Caso Andrea delmastro e le chat negate alla Procura, dopo l’approvazione” è bagarre in Aula, le bende sugli occhi dei parlamentari dell’opposizione

 

 

Che pasticcio Andrea Delmastro.  Difeso dalla sua compagine, con 206 voti a favore e 133 contrari la Camera ha approvato la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che ha respinto la richiesta di autorizzazione all’accesso alle chat che chiamano in causa l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Dopo il voto, i deputati del M5S hanno protestato e sono andati sotto i banchi della maggioranza con il telefono in mano.

La protesta dei deputati M5S - (fermo immagine)

Il voto è stato preceduto dal dibattito duro e serrato tra banchi della maggioranza e dell’opposizione. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, nella dichiarazione di voto    così si è espresso :”Quello che voi chiedete è farina del vostro sacco o è farina dei mafiosi che avete incontrato quando siete andati a trovare Cospito al 41 bis? È farina vostra o è farina loro? Voi avete messo Andrea Delmastro Delle Vedove nel mirino da quando ha rivelato quello che voi avete fatto con Cospito”……..

“Proprio per quello che capitò ad Andrea Delmastro -ha aggiunto l’esponente di Fdi- i mafiosi hanno detto che Andrea Delmastro andava fatto saltare in aria. Onorevole Schlein vedete la differenza? Andrea Delmastro Delle Vedove, per aver inconsapevolmente e incolpevolmente aver incontrato dei mafiosi che non erano ancora condannati a titolo definitivo e non erano mafiosi si è dimesso e ha chiesto scusa, i suoi parlamentari, che sono andati a trovare dei mafiosi al 41 bis già condannati non hanno mai chiesto scusa e lei non li ha mai fatti dimettere. Perchè non chiedete le chat delle amministrazioni di Castellammare, di Torre Annunziata sciolte per mafia, di Portici, di Ercolano sotto ispezione, amministrazioni per le quali voi avete chiesto il voto, voi avete garantito il voto e avete fatto eleggere i camorristi?”…..

Nella foto il deputato Andrea Del mastro Delle vedove
Elly Schlein, segretaria del Pd,rivolge una richiesta:””Vi chiediamo di non impedire la ricerca della verità su un processo per fatti connessi alle mafie altrimenti non vogliamo mai più sentirvi nominare Paolo Borsellino e dire che sarebbe stato un ministro di questo governo, perché la memoria dei servitori dello Stato che hanno sacrificato la vita nel contrasto alle mafie appartiene a tutti, appartiene alla Costituzione e oggi suggerirebbe di votare tutti insieme per far fare il proprio lavoro ai magistrati che contrastano le mafie”, …

Giuseppe Conte, leader M5S, in aula alla Camera incalza:

“Lo diciamo umilmente, ma con fermezza: smettetela di invocare Paolo Borsellino è insopportabile. Smettetela di richiamarvi alle sue idee e smettetela anche di riempirvi la bocca del concetto che la sovranità appartiene al popolo, perché il popolo si è espresso con 15 milioni di voti e vi hanno detto basta a fare riforme per tutelare la vostra casta”, ha detto Giuseppe Conte, leader M5S, in aula alla Camera.

“No comment” del Procuratore di Roma Francesco Lo Voi

Un “no comment” arriva dal Procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi dopo il voto della Camera. Nei giorni scorsi Lo Voi aveva inviato una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana, dopo che il difensore di Mauro Caroccia aveva depositato in procura una memoria con le chat tra l’ex sottosegretario e il suo assistito, indagato per il caso della Bisteccheria d’Italia che sta già scontando una condanna definitiva per intestazione fittizia dei beni, chiedendone l’acquisizione. Dopo uno slittamento di alcuni giorni oggi l’Aula si è pronunciata.

Mattarella, salvaguardare il futuro con i valori della libertà,della giustizia, della democrazia

 

 

 

 

Roma

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 46esimo anniversario della strage di Bologna si è così espresso:.

“Il segno profondo impresso dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani. Il dolore infinito per tante vittime inermi, donne, uomini, bambini; la commozione per lo strazio e i patimenti dei familiari; lo sgomento per la distruzione portata nel centro della vita civile della città e dell’intera nazione si rinnovano oggi, come in ogni giorno di ricorrenza. E’ una consapevolezza che riguarda la nostra comunità, i giovani anzitutto. E rilancia l’impegno a salvaguardare il futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia. I valori che la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere”.

“Quell’impegno, quella solidarietà che Bologna e l’Italia intera seppero offrire per impedire che gli assassini e i loro complici riuscissero nell’intento di sovvertire i principi costituzionali, colpire la convivenza e le conquiste sociali – ha aggiunto -. Il popolo italiano li ha sconfitti nella gravosa ricerca della verità. La Repubblica è grata ai magistrati e agli uomini delle istituzioni che, con il loro lavoro, si sono dimostrati più forti dei tentativi di depistaggio e ai familiari delle vittime per il loro appassionato impegno per la verità. Fare giustizia è vittoria della democrazia”—-.

 

 

Mattarella alla commemorazione del giudice Rocco Chinnici

 

Il Presidente Sergio Mattarella con Giovanni Melillo, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, e i sostituti procuratore nazionale, poco prima della cerimonia commemorativa del Consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, Rocco Chinnici

 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto alla cerimonia commemorativa del Consigliere istruttore del Tribunale di Palermo Rocco Chinnici, assassinato dalla mafia il 29 luglio del 1983 davanti alla sua abitazione a Palermo. Nell’attentato persero la vita anche i Carabinieri della scorta, il Maresciallo Mario Trapassi e l’Appuntato Salvatore Bartolotta, e Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile.

Nel corso della commemorazione, che si è svolta a Roma presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, hanno preso la parola: Giovanni Melillo, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo; Giuseppe Di Lello Finuoli, politico e magistrato; Rev. Padre Nino Fasullo, padre redentorista e fondatore della rivista “Segno”.

 

Incendi, Mattarella “Profondamente rattristato per la morte del Vigile del Fuoco in Sicilia Esprimo cordoglio”

 

 

 

Roma

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Prefetto Attilio Visconti, si è così espresso.. 

Ho appreso la notizia del decesso del Capo Reparto dei Vigili del Fuoco Alessandro Marchi, durante operazioni di spegnimento di un incendio di vegetazione – provincia di Caltanissetta. Profondamente rattristato, esprimo a Lei e al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco la mia solidale vicinanza, pregandola di far pervenire ai familiari le espressioni di commossa partecipazione al loro cordoglio”.

 

Caso Andrea Delmastro, la Giunta della Camera nega alla Procura di Roma di acquisire le chat con il ristoratore Carroccia condannato anche per mafia

 

Roma  –

La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha detto no alla richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia di beni, con l’aggravante dell’associazione mafiosa.

Il centrodestra ha votato a favore della proposta del relatore del testo, Pietro Pittalis di Forza Italia, negando l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza. Il centrosinistra ha votato contro. Dopo il parere  negativo della giunta la questione passa all’Aula di Montecitorio per il voto definitivo.

Non è finita, si promette battaglia per far emergere la verità .Nell’altro ramo del Parlamento, in Senato, gli esponenti del M5S hanno occupato i banchi del Governo per protesta, esponendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”.

PRESIDENTE MATTARELLA,SUL CASO ROGGERO – ASSASSINO DI RAPINATORI CON PISTOLA DI PLASTICA -NON SI LASCI TENTARE: CONSERVI LA SUA OBIETTIVITA’ ED ONESTA’

 

 

 

di     R.LANZA

 

Roma

 Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,.comunica il Quirinale- ha convocato  nel pomeriggio al Quirinale il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, “per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del Ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006″.

In precedenza il Ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della Grazia in favore di Mario Roggero

Osserviamo: il Ministro Nordio conosce la legge e la Giurisprudenza. Quindi sa pure dove arrivano i poteri di un ministro della Giustizia.La sua discesa in campo mettendo in dubbio la credibilità professionale dei  colleghi magistrati che nei tre gradi  di giudizio hanno confermato la condanna del gioielliere assassino, significa una presa di posizione del Ministro Nordio come persona e come politico oltre che come rappresentante della destra che lascia riflettere sulla “obiettività” del ministro oltre che sulla onestà intellettuale.       

Non c’è più rispetto per la vita delle persone. Che siano giovani rapinatori – con la pistola di plastica- o  delle persone perbene non importa più. Si può uccidere financo alla schiena senza pietà alcuna e pure dare calci al cadavere crivellato di colpi.      E poi  dopo il dignitoso lavoro dei magistrati – che hanno respinto  “il vento favorevole all’imputato Roggero”, confermando una condanna equa, ecco spuntare dal cilindro dei rappresentanti governativi italiani idee come la richiesta di grazia ad  un volgare assassino che ,nei momenti difficili della vita, non è riuscito a mantenere la calma e un pò di giudizio sparando all’impazzata  alle spalle dei giovani rapinatori disarmati.  Dulcis in fundo, tutti abbiamo visto in video e in Tv il Roggero dare infatti  calci  al viso al giovane rapinatore steso a terra.

E si  ha il coraggio di parlare di grazia?       Se il Presidente della Repubblica Mattarella dovesse per magia avviare davvero l’istruttoria per concedere la grazia a questo assassino,allora l’Italia avrà davvero toccato il fondo, saremmo visti all’estero come una comunità di “bestie immonde”, di cambiare le sentenze dei Magistrati secondo l’orientamento politico vigente.

No, Mattarella , conserva quella onestà ed obiettività che ti hanno sempre distinto e caratterizzato finora come tra i migliori Presidenti che l’Italia abbia mai avuto

Disco verde della Camera alla legge elettorale con 217 sì, il testo passa al Senato Polemiche infinite delle opposizioni:Interessi personali dei leader della destra

 

 

Roma –

La Camera ha approvato la riforma della nuova legge elettorale con 217 voti a favore, 152 contro e 2 astenuti (il voto è stato a scrutinio segreto). Il risultato è stato accolto da un applauso della maggioranza. Il provvedimento passa ora al Senato per la seconda lettura.

La riforma prevede un premio di maggioranza per la coalizione o la lista, che supera il 42% dei consensi (ovvero 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori). In caso di mancato raggiungimento della soglia, i seggi verranno poi assegnati in misura proporzionale.

Sulla scheda elettorale sarà indicato il candidato premier e non figureranno le preferenze: sul tema, non è stato bocciato – per un solo voto di scarto – un emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc. Polemiche infinite da parte delle opposizioni  che accusano la destra di dare priorità a “interessi personali” della leader presidente del Consiglio”

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Legge elettorale: Con 214 voti contrari, 143 favorevoli e tre astenuti, la Camera ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni.

 

 

Roma –

Richiesta delle opposizioni :la proposta di legge sulla riforma elettorale sia votata integralmente a scrutinio segreto.

La richiesta, avanzata dai presidenti dei gruppi parlamentari del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Braga, Riccardo Ricciardi e Luana Zanella, riguarda tutti gli emendamenti, gli articoli e il voto finale sul provvedimento. Nella lettera inviata a Fontana, i capigruppo richiamano gli articoli 51, comma 3, e 49, comma 1, del Regolamento della Camera, chiedendo che l’intero iter di votazione della proposta di legge n. 2822 e dei testi abbinati, recante disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, si svolga a scrutinio segreto.

la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato a riguardo che:

“Oggi p si voterà l’emendamento, proposto da Fratelli d’Italia e condiviso dai partiti della maggioranza, per introdurre le preferenze nella legge elettorale, come in molti, anche tra le opposizioni, hanno chiesto. A questo punto credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se quei partiti che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani. C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto. Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto”.

Camera respinge le pregiudiziali di costiotuzionalità sulla legge elettorale

Con 214 voti contrari, 143 favorevoli e tre astenuti, la Camera ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità sulla legge elettorale presentate dalle opposizioni.

Intervento del Presidente del Consiglio G.Meloni al vertice per l’ordine e la sicurezza alla Prefettura di Palermo .Più videosorveglianza nelle città e coinvolgimento dell’esercito

 

 

 

 

Palermo

 

presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo a una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla Prefettura di Palermo ha dichiarato:

“Siamo qui per fare il punto sull’impegno che lo Stato e le istituzioni a ogni livello stanno portando avanti per garantire la sicurezza di questo territorio, per individuare insieme le soluzioni più efficaci per dare risposte ai problemi che sono più urgenti per i cittadini di Palermo”. 

“Ho scelto di esserci oggi perché la sicurezza dei cittadini si costruisce soprattutto dialogando con i territori e con coloro che su quei territori garantiscono la sicurezza. Sono qui per ribadire ancora una volta che questa città e i suoi cittadini sono al centro dell’azione del governo e delle sue istituzioni“.

“Palermo è un luogo in cui lo Stato ha dimostrato più forse che in ogni altro luogo la sua capacità di non essere disposta a indietreggiare quando i momenti davvero difficili arrivavano, di non essere disposta a indietreggiare di fronte alla violenza mafiosa – ha sottolineato Meloni -. È un messaggio che noi raccogliamo e proviamo a rilanciare e ribadire con la stessa determinazione anche oggi, chiaramente non solo celebrando i nostri eroi del passato, ma anche provando a capire come si possa fare la nostra parte per essere all’altezza di quell’esempio, di quell’insegnamento”. 

“Sappiamo bene che cosa è accaduto di recente in alcune zone di questa città, in particolare nella periferia nord ovest, in diversi comuni della fascia costiera, da Isola delle Femmine a Capaci e Carini: le raffiche di kalashnikov, le intimidazioni ai commercianti e agli imprenditori, le taniche di benzina date alle fiamme per terrorizzare i cittadini sono immagini che non vedevamo da tempo ma che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. Io sono qui anche e soprattutto per dire grazie, perché lo Stato non è rimasto a guardare. 

Proprio nelle scorse ore i cc del comando provinciale di Palermo, ai quali va il nostro ringraziamento, hanno eseguito il fermo di 22 persone, poi diventate 24, ritenute protagoniste dell’escalation criminale degli ultimi mesi. E’ un segnale che io considero inequivocabile, particolarmente bello perché arriva in questa settimana. Chi pensa di portare Palermo indietro, chi pensa di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà di fronte a sé uno Stato determinato, che reagisce e che colpisce. Di questo io devo ringraziare ovviamente il procuratore De Lucia, tutti i magistrati, gli inquirenti, tutte le forze dell’ordine, quindi questo tavolo nella sua complessità. E voglio ricordare che accanto a queste indagini lo Stato ha agito subito anche sul territorio. Il prefetto Mariani, che ringrazio ha disposto l’istituzione delle zone rosse a Sferracavallo e allo Zen, i quartieri che sono più esposti a questi fenomeni”, ha aggiunto.

“Il ministro Piantedosi ha assegnato 90 agenti in più per il controllo del territorio. Sono unità che si sommano alle 850 già destinate a quest’area dal 2025 ad oggi. Il ministero dell’Interno, insieme al prefetto Pisani, ha individuato ulteriori risorse per l’assunzione di personale della polizia locale per l’attività straordinaria di controllo – ha aggiunto -. Ai 9 milioni di euro che sono stati già assegnati a Palermo e ai Comuni dell’area metropolitana se ne aggiungeranno altri 6 e sono chiaramente risorse molto preziose che servono a finanziare i progetti di sicurezza urbana e di potenziamento dei presidi sul territorio. In particolare partirà tra poco la sperimentazione di impianti di videosorveglianza a fini investigativi nelle zone che sono più a rischio della città. Telecamere che sono gestite direttamente dalla squadra mobile per prevenire e per reprimere i reati”.

Per il premier sono “segnali importanti di una capacità soprattutto che c’è di fare gioco di squadra, di un’attenzione reale e costante che dal mio punto di vista va ancora rafforzata e che siamo qui per ragionare di come rafforzare ancora insieme, anche per continuare a garantire il massimo sostegno alle vittime delle intimidazioni del racket. Il messaggio deve essere chiaro: lo Stato c’è, non lascia sola sole le persone per bene, quelle che ogni giorno si rimboccano le maniche per creare ricchezza e lavoro in questo territorio”.

“Io penso che possiamo riuscire a fare di più e che possiamo riuscire a fare ancora meglio. Allora penso che l’obiettivo di questo comitato dovrebbe essere quello di fissarsi come obiettivo trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare una operazione straordinaria di controllo e di presidio fisso del territorio, a partire dai quartieri che sono più a rischio – ha sottolineato Meloni -. Penso soprattutto allo Zen, presidio che si può garantire ovviamente con le forze di Polizia ma non solamente, forse anche con il coinvolgimento dei militari dell’Esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano Strade Sicure, e penso che questo sia il passo successivo che possiamo fare per rafforzare ancora di più un lavoro importante che è stato fatto e che è necessario per stroncare l’escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo”.

“Dal 2023 a oggi qui a Palermo sono state realizzate 118 operazioni ad alto impatto, comprese quelle nelle stazioni ferroviarie. Sono stati impiegate oltre 3.000 unità di forze di polizia, controllate più di 14.000 persone. Con le zone rosse sono state controllate circa 45.000 persone, di cui quasi 3.500 stranieri, allontanando i soggetti che sono stati ritenuti pericolosi con precedenti di polizia. Negli ultimi 4 anni nella città metropolitana di Palermo i beni confiscati alla mafia che sono stati restituiti alla collettività e trasferiti agli enti locali sono cresciuti di quasi il 60%: 128 immobili confiscati che sono stati destinati prevalentemente all’emergenza abitativa. La ricchezza strappata alle mafie torna nella nella disponibilità della collettività per aiutare i problemi delle famiglie, particolarmente di quelle più fragili”, ha aggiunto.

“Lo Stato qui non ha abbassato la guardia, continua a colpire la criminalità organizzata nei suoi interessi economici, nelle sue strutture nella sua capacità di intimidazione. Dobbiamo insistere evolvendo, anche perché chiaramente le mafie cambiano, investono nell’economia legale, sfruttano le nuove tecnologie, cercano nuovi spazi di infiltrazione, nuovi strumenti per condizionare il tessuto produttivo, e per questo è fondamentale anche continuare a rafforzare gli strumenti investigativi e sostenere il lavoro di tutte le istituzioni che sono impegnate su questo fronte – ha sottolineato ancora -. Quindi io sono qui soprattutto per dire grazie a voi e con voi per dare un messaggio chiaro: a Palermo lo Stato c’è e vuole essere sempre più presente con determinazionecon umiltà ma con costanza e con determinazione senza mai indietreggiare, perché questo è il modo più serio che conosciamo di onorare la memoria di chi ha dato la vita per la libertà, per la legalità, in territori come questo”.

Barbara Floridia si dimette da Presidente della Commissione vigilanza RAI “Non mi hanno consentito di svolgere i lavori ordinari…”

B.FLORIDIA .”Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l’appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l’indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali. Chi ha potuto se n’è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l’uscita. La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili”.

 

 

Roma  –

la senatrice M5S Barbara Floridia ha affermato: “Oggi ho consegnato ai presidenti del Senato e della Camera le mie dimissioni da presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinnanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari”.

Sento vivo dentro di me l’onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente. Finché ho potuto ho cercato in tutti i modi di permettere alla Commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli. Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una Commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore”, aggiunge.

“Ma è ormai evidente – spiega – che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. Il boicottaggio sistematico della commissione di vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre. Da quasi due anni le forze che sostengono il Governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della Commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla Presidenza della Rai.

Il blocco dunque non è reiterato ed esteso per ragioni istituzionali. Non per divergenze sul merito delle questioni. Ma solo per ricatto. Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una Commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone”.

Secondo Floridia “mentre incombe una infrazione per il mancato adeguamento a un regolamento europeo vincolante per l’Italia – chiamato Media Freedom Act – che vige da ormai un anno senza che questa maggioranza senta il dovere e la responsabilità di attuarlo. Nel frattempo assistiamo a uno degli spettacoli più desolanti nella storia recente del servizio pubblico senza poter dare seguito a richieste di audizioni, di chiarimenti. Nulla. Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l’appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l’indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali. Chi ha potuto se n’è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l’uscita. La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili”.

“Mentre a qualcuno venivano stesi tappeti rossi e garantiti ponti d’oro per programmi che si sono trasformati, puntualmente, in clamorosi fallimenti. Scelte che nei prossimi palinsesti sono clamorosamente confermate. Perché oggi? Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo. Io non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai. Non considerate queste dimissioni una resa. Non lo sono. Io le considero un atto di libertà e di denuncia. Di libertà, perché le considero il monito per difendere un diritto importante: quello dei cittadini di essere liberamente informati e non manipolati. Di denuncia, perché considero ciò che è accaduto alla Commissione di Vigilanza un pericoloso precedente che non possiamo sottovalutare. Una ferita istituzionale che colpisce la democrazia e le istituzioni, ma che avremo il dovere e la responsabilità di rimarginare”, conclude.

LA PARALISI DA MESI IMPEDISCE ALLA COMMISSIONE DI SVOLGERE IL RUOLO DI GARANZIA

capigruppo di opposizione nella Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi Stefano Graziano (PD), Dario Carotenuto (M5S), Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro (AVS) e Maria Elena Boschi (IV) scrivono in una nota:

“Come componenti delle forze di opposizione della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, abbiamo rassegnato tutti, con effetto immediato, le nostre dimissioni. È un atto politico necessario, conseguenza della paralisi che da mesi impedisce alla Commissione di svolgere il proprio ruolo di garanzia, a causa delle divisioni interne alla maggioranza e di una gestione che ne ha di fatto svuotato le funzioni. Una scelta maturata dopo i ripetuti appelli, rimasti inascoltati, ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e nonostante il richiamo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al pieno funzionamento degli organi di garanzia del Parlamento”.

“Le anticipazioni dei nuovi palinsesti confermano il progressivo declino del servizio pubblico: calano ascolti e credibilità, si riducono il pluralismo e il merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act. Riteniamo che la Commissione non sia più nelle condizioni di esercitare la propria funzione istituzionale di vigilanza. Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico. Le nostre dimissioni chiedono di restituire ai cittadini una Rai libera, autonoma e realmente pluralista”, concludono.

DIMISSIONI ANCHE PER IL CENTRODESTRA

I componenti di centrodestra della Commissione Vigilanza sulla Rai così si sono espressi: “Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra. Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il Presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare”.

È anomalo, infatti, che il Presidente della Rai dopo un certo numero di votazioni non possa essere eletto a maggioranza, eventualità che invece è prevista perfino per la carica di Presidente della Repubblica. E le opposizioni, appunto, hanno sfruttato in maniera vergognosa questa legge, impedendo così alla Rai di avere un Presidente nonostante sia stato designato già da tempo dallo stesso Cda della Rai. Siamo dinanzi a una vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni che hanno la smania di continuare a monopolizzare il Servizio pubblico, dopo aver perso il governo della Nazione per volontà degli italiani. E proprio l’avidità di poltrone della sinistra ha prodotto lo stallo in Commissione. Per quanto ci riguarda siamo disponibili a dare vita a una nuova Commissione con un nuovo Presidente, a dare in tempi rapidi un presidente alla Rai e riprendere il ciclo di audizioni che le dimissioni della presidente Floridia e dei componenti delle opposizioni in Vigilanza hanno interrotto. Non sarà questa messa in scena ad impedire che la Rai possa tornare finalmente ad essere libera e pluralista”, concludono.