Papa Leone: “Dobbiamo scacciare le tenebre e avere lo stile di vita di Gesù”

Piazza San Pietro con i fedeli venuti pe la preghiera dell'Angelus

 

La gioia che può fare di noi sale e luce, afferma  il Papa, “sprigiona da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme” che risplende in Gesù. E’ il sapore nuovo “dei suoi gesti e delle sue parole”

Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione.

Lottare  l’ingiustizia del mondo

Leone XIV guarda anche alle parole del profeta Isaia nella Prima Lettura, quando elenca i gesti concreti che interrompono l’ingiustizia: “dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa”. Isaia evoca una luce che “sorgerà come l’aurora” per scacciare le tenebre e guarire le ferite.

Ferite che si aprono nel cuore di chi rinuncia alla gioia, nel sale che perde sapore e che, dice Gesù, “a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente”.

Quante persone – forse è capitato anche noi – si sentono da buttare, sbagliate. È come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità.

Ogni ferita, assicura il Pontefice, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo.

Sono infatti gesti di apertura agli altri e di attenzione, quelli che riaccendono la gioia. Certo, nella loro semplicità ci pongono controcorrente.

La tentazione, infatti, come per Gesù, è quella di esibire e far valere la propria identità, ma così si sarebbe perso il sapore “che ritroviamo ogni domenica nel Pane spezzato: la vita donata, l’amore che non fa rumore”.

 

Video -Vaticano

Celebrazione Giochi Olimpici, Papa Leone propone una Tregua olimpica per il bene comune

Mercoledì in omaggio con L'Eco la foto di Papa Leone XIV

 

 

Roma –

“Papa Leone XIV in una lettera dal titolo “La vita in abbondanza sul valore dello sport” così si esprime.:   “In occasione della celebrazione dei XXV Giochi Olimpici Invernali, che si terranno tra Milano e Cortina d’Ampezzo dal 6 al 22 febbraio prossimoe dei XIV Giochi Paralimpici, che si svolgeranno, nelle stesse località, dal 6 al 15 marzo, desidero rivolgere il saluto e l’augurio a quanti sono direttamente coinvolti e, al tempo stesso, cogliere l’opportunità per proporre una riflessione destinata a tutti”.

“La pratica sportiva, lo sappiamo, può avere una natura professionale, di altissima specializzazione: in questa forma essa corrisponde a una vocazione di pochi, pur suscitando ammirazione ed entusiasmo nel cuore di tanti, che vibrano al ritmo delle vittorie o delle sconfitte degli atleti – afferma il Santo Padre – Ma l’esercizio sportivo è un’attività comune, aperta a tutti e salutare per il corpo e per lo spirito, al punto da costituire un’universale espressione dell’umano”.

“In occasione di passati Giochi Olimpici, i miei Predecessori hanno sottolineato come lo sport possa svolgere un ruolo importante per il bene dell’umanità, in particolare per la promozione della pace. In questa linea si colloca la Tregua olimpica, che scaturisce dalla convinzione che la partecipazione a competizioni regolamentate costituisce un cammino individuale e collettivo verso la virtù e l’eccellenza. 

Quando lo sport è praticato in questo spirito e con queste condizioni, esso promuove la maturazione della coesione comunitaria e del bene comune. La guerra, al contrario, nasce da una radicalizzazione del disaccordo e dal rifiuto di cooperare gli uni con gli altri. L’avversario è allora considerato un nemico mortale, da isolare e possibilmente da eliminare. Opportunamente, la Tregua olimpica è stata riproposta in tempi recenti dal Comitato Olimpico Internazionale e dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In un mondo assetato di pace, abbiamo bisogno di strumenti che pongano ‘fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto’. Incoraggio vivamente tutte le Nazioni, in occasione dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza –conclude  Papa Leone – che è la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato”.

Papa Leone XIV: “Il protrarsi delle ostilità allontana una pace giusta e durevole e allarga la frattura fra i popoli..”

Immagine ufficiale di Papa Leone XIV | MONDO CATTOLICO

Roma,

Papa Leone nel corso dell’Angelus in piazza San Pietro si è soffermato sul conflitto in Ucraina :“Anche in questi giorni l’Ucraina è colpita da attacchi continui che lasciano intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno. Seguo con dolore quando accade. Sono vicino e prego per chi soffre. Il protrarsi delle ostilità con conseguenze sempre più gravi sui civili allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura. Invito tutti a intensificare ancora gli sforzi per porre fine a questa guerra”.

Papa Leone XIV chiude il Giubileo della speranza aperto da Papa Francesco nel dicembre del 2024

 

Pope Leo XIV closes the Holy Door of St. Peter’s Basilica on the Feast of the Epiphany, marking the official end of the Jubilee Year 2025, at the Vatican, January 6, 2026. REUTERS/Yara Nardi/Pool

 

Roma,Vaticano

 Il «Giubileo dei due Papi», aperto da Papa Francesco la sera del 24 dicembre 2024 viene chiuso oggi da Leone XIV.

«Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza»: con questa preghiera di ringraziamento, Papa Leone XIV ha chiuso la Porta Santa di San Pietro, ultima tra le Basiliche papali di Roma concludendo ufficialmente il Giubileo della Speranza. «Come pellegrini di speranza – ha sottolineato il Pontefice – abbiano ricercato la via della vita alla luce della Parola di Dio e della sua misericordia senza limiti». Leone, nella invocazione ha supplicato Dio affinché restino «aperti i tesori» della grazia divina, «così che, al termine del nostro pellegrinaggio terreno, possiamo bussare con fiducia alla porta della tua casa e gustare i frutti dell’albero della vita».

Un gesto solenne, carico di valori di fede e speranza, per l’intero Anno Santo

Il rito di chiusura- si apprende –  è  l’ultimo atto di un lungo cammino che ha spinto oltre 33 milioni di pellegrini da ogni parte del mondo a recarsi al Vaticano.

Alla cerimonia era presente, tra gli altri, il Capo dello Stato Mattarella.

Papa Leone XIV “La pace deve guidare la sorte dei popoli e dell’intera umanità” Solo chi spera sostiene il dialogo nella diplomazia”

 

 

 

Roma,

Papa Leone XIV nel corso dell’Udienza in occasione del Giubileo della Diplomazia così si è espresso.” Non più la guerra. La pace deve guidare la sorte dei popoli e dell’intera umanità”. “La pace è il bene definitivo ed eterno, che speriamo per tutti”, .

“La speranza mostra un prezioso significato per il servizio che svolgete: in diplomazia, solo chi spera davvero cerca e sostiene sempre il dialogo fra le parti, confidando nella comprensione reciproca anche davanti a difficoltà e tensioni – ha spiegato il Pontefice rivolgendosi ai diplomatici -. Poiché speriamo di capirci, ci impegniamo a farlo cercando i modi e le parole migliori per raggiungere l’intesa. A riguardo, è indicativo che patti e trattati siano suggellati da un accordo: questa vicinanza del cuore – ad cor – esprime la sincerità di gesti, come una firma o una stretta di mano, altrimenti ridotti a formalità procedurali. Appare così un tratto caratteristico, che distingue l’autentica missione diplomatica dal calcolo interessato a tornaconti di parte o dall’equilibrio tra rivali che nascondono le rispettive distanze. Per resistere a tali derive guardiamo all’esempio di Gesù, la cui testimonianza di riconciliazione e di pace brilla come speranza per tutti i popoli. A nome del Padre, il Figlio parla con la forza dello Spirito Santo, compiendo il dialogo di Dio con gli uomini. Perciò tutti noi, fatti a immagine di Dio, sperimentiamo nel dialogo, ascoltando e parlando, le relazioni fondamentali della nostra esistenza”.

“Non a caso chiamiamo madre la nostra lingua nativa, quella che esprime la cultura della nostra patria, unendo il popolo come una famiglia. Nella propria lingua, ogni Nazione attesta una specifica comprensione del mondo, i valori più alti come i costumi più quotidiani – ha detto ancora Papa Leone XIV -. Le parole sono quel patrimonio comune attraverso le quali fioriscono le radici della società che abitiamo. 

In un clima multietnico diventa allora indispensabile aver cura del dialogo, favorendo la comprensione reciproca e interculturale come segno di accoglienza, di integrazione, di fraternità. A livello internazionale, questo stesso stile può portare frutti di cooperazione e di pace, a patto che perseveriamo a educare il nostro modo di parlare. Solo quando una persona è onesta, infatti, diciamo che è “di parola”, perché la mantiene come segno di costanza e fedeltà, senza voltafaccia. Allo stesso modo, una persona è coerente quando fa quello che dice: la sua parola è il buon pegno che dà a chi la ascolta, e il valore della parola data dimostra quanto vale la persona che la dice. In particolare, il cristiano è sempre uomo della Parola: quella che ascolta da Dio, anzitutto, corrispondendo nella preghiera al suo appello paterno. Quando siamo stati battezzati, è stato tracciato sulle nostre orecchie il segno della Croce, dicendo: “Effatà”, cioè “Apriti””.

“In quel gesto, che ricorda la guarigione operata da Gesù, viene benedetto il senso attraverso il quale riceviamo le prime parole di affetto e gli indispensabili elementi culturali che sostengono la nostra vita, in famiglia e nella società – ha riferito ancora  il Papa -. Come i sensi e il corpo, così anche il linguaggio va dunque educato, appunto alla scuola dell’ascolto e del dialogo. Sia essere autentici cristiani, sia essere cittadini onesti significa condividere un vocabolario capace di dire le cose come stanno, senza doppiezza, coltivando la concordia fra le persone. Perciò è nostro e vostro impegno, specialmente come Ambasciatori, favorire sempre il dialogo e tesserlo nuovamente, qualora si interrompesse. In un contesto internazionale ferito da prevaricazioni e conflitti, ricordiamo che il contrario del dialogo non è il silenzio, ma l’offesa. Laddove, infatti, il silenzio apre all’ascolto e accoglie la voce di chi ci sta davanti, l’offesa è un’aggressione verbale, una guerra di parole che si arma di menzogne, propaganda e ipocrisia. Impegniamoci con speranza a disarmare proclami e discorsi, curandone non solo la bellezza e la precisione, ma anzitutto l’onestà e la prudenza.

Chi sa cosa dire, non ha bisogno di molte parole, ma solo di quelle giuste: esercitiamoci dunque a condividere parole che fanno bene, a scegliere parole che costruiscono intesa, a testimoniare parole che riparano i torti e perdonano le offese. Chi si stanca di dialogare, si stanca di sperare la pace – ha concluso Papa Leone XIV -. A questo proposito, rievoco con voi l’accorato appello che San Paolo VI rivolse all’Assemblea delle Nazioni Unite esattamente sessant’anni fa. Quel che unisce gli uomini, notava il mio venerato Predecessore, è un patto suggellato “con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!”. Sì, la pace è il dovere che unisce l’umanità in una comune ricerca di giustizia. La pace è l’intento che dalla notte di Natale accompagna tutta la vita di Cristo, fino alla sua Pasqua di morte e risurrezione. La pace è il bene definitivo ed eterno, che speriamo per tutti”.

Papa Leone XIV: ” Occorre il rispetto della dignita’ umana e l’etica della comunicazione”-Vigilare con coscienza critica

 

È Robert Francis Prevost e si chiamerà Leone XIV - Diocesi di Torino

 

 

Roma,

Papa Leone XIV, ricevendo in udienza i membri del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica così si è espresso:.

“Desidero anzitutto manifestare il mio apprezzamento per il lavoro che svolgete, che richiede competenza, trasparenza e insieme riservatezza. Esso vi investe della grave responsabilità di monitorare costantemente i pericoli che potrebbero affacciarsi sulla vita della Nazione, per contribuire soprattutto alla tutela della pace. Si tratta di un lavoro impegnativo, che anche per la sua riservatezza spesso corre il rischio di essere strumentalizzato, ma che è di grande importanza per cogliere in anticipo eventuali scenari pericolosi per la vita della società“. 

“Nel corso di questi cento anni tante cose sono cambiate, le capacità e gli strumenti si sono molto raffinati, così come sono aumentate e si sono diversificate le sfide che le nostre società sono chiamate ad affrontare. A questo proposito, vorrei esortarvi a svolgere il vostro lavoro, oltre che con professionalità, anche con uno sguardo etico che tenga conto almeno di due aspetti imprescindibili: il rispetto della dignità della persona umana e l’etica della comunicazione –.

Anzitutto, il rispetto della dignità della persona umana. L’attività di sicurezza non deve mai perdere di vista questa dimensione fondante e mai può venir meno al rispetto della dignità e dei diritti di ciascuno. In certe circostanze difficili, quando il bene comune da perseguire ci sembra più necessario di tutto il resto, si può correre il rischio di dimenticare questa esigenza etica e, perciò, non è sempre facile trovare un equilibrio. Come ha affermato la Commissione Europea per la democrazia attraverso il diritto, le agenzie di sicurezza spesso devono raccogliere informazioni sugli individui e, perciò incidono fortemente sui diritti individuali”.

“E’ necessario allora che vi siano dei limiti stabiliti, secondo il criterio della dignità della persona, e che si resti vigilanti sulle tentazioni a cui un lavoro come il vostro vi espone. Fate in modo che le vostre azioni siano sempre proporzionate rispetto al bene comune da perseguire e che la tutela della sicurezza nazionale garantisca sempre e comunque i diritti delle persone, la loro vita privata e familiare, la libertà di coscienza e di informazioni, il diritto al giusto processo – ha proseguito Leone XIV –. In questo senso, occorre che le attività dei Servizi siano disciplinate dalle leggi, debitamente promulgate e pubblicate, che vengano sottoposte al controllo e alla vigilanza della magistratura e che i bilanci siano sottoposti a controlli pubblici e trasparenti.

Il secondo aspetto riguarda l’etica della comunicazione. Il mondo delle comunicazioni è notevolmente cambiato negli ultimi decenni e, oggi, la rivoluzione digitale è qualcosa che semplicemente fa parte della nostra vita e del nostro modo di scambiarci informazioni e di relazionarci. Inoltre, l’avvento di nuove e sempre più avanzate tecnologie ci offre maggiori possibilità ma, al tempo stesso, ci espone a continui pericoli. Lo scambio massiccio e continuo di informazioni chiede di vigilare con coscienza critica su alcune questioni di vitale importanza: la distinzione tra la verità e le fake news, l’esposizione indebita della vita privata, la manipolazione dei più fragili, la logica del ricatto, l’incitamento all’odio e alla violenza”.

“Occorre vigilare con rigore affinchè le informazioni riservate non siano usate per intimidire, manipolare, ricattare, screditare il servizio di politici, giornalisti o altri attori della società civile. Tutto ciò vale anche per l’ambito ecclesiale. Infatti, in diversi Paesi la Chiesa è vittima di servizi di intelligence che agiscono per fini non buoni opprimendone la libertà. Questi rischi vanno sempre valutati ed esigono un’alta statura morale in chi si prepara a svolgere un lavoro come il vostro e in chi lo svolge da tempo – ha concluso il Papa -. Sono ben consapevole del ruolo delicato e della responsabilità a cui siete chiamati. A questo proposito, vorrei anche ricordare quei vostri colleghi che hanno perso la vita in missioni delicate, svolte in contesti difficili. 

La loro dedizione non è consegnata forse ai titoli dei giornali, ma è viva nelle persone che hanno aiutato e nelle crisi che hanno contribuito a risolvere. Infine, vorrei esprimere la mia riconoscenza per gli sforzi dei Servizi di intelligence italiani anche nel garantire la sicurezza della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. E qui vorrei esprimere una parola di gratitudine per la collaborazione con la Gendarmeria, con il Vaticano, la Santa Sede, in tanti servizi, dove veramente questa capacità e possibilità di servire gli altri si fa realtà grazie alla buona collaborazione con voi. Vi incoraggio a portare avanti il vostro lavoro avendo sempre di mira il bene comune, imparando a valutare con giudizio ed equilibrio le diverse situazioni che si pongono davanti a voi e restando saldamente ancorati a quei principi giuridici ed etici che mettono al di sopra di tutto la dignità della persona umana”.

 

La visita del Papa in Turchia, nella Moschea blu: qui si è tolto le scarpe come fece Francesco, il suo predecessore

Il Papa alla Moschea Blu di Istanbul (Afp)

 

 

 

Dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Il Papa, nel terzo giorno in Turchia, ha visitato la Moschea Blu di Istanbul. Leone XIV è stato accolto e accompagnato dal presidente per gli Affari religiosi della Turchia.

Il Pontefice, entrando nella Moschea Blu, si è tolto le scarpe come fecero anche il predecessore Francesco e altri papi.

“Il Papa ha vissuto la visita alla Moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera”, sottolinea la Sala Stampa della Santa Sede.

La Moschea è particolare per le 21.043 piastrelle di ceramica turchese inserite nelle pareti e nella cupola, all’interno ha un altissimo soffitto illuminato da 260 finestre. È in questo luogo che Papa Leone ha compiuto la prima tappa della sua terza giornata in Turchia.

La tappa di Papa Leone alla Moschea Sultan Ahmed segue quella di Francesco nel 2014 avvenuta proprio nello stesso giorno. Prima ancora fu Papa Benedetto XVI nel 2006 ad entrare nel luogo di culto musulmano.

Papa Leone: “La formazione promuove una cultura dell’alterità e del dialogo.. Dobbiamo uscire dall’autoreferenzialità”

 

 

 

 

 

Papa Leone inaugurando l’anno accademico alla Pontificia Università Lateranense ha affermato:

Oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo. In particolare, la Facoltà di Teologia è chiamata a riflettere sul deposito della fede e a farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti contemporanei, perché appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo”.

“Vorrei anche immaginare insieme a voi l’Università Lateranense come uno spazio che ha occhi e cuore puntati verso il futuro, e si lancia nelle sfide contemporanee attraverso alcune dimensioni peculiari che brevemente sottolineo – ha aggiunto -. La prima è questa: al centro della formazione devono esserci la reciprocità e la fraternità. Oggi, purtroppo, si usa spesso la parola ‘persona’ come sinonimo di individuo, e il fascino dell’individualismo come chiave per una vita riuscita ha risvolti inquietanti in ogni ambito: si punta alla promozione di sé stessi, si alimenta il primato dell’io e si fatica a fare cooperazione, crescono pregiudizi e muri nei confronti degli altri e in particolare di chi è diverso, si scambia il servizio di responsabilità con una leadership solitaria e, alla fine, si moltiplicano le incomprensioni e i conflitti. La formazione accademica ci aiuta a uscire dall’autoreferenzialità e promuove una cultura della reciprocità, dell’alterità, del dialogo. Contro quello che l’Enciclica Fratelli tutti definisce “il virus dell’individualismo radicale” (n. 105), vi chiedo di coltivare la reciprocità, attraverso relazioni improntate alla gratuità ed esperienze che aiutino la fraternità e il confronto tra culture diverse. La Pontificia Università Lateranense, ricca dalla presenza di studenti, docenti e personale dei cinque continenti, rappresenta un microcosmo della Chiesa universale: siate perciò segno profetico di comunione e di fraternità”.

“La seconda dimensione che vorrei richiamare è la scientificità, da promuovere, da difendere e da sviluppare – spiega ancora Papa Leone -. Il servizio accademico spesso non gode del dovuto apprezzamento, anche a motivo di radicati pregiudizi che purtroppo aleggiano pure nella comunità ecclesiale. Si riscontra a volte l’idea che la ricerca e lo studio non servano ai fini della vita reale, che ciò che conta nella Chiesa sia la pratica pastorale più che la preparazione teologica, biblica o giuridica. Il rischio è quello di scivolare nella tentazione di semplificare le questioni complesse per evitare la fatica del pensiero, col pericolo che, anche nell’agire pastorale e nei suoi linguaggi, si scada nella banalità, nell’approssimazione o nella rigidità. L’indagine scientifica e la fatica della ricerca sono necessarie. Abbiamo bisogno di laici e preti preparati e competenti. Perciò, vi esorto a non abbassare la guardia sulla scientificità, portando avanti una appassionata ricerca della verità e un serrato confronto con le altre scienze, con la realtà, con i problemi e i travagli della società. Questo esige che l’Università abbia docenti preparati, posti nelle condizioni – pastorali, giuridiche ed economiche – di dedicarsi alla vita accademica e alla ricerca; che gli studenti siano motivati ed entusiasti, disposti allo studio rigoroso. Esige che l’Università dialoghi con altri centri di studio e di insegnamento, perché in questa prospettiva inter- e trans-disciplinare si possano intraprendere percorsi ancora inesplorati”.

“La terza dimensione che sinteticamente richiamo è quella del bene comune – conclude il Pontefice -. Il fine del processo educativo e accademico, infatti, dev’essere formare persone che, nella logica della gratuità e nella passione per la verità e la giustizia, possano essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno. L’Università può e deve diffondere questa cultura, diventando segno ed espressione di questo mondo nuovo e della ricerca del bene comune”.

Papa Leone “Troppi civili e bambini uccisi, si cessi il fuoco” In vista il Concistoro straordinario dei cardinali

 

 

Città del Vaticano

Papa Leone all’Angelus, in piazza San Pietro si è espresso in questi termini : “Esprimo il mio vivo apprezzamento per quanti, ad ogni livello, si stanno impegnando a costruire la pace nelle diverse regioni segnate dalla guerra. Nei giorni scorsi, abbiamo pregato per i defunti e tra questi purtroppo ce ne sono tanti uccisi nei combattimenti e nei bombardamenti, benché fossero civili, bambini, anziani, ammalati. Se si vuole veramente onorare la loro memoria, si cessi il fuoco e si metta ogni impegno nelle trattative”.

“Sono vicino alle popolazioni delle Filippine colpite da un violento tifone: prego per i defunti e i loro familiari, per i feriti e gli sfollati”, aggiunge il Pontefice, ricordando che “oggi la Chiesa in Italia celebra la Giornata del Ringraziamento. Mi associo al messaggio dei Vescovi nell’incoraggiare una cura responsabile del territorio, il contrasto dello spreco alimentare e l’adozione di pratiche agricole sostenibili. Ringraziamo Dio per “sora nostra madre terra” (San Francesco, Cantico delle creature) e per quanti la coltivano e la custodiscono!”.

CONCISTORO STRAORDINARIO  DEI CARDINALI  IL 7 E 8 GENNAIO 2026

Papa Leone ha in programma di riunire i cardinali di tutto il mondo per un Concistoro straordinario nei primi giorni del 2026.  il Pontefice -si apprende- ritiene possibile attuare il Concistoro per il 7 e 8 gennaio del 2026