MESSINA: VALORIZZARE ED ACQUISIRE FORTE SPURIA A GRANATARI

 

Sopralluogo dell’ assessore Enzo Caruso, con delega alla Valorizzazione del Sistema Fortificato,  presso Forte Spuria a Granatari, accompagnato dall’arch. Sabrina Pandolfo della Soprintendenza, finalizzato alla presa visione della struttura e degli spazi di pertinenza del Forte che l’Amministrazione comunale intende acquisire in concessione da parte dell’Agenzia del Demanio con l’obiettivo di riqualificarlo grazie anche alla collaborazione della Municipalità, della Proloco di Capo Peloro e delle Associazioni che insistono sul territorio.
“È un sito di straordinaria bellezza, – dichiara l’Assessore Caruso – posto a cavallo tra i due mari, ricco di storia e di potenzialità paesaggistiche. Facente parte del Sistema di difesa come ‘posto semaforico’, nel Forte c’era installata una stazione telegrafica, già attiva durante il decennio inglese e poi visitata nel 1906 da Guglielmo Marconi. Il sopralluogo è stato propedeutico al tavolo tecnico che, insieme all’Assessore Mondello, l’Amministrazione attiverà a breve con l’Agenzia del Demanio per l’acquisizione dei Forti non ancora valorizzati”.

NOTE STORICHE 
Posizionato a 98 metri sul livello del mare sull’omonima collina, nei pressi del cimitero di Granatari, il Forte Spuria sorge sui resti del Forte edificato dagli Inglesi nel periodo della loro occupazione 1806-1815. Inserito nel sistema ottocentesco di difesa dello Stretto, a differenza dei Forti Umbertini, non fu armato e svolse la sua funzione come posto semaforico e di segnalamento, insieme a Capo Spartivento, per il controllo dell’imboccatura nord dello Stretto. La sua attività figura già nell’elenco dei semafori del Regno d’Italia nel 1890.
Si componeva di una torre sopraelevata a due piani provvista di finestre orientate contenente al pianterreno il locale del diottrico e al piano superiore il locale “di scoperta”. Da sempre indicato sui portolani e sulle carte inglesi come “Semaforo”, nel 1903 vi si installò la 1^ Stazione Radiotelegrafica della Sicilia che venne visitata da Guglielmo Marconi l’8 dicembre 1906. Per la sua potenza di segnale, era in grado di comunicare con la stazione di Monte Mario a Roma. Rimase attivo fino agli anni ’70 alle dipendenze della Marina Militare.

Covid, da domani nei musei civici e biblioteche si entra solo con il “Green Pass”

Catania, cosa rende speciale Castello Ursino

Il Comune di Catania informa : “In ottemperanza alle disposizioni governative vigenti (DL n. 105 del 23 luglio 2021), da venerdì 6 agosto 2021 per accedere ai musei civici, alle mostre e alle Biblioteche comunali, è obbligatorio che i visitatori esibiscano il Green Pass corredato da un valido documento di identità. Le disposizioni non si applicano ai bambini di età inferiore ai 12 anni e ai soggetti con certificazione medica specifica.

Rimangono inoltre in vigore le prescrizioni di sicurezza anti-Covid: per l’ingresso è necessaria la misurazione della temperatura ed è obbligatorio indossare una mascherina.

All’inizio del percorso museale è inoltre posizionato dispenser di gel igienizzante, mentre le sale hanno una capienza contingentata nel rispetto della distanza fisica prevista per la sicurezza dei visitatori.

Analoghe disposizioni valgono per accedere alle Biblioteche comunali e a tutti i suoi servizi da venerdì è  obbligatorio esibire la Certificazione verde Covid-19 (Green Pass), in versione cartacea o digitale.
La verifica della validità del Green Pass sarà effettuata dagli operatori all’ingresso della biblioteca mediante scansione del QR code e chi non risulterà provvisto di un certificato valido non potrà accedere ai locali e ai servizi di front office, prestito, accesso a scaffale, consultazione, studio. Per la sola restituzione dei prestiti è attivo lo sportello per i rientri posto all’ingresso della biblioteca ( seconda porta a destra rispetto al cancello di ingresso) dove sarà possibile consegnare i materiali senza dover entrare e, quindi, senza l’obbligo di mostrare il Green Pass.

CALTAGIRONE, «UN LUOGO DI CULTO ECUMENICO» INSIEME SI VALORIZZA IL CIMITERO MONUMENTALE

Ultimato Concorso di idee lanciato da Ordine e Fondazione Architetti con il Comune

 

(Foto Press)

Al primo posto il progetto contemporaneo del pugliese Lorenzo Netti

Caltagirone –

«Un Luogo di culto ecumenico, sull’asse nord-sud della croce bizantina, in quel vuoto prospettico che evidenzia l’opera incompiuta nel cuore del Cimitero Monumentale di Caltagirone  – una città nella città, sia per la natura storica del Monumento, che per lo sviluppo urbanistico legato all’ampliamento delle aree cimiteriali. La sovrapposizione di tre competenze (opere cimiteriali, di arredo e restauro) intersecate per la natura stessa dell’opera richiesta, danno vita a un luogo di meditazione e contemplazione comune, dove si mescolano spazi di preghiera interreligiosa. Il tutto, utilizzando materiali ecosostenibili».

È il progetto dell’architetto pugliese Lorenzo Netti, a vincere con 100 voti il Concorso di idee lanciato dall’Ordine e dalla Fondazione degli Architetti della Provincia di Catania e dall’Amministrazione comunale di Caltagirone, per recuperare, valorizzare e completare un bene artistico-architettonico di indubbio valore, dichiarato monumento nazionale italiano: il Cimitero di Caltagirone. Il concorso patrocinato dalla Diocesi di Caltagirone, dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici e Ambientali di Catania, dall’Ordine degli Architetti di Bologna, dall’Ordine degli Ingegneri di Catania, da Ance Catania e da Chiesa Oggi, ha ultimato l’iter per realizzare uno spazio ecumenico senza specificità confessionali.

La giuria – presieduta dall’arch. Paolo Colonna (Studio Renzo Piano), e composta dalla soprintendente ai Beni Culturali di Catania Donatella Aprile, dal sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo, dai past president di Ordine e Fondazione Architetti Alessandro Amaro e Veronica Leone, dalla responsabile editoriale di Chiesa Oggi Caterina Parrello e dal critico d’architettura “the Plan” Francesco Pagliari – ha selezionato il progetto vincitore.

«Si conclude così un percorso che ha condotto a un’assegnazione di grande prestigio – ha commentato Sebastian Carlo  Greco, neo presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Catania – Abbiamo creduto molto in questa iniziativa, sollecitati dalle associazioni locali, questo dimostra come, facendo rete tra tutti gli attori territoriali coinvolti nel processo, si possano produrre e realizzare progetti di valore. Ne traggo un auspicio per altre iniziative che possano investire la Città metropolitana di Catania e tutta la provincia. Il Concorso di idee – che permette una partecipazione dal basso alla comunità dei progettisti – può fare da apripista, certamente sta alle istituzioni trovare poi il modo per realizzare le idee. Attraverso la ricerca progettuale a trarne beneficio sono la cultura e la qualità dell’opera».

«Il metodo dei Concorsi come procedimento di scelta è quello che riteniamo migliore in assoluto, perché si ha la comparazione tra progetti dando spazio alle idee – ha spiegato Eleonora Bonanno, presidente della Fondazione dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Catania e RUP (Responsabile del Procedimento unico) – Il progetto che ha vinto coglie in pieno l’obiettivo del Concorso, che era quello di immaginare un luogo che raccogliesse tutte le religioni in un afflato comune. Lo spazio ecumenico si inserisce in un contesto storico particolare, con discrezione e con una forma ben definita e ben delineata, sono dunque concorde con il giudizio della giuria. L’auspicio è che l’Amministrazione comunale di Caltagirone possa sposare il progetto, impegnandosi nella sua realizzazione».

La gran parte dei reperti archeologici è venduta all’estero dalla Puglia e dalla Basilicata

IL MONITORAGGIO DEI CARABINIERI HA PERMESSO IL RECUPERO DI 1181 REPERTI ARCHEOLOGICI DEL IV-II SEC.a.c..

Un anno di indagini sulle opere d'arte rubate: 53 persone denunciate, ma 8  nuovi colpi messi a segno - Il Secolo XIX
Foto Archivio Sud Libertà
Il Nucleo Carabinieri TPC di Bari, nell’ambito delle numerosissime attività investigative avviate sui territori di Puglia e Basilicata e spesso conclusesi in altre regioni italiane o all’estero, ha restituito nel 2020, al patrimonio culturale nazionale, beni archeologici, antiquariali e di arte contemporanea che rischiavano di essere definitivamente dispersi. Le attività delinquenziali connesse ai beni culturali, infatti, hanno sì risentito della crisi pandemica, ma hanno trovato un florido sbocco nel commercio illecito a mezzo e-commerce.    
Sotto l’aspetto repressivo, le investigazioni a contrasto delle aggressioni al patrimonio culturale pugliese e lucano concluse lo scorso anno, hanno consentito il deferimento all’Autorità Giudiziaria di 90 persone per i reati di ricettazione, violazioni in materia di ricerche archeologiche, detenzione di materiale archeologico, contraffazione di opere d’arte, violazioni in danno del paesaggio ed altre tipologie di reati previste dal Codice dei beni Culturali e del paesaggio e dal Codice Penale. 
28 sono state le perquisizioni domiciliari e locali eseguite a seguito degli esiti investigativi delle indagini.
Nell’arco dei dodici mesi sono stati complessivamente sequestrati 1.329 beni (contro i 531 del 2019), di cui 126 di tipo antiquariale, archivistico e librario, 19 reperti paleontologici, 1.181 reperti archeologici e 3 opere d’arte contraffatte, per un valore economico stimato in € 1.530.000 per i beni autentici e di € 7.000 per quelli contraffatti, qualora immessi sul mercato come originali. 
Particolare impulso è stato dato alla tutela delle aree archeologiche. Infatti, il fenomeno che ancora oggi minaccia maggiormente il patrimonio culturale in Puglia e in Basilicata è sicuramente lo scavo clandestino che alimenta un traffico di importanti proporzioni, intorno al quale ruotano enormi interessi economici e commerciali.
E’ da queste due regioni, del resto, che gran parte dei reperti archeologici nazionali (spesso di inestimabile valore storico-culturale) vengono illecitamente trasferiti e venduti all’estero. In tale quadro, nel 2020, sono state adottate misure tese all’identificazione sia dei diretti responsabili degli scavi clandestini che dei fruitori dei beni archeologici estirpati dal territorio. Le molteplici iniziative investigative hanno consentito il deferimento all’Autorità Giudiziaria di 6 persone per lo specifico reato di scavo clandestino.
L’attento monitoraggio di siti e-commerce ormai divenuti, come detto, canale preferenziale per la compravendita di arte, ha permesso il recupero di 1.181 reperti archeologici databili IV- II sec. a.C. dei quali 871 monete di natura archeologica e il contestuale deferimento all’Autorità Giudiziaria di 66 persone per impossessamento e detenzione illecita di beni culturali appartenenti allo Stato.  

Interrogazione/denuncia del M5S sulla Timpa contro la Soprintendenza etnea per “aver rilasciato pareri incoerenti con l’assetto storico urbanistico dell’ambiente

 

Timpa di Leucatia a Catania , Ciancio e Bonaccorsi (M5S): “Fare luce sui pareri rilasciati dalla soprintendenza”

Foto M5S

Lavori Timpa di Leucatia a Catania, occorre fare  massima chiarezza sui permessi rilasciati dalla Soprintendenza di Catania”.

 

 La deputata regionale M5S Giannina Ciancio e il consigliere comunale M5S di Catania, Graziano Bonaccorsi hanno reso noto un quesito sulla Timpa e pareri – di dubbia credibilità- e difformità della Soprintendenza di Catania

“Sulla notizia – di lavori di edificazione sulla Timpa di Leucatia a Catania, vogliamo la massima chiarezza.  La zona della Timpa di Leucatia  era già stata oggetto di lavori di sbancamento terra, nel 2009, poi bloccati dalla magistratura grazie ad un esposto di Legambiente. Nel 2021 le ruspe sono tornate in azione e stanno modificando visibilmente il profilo della collina di Leucatia”. 

 “Parliamo – afferma l’esponente Ciancio – di un’area di grande interesse paesaggistico, naturalistico e archeologico, all’interno della quale troviamo diversi reperti archeologici, bunker della Seconda guerra mondiale, oltre che colate laviche, sorgenti e un bosco”. 

Ciancio ha presentato  un’interrogazione all’Assessore regionale dei Beni Culturali per chiedere chiarimenti “in merito alla ormai strana tendenza di autorizzare, a Catania,  opere cementizie in zone della città, dal centro storico alle periferie, dove ciò sembra a dir poco in contrasto rispetto al contesto paesaggistico, urbanistico e ambientale”. 

“Siamo venuti a conoscenza,  –  di almeno due diversi permessi di costruire sulla zona e per questo abbiamo inviato un’apposita richiesta di accesso atti alla Soprintendenza di Catania. Ci sono anche altre opere in fase di realizzazione e di progettazione, ad esempio in via Scuto-Costarelli o a Ognina, per le quali occorre fare chiarezza, perché dai documenti in nostro possesso risultano incoerenti con l’assetto storico e urbanistico dell’ambiente nel quale verranno realizzate”.

Sulla vicenda interviene anche Graziano Bonaccorsi, componente della commissione urbanistica del Comune, che ha più volte sollevato in commissione i suoi dubbi sui lavori in corso. “Considerati i vincoli e le vicenda giudiziaria che  ha  bloccato i lavori nel 2009 – dice Bonaccorsi- ritengo incomprensibile l’iter per il rilascio delle autorizzazioni e dei pareri che hanno permesso i lavori nella Timpa, ma soprattutto, curioso il fatto che alcuni bunker della seconda guerra e la tomba Romana siano stati accatastati come ‘collabente’, ovvero rudere a rischio crollo o demolizione. Com’è possibile? Per questo ho presentato una richiesta di accesso agli atti al Comune e rimango in attesa di riscontro”.

Catania, riaprono oggi -finalmente – i musei e siti culturali del Comune

giapponesi

Con il ritorno della Sicilia in “zona gialla”, hanno riaperto al pubblico i musei e siti culturali del Comune chiusi da due mesi quale misura precauzionale anticovid per l’isola. La prima a presentarsi al botteghino di Castello Ursino, stamattina, -informa il Comune – poco dopo le 10,00 è stata una coppia americana che ha visitato le splendide sale del maniero federiciano e le esposizioni del museo civico. “La ripartenza della Cultura è segnale importante di ritorno alla normalità -hanno detto il sindaco Salvo Pogliese e l’assessore Barbara Mirabella-.

I servizi e i siti culturali aperti e attivi sono la cifra identitaria di una comunità cittadina. Il 2021 sarà l’anno del rilancio della nostra rete museale con l’affidamento esterno della gestione dei servizi che nei prossimi giorni approderà in consiglio comunale per allinearci finalmente alle altre grandi città italiane. Ma novità importanti ci saranno anche per il Museo Belliniano che cambierà volto con l’apertura di una galleria virtuale permanente, la prima del suo genere per Catania. Una cultura che si rilancia è il segno di una città che sta tornando a vivere e sprigionare energia malgrado questa terribile pandemia”. Gli orari di fruizione dei musei sono articolati dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi, secondo le modalità previste dalle norme anti-Covid. Questo il calendario: Museo civico di Castello Ursino, Palazzo della Cultura, Galleria d’Arte Moderna, Chiesa monumentale San Nicolò L’Arena e percorso canale di gronda: dalle ore 9 alle ore 19; Mediateca comunale di via Antonino di Sangiuliano, dalle 8,30 alle 13,30; Biblioteca Bellini di via Passo Gravina, dalle ore 8,30 alle ore 19,15; Archivio Storico Comunale, dalle ore 9 alle ore 13. Le visite della Cripta di Sant’Euplio sono organizzate su richiesta. I Musei Belliniano ed Emilio Greco resteranno temporaneamente chiusi al pubblico, per i lavori di ristrutturazione del Palazzo Gravina Cruyllas che diede i natali al Cigno catanese.

IL POTERE-E LA CASTA – DEI BENI CULTURALI DELLA REGIONE SICILIA CONGELO’ “QUEL CONCORSO DEL 2000”

Risultato immagini per immagine di ritardi uffici e p.a.

 

Il prossimo 31 marzo  gli ultimi 34 vincitori del concorso dei Beni culturali indetto nel 2000, a ridosso della legge che modificava l’ordinamento delle qualifiche – da dirigente il laureato ingegnere, architetto, eccetera entrava alla Regione come Funzionario direttivo nella posizione di D1  (livello)  defineranno gli atti dell’assunzione e la loro assegnazione all’Ufficio competente dell’assessorato. Il concorso è quello di assistente tecnico restauratore. Si tratta in realtà di 19 selezioni con in palio 97 posti.

Ricorderemo che le domande arrivate a Palazzo d’Orleans furono 600 mila e già i dirigenti in servizio diedero prova della loro incompetenza  e del loro allineamento alla casta che non gradiva l’ingresso dei nuovi laureati e specializzati – 390 posti figuravano come dirigente tecnico -nelle file del Dipartimento ai beni culturali.   L’organizzatore del concorso ,prescelto per il funzionamento del concorso-caos  riporta il nome di G.Angileri.  Un dirigente -capo servizio personale- nominato e consolidato successivamente nel suo ruolo ad hoc dal dirigente generale Gesualdo Campo.  Chi non obbediva a Campo, comandante generale del Dipartimento, veniva oscurato, riceveva incarichi marginali, privato di ogni autorevolezza,anche mobbizzato per incarichi sgraditi fuori residenza  che il direttore aveva il potere di decretare.   Non sfugge alle sirene suonatrici del successo carriera nei beni culturali  il dirigente Angileri.   Dal 2000 al 2011 il passo è breve- perchè intervenne il blocco assunzioni.   Poi altro mistero ,o follia dei beni culturali . Il  concorso che mise in palio 365 posti di figure quali bibliotecario, aiutoblibliotecario, e figure tecniche, fu congelato. Annullato poi  per sei selezioni nel 2015. 

Si apprende anche di una  richiesta di risarcimento da 560mila euro avanzata alla Regione dalla Corte dei Conti della Sicilia. Adesso è stata sollecitata dagli interessati l’adozione di una deliberazione di giunta regionale per “cancellare” quella stortura -topica della Regione che nessuno-tantomeno i sindacati fantasma rappresentativi della Regione incapaci e non “avvezzi” a denunciare le disfunzioni derivante da tali problematiche che tanto fastidio davano anche al personale laureato di ruolo in servizio

La Presidenza-Funzione pubblica rivela anche i settori in cui verranno assunti, salvo parere contrario dei dirigenti generali: 14 al dipartimento dei beni culturali, 5 all’Ufficio speciale per la progettazione, 5 per il dipartimento delle finanze e del credito, 8 al dipartimento dell’ambiente e 2 al dipartimento Istruzione università e diritto allo studio.

 

Di interesse storico 23 armi consegnate dal Commissariato Borgo-Ognina alla Soprintendenza di Catania

 

Inserire testo che descrive l'immagine quando questa viene inserita

L’ASSESSORE SAMONÁ: “LE SOPRINTENDENZE IMPEGNATE GIORNALMENTE IN INIZIATIVE DI RICONOSCIMENTO DEL VALORE STORICO DEI BENI

Il Commissariato di Polizia di Borgo-Ognina   ha consegnato alla Soprintendenza etnea 23 armi tra cui pistole, fucili e spade di valore storico ..
Le armi, consegnate alla Polizia da privati cittadini per la rottamazione, sono state esaminate dagli esperti della Soprintendenza di Catania che le ha valutate di interesse storico. Tra i reperti, anche una spada risalente al Regno delle Due Sicilie.

In virtù del Codice dei Beni Culturali l’amministrazione regionale, attraverso le proprie Soprintendenze, effettua un controllo tecnico sui beni di rilevanza storico-artistica per verificarne il valore e apporre l’eventuale vincolo di tutela. Quest’a verifica avviene anche sulle armi che vengono consegnate dai singoli cittadini ai Commissariati di Polizia della Sicilia per la rottamazione. È grazie a quest’attività di perizia, affidata ai nostri esperti, – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – che siamo riusciti a sottrarre numerose armi dalla rottamazione e ad acquisire al patrimonio della Regione preziose testimonianze storico-artistiche che ci aiutano a ricostruire e comprendere meglio momenti e situazioni storiche che hanno avuto come teatro la Sicilia. Si tratta di un’azione di salvaguardia del patrimonio mobile svolta con costanza e quotidianità, sulla quale il Governo Musumeci è costantemente impegnato e rispetto al quale  – aggiunge l’assessore Samonà – si valuterà con i Soprintendenti della Sicilia la possibilità di programmare esposizioni e iniziative che possano mettere in luce il singolare materiale acquisito”.

Ogni giorno privati cittadini consegnano ai Commissariati di Polizia della Sicilia armi, spesso rinvenute in abitazioni o ereditate. “È grazie alla collaborazione costante tra Forze dell’Ordine e Soprintendenze che preziosi cimeli sono stati sottratti alla rottamazione e sono entrati a far parte del patrimonio regionale. Oltre alle armi sono tante le testimonianze relative al periodo bellico tutelate dalla Soprintendenza di Catania; tra queste una ricca e interessante collezione di ex voto pittorici riguardanti episodi drammatici della Seconda Guerra mondiale che è custodita presso il santuario di Trecastagni“.

NGEGNERIA PER L’ARCHEOLOGIA, TRA PASSATO E FUTURO: NUOVE TECNOLOGIE PER RIQUALIFICARE LA STORIA DELLA CITTÀ

Catania, istituzioni e professionisti per la valorizzazione del patrimonio culturale

 

Primo incontro per la presentazione delle attività del progetto MUR “Proof of Concept” TeCHNIC. Presente al webinar il ministro Gaetano Manfredi

 

CATANIA –

 Gestione e valorizzazione del patrimonio culturale del capoluogo etneo attraverso nuove soluzioni tecniche e una piattaforma informatica dedicata. È quanto discusso nel corso del workshop “Catania: la città antica e quella del futuro”, che si è svolto online questa mattina (20 gennaio): un confronto fra tutte le parti interessate, istituzioni e professionisti.

L’evento, organizzato dal gruppo del Cnr Ispc di Catania – coordinato da Daniele Malfitana – in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri e la Fondazione degli Ingegneri di Catania, è nato per presentare i primi risultati del progetto “Proof of Concept” TeCHNIC – Tools for Cultural heritage Management in Urban Context, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca.

Un lavoro sinergico finalizzato a dar vita alle città “morte”, affiancando i metodi tradizionali di salvaguardia e valorizzazione dei Beni a quelli moderni, con l’obiettivo di contribuire alla trasformazione urbana e culturale. «Si tratta di avviare un progetto che abbia un approccio innovativo e che veda la stretta collaborazione tra alta formazione e istituzioni – ha esordito il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi – Questo darebbe vita a una nuova forma di imprenditorialità: quella creativa, contribuendo alla crescita sociale ed economica del Paese».

Un cambiamento di rotta con nuove «opportunità per i giovani e un’innovazione della visione urbana. Un’evoluzione che vedrebbe il sistema universitario trainante e vera risorsa, soprattutto in quei territori dove il tessuto imprenditoriale è in grande difficoltà. Stiamo vivendo un momento critico, anche a livello europeo, ma stando insieme, mettendo da parte l’individualismo e dando spazio alla contaminazione culturale, è possibile guardare con fiducia al futuro», ha aggiunto Manfredi.

Una riflessione condivisa dal rettore dell’Ateneo Francesco Priolo, dalla direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche UniCT Marina Paino e da quella dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR Costanza Miliani. Tutti i partecipanti hanno infatti sottolineato che solo attraverso la pluralità delle competenze – al di là di steccati disciplinari – si raggiungono grandi risultati. Le crisi sono occasione per rimodularsi e cogliere nuove opportunità: ricerca e formazione sono le chiavi per superare le criticità. In quest’ottica, Università e Istituzioni devono fare da traino per rilanciare il patrimonio culturale e dare slancio all’economia.

«Grazie al sostegno del Consiglio Nazionale di Ricerca abbiamo dato vita a un progetto che mette a disposizione nuovi strumenti per avviare un percorso di rigenerazione urbana e di riutilizzo degli spazi – ha sottolineato il sindaco della città etnea Salvo Pogliese – Il risultato di quest’iniziativa sarà una piattaforma informatica che verrà utilizzata per gestire il patrimonio culturale e migliorare l’archiviazione delle informazioni e dei dati. Speriamo possa essere il preludio di una continua, proficua e stretta collaborazione, mettendo da parte l’individualismo che fino a oggi ha rappresentato un ostacolo nella riqualificazione urbana». «Il lavoro di ricerca avviato in sinergia ha focalizzato l’attenzione su via Crociferi, patrimonio Unesco e autentico museo a cielo aperto – hanno commentato l’assessore ai Beni Culturali di Catania Barbara Mirabella e la direttrice del Parco Archeologico di Catania Gioconda Lamagna – Un progetto esaltante che speriamo presto di completare con il museo egizio, ultimando il percorso di riqualificazione iniziato nel 1987. Tassello finale sarà l’apertura al pubblico di una struttura ipogea che consentirà di ammirare la stratificazione della città attraverso un viaggio nella storia federiciana, greca, romana e barocca di questo pezzo della nostra città. Una “rinascita” possibile solo attraverso la collaborazione di tutti gli attori».

E in quest’ottica sinergica gioca un ruolo fondamentale l’ingegneria, «che attraverso interventi tecnici può essere di grande supporto per la valorizzazione dei beni archeologici, dando un grande contributo nel processo di crescita economica della città e aprendo nuovi sbocchi professionali – ha affermato il segretario dell’Ordine degli Ingegneri Giuseppe Marano, che ha portato i saluti del presidente Giuseppe Platania e di tutto il Consiglio – e può essere preziosa attraverso l’information technology e la digitalizzazione del patrimonio culturale. L’intervento di rigenerazione urbana, e quindi il progetto della città del futuro, non può prescindere dalla conoscenza della storia, del passato e dalle preesistenze culturali che sono la forza di un territorio e a maggior ragione del nostro: dobbiamo lavorare come in questo caso per cogliere e valorizzare questa opportunità». A questa riflessione, il presidente della Fondazione Mauro Scaccianoce ha aggiunto: «Molteplici i punti di contatto tra ingegneria e archeologia, resa più sicura e fruibile grazie alle nuove tecnologie edilizie e strutturali, che arrestano il percorso di degrado dei materiali. Inoltre, le nuove frontiere dell’ingegneria riguardanti le tecniche multimediali possono aprire a nuovi modelli comunicativi per far conoscere il nostro patrimonio».

«Il nostro ruolo – ha proseguito Scaccianoce – è fondamentale anche dal punto di vista della formazione, spalancando le porte a nuovi orizzonti professionali. Oggi alcune figure si affievoliscono, mentre altre entrano di prepotenza nel mercato. Più del 65% dei ragazzi che frequenta la scuola sarò occupato in qualcosa che ancora non esiste. Il nostro obiettivo è di essere precursori in questo, anticipando i tempi».

“Un progetto fallimentare “dell’assessore Samonà: martedì prossimo audizione con la Cultura siciliana e le Università

 

News - L'anfiteatro romano di Catania: il secondo più grande di Italia - La  Isla Bonita FM

 

Il rinvio dell’audizione della commissione Cultura all’Ars che g.12  avrebbe dovuto discutere della concessione in uso ai beni culturali della Regione Siciliana sia utile a convincere l’assessore Samonà che la sua idea della Carta di Catania così com’è non funziona e non è applicabile. Si pensi piuttosto a coinvolgere le associazioni e i soggetti che a vario titolo hanno a che fare con la gestione e la conservazione dei beni per un vero rilancio del nostro patrimonio culturale”.

Dichiarazione resa pubblica dai deputati regionali del Movimento 5 Stelle componenti della Commissione Cultura Formazione e Lavoro Giovanni Di Caro, Roberta Schillaci e Stefania Campo, che oggi all’Ars era stata convocata per trattare la concessione dei beni culturali appartenenti al patrimonio della Regione siciliana. L’audizione che è stata voluta dalle deputate Valentina Zafarana e Ketty Damante è stata rinviata a martedì prossimo con la richiesta dei parlamentari del M5S di audire tutti gli esponenti e i tecnici della cultura appartenenti alle associazioni e alle Università siciliane, che hanno espresso argomentate critiche e preoccupazioni sui reali rischi dell’applicazione del DA 74 del 30/11/2020.

Catania, si scava per scoprire i tesori nascosti nell'Anfiteatro romano -  la Repubblica

“L’assessore Samonà – spiegano i deputati – è la perfetta cartina al tornasole del governo Musumeci. Si incaponisce su un progetto fallimentare, lo porta avanti, non ascolta nessuno e sbaglia in autonomia, provocando però danni che pagano i siciliani. Ultimo in ordine di tempo è il decreto sulla Carta di Catania che a nostro avviso non è in linea con le disposizioni del Codice Urbani e creerebbe un grave precedente  nella gestione dei beni culturali siciliani oggi conservati nei depositi regionali. Aspettiamo in commissione tutti i soggetti coinvolti che oggi non erano stati convocati” – concludono i deputati.

Translate »