SERGIO COSTA: FRA POCO LA SVOLTA VERDE PER LE FAMIGLIE E LE IMPRESE

 

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Con la nascita del Conte-bis, una delle riconferme della squadra di governo è quella di Sergio Costa, generale di brigata dei Carabinieri Sergio Costa che resta al timone del ministero dell’Ambiente. Napoletano, nato il 22 aprile 1959, all’inizio degli anni Duemila -ha condotto  l’inchiesta sulla Terra dei Fuochi, individuando per primo, nel Casertano, una discarica abusiva e dando così il via al primo filone d’indagine.

Costa, laureato in Scienze agrarie,  ha condotto indagini sul traffico internazionale dei rifiuti, in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia.

Durante il precedente mandato ha lottato per una campagna contro la plastica monouso: il ministero dell’Ambiente è divenuto “plastic free” e l’esempio è stato poi seguito da diverse altre istituzioni. Poi il successo per il  bando per progetti sull’educazione ambientale nelle scuole per i quali è stato stanziato un fondo di 330 mila euro. Ancora, fra gli impegni mantenuti c’è la nuova commissione Via-Vas. In prima linea sulla tutela del mare, ha anche preparato la legge Salvamare. Costa ha pure  promosso la battaglia ai rifiuti spingendo per il riciclo e ha preteso il rispetto delle prescrizioni ambientali per l’Ilva di Taranto. 

Questa la dichiarazione resa pubblica da Sergio Costa dilatata dai pentastellati ” Dobbiamo osare, non abbiamo alternative.Questo governo ha messo al centro l’ambiente e su questa linea sono concordi tutte e tre le compagini di governo. Bene, ora i fatti.

Dobbiamo costruire la strada per abbandonare l’attuale sistema di gestione dei rifiuti. Un sistema basato sull’incenerimento, un sistema costruito sulla quantità, un sistema stressato e al collasso. Continuare in questa direzione è fallimentare sia economicamente che socialmente.

Durante lo scorso anno abbiamo strutturato la filiera dell’economia circolare, creando una specifica competenza nel ministero: oggi nel mio dicastero c’è un gruppo di persone che se ne occupa, ieri no. Non basta, chiaramente, ma dobbiamo fare in modo che l’intero sistema funzioni. Ho già firmato alcuni decreti end of waste (penso a quello dei pannolini), ora l’obiettivo è andare avanti come treni.

Abbiamo lavorato tantissimo per il contrasto alla Terra dei Fuochi, ma questa estate ci dice che ancora non basta. Ieri mentre ero al Quirinale per il giuramento, al ministero c’è stata una riunione tecnica con i comuni della terra dei fuochi, le province, la regione e i dirigenti del Mattm. È stato un momento importante perché ha individuato una serie di problematiche da risolvere, alcune di competenza dei comuni, altre della regione e del ministero. Insieme ce la faremo.

Il Ministero c’è. Ma ognuno deve fare la propria parte. Ieri la prima cosa che ho fatto è parlare con il neoministro dell’Interno e gli ho chiesto di aiutarci. Mi ha risposto “io ci sto”.

Voglio portare al primo Consiglio dei ministri un decreto legge sui cambiamenti climatici, sarà il primo decreto di questo tipo europeo. Non è più il tempo di dire “possiamo farlo” ma “dobbiamo farlo”. Con questo decreto imporremo la svolta verde a imprese, famiglie e consumatori.

Un’altra priorità è quella delle bonifiche. Non è accettabile che le bonifiche in Italia si trasferiscano di generazione in generazione. Ci sono bonifiche tramandate da padre a figlio. 30/40 anni per una bonifica non è solo un’ingiustizia, ma una vergogna. Chiaramente ci sono bonifiche più complesse di altre, penso a Napoli est, al fiume Sarno, alla Valle del Sacco, o Brescia… ma i tempi devono essere più brevi, di almeno un terzo.

Se remiamo tutti verso questa direzione, si può fare e si farà. È il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ad maiora semper”

Il Ministro Costa comunica: “affronterò ora il dramma dei fondali marini, “le reti fantasma”

 

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Nella foto Sergio Costa, generale dei Carabinieri, e Ministro dell’Ambiente

 

Riceviamo il seguente comunicato stampa:

“C’è un dramma nei fondali dei nostri mari, di cui spesso non si parla: le reti fantasma.

Un problema spesso sottovalutato ma è una delle cause della desertificazione dei fondali marini. Inoltre le reti abbandonate non smettono di pescare, anzi continuano a catturare pesci e tutte le creature marine.

Fino agli anni ’60 le reti erano fatte in materiale biodegradabile come la canapa o il cotone, ma con l’avvento della plastica, le reti sono state sostituite con il nylon, così da farle durare di più… forse troppo. Si perché una rete può rimanere sotto il fondo per centinaia di anni continuando ad essere un pericolo per gli animali e per gli esseri umani (Sub). Nella legge che abbiamo chiamato “Salva mare” la pesca green, viene garantitacosì da portare nei mari una pesca senza vasche di polistirolo e con reti biodegradabili.

Con la Guardia Costiera stiamo lavorando molto da questo punto di vista e loro stanno facendo un lavoro eccellente per cui ringrazio. Stiamo parlando di un problema che coinvolge ognuno di noi, lavoreremo al massimo per ridurre questo problema. Promesso”.

Sergio   COSTA

                                                                                                                                 Ministro dell’Ambiente e dell’Identità del mare