Il ricatto della Mafia e della Politica alle Istituzioni dello Stato: oggi le Condanne a Palermo.

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Nella foto il Sostituto Procuratore Antimafia Antonino Di Matteo

.Puntuale il comunicato stampa su una sentenza storica attesa da anni e anni. I generali Mario Mori e Antonio Subranni, ex vertici del Ris, sono stati condannati a 12 anni ciascuno per minaccia a corpo politico dello Stato. Sempre a 12 anni, per lo stesso reato, è stato condannato anche l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri. Il boss mafioso Leoluca Bagarella è stato condannato a 28 anni sempre per minaccia a corpo politico dello Stato. Per lo stesso reato è stato condannato a 12 anni il boss Antonino Cinà. Otto anni all’ufficiale del Ros Giuseppe De DonnoMassimo Ciancimino, accusato in concorso in associazione mafiosa e calunnia dell’ex capo della polizia De Gennaro, ha avuto 8 anni per calunnia.

Dell’Utri, Mori, Subranni, De Donno, Bagarella e Cinà sono stati inoltre condannati a un maxi risarcimento da 10 milioni di euro a Palazzo ChigiAssolto l’ex presidente del Senato Nicola Mancino dal reato di falsa testimonianza.   L’ex presidente della Repubblica G. Napolitano ha difeso, nel corso di una conferenza stampa, la correttezza dell’operato di Mancino.

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Al termine della lettura del dispositivo il pm Teresi ha detto che “questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e a tutte le vittime innocenti della mafia”. “Va analizzato attentamente il dispositivo che in linea di massima ha confermato la tesi principale dell’accusa sull’ignobile scambio, chiamato semplicemente ‘trattativa’, ma che nascondeva il ricatto fatto dalla mafia allo Stato e a cui si sono piegati alcuni elementi delle istituzioni – ha aggiunto – E’ un processo che bisognava fare a tutti i costi”.

Una sentenza che “ha un valore storico – ha riferito alla stampa   Antonino Di Matteo, uno dei pm dell’accusa – Ora abbiamo la certezza che la trattativa ci fu. La Corte ha avuto la certezza e la consapevolezza che mentre in Italia esplodevano le bombe nel ’92 e nel ’93 qualche esponente dello Stato trattava con Cosa nostra e trasmetteva la minaccia di Cosa nostra ai governi in carica. E questo è un accertamento importantissimo, che credo renda un grosso contributo di chiarezza del contesto in cui sono avvenute le stragi. Contesto criminale e purtroppo istituzionale e politico“.

Nella nostra impostazione accusatoria, che ha retto completamente – ha detto Di Matteo – l’ipotesi è che Dell’Utri sia stato la cinghia di trasmissione tra Cosa nostra e l’allora da poco insediato governo Berlusconi. La corte ha ritenuto provata questa cosa”.

Berlusconi ha definito le parole di Di Matteo “di una gravità senza precedenti. Si è permesso di commentare una sentenza adombrando una mia personale responsabilità”. L’ex premier ha annunciato di aver dato mandato ai suoi legali di intraprendere tutte le azioni del caso: ”Ho parlato con i miei avvocati, faremo dei passi nelle sedi opportune nei suoi confronti”.