LA DIA DECAPITA IL CLAN SANTAPAOLA-ERCOLANO: 32 ARRESTI DI “PADRINI”

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Catania –

Clan Santapaola- Ercolano in corso di decapitazione giudiziaria. Una vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Catania è in corso in tutto il territorio nazionale per l’arresto di  32 soggetti malavitosi o mafiosi -padrini- accusati di appartenere al Clan  Santapaola-Ercolano.

La Direzione distrettuale antimafia della locale Procura distrettuale ha coordinato le indagini per l’accusa , a vario titolo, dei reati di  associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi.        Messi a fuoco con l’indagine i vari ruoli delle figure aventi la responsabilità maggiore- cosiddetti “padrini” nel Clan..

MARANO: IN MANETTE IL “PADRINO” LUIGI ESPOSITO, CAPO CLAN ORLANDO

 

           FINE DELLA CARRIERA DI BOSS PER ESPOSITO

Nel blitz di Marano di oggi risalta il nome di un “Padrino” di Luigi Esposito, alias ‘o Celeste, reggente del clan Orlando. Esposito, affiliato storico del clan Nuvoletta, mente finanziaria della potente organizzazione malavitosa.., . Era uscito un anno e mezzo fa dal carcere dove ha scontato una pena di nove anni e mezzo..
La richiesta di cattura del boss proviene- si apprende – dalla Dda di Napoli . Richiesta eseguita dal Nucleo investigativo dei  Carabinieri  di Castello di Cisterna     Il boss è stato catturato nella sua abitazione. Altri sei uomini appartenenti al Clan sono stati arrestati, ritenute vicini al clan Orlando-Polverino-Nuvoletta.     L’accusa è di  di tre richieste estorsive ai danni di titolari di una farmacia veterinaria che avrebbero fruttato 72mila euro.

Nel corso del blitz è stato arrestato anche Carmine Carputo, ritenuto vicinissimo alla fazione dei Polverino, da tempo inglobata dal clan Orlando. Agli arresti anche altro boss Sabatino Russo, contiguo ai clan giuglianesi.    Questi arresti  rappresentano un duro colpo all’organizzazione malavitosa che naviga nel mondo delle estorsioni a Napoli e provincia.

“Operazione “Canadian Connection Ndrangheta”: 14 provvedimenti di fermo

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Nella foto d’archivio (Sud Libertà) la Procura della Repubblica di Reggio Calabria

   OPERAZIONE ESTESA IN CALABRIA, EMILIA ROMAGNA E LIGURIA

 Sono in atto 14 i provvedimenti di fermo emessi nei confronti di  soggetti affiliati alla ‘ndrina Muià, federata alla potente cosca Commisso di Siderno (Rc), gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di associazione mafiosa transnazionale ed armata, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo del credito, usura e favoreggiamento personale, commessi con l’aggravante del ricorso al metodo mafioso, ovvero al fine di agevolare la ‘ndrangheta.

Le indagini sono state condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

L’intera operazione è estesa in Calabria, Emilia Romagna e Liguria. Un ingente spiegamento di forze, circa  150 uomini e donne della Polizia. ‘Canadian Ndrangheta connection’ il nome dell’operazione: l’inchiesta della Dda di Reggio Calabria – sviluppata nel biennio 2018-2019 – con un’articolata indagine condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Servizio Centrale Operativo dalla Polizia – ha consentito di delineare gli assetti e l’operatività della ‘ndrina Muià, collegata alla più affermata e risalente cosca Commisso, tradizionalmente operante a Siderno (Reggio Calabria) e in Canada.

Gli inquirenti hanno messo in luce alcuni meccanismi finoggi sconosciuti e cioè l’articolazione territoriale nello Stato nordamericano, riferibile alla locale di Siderno,  attualmente governata da un organismo (il Crimine di Siderno) composto da una pluralità di soggetti che, allo scopo di preservare la propria operatività rispetto alle problematiche connesse alla notoria pressione investigativa operata nei confronti della ‘ndrangheta in territorio italiano, è abilitato a riunirsi ed assumere decisioni anche in territorio estero..e, tramite la Società di Siderno , alle strutture di vertice che governano gli ampi assetti organizzativi, in Italia e all’estero, dell’intera ‘ndrangheta unitaria.

Pedopornografia on line: Stop della Procura della Repubblica di Catania-Indagate 51 persone

Disco rosso alla  pedopornografia online dalla Procura della Repubblica e da quella per i minori di Catania. Sono 51 le persone indagate per detenzione e divulgazione di pornografia minorile e tra questi 30 sono minorenni.

Le indagini del  compartimento della polizia postale di Catania sotto la direzione del centro nazionale di contrasto alla pedopornografia on line (Cncpo) del servizio polizia postale e delle comunicazioni, sono scaturite da una segnalazione- denuncia di una donna, madre di un adolescente, che si era accorta della presenza sullo smartphone del figlio di immagini erotiche di minori pubblicate su due chat di whatsapp, gruppi ai quali il ragazzo era iscritto, denominati ‘Tana della Luna’ e ‘scoobyDank’. Gruppi che inizialmente condividevano immagini e video del genere ‘gore’, ovvero di torture, suicidi e simili.

Risultati immagini per immagine della polizia postale
La donna ha consegnato spontaneamente lo smartphone al personale della polizia postale che grazie a sofisticate strumentazioni forensi ha acquisito il contenuto del telefono ed in particolare dei due gruppi whatsapp.  Pare che sia stato preferito questo sistema, quello del whatsapp,perchè l’identificazione degli autori e il materiale contenuto  è più difficile rispetto ai sistemi comunemente adoprati Gli inquirenti sono riusciti con i propri specialisti a ricostruire le dinamiche e le eventuali condotte penalmente rilevanti dei singoli aderenti ai gruppi, più di 300, riuscendo ad identificare coloro che avevano divulgato o richiesto video o immagini di pornografia minorile con vittime anche in età infantile.

Avvertono gli investigatori che siamo di fronte ad un fenomeno diffusissimo di materiale pedopornografico da parte di adolescenti che cercano e si scambiano tra loro pornografia anche infantile. Ingente il materiale informatico sequestrato che sarà sottoposto a approfondire analisi informatiche.

Le città con le loro province coinvolte nell’operazione sono quelle di Catania, Ragusa, Bari, Brindisi, Foggia, Taranto, Roma, Torino, Alessandra, Asti, Novara, Milano, Brescia, Pavia, Firenze, Livorno, Prato, Venezia, Treviso, Verona, Reggio Calabria, Catanzaro, Oristano, Napoli, Gorizia, Terni, Genova, Matera, Forli e L’Aquila.

Pedofilia online » :  cosa dicono le norme per la tutela dei fanciulli

Il 2 marzo 2006 è entrata in vigore la Legge n. 38/06 “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet” che introduce delle modifiche alle disposizioni già formulate dalla precedente normativa n. 269/98.

Invero, già la Legge n° 269 del 3 agosto 1998, titolata “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, aveva introdotto nel codice penale ed in quello di procedura penale importanti novità atte a permettere, alle Forze di Polizia ed alla Magistratura, un contrasto maggiormente incisivo del fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, con particolare riguardo alla cosiddetta pedofilia on-line.

L’Italia è stata tra i primi Paesi ad emettere una specifica normativa in materia aderendo ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo e a quanto sancito dalla dichiarazione finale della Conferenza mondiale di Stoccolma, nonchè partendo dalla considerazione che, così come specificato all´art. 1 della Legge sopra citata, “la tutela dei fanciulli contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale, costituisce obiettivo primario perseguito dall´Italia”.

La Legge in argomento così come integrata dalla suindicata Legge n. 38/06* ha introdotto nel codice penale alcuni articoli che disciplinano nuove figure di reato relative alla:

INDUZIONE, FAVOREGGIAMENTO E SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE DI MINORI.

L’articolo 600 bis del codice penale, titolato “Prostituzione minorile” recita infatti:

Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 a euro 154.937.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164.

Nel caso in cui il fatto di cui al secondo comma sia commesso nei confronti di persona che non abbia compiuto gli anni sedici, si applica la pena della reclusione da due a cinque anni.

Se l’autore del fatto di cui al secondo comma è persona minore di anni diciotto si applica la pena della reclusione o della multa, ridotta da un terzo a due terzi”.

Produzione, commercio, distribuzione, divulgazione e cessione di materiale pornografico coinvolgente minori.

L’ articolo 600 ter intitolato “Pornografia minorile” dispone che:

Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228”

Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.

Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all´adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.

“Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164”

“Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale sia di ingente quantità”


Detenzione di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori


L’ articolo 600 quater, titolato “Detenzione di materiale pornografico”, recita infatti:

Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’art.600-ter, consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 1.549.

La pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale detenuto sia di ingente quantità”

La stessa Legge inserisce dopo il 600 quater il 600 quater.1 che introduce la Pornografia Virtuale e detta:

“Le disposizioni di cui agli articoli 600 ter e 600 quater si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo.

Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali

Organizzazione e propaganda relativa al turismo sesuale all’estero in danno di minori

L’articolo 600 quinquies del codice penale, titolato “Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile” istituisce la sopra citata figura di reato statuendo che:

“Chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori o comunque comprendenti tale attività è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 a euro 154.937.

L’articolo 600 sexies del codice penale, titolato ”Circostanze aggravanti e attenuanti” resta invariato.

Pene accessorie

L’articolo 600 septies introdotto dalla Legge 269/98 riguardava le pene accessorie:

Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti, a norma dell’art.444 del c.p.p., per i delitti previsti dalla presente sezione è sempre ordinata, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni ed al risarcimento dei danni, la confisca di cui all’articolo 240 è, quando non è possibile la confisca di beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato, la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente a tale profitto. In ogni caso è disposta la chiusura degli esercizi la cui attività risulta finalizzata ai delitti previsti dalla presente sezione, nonché la revoca della licenza d’esercizio o della concessione o dell’autorizzazione per le emittenti radio-televisive.”

“La condanna o l’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’art.444 del codice di procedura penale per uno dei delitti di cui al primo comma comporta in ogni caso l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori”

Ulteriore novità introdotte dalla Legge 269/98 e succ. modif., sono rappresentate anche dall’attribuzione di poteri investigativi al Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni, indicato quale Organo del Ministero dell’interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazione.

Nell’ambito del contrasto alla diffusione di immagini pedoponografiche su Internet, l’articolo 14 (comma 1 e 2) della Legge in argomento consente alla Polizia Postale e delle Comunicazioni ( a seguito di precisa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria) :

  • Di procedere ad acquisti simulati ed a scambio di materiale pedopornografico;
  • Di attivare siti web sotto copertura;
  • Di “navigare” nella rete Internet con agenti sotto copertura;
  • Di partecipare, con i propri agenti (infiltrati), ad iniziative di turismo sessuale.

Lo stesso articolo, al terzo e quarto comma, prevede, altresì, nuovi iter procedurali che consentono:

  • Il differimento nel tempo dell’esecuzione di atti di polizia giudiziaria altrimenti immediatamente obbligatori ( sequestro e arresto);
  • La confisca e l’affidamento da parte dell’Autorità Giudiziaria dei beni e materiali sequestrati agli organi di Polizia Giudiziaria, che ne facciano richiesta, per impiegarli nelle attività di contrasto previste dall’articolo in questione.

La Legge 38/2006 ha rinforzato, ulteriormente, l’apparato normativo di contrasto alla pedopornografia sulla rete, introducendo l’art. 14 bis che così detta:

Presso l’organo del Ministero dell’Interno di cui al comma 2 dell’articolo 14, è istituito il Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet, di seguito denominato “Centro”, con il compito di raccogliere tutte le segnalazioni, provenienti anche dagli organi di polizia stranieri e da soggetti pubblici e privati impegnati nella lotta alla pornografia minorile, riguardanti siti che diffondono materiale concernente l’utilizzo sessuale dei minori avvalendosi delle rete Internet e di altre reti di comunicazione, nonché i gestori e gli eventuali beneficiari dei relativi pagamenti. Alle predette segnalazioni sono tenuti gli agenti e gli ufficiali di polizia giudiziaria. Ferme restando le iniziative e le determinazioni dell’autorità giudiziaria, in caso di riscontro positivo il sito segnalato, nonché i nominativi dei gestori e dei beneficiari dei relativi pagamenti, sono inseriti in un elenco costantemente aggiornato.

Il Centro si avvale delle risorse umane, strumentali e finanziarie esistenti. Dall’istituzione e dal funzionamento del Centro non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Il Centro comunica alla Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento per le pari opportunità- elementi informativi e dati statistici relativi alla pedopornografia sulla rete Internet, al fine della predisposizione del Piano nazionale di contrasto e prevenzione della pedofilia e della relazione annuale di cui all’art,17, comma 1”

Sono altresì previsti obblighi dei fornitori di servizi che in base al nuovo articolo 14 ter e 14 quater sono obbligati a:

  • Fermo restando quanto previsto da altre leggi o regolamenti a segnalare al Centro le imprese e i soggetti che, a qualsiasi titolo diffondono, distribuiscono o fanno commercio, anche in via telematica, di materiale pedoponografico;
  • Su richiesta del Centro gli stessi devono comunicare ogni informazione relativa a contratti con tali imprese e soggetti;
  • I fornitori dei servizi devono conservare il materiale oggetto della segnalazione per almeno quarantacinque giorni;
  • I fornitori di connettività, al fine di impedire ai siti segnalati dal Centro, sono obbligati ad utilizzare strumenti di filtraggio e soluzioni tecnologiche conformi ai requisiti individuati con decreto del Ministro delle comunicazioni di concerto con il Ministro per l’innovazione e le tecnologie e sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei fornitori di connettività.

L’articolo 14 quinquies stabilisce, infine, le misure finanziarie di contrasto alla commercializzazione di materiale pedopornografico, in particolare:

  • Il Centro trasmette all’ UIC (Ufficio Italiano Cambi) per la successiva comunicazione alle banche, agli istituti di moneta elettronica, a Poste italiane Spa , le informazioni di cui all’art.14 bis, relative ai soggetti beneficiari di pagamenti effettuati per la commercializzazione di materiale concernente l’utilizzo sessuale dei minori sulla rete Internet e sulle altre reti di comunicazione;
  • Le banche, gli istituti di moneta elettronica, Poste italiane e gli intermediari finanziari che presentano servizi di pagamento, comunicano all’UIC ogni informazione disponibile relativa a rapporti e ad operazioni riconducibili ai soggetti sopra indicati;
  • La Banca d’italia e l’UIC verificano l’osservanza delle disposizioni dell’articolo in questione.
  • In breve le novità introdotte dalla Legge 38 del 6 febbraio 2006 possono essere così riassunte:
  • Riguardo la prostituzione minorile, è punito chi compie atti sessuali con minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni, precedentemente l’età era compresa tra i 14 e i 16 anni;
  • Il reato di pornografia minorile si delinea quando utilizzando minori degli anni 18 di realizzano esibizioni pornografiche o si produce materiale pornografico o si induce i minori di anni 18 a partecipare a dette esibizioni;
  • Per buona parte dei delitti in materia di sfruttamento sessuale dei minori si esclude la possibilità di ricorrere al patteggiamento “allargato”;
  • Nel caso di condanna si applica sempre come pena accessoria l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole o strutture pubbliche o private che siano frequentate prevalentemente da minori;
  • Gli operatori turistici sono obbligati ad inserire nei materiali propagandistici la comunicazione sulla punibilità dei reati di pornografia e prostituzione minorile anche se commessi all’estero;
  • Viene creato un nuovo organismo per il contrasto della lotta contro la pedopornografia sulla rete Internet il “Centro Nazionale di monitoraggio della pornografia mionorile sulla Rete”, con il compito di raccogliere segnalazioni sull’andamento del fenomeno;
  • Responsabilità e obblighi per i fornitori di servizi (provider);
  • Collaborazione con gli Istituti di credito, Poste Italiane e intermediari finanziari nell’ambito di indagini che vedono coinvolti soggetti che eseguono transizioni finanziarie in rete per l’acquisto e/o la vendita di materiale pedopornografico
  • Per la prima volta viene perseguita anche la fattispecie riguardante “immagini realizzate con tecniche di elaborazioni grafiche” aventi ad oggetto minori per la quale, inoltre, è esteso l’arresto obbligatorio in flagranza.

Licenziati cinque dipendenti regionali “assenteisti”: non hanno addotto “giustificazioni” valide per il blitz antiassenteismo della Guardia di Finanza

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Cinque licenziamenti già deliberati e 16 sospensioni dal servizio senza stipendio per un periodo di tempo che va da uno a  sei mesi che potrebbero essere deliberate da qui a qualche settimana. Sono i provvedimenti dell’Ufficio e commissione disciplinare dell’assessorato regionale alla Funzione Pubblica.

Si tratta di dipendenti regionali impiegati all’Assessorato alla Salute accusati di assenteismo perchè colti con le mani nel sacco, cioè risultati assenti nel corso del blitz del 27 novembre scorso della Guardia di Finanza  nei locali di Piazza Ottavio Ziino.  Non hanno saputo o potuto dare “giustificazioni valide” ai funzionari dell’Ufficio disciplinare di Palermo ..La Procura segue il percorso penale autonomamente.    E’ dunque scattato il provvedimento formale con la Raccomandata del licenziamento in tronco. Procedura che ha avuto il beneplacito del Presidente della Regione Musumeci e che si è svolta, secondo le nuove norme, nel tempo di appena un mese.  Non risultano pervenute o comunicate proteste dei sindacati regionali ai quali erano iscritti i dipendenti assenteisti nel corso del “blitz” con le telecamere.   Soltanto nel caso in cui la Procura dovesse per magia assolvere o mitigare la posizione dei dipendenti incriminati, la Regione sarà obbligata a rivedere la propria rigida posizione..

 

Cosenza, corruzione-La Guardia di finanza arresta 12 persone,tra cui sindaco, vicesindaco, assessore e altre misure cautelari

 

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FUSCALDO (COSENZA) – Blitz della Guardia di Finanza a Fuscaldo, 14 misure cautelari, 12 arresti in carcere e due ai domiciliari, tra le persone coinvolte anche il sindaco Gianfranco Ramundo, il vicesindaco Paolo Cavaliere e un altro assessore comunale.

Nell’operazione coordinata dalla Procura di Paola diretta da Pierpaolo Bruni sono stati coinvolti oltre 100 militari del Comando Provinciale Guardia di Finanza di Cosenza che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare personale e ad un Decreto di sequestro preventivo, emessi dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia. Nel dettaglio l’operazione è stata coordinata dai sostituti Antonio Lepre e Teresa Valeria Greco oltre che dal Procuratore Bruni.

I reati contestati sono : «corruzione, tentata concussione, indebita induzione a dare o a promettere, peculato, turbative di gare pubbliche e di procedimenti di scelta dei contraenti della Pubblica Amministrazione e falso ideologico”»

Il provvedimento cautelare è stato emesso nei confronti di 14 persone e, oltre agli amministratori pubblici di Fuscaldo, sono stati coinvolti un funzionario pubblico, imprenditori, un professionista ed altri soggetti, che, a seguito delle indagini effettuate dalla Compagnia Guardia di Finanza di Paola «aventi ad oggetto la gestione di molti appalti pubblici ed affidamenti diretti sia del Comune di Fuscaldo (CS) che del Comune di Cosenza, afferenti “lavori, servizi e forniture” di valore complessivo pari ad oltre 7,5 milioni di euro».

“Secondo l’accusa, elemento di collegamento fra i due Enti Locali cosentini era la figura di un funzionario, dipendente a tempo indeterminato presso il Comune di Cosenza ed autorizzato ad esercitare part-time le funzioni di Responsabile di Settore anche presso il Comune di Fuscaldo. Le indagini hanno consentito di «accertare l’esistenza di un collaudato sistema corruttivo e di collusioni nella gestione della cosa pubblica radicato presso gli anzidetti Enti locali ed alimentato da abituali condotte illecite poste in essere da Pubblici Ufficiali ed imprenditori, ai danni dei due Comuni. Le molteplici turbative delle gare e dei procedimenti di scelta dei contraenti della Pubblica Amministrazione sono state scoperte all’esito di articolate e complesse indagini, sviluppate mediante specifiche attività tecniche, analisi di una enorme mole di documentazione cartacea ed informatica acquisita all’esito di perquisizioni e sequestri (aventi ad oggetto anche 26 supporti informatici: tra personal computer, tablet e telefoni cellulari), assunzione di dichiarazioni testimoniali, indagini finanziarie ed accertamenti patrimoniali».

In una analisi dell’operazione «per ciascuna gara pubblica e di procedimento di scelta del contraente, i Finanzieri hanno ricostruito gli accordi clandestini e le collusioni fra i soggetti pubblici e privati, nonché i mezzi fraudolenti utilizzati per assegnare illecitamente i lavori ed i servizi da parte dei Comuni, in violazione alle norme contenute nel Codice degli Appalti ed altre che regolamentano l’esercizio della funzione pubblica. In diversi casi, le indagini hanno documentato che gli atti contrari ai doveri d’ufficio ovvero le omissioni di atti dovuti da parte di Pubblici Ufficiali venivano retribuiti, in termini di contropartita ed in virtù di accordi corruttivi o per effetto delle condotte di indebita induzione, da promesse illecite di utilità, consistite in “incarichi professionali, assunzioni di lavoratori ed utilizzo gratuito di struttura alberghiera”, ovvero dazioni di utilità – rappresentate da “trasferimenti di sede di lavoro di pubblici dipendenti” – ed altri “doni”. Sono stati ricostruiti i rapporti interpersonali fra i Pubblici Ufficiali, gli imprenditori e gli altri soggetti coinvolti, i quali hanno contrassegnato una “funzione pubblica spogliata della sua reale natura”, finalizzata cioè al “perseguimento dell’interesse pubblico e del bene comune”, ma piegata strumentalmente per il “mero raggiungimento di interessi privati”».

Inoltre, in molte occasioni, «la commistione fra gli “interessi pubblici” e gli “interessi privati” ha determinato la creazione di una vera e propria “confusione fra ruoli” tra il Pubblico Ufficiale e l’imprenditore e viceversa».

I riflettori sono stati puntati sul metodo di affidamento diretto della gestione del depuratore comunale di Fuscaldo dal valore complessivo oltre 1.000.000 euro, l’aggiudicazione dei lavori di ripristino del Lungomare di Fuscaldo dal valore complessivo dell’appalto 236.000; la gestione della raccolta, trasporto e conferimento in discarica dei rifiuti, differenziata ed assimilata, servizio di igiene urbana presso il Comune di Fuscaldo per un valore complessivo dell’appalto di 4.000.000 euro; l’affidamento diretto del servizio di pulizia spiagge del Comune di Fuscaldo dal valore complessivo di 16.550 euro; il conferimento da parte del Comune di Fuscaldo di un incarico professionale, l’assegnazione delle concessione demaniali, in relazione al piano spiaggia del Comune di Fuscaldo.

Ed ancora: “il rifacimento di un manto stradale pubblico nella città di Fuscaldo a spese di un imprenditore (quindi non dovuto), già affidatario di commesse; l’installazione di un dehors (insieme degli elementi mobili per la ristorazione, posti sul suolo pubblico o asservito all’uso pubblico); i lavori di completamento della chiesa San Domenico di Cosenza per un valore complessivo 1.920.000 euro; i lavori aggiuntivi per il miglioramento dell’efficienza energetica del Teatro Rendano di Cosenza per un valore complessivo 90.000 euro; – l’acquisto da parte del Comune di Cosenza di un personal computer di ultima generazione, del quale se ne appropriava un Pubblico Ufficiale dal valore 1.337 euro.

Infine si apprende che la Guardia di Finanza ha sequestrato  di beni nei confronti di alcuni indagati e società, per un valore complessivo di 215 mila euro.

A due società, inoltre, è stata applicata la misura cautelare interdittiva del “divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione”, per la durata di un anno.Totale indagati : 20. Si attendono altri sviluppi.

 

LA GUARDIA DI FINANZA ARRESTA L’INTERO EQUIPAGGIO DELLA MOTONAVE REMUS CARICA DI DROGA E CON IL TRASMETTITORE SPENTO

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Oltre 20 tonnellate di hashish sono state sequestrate dalla Guardia di finanza , nascoste su una motonave panamense,Remus, fermata in mare. Arrestato l’intero equipaggio, il comandante e 10 componenti, tutti cittadini montenegrini. L’operazione – compiuta dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Palermo, con il supporto operativo del Gruppo Aeronavale di Messina e la collaborazione del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata – è coordinata dalla Dda della Procura della Repubblica di Palermo.

I risultati conseguiti dall’operazione – è il comunicato degli inquirenti- – sono il frutto di una attenta attività di intelligence e di analisi delle rotte seguite dall’imbarcazione che, dopo essere partita dal porto di Las Palmas in Gran Canaria, aveva dichiarato di essere diretta verso il porto di Tuzla (Turchia), via Alexandria (Egitto) – dice la Finanza – L’attività di ombreggiamento dell’imbarcazione, svolta con l’impiego di aeromobili e pattugliatori d’altura della Guardia di Finanza, ha permesso di verificarne il comportamento sospetto, posto che – durante la navigazione in acque internazionali antistanti le coste nord africane – ha spento ripetutamente il proprio trasmettitore AIS(Automatic Identification System) per occultare la propria posizione e i propri movimenti. Le evidenti anomalie emerse durante il costante monitoraggio della navigazione hanno consentito di ipotizzare il coinvolgimento della motonave Remus nel traffico internazionale di stupefacenti che, negli ultimi anni, ha visto più volte protagonisti i paesi del nord Africa“.

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All’atto dell’abbordaggio, il comportamento sospetto del Comandante della nave e dell’equipaggio, i quali non sono stati in grado di fornire chiare spiegazioni in merito alle proprie attività in mare e alla propria destinazione, spingevano i militari a scortare il natante presso il porto di Palermo, anche in relazione alla presenza a bordo di 18 serbatoi contenenti complessivamente circa 400.000 litri di gasolio, che richiedevano tempo per l’ispezione adeguata   Si apprende anche che:

Lo svolgimento delle complesse operazioni di ricerca a bordo, da parte del personale operante, avvenute in un contesto particolarmente critico, stante il notevole quantitativo di carburante stivato, è stato reso possibile grazie al pronto intervento e alla perizia tecnica dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Palermo che assicuravano, con un lavoro di bonifica durato oltre 14 ore e la successiva ininterrotta presenza, la giusta cornice di sicurezza per la prevenzione di ogni incidente – – Anche l’intervento di una unità medica dell’ASP di Palermo, consentiva l’accurato monitoraggio delle condizioni di salute dei finanzieri impegnati nelle operazioni, rese particolarmente difficoltose dalle esalazioni del combustibile”.

Complessivamente, oltre 20 tonnellate di hashish, di 13 diverse qualità, per un valore di mercato oscillante tra i 150 e i 200 milioni di euro erano nascoste nel carburante.   Altri elementi di questa complessa operazione sono stati spiegati dalla GdF:

 

“… Hanno fornito un indispensabile contributo operativo anche il Reparto Aeronavale ed il Gruppo della Guardia di Finanza di Palermo, oltre che Europol, il MAOC (Maritime Analysis and Operations Centre) di Lisbona, la DEA statunitense e la Polizia Criminale del Montenegro, nell’ambito del progetto di collaborazione per garantire la sicurezza nei Balcani IPA (Instrument for pre-accession assistance). Nell’ambito della più ampia cornice dell’operazione denominata ‘Libeccio International’, sono stati operati dalle Fiamme Gialle di Palermo, negli ultimi 4 anni, sequestri per oltre 139 tonnellate di stupefacenti, per un controvalore complessivo stimato in oltre 1,4 miliardi di euro. “Il Mar Mediterraneo – – si conferma uno dei bacini mondiali maggiormente interessati dai traffici illeciti. In questo scenario la Guardia di Finanza svolge il suo ruolo esclusivo di ‘polizia del mare’, integrando il dispositivo aeronavale costiero con quello di altura, tanto per il controllo delle frontiere esterne con le attività di esplorazione aeromarittima condotte in acque internazionali, quanto per la difesa degli interessi economico-finanziari del Paese e dell’Unione europea“. Un successo insomma di non poco conto della GdF.

Matteo Messina Denaro: una vita bruciata dal desiderio della vendetta- Arrestati 22 affiliati

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Si restringe la latitanza e la fitta rete di amicizie del superboss  Matteo Messina Denaro. Dalle prime ore dell’alba è in corso una imponente operazione di carabinieri, polizia e Dia, che stanno eseguendo nel trapanese un provvedimento di fermo nei confronti di 22 persone emesso dalla Dda di Palermo. Sono ritenute affiliate alle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna. Sono indagati per associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni.

Tra le persone fermate ci sono anche due cognati di Matteo Messina Denaro. Si tratta di Gaspare Como e Rosario Allegra, i mariti di Bice e Giovanna Messina Denaro. Secondo gli inquirenti sarebbero stati proprio loro a organizzare la latitanza della primula rossa ricercata dal 1993.Secondo le comunicazioni di agenzia e dei carabinieri, sarebbero state effettuate perquisizioni a tappeto  nella notte nelle abitazioni di persone ritenute vicine al boss. Decine di persone sono state controllate tra Castelvetrano e Campobello di Mazara.

Le indagini, “oltre ad accertare il capillare controllo del territorio esercitato da Cosa nostra ed il sistematico ricorso all’intimidazione per infiltrare il tessuto economico locale”, hanno “consentito di individuare la rete relazionale funzionale allo smistamento dei “pizzini” con i quali il latitante impartiva le disposizioni ai suoi sodali”. Ne sono convinti gli inquirenti che hanno condotto l’indagine ‘Anno zero‘.

L’operazione “ha confermato il perdurante ruolo apicale di Matteo Messina Denaro della provincia mafiosa trapanese e quello di reggente del mandamento di Castelvetrano assunto da un cognato, in conseguenza dell’arresto di altri membri del circuito familiare”. E’ il risultato delle investigazioni  che hanno condotto all’arresto di 22 persone ritenute fiancheggiatori del boss latitante detto oggi nuovo “Capo dei capi”.

Poliziotti francesi fanno irruzione in un presidio italiano…La Francia sta perdendo la testa

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Un incidente diplomatico incrina i rapporti diplomatici tra Francia e Italia. L’irruzione di agenti della dogana francesi in un presidio per migranti a Bardonecchia al confine tra Italia e Francia ha scatenato vibrate proteste dell’Italia . I poliziotti francesi, nella tarda serata di venerdì, secondo quanto denunciato dall’associazione Rainbow4Africa, sono entrati armati nella sala della stazione, costringendo un migrante a sottoporsi al test delle urine.

Blitz per il quale sono state chieste “spiegazioni al governo francese e all’ambasciata di Francia a Roma: attendiamo a breve risposte chiare prima di intraprendere qualsiasi eventuale azione”dice la Farnesina

Lo staff Rainbow4Africa ha espresso “rabbia e amarezza” per quanto è accaduto. Ma “adesso è il momento di tornare a fare il nostro lavoro di medici, infermieri, mediatori, avvocati”, scrive la Ong su Facebook. “Abbiamo la massima fiducia nel Prefetto e nelle nostre istituzioni: lasciamo a loro i prossimi passi”, aggiunge l’organizzazione che ringrazia “per la solidarietà ricevuta”.

“Altro che espellere i diplomatici russi, qui bisogna allontanare i diplomatici francesi! – afferma Matteo Salvini – Con noi al governo l’Italia rialzerà la testa in Europa, da Macron e Merkel non abbiamo lezioni da prendere, e i nostri confini ce li controlleremo noi”.

“Non assisteremo pure alla beffa di essere usati come la loro toilette” tuona la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli. “I campioni delle urine li prendano nei bagni francesi – continua – o ne segnalino la necessità alle nostre forze dell’ordine”.

L’Italia chiami Macron – sottolinea – e gli ricordi che qui nessun agente straniero può venire a far valere la propria autorità. Siamo una Nazione sovrana e libera , non una provincia della Francia”.

 

 

Sorprendente Operazione Antimafia della Guardia di Finanza tra Roma e la Sicilia

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Una operazione antimafia ha condotto a 15 fermi e la paralisi di due associazioni che hanno commesso secondo il comunicato dell’azione congiunta tra la Procura di Roma e Messina avrebbero commesso reati contro la pubblica amministrazione, corruzione in atti giudiziari e frode fiscale. Una sorpresa c’è perchè tra gli arrestati figura un illustre nome ,  Giancarlo Longo, ex pm della Procura di Siracusa, l’avvocato Piero Amara e gli imprenditori Fabrizio Centofanti e Enzo Bigotti, quest’ultimo già coinvolto nel caso Consip.

Piero Amara, 48 anni, è un noto avvocato con clientela internazionale. Secondo l’accusa, avrebbe tentato di inquinare indagini sull’Eni. In particolare il legale avrebbe tentato  un depistaggio presso la procura di Siracusa: nel 2016 avrebbe fatto presentare presso la Procura aretusea un uomo, Alessandro Ferrara, che denunciò ai magistrati di essere stato vittima di un tentativo di sequestro a Siracusa da parte di tre persone che gli avrebbero chiesto notizie su un presunto complotto internazionale contro l’amministratore delegato dalla società Claudio Descalzi. A coordinare l’inchiesta aperta era stato proprio il pm Giancarlo Longo. Secondo gli investigatori, l’avvocato Amara sarebbe stato a capo di un vero e proprio comitato di affari. Vedremo nelle prossime ore  le difese degli arrestati, e in particolare delle figure eccellenti arrestate per la sussistenza dei reati contestati…