Opportunità e tutele della Terza età

 

Venerdì 19 ottobre ore 17.30 |CATANIA  Hotel Mercure Excelsior (piazza Verga 39)

 

Risultati immagini per immagine di anziani felici

A CATANIA PRESENTAZIONE GUIDA NAZIONALE DI NOTAI E CONSUMATORI

Come pianificare la vecchiaia: incontro aperto al pubblico durante la due-giorni organizzata da Comitato regionale notarile e Consiglio di Catania e Caltagirone

CATANIA – Un Paese che cambia, un Paese che invecchia. La popolazione italiana è composta per il 22,6% da over 65, per il 7% da chi ha superato gli 80 anni, mentre i centenari superano di gran lunga le 15mila unità: questa è la fotografia dell’Istat nell’ultimo Rapporto 2018. Il progressivo allungamento della vita media rende sempre più attuale porre l’accento su quei temi di pubblica utilità la cui conoscenza contribuisce a tutelare e assicurare un presente dignitoso a una delle fasce più deboli della popolazione: gli anziani.

Con questo obiettivo è stata realizzata dal Consiglio Nazionale del Notariato e da 14 associazioni nazionali dei consumatori la 15a Guida per il Cittadino “La Terza età: strumenti patrimoniali, opportunità e tutele”, che verrà presentata per la prima volta nel capoluogo etneo,durante la due-giorni promossa e organizzata dal Comitato Notarile della Sicilia e dal Consiglio dei Distretti riuniti di Catania e Caltagirone (che si svolgerà il 19 e il 20 ottobre presso l’hotel Mercure Excelsior di piazza Verga).

Risultati immagini per immagine di anziani seduti in villa

 

La presentazione della Guida è aperta al pubblico e si svolgerà venerdì 19 ottobre alle 17.30, offrendo ai presenti una panoramica sugli strumenti giuridici a disposizione della terza età per la gestione patrimoniale dei propri beni.

Dal 1991 al 2018 c’è stato un forte aumento della popolazione over 65 anni che è passata da 8,7 milioni a 13,6 milioni, in particolare è raddoppiata la quota degli over 80 (oggi 4 milioni 207 mila). Il processo di invecchiamento investe tutte le regioni d’Italia e l’Istat prevede un picco di invecchiamento che colpirà l’Italia nel 2045-50, quando si riscontrerà una quota di ultrasessantacinquenni vicina al 34%. In questo contesto, come far fronte alle necessità quotidiane e alle cure mediche ottenendo una maggiore liquidità di denaro? Qual è l’importanza di avere assistenza morale e materiale e come richiederla? Come si fa una polizza vita? Cos’è il co-housing? Questi gli argomenti principali del vademecum che verrà presentato e che per l’occasione vedrà i notai impegnati in prima linea: i professionisti saranno infatti a disposizione dei cittadini durante l’incontro per fornire consulenza gratuita su questi e altri temi rilevanti per la terza età e che, apparentemente distanti e inaccessibili, possono concretamente aiutare le famiglie a vivere meglio.

Pensionamenti: si profila l’uscita dal lavoro a 67 anni – In Sicilia il pensionamento anticipato per la Regione è già attivo

Risultati immagini per foto di pensionati

Cambia la vita cambia l’indicatore di mortalità dell’Istat.”Per il totale dei residenti la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014) mentre nei confronti del 2013 si allunga di oltre 7 mesi”. La speranza di vita ha recuperato terreno rispetto ai livelli del 2015, anno in cui si registrò un eccesso di mortalità.  Si profila quindi l’uscita dal lavoro a 67 anni, a partire dal 2019.

Come prevede la contestatissima riforma Fornero. Ricorderemo che in Sicilia una immensa fascia di dipendenti regionali è stata avviata al pensionamento anticipato a 62 anni e sette mesi. Ma di più, altra incongruenza la liquidazione del Tfr rinviata fra circa cinque anni.  Un rebus.

Risultati immagini per foto di pensionati

La speranza di vita alla nascita risulta come di consueto più elevata per le donne, 85 anni, ma il vantaggio nei confronti degli uomini, 80,6 anni, si limita a 4,5 anni di vita in più. La speranza di vita spiega ancora l’Istat, aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. Nelle condizioni date per il 2016, cioè, spiega l’Istat, questo significa che un uomo di 65 anni può oltrepassare la soglia degli 84 anni mentre una donna di pari età può arrivare a superare il traguardo delle 87 candeline.

 L’aumento della speranza di vita nel 2016 rispetto al 2015, prosegue l’Istat, si deve principalmente alla positiva congiuntura della mortalità alle età successive ai 60 anni. Il solo abbassamento dei rischi di morte tra gli 80 e gli 89 anni di vita spiega il 37% del guadagno di sopravvivenza maschile e il 44% di quello femminile. Rispetto a 40 anni fa, si legge ancora, la probabilità di morire nel primo anno di vita si è abbattuta di oltre sette volte, mentre quella di morire a 65 anni di età si è più che dimezzata. Un neonato del 1976 aveva una probabilità del 90% di essere ancora in vita all’età di 50 anni, se maschio, e a quella di 59 anni, se femmina. Quaranta anni più tardi, un neonato del 2016 può confidare di sopravvivere con un 90% di possibilità fino all’età di 64 anni, se maschio, e fino a quella di 70, se femmina.

Nel 2016 si registra una leggera riduzione delle diseguaglianze territoriali di sopravvivenza, che tuttavia permangono significative. I valori massimi di speranza di vita si hanno nel Nord-est, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece, si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,9 anni per gli uomini e 84,3 per le donne.

Disaggregata per genere, la durata media della vita risulta come di consueto più elevata per le donne, 85 anni, ma il vantaggio nei confronti degli uomini, 80,6 anni, si limita a soli 4,5 anni di vita in più (4,8 nel 2013), consolidando quelprocesso di avvicinamento della sopravvivenza di genere che a partire dal 1979 (6,9 anni la differenza uomo-donna in tale anno) non si è mai interrotto.

(Agenzia)

Vertiginoso aumento della spesa per pensioni e salute

Signori, che brivido: 27,2 miliardi in più di spesa sociale

L’Istat formula i dati e in primo piano piano emergono le  spese per pensioni, disoccupazione, salute. La somma delle uscite che rientrano nella voce ‘prestazioni sociali’ è passata da 354,8 miliardi di euro nel 2012 a 382 miliardi nel 2016, con un incremento di 27,2 miliardi. Nello stesso periodo tutte le altre uscite delle pubbliche amministrazioni registrano variazioni contenute, con due eccezioni rilevanti: la seconda riguarda il calo della spesa per interessi passivi che è passata da 83,6 miliardi a 66,4 miliardi (-17,2 mld). La riduzione non eguaglia  l’incremento della spesa sociale, che fa lievitare il totale della spesa di 10,8 miliardi: da 818,9 mld a 829,7 mld. Altri appunti.

Le prestazioni sociali vengono suddivise in due sottocategorie: ‘prestazioni sociali in denaro’ che da 311,4 miliardi salgono a 337,5 mld (+26,1 mld) e ‘prestazioni sociali in natura acquistate direttamente sul mercato’ che da 43,3 miliardi passano a 44,5 miliardi (+1,2 mld). Dalle voci contenute nel conto economico consolidato delle P.a. emerge che la spesa per i redditi da lavoro dipendente, che nel 2012 ammontava a 166,1 miliardi, è scesa gradualmente arrivando a 162 miliardi nel 2015, per risalire lo scorso anno a 164,1 miliardi (-2 mld rispetto al 2012). In lieve crescita la somma destinata ai consumi intermedi, che passa da 87 miliardi a 91,1 miliardi (+4,1 mld). Mentre gli investimenti fissi lordi, che partivano da 41,4 miliardi, si riducono a 34,7 miliardi (-6,7 mld), per effetto di un calo costante registrano nei quattro anni.

 Le entrate totali passano da 771,6 miliardi a 788,9 miliardi (+17,3 miliardi). La voce principale per il finanziamento delle spese, le imposte, passa da 486,5 miliardi a 490,6 miliardi (+4,1 mld), per effetto di un aumento della tassazione diretta che è riuscita anche a compensare la riduzione del gettito da imposte indirette. Dai tributi sul reddito (come Irpef, Ires, Irap) sono stati incassati 239,8 miliardi nel 2012 che sono saliti a 248,4 miliardi nel 2016 (+8,6 mld). Mentre dall’imposizione sul valore aggiunto e sul patrimonio (come Iva e Imu) nel 2012 sono stati incassati 246,7 miliardi nel 2012 che sono scesi a 242,2 miliardi nel 2016 (-4,5 mld). Alcune ‘differenze’ nei risultati sono dovute agli arrotondamenti.
(Agenzia)