L’atto scimatico della Fraternità Sacerdotale di San Pio X- Papa Leone lancia un appello ai Lefebriani

 

 

 

Papa, con una lettera al superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani,  lancia un estremo appello ai Lefebvriani affinché desistano dall’intenzione: “Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro. La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato”.

Nella foto Davide Pagliarani

“Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”, scrive il Pontefice ribadendo la disponibilità al dialogo già manifestata anche dal prefetto dell’ex Sant’Uffizio, card. Fernandez.

La Chiesa – afferma Papa Leone – è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo. Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio”.

La risposta dei Lefebvriani

I Lefebvriani rispondono all’ultimo appello del Papa ad evitare lo scisma. “don Davide Pagliarani afferma:”Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia. Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi”….

Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa Romana: al contrario, la vogliamo servire attraverso mezzi eccezionali, come una Madre in difficoltà, che ha bisogno di un aiuto particolare, che non è capito da tutti. Ma sono certo che il Santo Padre potrebbe capirlo”, osserva. “La Santa Sede ha dato prova di poter capire situazioni molto complesse, di saper prendere tempo. Mi permetto di chiederLe filialmente di prendere il tempo necessario per questo discernimento. Se le mie parole non fossero sufficienti – scrive don Pagliarani – Le chiederei di riflettere su due fatti molto semplici. In primo luogo, la Fraternità è già stata dichiarata scismatica nel 1988, per ragioni e in circostanze assolutamente analoghe a quelle attuali; eppure, dopo tanti anni, ci stiamo parlando come un padre a suo figlio, Sua Santità mi sta esortando paternamente ad evitare uno scisma che – teoricamente – c’è già stato. Non pensa che forse questo Suo stesso atteggiamento, di cui apprezzo la sollecitudine, sia la prova che la Fraternità non sia scismatica né ostile alla Chiesa?”.

Addio al cardinale Camillo Ruini, era l’ispiratore politico della Chiesa,aveva 95 anni

 

 

Il cardinale Camillo Ruini non è più tra noi: aveva 95 anni. E’ stato vicario del pontefice per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano dal 1991 al 2008. Anche presidente della Conferenza Episcopale Italiana e presidente della Conferenza episcopale laziale.

“Il cardinale Vicario Baldassare Reina, il Consiglio episcopale con la Diocesi di Roma, grati per la lunga e proficua vita cristiana e per il suo servizio alla Chiesa, affida alla misericordia del Signore il cardinale Camillo Ruini”.

. “La sua guida pastorale, dal 1991 al 2008, ha lasciato un segno profondo della sua intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città, unendovi la responsabilità di Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa italiana. Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale Veritas liberabit nos”.

PAPA A MADRID, UN OCEANO DI FEDELI – TRA CUI IL RE DI SPAGNA -PARTECIPA ALLA MESSA IN “PLAZA CIBELES”

 

 

Papa a Madrid - (afp)

 

PAPA LEONE : ” COSTRUIAMO UN MONDO NUOVO”

Oltre un milione e duecentomila fedeli hanno partecipato alla messa celebrata dal Papa oggi, domenica 7 giugno, in Plaza Cibeles, secondo le stime delle autorità locali. La celebrazione, nella solennità del Corpus Domini, ha trasformato il centro di Madrid in un grande evento di fede e partecipazione popolare.

Nel suo intervento, il Pontefice ha lanciato un forte appello contro “egoismo” e “indifferenza”, invitando a “costruire un mondo nuovo” attraverso una fede vissuta nella concretezza della vita quotidiana.

“Non si tratta di una manifestazione esteriore o di una sopravvivenza folkloristica – ha affermato il Papa – ma della fede nella presenza del Signore Risorto, vivo in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita”. Il Pontefice ha sottolineato come la celebrazione eucaristica non debba essere intesa come “un ricordo nostalgico”, ma come un invito attuale alla conversione e a “cambiare sguardo”.

Nel corso dell’omelia, il Papa ha ribadito che “nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello”, richiamando i fedeli a una coerenza tra fede e vita quotidiana. “La religiosità non sia un museo del passato – ha aggiunto – ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi”.

Il Pontefice ha poi invitato i fedeli a “lasciarsi portare fuori dall’egoismo e dall’indifferenza”, per diventare protagonisti della costruzione del bene comune. “Apriamoci all’incontro con il Signore – ha detto – e lasciamo che disseti le aridità del nostro cuore, per portare tra la gente amore, pace, giustizia e gioia”.

Papa Leone: “Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera della pace “

 

 

 

 

Roma   –

Papa Leone al termine dell’Angelus in piazza San Pietro. si è così espresso: “In questo mese di maggio da tutta la Chiesa si è levata una corale invocazione di pace. Specialmente attraverso la preghiera del santo Rosario, come una catena ininterrotta ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura”.

“Carissimi, nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sentì a casa presso Gesù. La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”, ha detto il Pontefice.

“Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele – ha aggiunto il Santo Padre -. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità. Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa. Oggi, invece, cari fratelli e sorelle, è festa! La festa di Dio è la nostra festa. Per questo San Paolo scrive ai Corinzi: “Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”.”.

Papa Leone XIV e la prima enciclica:”Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata dalla disumanizzazione, abbiamo il dovere di restare profondamente umani,

 

 

 

Roma   – 

Prima enciclica del Papa Leone XIV :“Custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale”- “Magnifica humanitas”, presentata nell’aula del Sinodo. Il documento è stato firmato dal Pontefice il 15 maggio, in occasione del 135mo anniversario della promulgazione della enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII.

Prevost sottolinea la necessità di “restare umani” in un mondo dominato dall’Ia e dalle nuove tecnologie. “Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore”, scrive il Santo Padre.

La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio è l’umanità abitano insieme. Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa”, aggiunge.

Il Pontefice mette in guardia dalla big tech: “In molti casi nel contesto digitale, il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze. La proprietà dei dati non può essere affidata solo a privati – insiste -, ma va regolamentata. Essi sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi. Serve una creatività in grado di gestirli come uno dei beni comuni o collettivi, nella logica della condivisione”.

Nei cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Papa Leone affronta temi attuali, tutti collegati alle nuove tecnologie, a partire dai conflitti mondiali. “Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile, la tecnologia non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità, può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati. Così, ci abitua all’idea che la violenza sia inevitabile e vada solo ottimizzata. Oggi assistiamo a un vero cambio di paradigma nel discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi proprio quei criteri etici che ne avevano limitato l’uso”.

Al centro delle rivoluzioni industriali e tecnologiche ci deve sempre essere l’uomo, la persona“L’intreccio tra automazione, robotica e Ia sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoro. Questo porterà, si dice, grandi miglioramenti per tutti. In realtà, i ‘nuovi modi’ di lavorare non sono necessariamente migliori, perché mentre l’Ia promette di dare impulso alla produttività facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora”.

Fondamentale resta anche il ruolo della famiglia considerata come “bene sociale primario. Fondata sull’unione stabile tra un uomo e una donna, essa è il primo ambiente in cui ognuno sviluppa le proprie potenzialità, prende coscienza della propria dignità e impara le prime forme di verità e di bontà, interiorizzando abitudini che preparano alla vita sociale”.

Un passaggio dell’enciclica è rivolto a quelli che Prevost chiama ‘martiri del quotidiano’, “che curano, educano, accompagnano, consolano senza clamore, come i genitori, gli infermieri, i medici, i volontari, le persone che restano accanto a un anziano o a un escluso. La loro testimonianza mostra che il bene non procede in automatico, ma richiede perseveranza, memoria, e una conversione che rende capaci di ricominciare anche dopo le sconfitte”.

Papa Leone, “..Raccolgo le lacrime di chi ha perso le persone più care uccise dall’inquinamento ambientale…”

 

 

 

 

Napoli     –

Papa Leone XIV in apertura del suo discorso nella Cattedrale di Acerra (Napoli), primo dei due momenti centrali della visita pastorale del pontefice nella Terra dei Fuochi. ha affermato:

Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di “Terra dei fuochi”, ma non gli fu possibile. Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra. Infatti, il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione”.

“Sono venuto – dice il pontefice – anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente. Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”.

“Questa terra anticamente era chiamata ‘Campania felix’, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini. Possiamo immedesimarci nello sconcerto del profeta davanti a quella distesa di ossa inaridite. Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realtà – prosegue il pontefice – ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.

IL PAPA SI INTRATTIENE CON I GIOVANI

Papa Leone XIV è atterrato in elicottero alle 8,41 sul manto erboso dello stadio Ercoleo di Acerra. Inizia ufficialmente “Laudato Si’”, la visita pastorale del Santo Padre nella Terra dei Fuochi. Ad accogliere il pontefice, monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, Roberto Fico, presidente della Regione Campania, Michele di Bari, Prefetto di Napoli; Tito d’Errico, sindaco di Acerra e Gaetano Manfredi, sindaco della Città Metropolitana di Napoli.

Un lungo applauso è partito da piazza Calipari dove i fedeli hanno potuto vedere sul maxischermo le immagini dell’arrivo del pontefice. Mentre Leone scendeva le scalette dell’elicottero in piazza si alzava il coro della gente che invocava il suo nome. Allo stadio invece, sono presenti anche i ragazzi del centro diurno “Mariapia Messina” della Caritas diocesana, Leone si è intrattenuto per qualche minuto con i giovani prestandosi anche a foto e selfie e firmando una bandierina che gli è stata consegnata da un fedele.

Nel momento dell’arrivo del Pontefice in Cattedrale le campane del Duomo di Acerra hanno suonato a festa. Le note suonate dalla banda cittadina hanno accolto il pontefice che ha incontrato i Vescovi della Campania, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i diaconi e le famiglie che hanno avuto vittime (ragazzi e giovani) a causa dell’inquinamento ambientale.

Successivamente Papa Leone XIV, a bordo della Papamobile, si è recato in piazza Calipari ad Acerra dove ha incontrato i fedeli. L’incontro con i fedeli, dopo il passaggio in Cattedrale, è stato il momento centrale della mattinata campana del Papa che ha incontrato la gente alla presenza anche di tutti i sindaci dei 90 comuni della “Terra dei fuochi”. L’intervento di Prevost è stato seguito dai ringraziamenti del vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna. Subito dopo c’è stata l’esecuzione del canto “Si sta Terra” di don Mimmo Iervolino e poi la preghiera per il creato pregata dal Santo Padre insieme a tutto il popolo.

Dopo la benedizione, Leone si è intrattenuto ancora qualche minuto per salutare una rappresentanza di autorità e fedeli sul palco centrale prima di concedersi ancora a lungo a foto e strette di mano con le persone in piazza dietro le transenne. Un primo tratto con la Papamobile e poi in auto chiusa il rientro del pontefice verso lo stadio Arcoleo, seguendo lo stesso percorso compiuto all’andata, prima della partenza in elicottero in direzione Vaticano.

Domani, festa di S.Rita nel mondo, il popolo di S.Rita esorta a comprare una o più rose , esprimete una grazia vera per un Vs caro, partecipate alla Benedizione delle rose

 

 

Festa di Santa Rita 2026

 

 

Domani, 22 maggio 2026 la Festa di Santa Rita torna a riunire migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo per rendere omaggio a Santa Rita, tra le Sante più amate, simbolo universale di perdono, grazia, pace e speranza. Un evento che è insieme spirituale e popolare, ma anche profondamente solidale e benefico, capace  di rinnovare, anno dopo anno, il suo valore come uno dei momenti più significativi della devozione internazionale   Ricorderemo che a Catania         la Chiesa di S  Rita sarà aperta domani mattina in Via Vittorio Emanuedle

Un passo indietro di qualche giorno.
20 Maggio

Presentazione Riconoscimento Internazionale Santa Rita.
Ogni anno, un importante personaggio dell’informazione mediatica presenta alla comunità, le donne protagoniste del Riconoscimento, che mira a individuare le donne di oggi “portatrici del messaggio ritiano nel mondo”.

21 Maggio

Riconoscimento Internazionale Santa Rita.
Le donne protagoniste del prestigioso riconoscimento ricevono una pergamena che attesta la loro opera di donne ritiane, che si sono distinte, cioè, per aver contribuito a portare il dialogo e la pace, ai nostri giorni. Il Riconoscimento Intemazionale Santa Rita da Cascia è stato istituito nel 1988 dal Comune di Cascia per mettere in risalto il fatto che anche oggi vi sono persone che vivono i valori del perdono, di pace, di solidarietà, di dedizione, di fede, di amore, già incarnati dalla umile donna di Roccaporena di Cascia.

Transito di Santa Rita.
La cerimonia liturgica del Transito ricorda la morte di Rita: il momento in cui la sofferenza della donna si trasforma in pace e il suo nome entra nella storia.

Fiaccola.
Ogni anno Cascia rivive la tradizione della sera in cui furono in tanti, ad accorrere al monastero per accompagnare Rita nel suo ritorno al Padre. Migliaia di fiammelle accese creano uno spettacolo unico, mentre un atleta giunge con la fiaccola sul sagrato della Basilica. La fiaccola viene così consegnata al rappresentante della Città gemellata con Cascia, che accende il tripode votivo.

22 Maggio

Corteo Storico.
Si tratta della rievocazione in costume della vita di Rita e della gente del suo tempo. Ogni pellegrino sembra riconoscersi in uno dei figuranti che rappresentano Rita, nelle vesti di figlia, moglie, madre, vedova e suora, ma anche il popolo di Rita, la gente comune, la stessa che tutti gli anni inonda i portici, i vicoli e le piazze di Cascia.

Pontificale.
Solenne Celebrazione liturgica in onore di Santa Rita.

Benedizione delle rose.
A chiusura del Pontificale, i numerosi pellegrini presenti alzano verso il cielo le rose, quasi a voler raccogliere quanta più grazia possibile dalla benedizione fatta dal celebrante, così da condividerla, al ritorno a casa, con la famiglia e le persone più care.

Chiesa di Santa Rita in Sant’Agostino

Il Santuario di Santa Rita in Sant’Agostino si trova nell’area più centrale di Catania in Via Vittorio Emanuele II, 318, Catania ed è  un punto d’interesse per gli amanti dell’arte e dell’antico..
L’edificio, che grazie alla sua posizione è facilmente raggiungibile, costituisce uno squisito esempio di Barocco catanese, firmato dall’artista Girolamo Palazzotto. Un cenno sul Santuario etneo.
L’esterno della fabbrica è caratterizzato da due ordini di semicolonne, che si trovano in armonia con lo stile del 1700 visibile nella facciata del convento di Sant’Agostino proprio accanto alla chiesa. Nonostante le vestigia moderne sia il Santuario che il convento avevano probabilmente un’origine più antica, addirittura come basilica romana, come testimoniano le 32 colonne ritrovate durante l’erezione del fabbricato nel 1615.
Durante gli anni questo luogo di culto ha dovuto subire alcune modifiche: già nel 1693 si erano resi necessari alcuni lavori di restauro a seguito del terremoto che nello stesso anno colpì Catania.

Chiesa di Santa Rita in Sant’Agostino: da ammirare

All’interno la chiesa di Santa Rita in Sant’Agostino presenta alcune pregevoli opere pittoriche, scultoree e architettoniche.
La fabbrica interna, a navata unica, comprende sei cappelle laterali, tutte valorizzate dalla presenza di altari di marmo di altissima fattura, come quello che si ritrova nella zona presbiteriale. In quest’area puoi ammirare anche un crocifisso ligneo di grande suggestione.
L’edificio, essendo collegato al vicino convento, era originariamente dedicato al culto di Sant’Agostino, ma la devozione popolare ha fatto sì che nel 2013 diventasse Santuario di Santa Rita, figura particolarmente cara alla popolazione catanese.
Proprio per questo tutto il mese di maggio costituisce un periodo di grande fermento per la chiesa,

Papa Leone XIV: ” CHI HA RESPONSABILITA’ DI GOVERNO DEVE IMPEGNARSI PER LA PACE SENZA CREARE TENSIONI INTERNAZIONALI”

 

 

 

 

Tripla tappa tra Pompei e Napoli di Papa Leone  nel giorno del primo anniversario dall’elezione di Robert Francis Prevost a Pontefice .

. Il Pontefice – si apprende – è atterrato in elicottero pochi minuti prima delle 9 a Pompei dove è stato accolto, tra gli altri, dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico, dal prefetto di Napoli, Michele di Bari e dal sindaco partenopeo e della Città metropolitana, Gaetano Manfredi. Subito dopo l’arrivo Leone ha iniziato la giornata incontrando il “Tempio della carità”, persone provenienti da contesti di disagio sociale che sono accolte nei diversi centri del Santuario di Pompei. Poi ha presieduto la messa.

Dopo la recita della Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario, Santo Padre è ripartito in elicottero alla volta di Napoli. Insieme all’arcivescovo di Napoli cardinale don Mimmo Battaglia, è salito successivamente a bordo dell’auto scoperta per arrivare al Duomo alle ore 14:55. Ad accoglierlo i ragazzi del progetto Canta, Suona e Cammina con canzoni della tradizione napoletane.

L’ampolla con il sangue di San Gennaro è arrivata in Duomo alle ore 14.20 con Mons. Vincenzo De Gregorio che, dopo aver percorso la navata mostrandola e dopo aver salutato i presenti, l’ha riposta sull’altare maggiore. Papa Leone XVI, prima di percorrere la navata principale del Duomo di Napoli, ha visitato la Cappella di San Gennaro. . Qui si è fermato in contemplazione davanti all’ampolla di San Gennaro. Successivamente l’ha sollevata dinanzi ai fedeli mostrando il sangue sciolto, accolto da applausi e dai cori “Viva il Papa”.

 

PAPA Leone “Napoli è città ”segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza

Papa Leone XVI durante il suo intervento nel Duomo di Napoli,ha affermato: “Napoli è una città dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni; è una città in cui una religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà; è una città antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza“.

In questo contesto, – ha proseguito il Papa – l’agire pastorale è chiamato a una continua incarnazione del messaggio evangelico, perché la fede cristiana professata e celebrata non si limiti a qualche evento emotivo ma penetri profondamente nel tessuto della vita e della società. Il peso, però, soprattutto per i presbiteri, è grande”.

“Ciò che vi chiedo dunque è questo: ascoltatevi, camminate insieme, create una sinfonia di carismi e ministeri, e così trovate le modalità per passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, capace di intercettare la vita concreta delle persone – ha proseguito Papa Leone XVI durante il suo intervento nel Duomo di Napoli -.

È una missione che richiede l’apporto di tutti. In una città segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilità familiari, l’annuncio del Vangelo non può prescindere da una presenza concreta e solidale, che coinvolge tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici. Tutti sono soggetti attivi della pastorale e della vita della Chiesa e non solo collaboratori, perché l’impegno e la testimonianza di ciascuno possano generare una comunità presente e attenta, capace di essere lievito nella pasta. Una comunità che sa progettare e proporre percorsi che aiutano le persone a vivere l’esperienza del Vangelo e a riceverne impulsi per rinnovare la città di Napoli”.

 POMPEI

Sul santuario di Pompei Papa Leone ha dichiarato: “Qui, nel tempio della carità e il tempio della fede, si sostengono a vicenda la preghiera, la quotidianità, l’affetto, il servizio. L’impegno generoso di tanti dei centri educativi, nelle case famiglie, alla mensa per i poveri intitolata a Papa Francesco e l‘amore compie miracoli che vanno ben oltre ogni sforzo e aspettativa nelle membra di chi soffre e ancora di più nelle anime. Quando San Bartolo giunse per la prima volta nella valle di Pompei, ritrovò una terra afflitta da tante miseria, abitata da pochi contadini, molto poveri funestata dalla malaria e dalle Briganti egli seppe vedere, però, in tutti il volto di Cristo nei grandi e nei piccoli e in particolare degli orfani e nei figli dei carcerati a cui fece sentire con la sua tenerezza il palpito del cuore di Dio”. .

“Carissimi, questo è un luogo di grazia, in cui la Madonna del Rosario e San Bartolo riuniscono uomini e donne di ogni età, provenienza e condizione, per portarli all’unica Fonte di quell’amore universale che solo può dare al mondo serenità e concordia: per portarli a Dio. Stringiamoci a lui, mentre gli affidiamo, per le mani di Maria, l’umanità intera, sicuri che, con l’aiuto della sua grazia, niente potrà fermarci nel compiere il bene e la speranza in un futuro di pace, qui e ovunque, avrà il suo compimento. Niente potrà fermarci nel compiere il bene e la speranza in un futuro di pace, qui e ovunque, avrà il suo compimento – ha aggiunto il Pontefice -. Grazie per quello che fate. Andate avanti con generosità e fiducia. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, vi raccomando all’intercessione della Madre del Cielo e di San Bartolo e vi benedico tutti di cuore”. 

“Fratelli e sorelle, sacerdoti, religiose e religiosi, coniugi impegnati nelle case famiglia, educatori, volontari, sia questo il vostro programma di vita: essere uomini e donne di preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio. Così alimenterete, con gesti e parole, la fiamma d’amore che San Bartolo ha acceso e sarete, nel servizio, nel dialogo e nella vita di fede, modelli credibili e guide sapienti per questa meravigliosa gioventù. A voi bambini, ragazzi e giovani raccomando di avere fiducia in chi, con amore, si prende cura della vostra crescita, e ancora di più di confidare in Gesù – ha aggiunto il Papa -, il figlio di Dio, crocifisso e risorto, che ci salva e ci libera, l’amico che non ci abbandona né ci respinge mai. 

Lasciatevi coinvolgere e spingere dalla gioia che viene dalle sue parole e dai suoi esempi, il nostro mondo ne ha tanto bisogno, e voi, che ben la conoscete, potete esserne, con la vostra freschezza, i testimoni più convincenti”..

“Nel corso della  celebrazione della messa dal santuario di Pompei Papa Leone ha così concluso: “Il Rosario spinge lo sguardo verso i bisogni del mondo, come la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae sottolineava, proponendo in particolare due intenzioni che rimangono di pressante attualità: la famiglia, che risente dell’indebolimento del legame coniugale, e la pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana“..

Papa Leone “Ladro chi saccheggia risorse della terra combattendo guerre, ruba a tutti noi un futuro di pace”

 

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Roma –

Papa Leone in piazza San Pietro: “Non dimentichiamo quei ladri che, saccheggiando le risorse della terra, combattendo guerre sanguinose o alimentando il male in qualsiasi forma, non fanno altro che rubare a tutti noi la possibilità di un futuro di pace e di serenità”.

“Oggi ricorre il 40esimo anniversario del tragico incidente di Chernobyl che ha segnato la coscienza dell’umanità. Esso rimane un monito sui rischi inerenti all’uso di tecnologie sempre più potenti. Affidiamo alla misericordia di Dio le vittime e quanti ne soffrono ancora le conseguenze. Auspico che a tutti i livelli decisionali prevalgano sempre discernimento e responsabilità perché ogni impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace”, ha aggiunto il Pontefice

L’ennesimo invito del Pontefice all’Angelus: “Si riaprano i percorsi di dialogo”

 

🔵Accogliamo con profonda emozione e grande gioia l'elezione del nuovo Papa  Leone XIV. Il nuovo Papa che raccoglie la grande eredità. di Papa Francesco  che oggi si rinnova con forza. Al nuovo

 

Roma,

Ancora  Papa Leone XIV  insiste per la pace in Medio Oriente. “A nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto: cessate il fuoco, si riaprano percorsi di dialogo, la violenza non potrà mai portare alla stabilità e alla pace che i popoli attendono”, ammonisce il Papa all’Angelus. “Da due settimane – osserva – i popoli del Medio Oriente soffrono l’atroce violenza della guerra, migliaia di persone innocenti uccise e moltissime altre costrette ad abbandonare le proprie case . Rinnovo la mia vicinanza orante a tutti coloro che hanno perso i propri cari negli attacchi che hanno colpito scuole , ospedali e centri abitati”.

Il Papa all’Angelus ha dato voce alla sua preoccupazione per la situazione in Libano. “E’ motivo di grande preoccupazione, auspico un cammino di dialogo che possano sostenere le autorità del Paese nell’implementare soluzioni durature alla grave crisi in corso per il bene comune di tutti i libanesi”.