preziose testimonianze storico-artistiche che ci aiutano a ricostruire e comprendere meglio momenti e situazioni storiche che hanno avuto come teatro la Sicilia. Si tratta di un’azione di salvaguardia del patrimonio mobile svolta con costanza e quotidianità, sulla quale il Governo Musumeci è costantemente impegnato e rispetto al quale  – aggiunge l’assessore Samonà – si valuterà con i Soprintendenti della Sicilia la possibilità di programmare esposizioni e iniziative che possano mettere in luce il singolare materiale acquisito”.

Ogni giorno privati cittadini consegnano ai Commissariati di Polizia della Sicilia armi, spesso rinvenute in abitazioni o ereditate. “È grazie alla collaborazione costante tra Forze dell’Ordine e Soprintendenze che preziosi cimeli sono stati sottratti alla rottamazione e sono entrati a far parte del patrimonio regionale. Oltre alle armi sono tante le testimonianze relative al periodo bellico tutelate dalla Soprintendenza di Catania; tra queste una ricca e interessante collezione di ex voto pittorici riguardanti episodi drammatici della Seconda Guerra mondiale che è custodita presso il santuario di Trecastagni“.

NGEGNERIA PER L’ARCHEOLOGIA, TRA PASSATO E FUTURO: NUOVE TECNOLOGIE PER RIQUALIFICARE LA STORIA DELLA CITTÀ

Catania, istituzioni e professionisti per la valorizzazione del patrimonio culturale

 

Primo incontro per la presentazione delle attività del progetto MUR “Proof of Concept” TeCHNIC. Presente al webinar il ministro Gaetano Manfredi

 

CATANIA –

 Gestione e valorizzazione del patrimonio culturale del capoluogo etneo attraverso nuove soluzioni tecniche e una piattaforma informatica dedicata. È quanto discusso nel corso del workshop “Catania: la città antica e quella del futuro”, che si è svolto online questa mattina (20 gennaio): un confronto fra tutte le parti interessate, istituzioni e professionisti.

L’evento, organizzato dal gruppo del Cnr Ispc di Catania – coordinato da Daniele Malfitana – in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri e la Fondazione degli Ingegneri di Catania, è nato per presentare i primi risultati del progetto “Proof of Concept” TeCHNIC – Tools for Cultural heritage Management in Urban Context, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca.

Un lavoro sinergico finalizzato a dar vita alle città “morte”, affiancando i metodi tradizionali di salvaguardia e valorizzazione dei Beni a quelli moderni, con l’obiettivo di contribuire alla trasformazione urbana e culturale. «Si tratta di avviare un progetto che abbia un approccio innovativo e che veda la stretta collaborazione tra alta formazione e istituzioni – ha esordito il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi – Questo darebbe vita a una nuova forma di imprenditorialità: quella creativa, contribuendo alla crescita sociale ed economica del Paese».

Un cambiamento di rotta con nuove «opportunità per i giovani e un’innovazione della visione urbana. Un’evoluzione che vedrebbe il sistema universitario trainante e vera risorsa, soprattutto in quei territori dove il tessuto imprenditoriale è in grande difficoltà. Stiamo vivendo un momento critico, anche a livello europeo, ma stando insieme, mettendo da parte l’individualismo e dando spazio alla contaminazione culturale, è possibile guardare con fiducia al futuro», ha aggiunto Manfredi.

Una riflessione condivisa dal rettore dell’Ateneo Francesco Priolo, dalla direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche UniCT Marina Paino e da quella dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR Costanza Miliani. Tutti i partecipanti hanno infatti sottolineato che solo attraverso la pluralità delle competenze – al di là di steccati disciplinari – si raggiungono grandi risultati. Le crisi sono occasione per rimodularsi e cogliere nuove opportunità: ricerca e formazione sono le chiavi per superare le criticità. In quest’ottica, Università e Istituzioni devono fare da traino per rilanciare il patrimonio culturale e dare slancio all’economia.

«Grazie al sostegno del Consiglio Nazionale di Ricerca abbiamo dato vita a un progetto che mette a disposizione nuovi strumenti per avviare un percorso di rigenerazione urbana e di riutilizzo degli spazi – ha sottolineato il sindaco della città etnea Salvo Pogliese – Il risultato di quest’iniziativa sarà una piattaforma informatica che verrà utilizzata per gestire il patrimonio culturale e migliorare l’archiviazione delle informazioni e dei dati. Speriamo possa essere il preludio di una continua, proficua e stretta collaborazione, mettendo da parte l’individualismo che fino a oggi ha rappresentato un ostacolo nella riqualificazione urbana». «Il lavoro di ricerca avviato in sinergia ha focalizzato l’attenzione su via Crociferi, patrimonio Unesco e autentico museo a cielo aperto – hanno commentato l’assessore ai Beni Culturali di Catania Barbara Mirabella e la direttrice del Parco Archeologico di Catania Gioconda Lamagna – Un progetto esaltante che speriamo presto di completare con il museo egizio, ultimando il percorso di riqualificazione iniziato nel 1987. Tassello finale sarà l’apertura al pubblico di una struttura ipogea che consentirà di ammirare la stratificazione della città attraverso un viaggio nella storia federiciana, greca, romana e barocca di questo pezzo della nostra città. Una “rinascita” possibile solo attraverso la collaborazione di tutti gli attori».

E in quest’ottica sinergica gioca un ruolo fondamentale l’ingegneria, «che attraverso interventi tecnici può essere di grande supporto per la valorizzazione dei beni archeologici, dando un grande contributo nel processo di crescita economica della città e aprendo nuovi sbocchi professionali – ha affermato il segretario dell’Ordine degli Ingegneri Giuseppe Marano, che ha portato i saluti del presidente Giuseppe Platania e di tutto il Consiglio – e può essere preziosa attraverso l’information technology e la digitalizzazione del patrimonio culturale. L’intervento di rigenerazione urbana, e quindi il progetto della città del futuro, non può prescindere dalla conoscenza della storia, del passato e dalle preesistenze culturali che sono la forza di un territorio e a maggior ragione del nostro: dobbiamo lavorare come in questo caso per cogliere e valorizzare questa opportunità». A questa riflessione, il presidente della Fondazione Mauro Scaccianoce ha aggiunto: «Molteplici i punti di contatto tra ingegneria e archeologia, resa più sicura e fruibile grazie alle nuove tecnologie edilizie e strutturali, che arrestano il percorso di degrado dei materiali. Inoltre, le nuove frontiere dell’ingegneria riguardanti le tecniche multimediali possono aprire a nuovi modelli comunicativi per far conoscere il nostro patrimonio».

«Il nostro ruolo – ha proseguito Scaccianoce – è fondamentale anche dal punto di vista della formazione, spalancando le porte a nuovi orizzonti professionali. Oggi alcune figure si affievoliscono, mentre altre entrano di prepotenza nel mercato. Più del 65% dei ragazzi che frequenta la scuola sarò occupato in qualcosa che ancora non esiste. Il nostro obiettivo è di essere precursori in questo, anticipando i tempi».

“Un progetto fallimentare “dell’assessore Samonà: martedì prossimo audizione con la Cultura siciliana e le Università

 

News - L'anfiteatro romano di Catania: il secondo più grande di Italia - La  Isla Bonita FM

 

Il rinvio dell’audizione della commissione Cultura all’Ars che g.12  avrebbe dovuto discutere della concessione in uso ai beni culturali della Regione Siciliana sia utile a convincere l’assessore Samonà che la sua idea della Carta di Catania così com’è non funziona e non è applicabile. Si pensi piuttosto a coinvolgere le associazioni e i soggetti che a vario titolo hanno a che fare con la gestione e la conservazione dei beni per un vero rilancio del nostro patrimonio culturale”.

Dichiarazione resa pubblica dai deputati regionali del Movimento 5 Stelle componenti della Commissione Cultura Formazione e Lavoro Giovanni Di Caro, Roberta Schillaci e Stefania Campo, che oggi all’Ars era stata convocata per trattare la concessione dei beni culturali appartenenti al patrimonio della Regione siciliana. L’audizione che è stata voluta dalle deputate Valentina Zafarana e Ketty Damante è stata rinviata a martedì prossimo con la richiesta dei parlamentari del M5S di audire tutti gli esponenti e i tecnici della cultura appartenenti alle associazioni e alle Università siciliane, che hanno espresso argomentate critiche e preoccupazioni sui reali rischi dell’applicazione del DA 74 del 30/11/2020.

Catania, si scava per scoprire i tesori nascosti nell'Anfiteatro romano -  la Repubblica

“L’assessore Samonà – spiegano i deputati – è la perfetta cartina al tornasole del governo Musumeci. Si incaponisce su un progetto fallimentare, lo porta avanti, non ascolta nessuno e sbaglia in autonomia, provocando però danni che pagano i siciliani. Ultimo in ordine di tempo è il decreto sulla Carta di Catania che a nostro avviso non è in linea con le disposizioni del Codice Urbani e creerebbe un grave precedente  nella gestione dei beni culturali siciliani oggi conservati nei depositi regionali. Aspettiamo in commissione tutti i soggetti coinvolti che oggi non erano stati convocati” – concludono i deputati.

Catania, Biblioteca Casa di quartiere : diffondere Cultura ed innovazione per una economia circolare

 

Biblioteca

 

Sono in scadenza i termini per inscriversi a tre corsi, gratuiti, di dizione, fotografia e scenografia, proposti nell’ambito del progetto “Biblioteca Casa di Quartiere. Cultura, Innovazione e Inclusione per una Economia Circolare”, finanziato con fondi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’accordo operativo per la realizzazione dei percorsi progettuali, messi a punto dalla direzione Cultura e dall’ufficio Sistema Bibliotecario- Film Commission, ha avviato l’iter dei corsi. Tutti i cittadini maggiorenni possono aderire, entro il 12 gennaio, per i moduli di fotografia e scenografia, il 18 gennaio, per il percorso di dizione, con richieste via email  nel sito del comune di Catania

Le modalità di svolgimento delle attività, con presenza in aula (nei locali della biblioteca Bellini di via Antonino di Sangiuliano 307), e online, saranno soggette alle misure e ai decreti riguardanti il contenimento del contagio da Covid 19. Il percorso formativo di dizione “L’Arte di dire con Arte”, affidato all’associazione Retablo, ha l’obiettivo di fornire una serie di strumenti, competenze e conoscenze esperienziali finalizzati allo sviluppo della potenzialità espressiva all’interno di contesti sociali e privati. La proposta è articolata in 2 moduli di 35 ore, sviluppati in 14 giornate ciascuno. Le lezioni avranno la durata di 2,5 ore. Il corso di fotografia, affidato all’Accademia di Belle Arti, ha una durata di 50 ore e si prefigge l’obiettivo di sviluppare nei partecipanti competenze sugli aspetti più significativi della fotografia digitale, attraverso percorsi di approfondimento di generi e autori di riferimento, aspetti tecnici e grammatica visiva. Le lezioni si terranno due giorni a settimana, per un totale di 6 ore settimanali, a partire da sabato 16 gennaio 2021, dalle ore 15 alle ore 18, e in un secondo giorno da concordare

. Il workshop sulla scenografia sostenibile, affidato anche questo all’Accademia di Belle Arti, è articolato in 90 ore complessive e ha l’obiettivo di sviluppare competenze in tema di scenografia quale strumento integrativo di rigenerazione urbana delle realtà territoriali del quartiere. Le lezioni si svolgeranno due giorni a settimana, per un totale di 6 ore settimanali, a partire da sabato 16 gennaio 2021, dalle ore 15 alle ore 18, e in un altro giorno da concordare. Il tema guida delle attività riguardanti i corsi di fotografia e scenografia sarà, in linea con la mission del progetto Mibact, il romanzo di Italo Calvino “Le città invisibili”.

Pompei, riaffiora un Termopolio intatto nei colori

VIDEO – Eccezionale ritrovamento Pompei: ecco il Termopolio della Regio V |  Bonvivre

 

Pompei:  un’altra notizia di importante scoperta durante scavi.           Oggi  riaffiora un Termopolio perfettamente conservato con l’immagine di una ninfa marina a cavallo e animali con colori talmente accesi da sembrare tridimensionali .

Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone, oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati al mondo in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa”, afferma il ministro per i Beni e per le Attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini.

 

Oltre a trattarsi di un’ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei, le possibilità di analisi di questo Termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un itero ambiente con metodologie e tecnologie all’avanguardia che stanno restituendo dati inediti”, dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale ad interim del Parco archeologico di Pompei. “All’opera è un team interdisciplinare composto da: antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo: alle analisi già effettuate in situ a Pompei saranno affiancate ulteriori analisi chimiche in laboratorio per comprendere i contenuti dei dolia (contenitori in terracotta)”.

L’impianto commerciale dove è riaffiorato il Termopolio era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici. Considerata l’eccezionalità delle decorazioni e al fine di restituire la completa configurazione del locale, ubicato nello slargo all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, si è deciso di estendere il progetto e di portare a termine lo scavo dell’intero ambiente in modo da proteggere con un restauro adeguato l’intero contesto.

Di fronte al Termopolio, nella piazzetta antistante, erano già emerse una cisterna, una fontana e una torre piezometrica per la distribuzione dell’acqua, dislocate a poca distanza dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento.

Le decorazioni del bancone – le prime emerse dallo scavo – presentano sul fronte l’immagine di una Nereide a cavallo in ambiente marino e, sul lato più corto, l’illustrazione probabilmente della stessa bottega alla stregua di un’insegna commerciale. Al momento dello scavo, il ritrovamento di anfore poste davanti al bancone rifletteva non a caso l’immagine dipinta.

In questa nuova fase di scavo sono emerse altre pregevoli scene di nature morte con rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale. Frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre germane esposte a testa in giù, pronte per essere preparate e consumate, un gallo e un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem.

Altro dato interessante è il rinvenimento di ossa umane, ritrovate parzialmente sconvolte a causa del passaggio di cunicoli realizzati in età moderna da scavatori clandestini in cerca di oggetti preziosi. Alcune sono di un individuo di almeno 50 anni che verosimilmente, al momento dell’arrivo della corrente piroclastica, era posizionato su un letto di cui restano tracce.

Altre ossa, ancora da indagare, sono di un altro individuo e sono state rinvenute all’interno di un grande dolio, forse qui riposte sempre dai primi scavatori. Inoltre nel Termopolio è stato rinvenuto diverso materiale da dispensa e da trasporto: nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche, un’olla di ceramica comune da mensa. Il piano pavimentale di tutto l’ambiente è costituito da uno strato di cocciopesto (rivestimento impermeabile composto da frammenti in terracotta), in cui in alcuni punti sono stati inseriti frammenti di marmi policromi (alabastro, portasanta, breccia verde e bardiglio).

I termopoli, dove si servivano bevande e cibi caldi, come indica il nome di origine greca, conservati in grandi dolia (giare) incassati nel bancone in muratura, erano molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (il pasto) fuori casa.

Regione Siciliana e Polo Museale troppo distanti dalle proposte dell’Ordine Architetti

I segreti di Palazzo d'Orleans: la stanza nascosta che smista le  comunicazioni

Nella foto l’interno di una stanza di Palazzo D’Orleans

“QUALITA’: DUE PASSI AVANTI E QUATTRO INDIETRO»

L’Ordine degli Architetti catanesi: «Dopo la brevissima stagione dei concorsi di progettazione, si torna al passato con affidamenti interni e bandi restrittivi»

«Due passi avanti e quattro indietro: avevamo intrapreso con la Regione Siciliana un percorso virtuoso, volto a valorizzare le professionalità in tema di architettura e paesaggismo, ma purtroppo dobbiamo ricrederci alla luce delle ultime scelte fatte in tema di opere pubbliche». Il presidente degli Architetti di Catania Alessandro Amaro fa riferimento a due questioni in particolare: il progetto di restyling dell’area a verde davanti Palazzo d’Orleans, al centro di numerose polemiche; e il nuovo polo museale che nascerà all’interno dell’ex ospedale Vittorio Emanuele di Catania, oggetto di un bando pubblicato proprio in questi giorni per “il restauro, la rifunzionalizzazione e l’allestimento” del padiglione che ospiterà il Museo dell’Etna.

«Nell’ultimo anno siamo riusciti a portare avanti la battaglia legata ai Concorsi di progettazione in due fasi – continua Amaro – che mette finalmente al centro il “progetto”, ampliando la platea dei partecipanti, riducendo i tempi burocratici e garantendo trasparenza nei processi d’affidamento. Basti pensare al Centro Direzionale della Regione Siciliana, che accoglierà tutti gli edifici dell’Amministrazione; e alla Cittadella Giudiziaria del capoluogo etneo, un’opera riuscita, nata da un iter condiviso, che rilancerà l’architettura contemporanea di qualità».

«Adesso invece torniamo indietro nel tempo, con l’affidamento dei progetti agli uffici interni dell’Ente e con bandi restrittivi che aprono le porte solo ai grandi studi, escludendo giovani e professionisti d’eccellenza. Nel primo caso – quello del “Giardino” voluto da Musumeci – con progetti superati che ci catapultano a 40 fa (palle in marmo, catene nere e fontane); nell’altro caso, invece, con un bando che solleva non poche perplessità per le sue “legittime” ma fin troppo specifiche e dettagliate richieste».

Per progettare il nuovo Museo dell’Etna, infatti, si richiede un architetto con Diploma di Specializzazione in Beni architettonici e del paesaggio, che in un solo mese (questo il tempo a disposizione) dovrà produrre 20 schede in formato A3 e 5 tavole in formato A1, un portfolio con curricula (di max 40 pagine!) e una descrizione tecnica illustrativa dettagliata (”azioni e soluzioni da rispettare, ridefinizione degli spazi, percorsi fluidi e avvincenti”), che dovrà praticamente contenere il progetto preliminare: «Requisiti che la stessa Regione non richiede per un analogo bando su Messina: la progettazione della “Cittadella della Cultura” (ex Complesso ospedaliero Regina Margherita)».

«Perché opere di grande valenza estetica e culturale devono finire nel tritacarne? Chiederemo ufficialmente di modificare le procedure – conclude Amaro – per rimettere al centro il progetto e non i progettisti sulla base di requisiti e fatturati. Credevamo fosse una questione ormai superata – già discussa e condivisa in diversi incontri – ma evidentemente non è così. “

I PARLAMENTARI DEL M5S ACCUSANO L’ASSESSORE SAMONA’ DI OPERARE “UN ATTENTATO AI BENI CULTURALI..”

Il giornalista Samonà nuovo assessore alla cultura in Sicilia

Nella foto l’assessore regionale Alberto Samonà

LA  SOPRINTENDENTE DI CATANIA, ROSALBA PANVINI, DOVREBBE INVECE FAR LAVORARE APPIENO I CATALOGATORI..”

 

Un decreto dell’assessore regionale ai beni culturali Alberto Samonà sotto i riflettori del Movimento 5 S che ne richiede il ritiro immediato. Esso viene definito “un attentato ai beni culturali appartenenti alla Regione Siciliana”.

Il decreto  ribattezzato “Carta di Catania”, autorizza Soprintendenze, Parchi archeologici, Musei, Gallerie e Biblioteche, a concedere in uso per la valorizzazione e la pubblica fruizione il cospicuo patrimonio in giacenza nei depositi.

I beni a cui si fa riferimento nella “Carta di Catania” sono quelli acquisiti per confisca, quelli donati o consegnati spontaneamente, quelli di più vecchia acquisizione per i quali sia stata smarrita la documentazione e, in generale, quelli deprivati di ogni riferimento al loro contesto di appartenenza.

Gli Istituti periferici della Regione dovranno ora provvedere alla formazione degli elenchi di beni, suddivisi per lotti omogenei in relazione alle caratteristiche storico-culturali o tipologiche. Per tale attività -riferisce il decreto di Alberto Samonà-si potrà anche fare ricorso a studenti universitari in discipline connesse alla conservazione dei beni culturali che opereranno in regime di tirocinio formativo.

Pensare – informano  i parlamentari 5 stelle – che la valorizzazione dei Beni culturali custoditi nei depositi  possa avvenire attraverso l’esposizione in luoghi pubblici o privati aperti al pubblico, previo il pagamento di un corrispettivo, è pura follia.  Chi ne curerà, ci chiediamo,  e con quali competenze, lo stato di conservazione e tutela?”.

Non solo   – continuano i deputati M5S – l’elenco delle opere da dare in concessione dovrebbe essere affidato, come sembra, alle mani e agli occhi, non certo esperti, di studenti universitari. Tutto ciò è assurdo.  La concessione in uso e il prestito sono già disciplinati dal codice Urbani, Samonà non deve farle altro che applicarlo e muoversi entro quel range. Punto”.

“Nessuno – concludono i deputati – è contrario alla valorizzazione dei depositi, che possono e devono essere valorizzati senza fare uscire le opere,  incentivando il loro ruolo di attrattore culturale per studiosi della cultura e dell’arte. Sarebbe utile far sì che venga finalmente catalogato tutto  ( e questo è compito dei Soprintendenti,in primis di quella etnea R.Panvini che, invece dovrebbe far lavorare appieno la fascia dei Catalogatori in servizio negli uffici di Catania e provincia   n.d.r.) e che le opere culturali vengano valorizzate non dandole in affitto a terzi ma rimpolpando le mostre e gli spazi espositivi esistenti ed, eventualmente, investendo nella realizzazione e nel recupero di nuovi spazi”.

 

Recuperati in mare dalla G. di Finanza resti di due scafi preziosi per l’Archeologia e la storia della navigazione

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Balzo in avanti della Archeologia marina per il recupero di materiale scientifico di prioritario interesse da parte dei Nuclei specializzati sul mare della Guardia di Finanza. Il Golfo di Follonica (GR) si rivela, ancora una volta,  prezioso custode di tesori archeologici.

Ricorderemo che, nel mese di giugno, i finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale di Livorno, in collaborazione con la Tenenza di Follonica che aveva svolto le preliminari attività infoinvestigative sfociate in un primo rinvenimento, intervenivano per effettuare un recupero di materiale archeologico nello spazio di mare antistante Follonica.

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Una successiva ricognizione del Nucleo Sommozzatori della Stazione Navale di Livorno consentiva così d’individuare i resti di un relitto navale, oltre a ulteriori reperti archeologici localizzati nelle immediate vicinanze.

La Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Siena Grosseto e Arezzo – diretta da Andrea Muzzi- informata delle operazioni in corso fin in prima battuta, nel contempo si attivava e, grazie a una proficua collaborazione con la Direzione Generale, otteneva così uno specifico finanziamento, su un capitolo di spesa dedicato espressamente alle indagini e attività finalizzate alla tutela delle aree e delle zone di interesse archeologico, che consentisse un più esteso intervento di scavo, conclusosi proprio in questi giorni.

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Le ricerche, condotte sul campo dagli archeologi della ASPS Servizi Archeologici e con il supporto dello stesso personale della Guardia di Finanza, con l’appoggio logistico del diving Feel Dive di Scarlino, hanno così evidenziato, nei pressi di una secca, la presenza di almeno due affondamenti navali, uno romano e uno più recente, avvenuti nello stesso punto a distanza di secoli. Nel corso delle operazioni sono stati così documentati i resti di due scafi e recuperato materiale archeologico di rilevante interesse per la storia della navigazione.

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La Guardia di Finanza- informano i vertici del Corpo –  con mirate attività ispettive nell’ambito delle specifiche prerogative istituzionali di polizia economico-finanziaria con la propria ramificata componente aeronavale e territoriale, rappresenta anche sul mare la forza di polizia di riferimento per il contrasto alle attività illecite, la tutela dell’ordine pubblico, la difesa dei beni collettivi e delle risorse marine nazionali e costiere, concorrendo in questo caso in funzione della conservazione del patrimonio archeologico, in sinergia con le autorità preposte.

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