Referendum sull’Ue in Islanda, ‘No’ verso la vittoria: avanti con il 51,8% dei voti Restano alcune schede da scrutinare in due dei sei distretti islandesi

Il primo ministro islandese, Kristrun Frostadottir, durante la campagna per il Sì al referendum sull'Ue - Afp

 

 

 

Questione Islanda.  Il  fronte del “No” sembra avviarsi verso una vittoria di misura nel referendum in Islanda sulla ripresa dei negoziati di adesione all’Unione Europea, attualmente sospesi. Mentre sta per essere completato lo spoglio online delle schede emerge che il fronte del “No” ha ottenuto il 51,8% dei voti e quello del “Sì” il 48,2%. Restano alcune schede ancora da scrutinare in due dei sei distretti elettorali islandesi, entrambi già propensi al “No”.

Il governo di centrosinistra del primo ministro Kristrún Frostadóttir aveva promesso di indire un referendum entro il 2027,per avere l’indipendenza da quegli Stati che hanno messo gli occhi su questi territori ma il voto è stato anticipato a causa delle tensioni internazionali, tra cui le dichiarazioni di possesso del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per la Groenlandia. Tuttavia, il dibattito nella nazione insulare di quasi 400.000 abitanti si è concentrato più sul settore della pesca che sulle questioni di sicurezza.

Già parte del mercato unico dell’Ue e dell’area Schengen, l’adesione all’Unione europea porterebbe l’Islanda nell’unione doganale e, in seguito, nell’euro.

 

Rifiuti in Sicilia, via libera all’aggiornamento del Piano regionale inviato all’Unione europea.

 

 

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Palermo,

Con l’approvazione, oggi in giunta, del secondo stralcio del Piano regionale di gestione dei rifiuti, dedicato a quelli speciali, la Regione Siciliana ha completato l’iter di aggiornamento del documento che ora sarà trasmesso al ministero dell’Ambiente e all’Unione Europea per l’apprezzamento necessario.

«Abbiamo lavorato – dice il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani – con l’obiettivo di affrontare e risolvere in maniera sistemica una situazione che si presenta molto complessa, caratterizzata da un’elevata produzione di rifiuti speciali e da carenze impiantistiche. Una condizione che limita la possibilità di garantire un ciclo virtuoso di recupero e smaltimento dei rifiuti speciali. In generale, abbiamo definito uno strumento moderno, integrato e orientato alla sostenibilità».

Nello specifico dello stralcio approvato oggi, i rifiuti speciali interessati dal Piano comprendono, tra gli altri, quelli provenienti da attività agricole, industriali, artigianali, commerciali, sanitarie, da demolizione e costruzione, veicoli fuori uso e Raee che è l’acronimo di “Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche”: si tratta di tutti gli apparecchi che funzionano ad energia elettrica e che sono stati dismessi, come cellulari, elettrodomestici, apparecchiature informatiche e televisori; il loro recupero è fondamentale perché contengono sostanze pericolose per l’ambiente ma anche materiali preziosi da riciclare.

La produzione di rifiuti speciali in Sicilia è aumentata da 7,23 milioni di tonnellate nel 2018 a 8,96 milioni nel 2022 (ultimo dato disponibile), con un picco nel 2021 molto probabilmente legato alla pandemia e alla produzione di rifiuti sanitari pericolosi. Nonostante ciò, si registra un miglioramento nella gestione: il recupero di sostanze inorganiche è passato dal 67% nel 2018 al 74% nel 2022, mentre lo smaltimento in discarica è sceso dal 43% al 35%.

Oltre a fissare linee guida molto stringenti per la localizzazione di possibili nuovi impianti e per il rinnovo delle autorizzazioni già esistenti, il Piano include anche azioni di sensibilizzazione ed educazione ambientale, con il coinvolgimento attivo della cittadinanza, soprattutto nelle attività di segnalazione e pulizia dei territori.

La Nato e l’Occidente si interrogano come agire dopo le “minacce” di Putin di invadere i Paesi baltici

 

Vladimir Putin minaccia il mondo, la Nato , adesso la Lituania, Lettonia e Estonia. I Paesi baltici  avviano la costruzione di difese comuni ai confini con la Russia e la Bielorussia. Le parole del leader del Cremlino, che recentemente ha definito i Paesi baltici ”una minaccia” per la sicurezza della Russia, hanno provocato già una reazione difensiva. Le 3 repubbliche ex sovietiche hanno raggiunto un’intesa per la realizzazione di una difesa comune, ritenuta cruciale nel quadro caratterizzato dalla guerra tra Ucraina e Russia.

I Paesi baltici sono membri della Nato e fanno parte dell’Unione Europea. Dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, nel febbraio 2022, hanno sostenuto con convinzione l’Ucraina fornendo aiuti.  Volodymyr Zelensky, ha completato un tour tra le capitali delle 3 nazioni.

L’eterno conflitto dell’Ucraina contro la Russia

Afferma il presidente Zelensky”L’attuale follia dei leader russi porta un periodo di incertezza e pericolo per ogni nazione del mondo. Sempre più spesso il mondo sente e si rende conto che altre guerre potrebbero essere all’orizzonte“. “Ma abbiamo la forza per fermarlo. Abbiamo la forza di difendere la vita normale. Il mondo ha questa forza. E questa forza deve agire ora per fermare la Russia”, aggiunge.