Quando il desiderio dei collezionisti privati si scontra con il parere autorevole degli studiosi: Sgarbi e il dipinto “attribuito” a Raffaello

 

Associate of Raffaello Sanzio, called Raphael (1483–1520) Madonna and Child, oil on panel, 56,5 x 41,5 cm, € 300.000 – 400.000

Archivi -Sud Libertà   La foto sopra rappresenta un autentico dipinto di Raffaello  Lo riportiamo come esempio: La Madonna col Bambino è stata sottoposta ad un esame storico-artistico e di laboratorio nel tentativo di stabilirne la paternità. Esami tecnici rivelano la presenza di un disegno preparatorio sottostante per la composizione assai simile a quello che si trova in opere di Raffaello. La riflettografia infrarossa mostra chiaramente un disegno soggiacente, eseguito sulla superficie preparata della tavola lignea con tratto disinvolto e tecnica raffinata, che può essere paragonato al primissimo stile di Raffaello. 

Valore  ?      Stellare   :  1,657,190 euro per il dipinto raffigurante la Madonna col Bambino sopra raffigurata molto vicino alle opere del giovane Raffaello offerto durante l’asta di dipinti antichi di Dorotheum del 22 ottobre 2019

 

Lo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi giudica ”impossibile” la notizia della scoperta di un presunto dipinto di Raffaello. “Nessun possibilità – precisa subito  Sgarbi – che il dipinto propagandato come Raffaello, e annunciato a Pergola, città affettuosa, sia del maestro urbinate. È soltanto uno scoop giornalistico, dal momento che si basa su una conoscenza di pochi trattandosi di un’opera in collezione privata, con la legittima aspirazione del proprietario di possedere un Raffaello. Già è bizzarra – aggiunge Sgarbi – l’idea di una Maddalena con le sembianze della moglie del Perugino, come è sospetta la pur legittima propensione di alcuni studiosi a pronunciarsi soltanto su grandi nomi: Raffaello, Leonardo, Botticelli. Perugino basta e avanza”.

L’opera annunciata come Raffaello – spiega ancora Sgarbi – è infatti una versione, forse autografa, di un prototipo di Perugino conservato a Palazzo Pitti, di cui si conosce un’altra versione alla Galleria Borghese. Difficile che nel 1504, quando, in contrasto con il suo Maestro nello ‘Sposalizio della Vergine’ di Caen, Raffaello, con infinita grazia, dipinge il suo mirabile Sposalizio, ora a Brera, che è tanto più libero, nuovo e sciolto di quello del maestro, egli si applichi a fare una copia del Perugino, che in quel momento ha già lasciato alle spalle. E altrettanto impossibile è che il Perugino dipinga una copia di Raffaello. Al massimo, dunque, la nuova versione, di collezione privata, è una replica del Perugino. Di cui verificare l’autografia, rispetto a quella certa delle opere conservate nei musei, e di pubblico dominio”.

”Il gioco del privato che possiede un’opera più autentica di quella di un museo – conclude Sgarbi – è già stato tentato, per Raffaello, con l’autoritratto giovanile. Poi la febbre è passata. Ma è evidente che la proprietà privata, e la conoscenza dal vivo di soltanto alcuni studiosi, sono pregiudizievoli per il riconoscimento della autografia”.

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