Librino-Catania, il Clan Cappello vuol dominare nel quartiere, la Procura lo inginocchia e chiede 247 anni di carcere per l’organizzazione criminale

 

Il processo è stato  rinviato all’udienza del  16 maggio con gli interventi della difesa 

Condanne per tutti i 16 presunti appartenenti al clan Cappello, con pene comprese tra otto e 17 anni, per complessivi 247 anni di reclusione. E’ la richiesta avanzata dalla Procura di Catania al Gup Ivana Cardillo nel processo, celebrato col rito abbreviato, scaturito dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale sulla sparatoria tra organizzazioni criminali contrapposte dell’8 agosto 2020 nel popoloso rione di Librino.

Nello scontro armato, tra esponenti del gruppo dei Cursoti milanesi e del clan Cappello, morirono Luciano D’Alessandro, di 48 anni, e Vincenzo Scalia, di 29, e rimasero ferite quattro persone. Un altro procedimento, col rito ordinario, è pendente davanti la quarta Corte d’appello di Catania.

Queste le richieste di condanna, per tentativo di omicidio aggravato, avanzate a conclusione della requisitoria al Gup Cardillo dal Procuratore aggiunto dr. Ignazio Fonzo e dal sostituto Alessandro Sorrentino. Otto anni per Concetto Alessio Bertucci; 14 anni per Giuseppe Romano; 15 anni per Mario Bonaventura, Sebastiano Cavallaro e Renzo Cristaudo; 16 anni per Gaetano Ferrara, Luciano Guzzardi, Santo Antonino Lorenzo Guzzardi, Gaetano Nobile, Riccardo Pedicone, Rinaldo Puglisi, Gioacchino Spampinato e Luciano Tudisco; 17 anni per Massimo Cappello e Salvuccio Junior Lombardo; 18 anni per Rocco Ferrara.

 

 

Oggi processo all’On Raffaele Lombardo …Sentenza finale o rinvio Effetti collaterali: classe dirigenziale in mano agli ex governatori

Archivi-Sud Libertà – Video Processo bis a carico dell’On Raffaele Lombardo-  Esposizione  P.M. Dottssa Agata Santanocito

Nel video la ricostruzione dei fatti avvenuti e le accuse a Raffaele e all’on Angelo Lombardo. Il ruolo di Santapaola e l’organizzazione che opera nel territorio.     I Pm chiariscono le fonti di prova. Gli incontri con i mafiosi dell’ex presidente della Regione. Rapporti personali confermati da testimoni.      Naturalmente c’è anche il problema “lombardismo”, cioè tutta la classe dirigenziale nominati dai delfini politici e dirigenti generali dell’ex presidente della Regione. Un contenzioso senza fine, di uomini che hanno utilizzato il potere massimo , secondo le accuse, per fini personali e mafiosi, che ha distrutto l’immagine della Sicilia

Oggi la Corte d’appello di Catania si pronuncerà -o rinvierà-  sul processo a carico dell’ex Presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Un procedimento aperto dopo l’annullamento con rinvio della Suprema Corte di Cassazione della sentenza di secondo grado che aveva visto il politico catanese assolto dall’accusa di concorso esterno e condannato a due anni, con pena sospesa, per corruzione elettorale aggravata ma senza intimidazione e violenza. Una sentenza, quella di secondo grado, che a sua volta aveva riformato quella emessa il 19 febbraio 2014, col rito abbreviato, dal Gup Marina Rizza che lo aveva condannato a sei anni e otto mesi.
Al termine della requisitoria, le due rappresentanti dell’accusa, Agata Santonocito e Sabrina Gambino, dopo avere ripercorso i passaggi più importanti delle sentenze che si sono fin qui alternate, hanno chiesto per Lombardo, che è sempre stato presente alle udienze, la condanna a sette anni e 4 mesi.

La Procura generale si è soffermata nelle valutazioni sul capo di imputazione sottolineando come “il concetto di rafforzamento dell’associazione, può trovare sotto il profilo plastico un esempio guardando al mondo della finanza. Pensiamo a cosa accade nel mondo della finanza alle quotazioni in borsa ogni qual volta vengono diffuse notizie su alleanze, fusioni o separazioni. Lo scorso anno, quando si diffuse la notizia della fusione dell’alleanza tra Fiat e Peugeot, le azioni facenti capo al gruppo Fiat Chrysler volarono. Quell’accordo, che poi non è avvenuto, ha avuto l’effetto di far volare le azioni. Questo è quello che riteniamo sia accaduto in concreto in riferimento a un gruppo criminale che si trova a giocarsi, dalla sua, un patto sinallagmatico. E questo è l’effetto che questo patto può avere per l’associazione Cosa nostra“.

Riordiamo che i guai per l’ex presidente della Regione siciliana iniziarono nel 2010 allorchè il rapporto con l’attuale presidente dell’Ars si deteriora.. Quello che era il PdL Sicilia si spacca in Futuro e libertà (nuova formazione politica guidata a livello nazionale da G.Fini e nel gruppo di ex Forza Italia che annunciano la nascita di un nuovo partito Forza del Sud.

Il 21 settembre 2010 viene presentato il quarto Governo della Presidenza

Il 31 luglio 2012 si dimette dinanzi l’Assemblea regionale siciliana dalla carica di presidente con alcuni mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato prevista per l’aprile 2013. Lombardo ha dichiarato all’ARS di essersi dimesso per affrontare meglio le vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto del reato gravissimo Concorso esterno in associazione mafiosa e per evitare il voto regionale in contemporanea con quello per il rinnovo del parlamento nazionale.

Resta in carica per l’ordinaria amministrazione fino alla proclamazione del nuovo presidente, dopo le elezioni anticipate  svoltesi il 28 ottobre 2012, elezioni nelle quali non si è candidato, eleggendo però il figlio Salvatore deputato regionale, tra le file del Partito dei Siciliani-MPA, che porta all’ARS 10 rappresentanti.

Mafia, dissequestrati i beni dell'editore Mario Ciancio - Rai News

Archivi-Sud Libertà- L’Editore dr. Mario Ciancio

Il risultato delle elezioni politiche del 20123 è negativo per l’MpA-Partito dei Siciliani, che non elegge nessun parlamentare. Lombardo, candidato come capolista al Senato in Sicilia, non viene eletto.

Lombardo nel maggio 2017, dopo la condanna in appello a due anni per voto di scambio e l’assoluzione dall’accusa di concorso esterno alla mafia, torna a una convention del suo partito

Del giovane medico pulito che voleva rivoluzionare la Regione resta ben poco.  Se si fa un passo indietro, si ricorderà come  nell’prile del 1992 nell’ambito di un’inchiesta riguardante irregolarità in un concorso pubblico all’Asl 35 di Catania, venne arrestato con l’accusa di interesse privato in atti d’ufficio  (“telefonate galeotte”)  e abuso d’ufficio] e condannato in primo grado.

Dimessosi da assessore , Lombardo venne poi assolto in appello. Ma l ‘attrazione per i reati gravi prosegue suo malgrado.

Il 23 luglio  è nuovamente arrestato per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione per lo scandalo di un appalto da 48 miliardi di lire per i pasti all’ospedale Vittorio Emanuele II di Catania: secondo l’accusa, un comitato d’affari composto da Rino Nicolosi, Salvo Andò, Nino Drago  e lo stesso Lombardo avrebbe garantito l’appalto all’azienda dell’ex presidente dell’Inter Ermesto Pellegrini , in cambio di una tangente di 5 miliardi di lire e condannato in primo grado. Dimessosi da assessore  per tale condanna, Lombardo venne poi assolto in appello.

Un giorno prima dell’arresto viene sospeso  dalla carica di deputato e ciò fino al 29 settembre dello stesso anno

. Il 17 marzo 2000  Pellegrini concorda per il patteggiamento , procedura giudiziaria più veloce ma con ammissione di colpa,  confessando infatti di avere versato denaro ad alcuni politici, tra cui Lombardo, ma i giudici finiscono per considerare quel versamento solo un regalo: il reato venne derubricato a finanziamento illecito ai partiti, reato che per gli imputati risultava ormai prescritto.. I giudici, in sostanza, non riconoscono nelle attività relative all’ospedale Vittorio Emanuele l’esistenza di un vero e proprio comitato d’affari: per questa ragione, gli imputati sono assolti dall’accusa di associazione mafiosa o a delinquere inizialmente ipotizzata insieme alla corruzione. Dai giudici alla fine gli viene riconosciuto un indennizzo di 33 000 euro per ingiusta detenzione.

Mafia, Raffaele Lombardo condannato a 6 anni e 8 mesi per concorso esterno  - Il Fatto Quotidiano

Nel procedimento odierno che scaturisce dalle accuse orginarie dei pentiti  Giuseppe e Paolo Mirabile, Santo La Causa, Eugenio Sturiale e Francesco Ercole Iacona nonché intercettazioni telefoniche ed ambientali che documentano contatti con i boss di Cosa Nostra catanese  Vincenzo Aiello, Rosario Di Dio e Francesco La Rocca nonché con l’avvocato Raffaele Bevilacqua (esponente di primo piano della mafia ennese.

Lombardo dichiara il 12 aprile all’Assemblea regionale siciliana di non aver ancora ricevuto alcun avviso di garanzia. Il 3 novembre del 2010 la Procura di Catania conferma il coinvolgimento del Presidente della Regione Siciliana in una indagine, anche se non ha richiesto alcun provvedimento nei suoi confronti

Il 13 gennaio 2011 nuovo coinvolgimento di Lombardo in una vicenda giudiziaria, infatti risulta indagato insieme ad alcuni amministratori catanesi in un’inchiesta su promozioni facili e avanzamenti di carriera illeciti di dipendenti comunali a Catania. Secondo la Procura etnea Lombardo e gli altri indagati avrebbero favorito tali promozioni ed avanzamenti alla vigilia delle elezioni amministrative in modo da favorire il voto di scambio . Il 9 aprile 2011 , la Procura di Catania, nell’ambito della Inchiesta Iblis, comunica l’avviso di chiusura delle indagini per concorso esterno in associazione mafiosa, di 56 indagati tra cui il presidente Raffaele Lombardo

Il 13 giugno la Procura comunica l’intenzione di archiviare la posizione di Lombardo e di altri indagati (fra cui il fratello), poiché alla luce degli elementi emersi “l’accusa sarebbe insostenibile”

Il 29 marzo del 2012 il Giudice delle indagini preliminari dr Luigi Barone ha disposto l’imputazione coatta per il governatore siciliano per concorso esterno in associazione di titpo mafioso,  nell’ambito dell’Inchiesta Iblis.

Il rituale si ripete. Dimissioni il  28 luglio 2012  come Presidente della Regione siciliana restando in carica per l’ordinaria amministrazione fino al 10 novembre dello stesso anno.

Il 19 febbraio 2014 Raffaele Lombardo venne condannato in primo grado con rito abbreviato per Mafia (concorso esterno) alla pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione  all’interdizione perpetua dai pubblici uffici  e ad un anno di libertà vigilata Nelle motivazioni di Marina Rizza, il giudice con 325 pagine etichettò l’ex governatore come “l’arbitro” o il moderatore” nei rapporti con la Mafia, un intreccio con la politica ma anche con potenti imprenditori coinvolti come l’editore – e fino al momento dell’accusa direttore responsabile del quotidiano del mattino etneo, “La Sicilia”, Mario Ciancio Sanfilippo

Il 31 marzo 2017la Corte d’Appello di Catania lo assolve dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, condannandolo a 2 anni di reclusione per voto di scambio. L’anno successivo la Corte di Cassazione  annullò la sentenza di assoluzione, disponendo la celebrazione di un nuovo processo d’appello.

Il processo per voto di scambio in favore del figlio Toti 

Il 17 dicembre 2020 viene assolto insieme al figlio Toti dalla Corte di Cassazione dall’accusa di voto di scambio in favore dell’elezione del figlio all’Arspoiché il fatto non sussiste, annullando così la sentenza d’appello emessa, il 10 luglio del 2019, dalla Corte d’appello di Catania che li condannava ad un anno ciascuno   Oggi ,forse. pomeriggio, la sentenza finale, e il ricordo della requisitoria della dottssa Agata Santanocito che nel video superiore prova e documenta come i contatti con i mafiosi dell’ex Presidente della Regione vi siano effettivamente stati.

Processo “Trattativa Stato-Mafia”: il fatto non sussiste, tutti assolti

 

 

Processo trattativa Stato-mafia: assolto Marcello Dell'Utri |  VirgilioNotizie

Il senatore Marcello Dell’Utri: “Mi sono tolto un peso dal cuore”

PALERMO

 

E’ uscita la Sentenza storica che ha rovinato tante vite e l’esistenza agli ” (ex) imputati assolti Occorre urgentemente una riforma della Giustizia e della Magistratura e fondamentale e di vitale importanza dovrà essere la clausola che anche in Magistratura “chi sbaglia paga”   Smontati nel caso in esame tutti i teoremi dei Pm sulla trattativa “Stato-Mafia”

Tutti assolti gli ex ufficiali dei carabinieri nel processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia. La Corte d’assise d’appello di Palermo ha smontato ogni teorema , ogni tesi dei Pm,riformato la sentenza di primo grado e assolto i generali Mario Mori e Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno. Erano stati condannati a 12 anni. Assolto anche Marcello Dell’Utri, condannato anche lui a 12 anni di carcere. La sentenza è stata emessa dopo tre giorni di camera di consiglio.

Trattativa Stato-mafia, Berlusconi "scarica" Dell'Utri. In aula si rifiuta  di testimoniare - la Repubblica

                                                                    – LA SENTENZA –

In parziale riforma della sentenza emessa dalla Corte di assise di Palermo in data 20 aprile 2018 assolve De Donno Giuseppe, Mori Mario e Subranni Antonio dalla residua imputazione a loro ascritta per il reato di cui al capo A, perché il fatto non costituisce reato”. Inizia così il dispositivo della sentenza del processo di Appello sulla trattativa Stato-mafia. “Dichiara – si legge ancora – non doversi procedere nei riguardi di Bagarella Leoluca Biagio, per il reato di cui al capo A, limitatamente alle condotte commesse in pregiudizio del governo presieduto da Silvio Berlusconi, previa riqualificazione del fatto… come tentata minaccia pluriaggravata a corpo politico dello stato, per essere il reato cosi’ riqualificato estinto per intervenuta prescrizione. E per l’effetto ridetermina la pena nei riguardi di Bagarella in anni 27 di reclusione”. “Assolve Dell’Utri Marcello dalla residua imputazione per il reato di cui al capo A, come sopra riqualificato, per non avere commesso il fatto e dichiara cessata l’efficacia della misura cautelare del divieto di espatrio già applicata nei suoi riguardi”.

La Corte ha revocato le statuizioni civili nei riguardi degli imputati De Donno, Mori, Subranni e Dell’Utri e rideterminato in 5 milioni di euro l’importo complessivo del risarcimento dovuto alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La Corte d’assise “conferma nel resto l’impugnata sentenza anche nei confronti di Giovanni Brusca e condanna gli imputati Bagarella Cin alla rifusione delle ulteriori spese processuali in favore delle parti civili (Presidenza del Consiglio dei ministri, Presidenza della Regione siciliana, comune di Palermo, associazione tra familiari contro le mafie, centro Pio La Torre”.

La Corte ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni.

IN QUELL’AULA BUNKER A CATANIA : SANSONE CONTRO I FILISTEI

 

 

L'importanza di un capello sano | Microfue

 

DI   RAFFAELE .LANZA

 

CATANIA   – Apparentemente tranquillo  l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per la nave Gregoretti, vuol provare che la condivisione governativa era pressochè totale.    E non vi sono “perdite di memoria” che tengano, i fatti avvenuti su quella nave e i disperati erano sotto gli occhi di tutti.   Nessuno potrà negarlo.  Nemmeno alla propria coscienza.  Fra l’altro il Giudice Nunzio Sarpietro non si lascia condizionare nè influenzare dalla “furbizia” di alcuni

Certamente il processo si rivela un’occasione politica per far dire agli avversari di Salvini che “lui sbagliava, non era umanitario”.    Le sue azioni -è innegabile- erano condivise per solidarietà di partito e movimento.  Se dovesse esserci una condanna – tutti i naufraghi morti in mare  lo meriterebbero- non ci sarebbe nulla di ridire di fronte alle sofferenze atroci patite dal movimento della disperazione..   Il premier Conte , pur essendo contrario  a quella irriducibile lotta all’immigrazione clandestina , di marca esclusivamente salviniana, lasciava tuttavia correre, lasciava perdere come si fa spesso on un bambino incorreggibile e vivace.  Consigliava solo Salvini di non “andare oltre” perchè il problema era da risolvere all’UE”     

  Il leader leghista è di altra convinzione e il ritornello noto a tutti si può sentire anche nell’aula bunker del Tribunale di Catania: “Abbiamo dimezzato il numero dei morti, dei dispersi, dei feriti, abbiamo salvato vite e protetto un Paese, a differenza di quanto accaduto dopo”.     

 Conte pensava dunque di non perdere l’equilibrio in mezzo ai “giganti” della politica italiana, Matteo Salvini, inquisito dai giudici -in una Repubblica dove i processi durano un’eternità e non si sa mai con certezza chi è davvero l’innocente o il colpevole-  assume un comportamento identico a Sansone, il personaggio della leggenda,eroe biblico dalla forza erculea,  che perduti i capelli, fa cadere da solo le colonne del Tempio  per far morire i Filistei, nemici di Israele..   La forza di Sansone era nei capelli, quella di Salvini nel propagandare di chiudere i porti per rasserenare i siciliani e il resto d’Italia.     

I Filistei rasarono Sansone, lo incatenarono, lo accecarono e lo portarono nel loro tempio per bullarsi. Poi siccome erano i cattivi di un libro della Bibbia – e quindi sostanzialmente stupidi – si dimenticarono di rasarlo con regolarità e ovviamente il risultato fu che Sansone riacquistò le sue forze e durante una festa, sollevando l’architrave del tempio, ne schiacciò più di quella volta che ne aveva fatti fuori un migliaio a mascellate d’asino. Ma soprattutto in quell’occasione ebbe modo di dire: “Muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Oggi si dovrebbe dire: “Muoia Salvini con tutto il governo Conte n.1”

Non sappiamo se ci sarà il consenso dei giudici catanesi. Molto difficile ed improbabile. Potrebbero avere un ritorsione dalla politica del potere.a si dice che nella vita i conti tornano.  Conte, pur essendo un manager fuoriclasse, per non aver impedito a Salvini di fare ciò che non doveva essere fatto,di riflesso ha assorbito- e , forse meritato a nostro avviso- anche lui critiche e guai giudiziari di non poco conto     Un video per la difesa di Salvini rappresenta un  estratto della conferenza stampa di fine anno del 2019 in cui il premier Conte dice che “da una prima ricognizione emerge il coinvolgimento della presidenza del Consiglio, come sempre, d’intesa con il ministero degli Esteri, nel richiedere i ricollocamenti per consentire poi lo sbarco”.

Ascoltati dal gup Nunzio Sarpietro gli ex ministri Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli. Salvini  accompagnato dal suo legale, l’avvocato Giulia Bongiorno, arrivata con un  valigia/trolley piena di documenti “Il video in cui il premier Giuseppe Conte parla del governo e del ruolo dell’esecutivo nella decisione sugli sbarchi in Italia di migranti come idea condivisa è nella memoria difensiva già depositata agli atti del procedimento”, spiegava  il legale di Salvini  . Il 28 gennaio prossimo a Palazzo Chigi  saranno interrogati  anche il premier Giuseppe Conte e i ministri Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese.

Video Y.T-(L.S)-Riprodotto Int.

TUTTI SULLE TRACCE DI MATTEO MESSINA DENARO,AUTORE DI OLTRE 50 OMICIDI , UN UOMO CHE HA PERDUTO IL BENE PIU’ PREZIOSO DELLA VITA:LA LIBERTA’

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di    R.Lanza
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messenger sharing buttonNuova richiesta di ergastolo .Il Pubblico Ministero Gabriele Paci ha richiesto l’ergastolo per il “Capo dei capi “attuale in Italia, Matteo Messina Denaro, , accusato di essere uno dei mandanti degli attentati di Capaci e Via D’Amelio. Il processo si celebra davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta.

Il superlatitante trapanese, a capo del mandamento di Castelvetrano, è considerato uno dei boss più potenti di Cosa Nostra,noto in Europa e nel resto del mondo  ed è  irreperibile da 27 anni.  Tutti lo cercano, i giudici lo condannano, gli investigatori più astuti  studiano ogni traccia per arrivare vicino a Messina Denaro.   Ma il boss per eccellenza è ancora lì, nascosto chissà dove e nessuno sa in quali condizioni fisiche o visive siano.  Un rebus individuarlo dopo un quarto di secolo.  La pista migliore resta quella di “seguire” o pedinare parenti o fedelissimi. Prima o poi un errore lo faranno. Ma certamente un uomo che si nasconde tutta la vita non può essere considerato un vincente. Di quali affari parliamo, investimenti nella grande distribuzione alimentare, se sono accertati  oltre 50 omicidi a suo carico ? . Cosa farsene dei soldi al punto in cui è arrivato? Vive nelle grotte. 

Ferrari, belle donne, Ville con piscine. Ma non scherziamo.  Sogni e sogni   Non sappiamo i motivi che hanno spinto quest’uomo ad agire come una belva feroce contro l’umanità.  Non sappiamo.    In realtà è uno zombi c he cammina e si nasconde per non essere deriso dai suoi nemici e da chi ha avuto ucciso un familiare..  Ha perduto il bene più prezioso della vita: la libertà. 

 E l’anima?   Avrà quest’uomo un credo religioso, Dio?    Si afferma che anche il peggior criminale , autore di tanti delitti, possa comparire un giorno al cospetto di Dio. Certo, non potrà pretendere il perdono delle famiglie delle sue vittime ma un rapporto con Dio può averlo, anche per pochi secondi, fino all’ultimo istante della sua vita Probabilmente vive per conservare un valore molto importante nella Mafia: il rispetto di sè e dei propri familiari.    

Il pizzino di Matteo Messina Denaro nel 2015 per un terreno ...

La richiesta di carcere a vita  è stata avanzata a conclusione della requisitoria, durata otto udienze. Matteo Messina Denaro è difeso dagli avvocati  d’Ufficio Salvatore Baglio e Giovanni Pace.

Conte: Nuove soluzioni produttive con l’ex Ilva e Mittal

 

Il premier Giuseppe Conte e i vertici di ArcelorMittal,insieme per discutere sul futuro degli stabilimenti dell ex Ilva acquisiti dalla multinazionale.

Afferma il Presidente del Consiglio: “i Mittal si sono resi disponibili ad avviare una interlocuzione immediatamente volta a definire un percorso condiviso sul futuro delle attività dello stabilimento ex Ilva a Taranto” . “L’obiettivo di questo percorso è pervenire alla elaborazione di un nuovo piano industriale che contempli nuove soluzioni produttive con tecnologie ecologiche e che assicuri il massimo impegno nel risanamento ambientale”, spiega Conte.

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“Prendiamo atto di questa mutata disponibilità, di questa grande apertura” da parte dei Mittal, “fermo restando che non abbiamo incassato nessun risultato. Si avvierà una negoziazione che sarà complicata e faticosa, ci saranno tanti risvolti” dice il premier. “Siamo disposti – aggiunge – a concedere un differimento del processo a condizione che Mittal assicuri e garantisca l’attività produttiva anche in fase negoziale”.

“Il 27 novembre è stata fissata l’udienza per il procedimento cautelare d’urgenza: una nostra reazione questa rispetto all’iniziativa di Mittal. Ma per consentire questa interlocuzione che possa partorire quello che sarà un piano industriale avanzatissimo sul piano tecnologico e di energie pulite dobbiamo assicurare un rinvio dell’udienza. Chiederemo dunque ai Commissari una breve dilazione dei termini processuali: chiederemo di posporre l’udienza ad un periodo congruo successivo per consentire che si realizzi l’interlocuzione“.

Il premier si sofferma pure sulla disponibilità del governo a  sostenere” il negoziato con ArcelorMittal sull’ex Ilva “anche con misure sociali in accordo con le associazioni sindacali. Dal nostro punto di vista, andrà garantito il massimo livello di occupazione” ed è  “è stata valutata anche la possibilità di un coinvolgimento pubblico nel nuovo progetto. Abbiamo messo subito sul tavolo il pieno coinvolgimento del sistema Italia. Abbiamo assicurato in questa prospettiva la disponibilità anche di un coinvolgimento pubblico”.

Torneremo presto a Taranto con un pacchetto di rilancio – dice il presidente del Consiglio – Cercheremo di realizzare un progetto di continuità aziendale con il massimo di risanamento ambientale possibile”.

“Taranto non è solo l’ex Ilva ma una comunità di cittadini che da anni soffrono – conclude Conte -e attendono segnali e su questo la politica deve dare risposte: stiamo lavorando ma non può essere un singolo governo a fornirle, dobbiamo farlo tutti insieme”

 

 

Conte non stringa la mano al principe Mohammad bin Salman, “l’assassino-del giornalista Khashoggi”

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di  R.Lanza

Quando si uccide un giornalista viene una fitta al cuore. Si pensa subito che un giorno, se si pubblicano verità scomode potrà capitare anche a Te.Ma il fatto più grave è il silenzio misto al terrore che si vuole imporre per impedire la pubblicazione di articoli e servizi.

Vi  sono delitti di giornalisti che sembrano passare inosservati: ricorderemo il Messico dove sono stati uccisi 47 giornalisti, 4 scomparsi e un totale di 2.502 aggrediti nel corso del loro mandato.

«Hanno tolto loro la parola e la voce. I fogli sono rimasti in bianco e il rumore è diventato silenzio».

La violenza e le intimidazioni possono mettere a tacere chi cerca la verità, generando paura e autocensura. Mettere in silenzio un giornalista e chiudergli la bocca equivale a non fargli fare il proprio mestiere, significa negare il diritto di tutti al sapere e alla verità.

I  continui attacchi alla libertà di espressione hanno tolto la parola a centinaia di giornalisti. Molti hanno iniziato a firmare in “anonimo”, hanno rinunciato ai loro nomi per continuare a fare informazione. Alcuni media, invece, hanno smesso di raccontare cosa accade.

In alcuni Stati, come a Tamaulipas, nella parte nord-orientale del Messico, il silenzio è diventato uno stile di vita per i giornalisti.

Veracruz resta invece lo Stato più pericoloso al mondo per fare giornalismo: la maggior parte dei cronisti hanno dovuto andare via per salvaguardare la propria vita.  Altri delitti sollevano clamore perchè ad ordinarne l’uccisione si pensa sia proprio il detentore del potere assoluto o il suo ambito. Ci riferiamo alla vicenda del giornalista Khashoggi

La scomparsa/uccisione del giornalista Jamal Khashoggi del ‘Washington Post      ricorre oggi due Ottobre.   Giornalista tra le voci più critiche della monarchia saudita e in particolare dell’erede al trono Mohammad bin Salman..(nella foto d’Archivio sopra a sn).quasi certamente ,secondo gli Stati Uniti, il probabile mandante dell’assassinio del coraggioso giornalista.
Le autorità turche denunciarono che Khashoggi era stato ucciso e fatto a pezzi da un commando di 15 sauditi partito appositamente da Riad a bordo di due jet privati. In un primo momento il governo saudita negò ogni responsabilità e di essere a conoscenza delle sorti del giornalista, ma poi ammise che Khashoggi era stato ucciso in un’operazione “non autorizzata”.

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L’omicidio scatenò la condanna della comunità internazionale.   Adesso il ricordo e la notizia di quel tremendo fatto di sangue per far tacere le verità scomode riappare in tutta la sua impunità del potere. Su forte impulso turco le Nazioni Unite aprirono un’inchiesta con alla guida la relatrice speciale sulle esecuzioni extragiudiziarie, sommarie o arbitrarie, Agnes Callamard. L’inchiesta, osteggiata dai sauditi, stabilì che il giornalista era stato vittima di un'”esecuzione premeditata”, sostenendo che c’erano prove “sufficienti” e “credibili” che collegavano Mbs – l’acronimo con il quale il principe della corona è noto in Occidente – all’omicidio. L’uccisione di Khashoggi resta una ferita aperta. “E’ un dolore che cambia forma con me”, ha raccontato Hatice, che ha promesso di mantenere viva la sua memoria e oggi sarà ad Istanbul davanti al consolato per una commemorazioneIl suo corpo non è stato mai ritrovato e non c’è ancora un colpevole.

messico giornalisti uccisione
 Tanti giornalisti uccisi nel mondo, messi in silenzio per negare il diritto di tutti  al sapere e alla verità
 “Un piccolo passo avanti è stato fatto di recente da Mbs nel corso di interviste ai media statunitensi. Per la prima volta l’erede al trono – si è assunto la piena responsabilità del l’omicidio  “dal momento che sono tra i leader dell’Arabia Saudita ed è stato commesso da individui che lavoravano per il governo saudita”. Ma il principe ha negato di aver ordinato l’omicidio di Khashoggi. Mbs considerava il giornalista, nato nel 1958 a Medina e un tempo vicino alla famiglia reale prima di andare in auto-esilio negli Usa, una voce sgradita che danneggiava la sua immagine di riformista all’estero. Il ‘New York Times’ scrisse che nel 2017 il principe, rivolgendosi a uno dei suoi consiglieri, disse che avrebbe usato una “pallottola” contro Khashoggi se non fosse tornato in Arabia Saudita e fermato le critiche al governo. Alcuni media statunitensi riferirono che, dopo l’omicidio, Mbs definì il giornalista un “pericoloso islamista” nel corso di una telefonata con il genero di Trump, Jared Kushner, e con l’ex consigliere del presidente, John Bolton.

Khashoggi, un tempo consigliere per i media dell’ex capo dell’intelligence ed ex ambasciatore negli Stati Uniti, il principe Turki bin Faisal, era diventato molto scomodo da quando iniziò a criticare le autorità del suo Paese per la condizione delle donne e la censura imposta alla stampa. Denunciava  le politiche di Mbs e in particolare la  decisione di intervenire in Yemen. Criticò vibratamente gli arresti di alcuni intellettuali affermando  che la situazione in Arabia Saudita “ora è insostenibile”.

La reazione di Riad al suo omicidio, di cui sono stati pubblicati particolari agghiaccianti, è stata controversa.Si susseguirono “tante verità”.Lo stesso Mbs, pochi giorni dopo la sua scomparsa, dichiarò che il giornalista aveva lasciato il consolato “pochi minuti o un’ora dopo” essere entrato. Il 20 ottobre il procuratore generale del regno del Golfo dichiarò che Khashoggi era stato ucciso in una zuffa e che 18 sauditi erano stati arrestati, mentre cinque giorni dopo sostenne che l’omicidio era stato “premeditato”. A novembre, il suo vice, Shaalan al-Shaalan, disse che Khashoggi era stato ucciso dopo che erano falliti i negoziati per il suo ritorno in patria, aggiungendo che Khashoggi morì per un’iniezione letale e che il suo corpo venne smembrato e portato via dal consolato.

Si apprende anche che oggi 11 persone sono a processo per l’omicidio e la Procura ha chiesto la pena di morte per cinque imputati. Tra loro un medico forense, Salah al-Tubaigy, e una delle guardie del corpo di Mbs, Maher Abdulaziz Mutreb. Ma il procedimento si sta svolgendo a porte chiuse e i pochi diplomatici che hanno assistito alle udienze hanno mantenuto un rigido silenzio ” 

CONTE, NON STRINGA LA MANO AL PRINCIPE MOHAMMAD BIN SALMAN

Risultato immagini per foto di giuseppe conte

Fin qui le notizie d’Agenzia.  Noi aggiungiamo che il feroce assassinio richiede anche una presa di posizione politica sia da parte dell’Italia che dai Paesi della Comunità europea: il principe Mohammad .bin Salman non può affiancare negli incontri internazionali il nostro Premier Giuseppe Conte o i ministri italiani e posare per la foto ricordo. Secondo la Cia e per motivi logistici viste le vibrate critiche del giornalista fatto a pezzi,  Mohammad  è l’assassino dello scrittore, impunito perchè  detiene il potere nel suo Paese dove non si sa cosa voglia dire la parola “verità”, deve essere assolutamente isolato.  I personaggi del processo sono secondari rispetto alla figura dominante e di primo piano politico del principe “mandante del delitto”.

Ad un probabile assassino, detentore del potere assoluto ,ci rivolgiamo al nostro Presidente Giuseppe Conte che riesce a comprendere i confini del bene e del male,  non si stringe la mano neppure per convenienza diplomatica e politica.  Gli assassini devono essere lasciati soli  a specchiarsi con la loro coscienza.

Inferno ferrovie:incendi, ritardi, proteste, indagini, rivendicazioni

 

Treni nel caos sulla tratta Firenze Roma     Stamane si apprende un incendio  ha interessato una cabina elettrica  con ritardi fino a 180 minuti dopo sospensione del traffico. Alcuni cavi sono stati danneggiati dalle fiamme. L’incendio sarebbe di origine dolosa, si segue la pista anarchica. Questa mattina si sono registrati «ritardi medi di 180 minuti, con punte di 240.   Cancellati 42 treni AV, sia di Trenitalia sia di Italo», .

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foto d’Archivio SUD LIBERTA’

La circolazione  si sta riprendendo in queste ore  sulla direttissima Roma-Firenze. “Non riusciamo a trattenere la nostra emozione» nel vedere come «sia sufficiente accendersi una sigaretta all’aria aperta in campagna sotto la luna» per mandare in tilt questo «gigante coi piedi d’argilla» . È il testo apparso stamani su un noto sito web di area anarchica in cui si parla di Rovezzano. Il testo non rivendica esplicitamente l’azione, e non se ne attribuisce la paternità, ma sembra approvarla

Le indagini e il disagio dei viaggiatori.

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«Se sarà confermata la pista anarchica, si verificheranno eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le Forze dell’Ordine” informa il Ministro M.Salvini.

E’ anche possibile un’azione dimostrativa, collegabile al processo in corso al Tribunale di Firenze contro 28 persone, la maggioranza delle quali collegabili all’area anarchica, tra le ipotesi cui stanno lavorando gli inquirenti. I giudici dovrebbero pronunciare la sentenza tra alcune ore. La zona della stazione di Rovezzano a Firenze, già in passato è stata teatro di un tentativo, in quell’occasione fallito, di una cosiddetta ‘azione dimostrativa’ per bloccare il traffico ferroviario.

Era il 21 dicembre 2014 quando i tecnici delle ferrovie, che erano riusciti a spegnere l’incendio di un pozzetto elettrico nei pressi della galleria di San Donato, trovarono dalla parte opposta del tunnel, vicino a Rovezzano, una bottiglia inesplosa con liquido infiammabile, fiammiferi e diavolina attaccati. Il 2 dicembre dello stesso anno, una tanica di benzina venne trovata su una gru impegnata nei lavori dell’alta velocità nella vicina stazione di Campo di Marte. . Rovezzano è anche il quartiere dove avvenne il lancio di alcune molotov contro una caserma dei Carabinieri, episodio per il quale saranno giudicati alcuni dei 28 anarchici a processo al Tribunale di Firenze.​ 

Ucciso per errore dalla camorra,udienza a Luglio per il boss Marco Di Lauro

           (Archivi Sud Libertà)
Udienza fissata al  primo luglio prossimo a Napoli il processo d’appello bis nei confronti del superboss Marco Di Lauro, arrestato a inizio marzo dopo una latitanza di 14 anni, per l’omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente di camorra, ucciso il 24 gennaio 2005, in un negozio di telefonia di Capodimonte, a Napoli…
Era il periodo della  cosiddetta prima faida di Scampia. Lo afferma la sorella di Romanò, Maria, che ha partecipato a una iniziativa di Libera nel giorno della Memoria per le vittime innocenti di mafia.

Di Lauro, accusato di essere il mandante della spedizione in cui poi venne uccisa  la persona sbagliata, era stato condannato all’ergastolo in primo e secondo grado ma, nel 2015, la Cassazione aveva annullato la sentenza d’appello, rinviando a un nuovo collegio della Corte di Napoli per rifare il processo. Contestualmente la Suprema Corte aveva confermato invece l’ergastolo all’esecutore materiale del delitto Mario Buono. «Noi come familiari – ha osservato Maria Romanò, che ha dato l’annuncio davanti a circa tremila persone – approfittiamo di questo abbraccio che ci dà la carica per continuare a impegnarci a dire di no alle mafie, per fare sempre meglio la nostra parte…….”

 

Tribunale dei Ministri: “Processate e condannate Matteo Salvini, impediva lo sbarco dei migranti e aveva l’obbligo di salvare la vita in mare, dovere che prevale su tutte le norme”

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Sembrava conclusa la vicenda di Salvini, ministro dell’Interno, sul caso Diciotti dopo che la Procura di Catania aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo. Invece eccoti la sorpresa. Il Tribunale dei ministri di Catania – si apprende – ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini    Appresa la notizia il Ministro ha comunicato di essere indifferente alle accuse del Tribunale  e proseguirà ancora  nella sua linea rigida di chiudere i porti e impedire qualsiasi sbarco sia in Sicilia che nel resto del Paese..

. La richiesta del Tribunale è stata ricevuta dalla Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari.Dovrà esprimersi sull’autorizzazione a procedere. Salvini è accusato del reato di sequestro di persona aggravato per avere, nella sua qualità di Ministro dell’Interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania a bordo dell’unità navale di soccorso ”U.Diciotti” della Guardia Costiera italiana alle ore 23:49 del 20 agosto 2018″,afferma il decreto del Tribunale dei Ministri etneo.

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Nella foto il Tribunale di Catania

Nella condotta posta in essere dal ministro dell’Interno nell’arco temporale dal 20 al 25 agosto 2018, con riguardo alla permanenza a bordo della nave Diciotti attraccata al porto di Catania di 177 migranti, tra cui alcuni minori non accompagnati, è opinione di questo collegio – si spiega – che siano ravvisabili gli estremi del reato di sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per avete commesso il fatto anche in danno di soggetti minori di età“.

L’obbligo di salvare la vita in mare – decreta il Tribunale – costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare. Le Convenzioni internazionali in materia, cui l’Italia ha aderito, costituiscono un limite alla potestà legislativa dello Stato e, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell’autorità politica, assumendo un rango gerarchico superiore rispetto alla disciplina interna”.

Ma non è tutto, “Salvini, nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali (Convenzione SAR, RisoluzioneMSC167-78, Direttiva SOP009/15), non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le Libertà Civili per l’Immigrazione – costituente articolazione del Ministero dell’Interno- di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center) alle ore 22:30 del 17 agosto 2018, bloccava – si sottolinea – la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave ”U.Diciotti” ormeggiata nel porto di Catania dalle ore 23:49 del 20 agosto e fino alla tarda serata del 25 agosto, momento in cui veniva autorizzato lo sbarco. Fatto aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché – si aggiunge – per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età”.

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