Smart City delle Aci’, in arrivo 12 milioni di euro: 3 e mezzo andranno ad Aci Sant’Antonio

PARCO DI CASALOTTO | I Luoghi del Cuore - FAI

 

Caruso: “IL  FUTURO SI COSTRUISCE SEMPRE NEL PRESENTE”

Il progetto ‘Smart City delle Aci’ che ha visto la cooperazione, con il coordinamento dell’ente ‘Gal Terre di Aci’, dei Comuni di Aci Sant’Antonio, Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Acireale e Valverde, riceverà il finanziamento di poco più di 12 milioni di euro per le iniziative legate alla mobilità sostenibile e alla ristrutturazione di strutture abbandonate, iniziative che rientrano nel ‘Programma nazionale della qualità dell’abitare’.
Grazie all’unione di intenti dei cinque Comuni che hanno presentato i progetti tramite la Regione Siciliana è stato superato lo scoglio legato al fatto che il bando fosse rivolto a città con oltre 60.000 abitanti, e in questo senso il comune santantonese riceverà la fetta maggiore della somma stanziata, con ben 3 milioni e mezzo di euro in arrivo per realizzare una pista ciclabile che dalla Villa Comunale arriverà ad Aci Bonaccorsi passando dall’edificio presente sulla circonvallazione che oggi ospita una scuola chiusa e che, grazie a questo progetto, verrà demolita e ricostruita, e dal parco di Casalotto, già oggetto di uno straordinario progetto di riqualificazione che a breve vedrà la luce.
Il Sindaco, Santo Caruso, ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto: “Aspettavamo da tempo la notizia: è finalmente arrivato il decreto di finanziamento per il progetto di 12 milioni di euro che abbiamo presentato, con 3,5 milioni che verranno spesi solo ad Aci Sant’Antonio. Oltre la pista ciclabile che porterà fino ad Aci Bonaccorsi e la demolizione e ricostruzione dell’edificio che ospitava la scuola della circonvallazione è prevista anche la riqualificazione del campetto polivalente per far nascere un nuovo polo culturale e sportivo, e per questo si tratta di uno dei finanziamenti che sono più felice di annunciare.

Sindaco Caruso

Chiudere quella scuola – ha continuato il primo cittadino – è stata l’azione più pesante che ho dovuto affrontare nella scorsa legislatura: quando scoprimmo, tramite le indagini ai solai fortemente (voluti da noi perché sulla sicurezza non si scherza), che era presente cemento depotenziato non volevamo crederci! Oggi, a distanza di qualche anno possiamo finalmente annunciare che abbiamo voltato pagina. Adesso prende il via un’altra storia, una storia che iniziamo a scrivere da qui, da questo progetto. Chi verrà dopo di me potrà completare questo capitolo e restituire al paese un’opera che in tanti aspettano.
“Da par mio – ha concluso – sono davvero contento e voglio rivendicare a gran voce che la mia Amministrazione non smetterà neanche un giorno di lavorare per il futuro di Aci Sant’Antonio. Non si proverà in questo anno e mezzo di fine mandato a produrre spot elettorali o erigere una manciata di opere pubbliche per indire conferenze stampa: noi parteciperemo a più bandi possibili per lasciare il maggior numero di finanziamenti a chi verrà dopo. Perché il futuro si costruisce sempre nel presente e le scuole, in questo senso, saranno sempre il nostro primo obiettivo”.

ALLA RICERCA DELLA TRASPARENZA PER IL RILANCIO DELL’EDILIZIA IN SICILIA

Protocollo d’intesa tra Regione Siciliana e Ance Catania

 GARE D’APPALTO PIÙ VELOCI, SICURE E TRASPARENTI 

 

Accordo tra assessorato delle Infrastrutture e della Mobilità della Regione Siciliana, il Dipartimento Regionale Tecnico e i Costruttori etnei

 

CATANIA –

Rilancio della filiera edilizia e ripresa economica post-covid. Questi gli obiettivi della stretta sinergia tra l’assessorato delle Infrastrutture e della Mobilità della Regione Siciliana, il Dipartimento Regionale Tecnico e Ance Catania, che questa mattina (4 ottobre) hanno firmato un protocollo d’intesa per tracciare linee-guida volte alla semplificazione dell’iter di accesso e partecipazione ai bandi di gara pubblici.

 «Ancora una volta si rafforza e si riafferma la collaborazione fra il Governo regionale e Ance Catania, ma anche con tutta la rappresentanza siciliana dell’Associazione dei costruttori – ha dichiarato l’assessore regionale Infrastrutture e Mobilità Marco Falcone – lavoriamo assieme per l’implementazione, il monitoraggio e l’aggiornamento costante del Cassetto delle Imprese, strumento su cui spingiamo ogni giorno per facilitare la vita di imprese e professionisti. Abbiamo preso un impegno chiaro, sin dall’inizio del nostro percorso: sostenere i settori produttivi e l’intero comparto edile e dei lavori pubblici, pilastro dell’economia siciliana. Oggi vogliamo confermare quest’impegno, mettendo un altro tassello  importante, grazie alla disponibilità di Ance Catania, alla lungimiranza del presidente Rosario Fresta, alla fattività del Dipartimento regionale Tecnico guidato da Salvo Lizzio. Siamo a lavoro per snellire le procedure, essere sempre più efficienti e performanti, così da avvicinare sempre più la Regione Siciliana, e la Pubblica amministrazione in genere, alle aspettative di cittadini e imprese».

Le normative del Codice degli Appalti e del decreto Semplificazioni – finalizzate alla sburocratizzazione – trovano dunque ulteriore risposta nel documento firmato questa mattina, «finalizzato a rispondere con immediatezza e in modo adeguato alle esigenze del mondo del lavoro e delle imprese – ha spiegato il dirigente generale del Dipartimento Regionale Tecnico Salvatore Lizzio – avremo gare più veloci, sicure e trasparenti».

Il fine? «Uniformare tutte le stazioni appaltanti alle interpretazioni delle normative nazionali e regionali, redigendo moduli che definiscano esaustivamente i contenuti e la documentazione necessaria – hanno dichiarato il presidente e il vicepresidente di Ance Catania, rispettivamente Rosario Fresta e Giuseppe Costantino – i nostri uffici lavoreranno in collaborazione con Dipartimento Tecnico sulla base delle indicazioni giuridiche e tecniche fornite dall’Assessorato e dal Dipartimento stesso. L’auspicio è di rendere il sistema più efficace e sempre più trasparente a vantaggio di tutto il settore delle costruzioni e delle imprese che operano sul territorio. Un primo passo a garanzia di comportamenti omogenei».

Scarsissima l’affluenza alle urne nelle grandi città. E’ chiaro che la gente è stufa dei “teatrini” della politica

 

Comunali: l'affluenza alle 12 nei capoluoghi di provincia - Campania -  ANSA.it

Mai così bassa l’affluenza alle urne  in particolare nelle grandi città. E’ chiaro che la gente non vuol  più sentire “barzellette” di destra o di sinistra.

Il dato nazionale dei votanti secondo i dati del  Viminale alle 15 alla chiusura dei seggi, è pari al 54,64%. Nel 2016 — quando le urne sono state aperte un solo giorno — era stato del 61,52%. Questa elezione amministrativa ha coinvolto 1.153 municipi, tra quelli monitorati dal ministero dell’Interno, e la percentuale dei votanti non tiene conto delle comunali in Friuli Venezia Giulia.

A Roma l’affluenza registra una diminuzione di oltre 8 punti rispetto al voto precedente. Alle urne si è recato il 48,83% degli elettori contro il 57,03%.

A Napoli l’affluenza segna il dato peggiore di sempre: 47,19% degli aventi diritto; cinque anni fa, al primo turno aveva partecipato il 54,12% degli elettori. Nel 2011, sempre al primo turno, l’affluenza era stata del 60,33%. Nel 2006, alle urne andò il 66,64% dei napoletani.

A Bologna hanno votato 156.688 elettori, pari al 51,17% degli aventi diritto. Anche in questo caso l’affluenza registra un crollo rispetto alle precedenti amministrative: -8%.

A Torino la partecipazione è calata del 9% rispetto al 2016, quando fu eletta la sindaco M5S Chiara Appendino. Nel capoluogo piemontese la partecipazione si è infatti fermata al 48,06% rispetto al 57,18% di cinque anni fa. Stavolta hanno votato 331.488 su 689.684 aventi diritto.

A Trieste si è recato alle urne il 46,3 per cento dei votanti, pari a 85.378 elettori su 184.489. A Pordenone, invece, la percentuale di votanti è stata molto più alta, il 55%, pari a 23.226 su 42.195 elettori. In entrambi i casi, si è registrata una flessione: alle Comunali del 2016, infatti, a Trieste aveva votato il 53,45% degli aventi diritto, a Pordenone il 62,38%

Messina: nuovo Centro di accoglienza “Mai più ultimi”

 

Inaugurato oggi dal Sindaco De Luca il centro di accoglienza “Mai più ultimi”

“Nel giorno di San Francesco, lunedì 4 ottobre, il sindaco De Luca ha inaugurato il centro di accoglienza ‘Mai più ultimi’, uno spazio dedicato al contrasto alla povertà e alla marginalità.

Afferma De Luca : “Un progetto voluto fortemente da questa Amministrazione nel quale ci prenderemo cura delle persone che vivono condizioni di disagio, insieme agli operatori dell’Azienda Speciale Messina Social City e le organizzazioni del volontariato”.     Con il sindaco era presente anche l’Assessore alle Politiche Sociali Alessandra Calafiore al taglio del nastro del centro, sito in piazza della Repubblica, angolo via Calabria.

All’evento hanno preso parte tra gli altri, il Vescovo Ausiliare Mons. Cesare Di Pietro, la Presidente della Messina Social City Valeria Asquini; il Colonnello Alfonso Zizza Direttore del Dipartimento Medicina Legale di Messina; e Fra Giuseppe. “Mi piace ricordare e fare riflettere – ha concluso il Sindaco De Luca – su un piccolo pensiero di San Francesco: ‘Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile’, e, noi con questo nuovo servizio vogliamo continuare a proporre i suoi ideali affinché possiamo essere di aiuto a tutti coloro che ne avranno bisogno”. “Obiettivo principale del progetto – ha continuato l’Assessore Calafiore – sarà un servizio che prevede l’attuazione di disporre di sistemi strutturati di intervento sociale per il contrasto alla povertà e per questo sarà presente anche una Unità di strada, finanziata dal Pon Metro all’interno del progetto Strada facendo, al fine di facilitare l’attività di ricerca e contatto con le persone che necessitano di aiuto che, oltre alla presa in carico sociale saranno offerti altri servizi, dalla distribuzione di cibo e beni ad attività di ascolto e ricreativo. Il modello strategico integrato è finalizzato prevalentemente a promuovere sul versante organizzativo e metodologico un’azione trasversale sulle diverse dimensioni che alimentano la condizione di povertà”.

 

ARCHITETTI: «ISTITUIRE UFFICIO DEDICATO ALLA FASCIA COSTIERA”

Convegno “Catania: da città sul mare a città di mare”

 

 

 

PUNTARE SULLA QUALITÀ DEI PROGETTI PER COLMARE LA DISTANZA TRA LA CITTÀ E IL SUO LITORALE»

 

CATANIA

“Catania: da città sul mare a città di mare”: questi giorni il Dicar (Unict) è stato quartier generale per un convegno – organizzato dal Centro di documentazione, ricerca e studi sulla cultura dei rischi presieduto da Antonio Pogliese – che ha riunito istituzioni, mondo universitario, professionisti. Presente anche l’Ordine degli Architetti PPC del capoluogo etneo, che, oltre a consegnare un documento contenente la sintesi dell’impegno della categoria (redatto facendo la sintesi di alcuni contributi dei Consigli e degli Uffici Speciali Governo del Territorio che si sono avvicendati dal 2014 ad oggi), ha lanciato una proposta per cercare finalmente di far convergere aspetti tecnici, economico-finanziari, normativi, ma anche “visioni” sull’organizzazione di un territorio che mai come adesso dev’essere (ri)disegnato su ampia scala e con un’identità chiara, attraverso un’idea solida di bellezza, proporzione, sicurezza e utilità.

«Un’iniziativa nata per dibattere su una questione che da sempre è stata al centro del futuro di questa città, ma che purtroppo rimane ancorata al passato, nonostante gli sforzi, nonostante la voglia di superare l’impasse in cui ci ritroviamo da anni – sottolinea il presidente degli Architetti Sebastian Carlo Greco – Abbiamo subito inermi per troppo tempo lo schiacciamento del potere economico votato al solo profitto sulle Città. Di rado oggi assistiamo ad occasioni dove emerge la qualità o dove si emerge per qualità. Vero è che norme sterili, burocrazia, procedure contorte e strumenti obsoleti hanno imbalsamato tutto, ma altrettanto vero è che la nostra comunità ha espresso un pensiero troppo spesso inascoltato. È necessario che la politica riparta colmando l’assenza degli indirizzi sulle questioni che competono agli Architetti. La promozione della conoscenza dello spazio in cui viviamo, naturale e antropizzato, incoraggia il senso di opportunità e di identità. Questo implica una grande responsabilità sociale nell’attivare politiche e processi in grado di assicurare la qualità dell’abitare la Città. Bisogna liberarsi dell’idea di fruire di progettazioni prodotte per la esclusiva necessità di non perdere fondi di finanziamento, che si sono purtroppo mostrati quale unica strada percorribile verso il cambiamento. Questo cambiamento deve riguardare anche la riconversione armonica del diaframma esistente tra tessuto urbano e linea di costa: il waterfront non può essere considerato come una semplice linea di confine tra terra e acqua, ma piuttosto come un sistema complesso di relazioni tra la fascia costiera e la città; come un luogo scenografico di alto valore;  come un nodo di connessione tra flussi infrastrutturali di due diversi sistemi, quello marino e terrestre; come laboratorio di idee per strumenti pianificatori innovativi e modelli sperimentali di tutela ambientale e sostenibilità socio-culturale nel  rispetto delle matrici identitarie».

 

 

La proposta che va in questa direzione? «L’attivazione di un Ufficio dedicato alla fascia costiera e allo sviluppo litoraneo – interno alla Direzione Urbanistica – che riunisca tutti gli attori presenti in questi giorni e che, ragionando su un’unica dorsale che da Malta arriva fino a Reggio Calabria, possa finalmente dar vita a un pensiero armonico di sviluppo, dove far incrociare tutte le competenze – continua il presidente – L’atavica negazione del rapporto con il mare è stata una delle principali cause del mancato innesco di meccanismi di riqualificazione economica e sociale, impedendo l’insorgere di effetti migliorativi di lungo raggio e ampia penetrazione. Fondamentale sarebbe la sinergia tra azione pubblica e privata, a dimostrazione di come sia sempre possibile ottenere ottimi risultati attraverso la condivisione dei processi decisionali e attuativi e la cooperazione tra enti e soggetti diversi.

 Il Piano della fascia costiera dovrebbe essere oggetto di un concorso di progettazione in due fasi.  Ciò consentirebbe di definire uno scenario generale dentro il quale sviluppare, poi, le varie peculiarità di ogni tratto del fronte lungo mare, valorizzandone i caratteri identitari e le vocazioni. Tale lavoro – conclude Sebastian Carlo Greco – svolto con il necessario coordinamento di tutti gli Enti coinvolti, contribuirebbe allo sviluppo degli elementi architettonici e paesaggistici che verrebbero così a caratterizzare il nostro Parco del Mare e restituirebbe un luogo di straordinaria bellezza a residenti e visitatori, oltre a divenire motore rigenerativo per l’intero sistema urbano».

 

Lucano non si dà pace “io trattato peggio di un mafioso”..Per la Procura era lui “il dominus assoluto di Riace”

 

Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, non ci sta e non si dà pace. Vuol impugnare la condanna inflitta dal tribunale di Locri. Tra le accuse quella per associazione a delinquere, truffa, concussione, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

alternate textArchivi -Sud Libertà

L’impugnazione dei legali di Lucano mira all’annullamento di questa sentenza che condanna a tredici anni e due mesi di reclusione l’ex sindaco al termine del processo “Xenia”.     La pubblica accusa  di Locri aveva chiesto una condanna a 7 anni e 11 mesi.

Lucano è finito sul banco degli imputati nell’inchiesta sulla gestione dei progetti di accoglienza. L’ex sindaco, nello specifico, era accusato, fra l’altro, di associazione a delinquere, truffa, concussione, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il pubblico ministero di Locri, Michele Permunian, nel corso della sua requisitoria aveva affermato che “a Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato”.

Il Tribunale di Locri ha invece assolto l’ex sindaco di Riace “dai reati allo stesso ascritti” con riferimento, “alla condotta tenuta a favore” di Alberto Gervasi “perché i fatti non sussistono”, e “dal reato di cui al capo 19, limitatamente al rilascio della carta di identità a favore di El Bahri Jawad per non aver commesso il fatto”. Inoltre, i giudici (presidente Fulvio Accurso, giudici a latere Cristina Foti e Rosario Sobbrio) hanno dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti di Lucano “in relazione al reato di cui al capo 17” per “essersi lo stesso estinto per prescrizione”. Infine, il Tribunale di Locri, in relazione ad “ulteriori condotte”, dispone anche per Lucano e per la compagna, Lemlem Tesfahun, “la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Locri”.

La marsalese Ausonia srl è tra le aziende vincitrici della terza edizione- Covid ed innovazione – di “Imprese Vincenti”

In 3500 per la terza edizione. Salvatore Ombra, vicepresidente Ausonia: “Premiata un’azienda orgogliosamente del Meridione come la nostra”

La marsalese Ausonia srl è tra le aziende vincitrici della terza edizione di “Imprese Vincenti”, programma promosso da Intesa Sanpaolo. È stata premiata nella sezione “Innovazione e R&S”, per gli investimenti fatti nell’industria 4.0 e, «per aver saputo affrontare al meglio il difficile contesto causato dall’emergenza sanitaria Covid-19, mantenendo e rafforzando requisiti di eccellenza anche attraverso iniziative di profonda trasformazione e adattamento a supporto del tessuto produttivo e alle comunità di riferimento».

 

Salvatore Ombra, vicepresidente di Ausonia

Su 3500 aziende che hanno partecipato al bando, rivolto ad imprese rappresentative dell’eccellenza italiana, con un fatturato (anno 2019) fra 2 e 130 milioni di euro, almeno 10 dipendenti e sede legale in Italia, solo 112 sono state selezionate. Il riconoscimento è stato attribuito in occasione di una cerimonia virtuale moderata dal giornalista Stefano Righi. Presente Stefano Barrese responsabile divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo e, per AusoniaSalvatore Ombra, vicepresidente e direttore finanziario.

«Questo premio – commenta Salvatore Ombra – è un riconoscimento ad una gestione familiare che da quattro generazioni porta avanti ricerca e sviluppo in un territorio non a vocazione metalmeccanica ma vitivinicola. Ringraziamo Intesa Sanpaolo per l’attenzione data ad un’impresa orgogliosamente del Meridione come la nostra».

 

Gruppo elettrogeno in media tensione installato in ambito Oil&Gas  (Nord Africa, 2020) 

 

 

Pannellatrice interamente automatizzata è parte degli investimenti in Industria 4.0 fatti da Ausonia

La storia dell’azienda e i requisiti che hanno determinato il premio

L’azienda Ausonia, nata nel 1925 per la produzione di macchinari destinati all’industria vinicola, dal 1932 opera nel settore della costruzione dei gruppi elettrogeni. A meritare il riconoscimento di Intesa Sanpaolo, il completo riassetto della produzione, incentrata ora su macchinari di ultima generazione tra cui magazzini verticali, robot di piegatura, impianto per taglio laser, pannellatrice, impianto di verniciatura a polveri e il potenziamento dei reparti.

Su una superficie totale di 32.000 m², Ausonia produce gruppi elettrogeni a corrente alternata, a corrente continua, sistemi di cogenerazione e trigenerazione (CHP/CCHP), gruppi elettrogeni ibridi integrati con pacchi batterie, soluzioni integrate con rinnovabili, centrali elettriche a bassa e media tensione, gruppi elettrogeni montati o integrati su mezzi mobili. Ausonia è scelta come partner da attori operanti nei settori della difesa, telecomunicazioni, trasporti, edilizia e infrastrutture.

Messina: le Fiamme gialle arrestano tre imprenditori siciliani per “bancarotta fraudolenta e false comunicazioni sociali”..

 

MESSINA

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina, all’esito di un’articolata indagine di polizia economico-finanziaria, diretta dalla Procura della Repubblica di Messina, stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale peloritano, con la quale sono state disposti gli arresti di 3 imprenditori di origini siciliane, nonché il sequestro preventivo di una società e di provviste finanziarie per un valore complessivo superiore a 1,5 milioni di euro.

Le complesse investigazioni, consistite in penetranti investigazioni contabili, accertamenti bancari, escussione di diverse persone a vario titolo informate sui fatti, oltre ad attività tipiche di polizia giudiziaria, corroborate da plurime attività tecniche di intercettazione, hanno trovato la loro genesi nel dissesto della N.C. s.r.l. di Messina, operante nel settore della fabbricazione di apparecchi per telecomunicazioni, dichiarata fallita dal Tribunale di Messina nel marzo 2017, così riscontrando, secondo ipotesi d’accusa, l’esistenza di un programmato modus operandi, finalizzato alla sistematica decozione di imprese appartenenti all’ampio e noto gruppo societario investigato, a beneficio di altre società in bonis.

Un gruppo di imprese che si è sviluppato nel tempo, a partire dai primi anni 2000, e costituito da numerose compagine societarie operanti in svariati settori economici eterogenei: dalla costruzione e gestione di alberghi e villaggi turistici nel settore luxury, alla ristorazione, allo sviluppo di attività pubblicitarie sino all’attività di trasporto aereo e marittimo. Più in particolare, gli specialisti del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Messina, che hanno preso in esame vicende societarie anche risalenti ad oltre un ventennio, su delega del pool di magistrati della Procura della Repubblica di Messina responsabili del contrasto alla criminalità economica, focalizzavano l’attenzione investigativa su una singolare operazione economico-finanziaria, per circa 8 milioni di euro, attinente un credito vantato dalla fallita N.C. s.r.l. nei confronti di una sua società partecipata, la AD N. s.r.l., attiva nell’ideazione di campagne pubblicitarie, poi svalutato, in momenti successivi, risalenti al 2007 e 2014, e connesso incremento, ritenuto fittizio, del valore della partecipazione detenuta dalla fallita nella seconda società.

In altri termini, le indagini complessivamente svolte consentivano di ipotizzare, da qui le odierne contestazioni provvisorie di bancarotta e di false comunicazioni sociali e che dovranno trovare conferma in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, come l’operazione complessivamente intesa risultasse meramente strumentale, finalizzata ad occultare la perdita di esercizio che sarebbe dovuta scaturire dalla svalutazione del credito, di contro mostrando ai creditori una solidità e floridità patrimoniale ed economico – imprenditoriale della fallita N.C. s.r.l. di fatto inesistente.

Tali articolate operazioni di ingegneria finanziaria trovavano poi espressione all’interno dei bilanci delle società coinvolte, così connotandoli dall’esposizione di fatti non rispondenti al vero. Ma tra le tante operazioni oggetto di contestazione nell’odierna ordinanza di custodia cautelare v’è anche di più. Analogo schema illecito veniva documentato anche rispetto ad un’ulteriore società, la M.G. s.r.l. di Melilli (SR), attiva nel settore turistico, pure partecipata dalla fallita N.C. s.r.l., nonché emergevano plurime cessioni di partecipazioni societarie e crediti, ritenute fittizie, ovvero come, sempre al fine di presentare alla business community una situazione patrimoniale non rispondente al vero, i soggetti oggi tratti in arresto omettessero di indicare in bilancio, alla voce concernente i debiti tributari e previdenziali, il reale ammontare del debito complessivo: tra gli altri, in un caso iscrivendo solo 2,5 milioni di euro in luogo degli oltre 4 milioni di euro, in altro caso addirittura omettendo di effettuare qualsiasi iscrizione rispetto ad una cartella esattoriale pari ad oltre 25 milioni di euro.

Ancora, in epoca in cui la fallita N.C. s.r.l. si trovava già in situazioni di marcata e conclamata sofferenza finanziaria, venivano effettuate ulteriori e numerosissime operazioni distrattive, senza alcuna garanzia di restituzione, a beneficio non solo della nominata AD N. s.r.l., ma anche, tra le altre, di due distinte società appartenenti al medesimo gruppo societario, attive nel settore immobiliare, pure fallite negli anni 2015 e 2016, la P.I s.r.l. e la A.I. s.r.l., rispettivamente con sede a Siracusa e a Roma.

Parimenti, con le medesime finalità, venivano appostate in bilancio, sempre secondo ipotesi d’accusa, anche passività inesistenti, riferibili ad un’ennesima società appartenente al medesimo gruppo, la Q. s.r.l. di Roma, attiva nel settore della costruzione di edifici. In altri termini, un’indagine tecnicamente estremamente complessa e che ha permesso di far luce su uno strutturato e consolidato meccanismo bancarottiero, perpetrato, da oltre un ventennio, dal dominus R.A. cl. ’62, oggi destinatario della custodia cautelare in carcere, di origini messinesi ma attivo anche sulle piazze di Roma e Milano, reale deus ex machina dell’ampio gruppo societario oggetto d’indagine. Un notissimo imprenditore del panorama siciliano e nazionale, in alcune cronache indicato, per pregresse vicende, come “il re delle 488”, per la sua capacità di saper ottenere fondi pubblici a favore di sue imprese e che, nel corso degli anni, si è reso protagonista di plurimi fatti di bancarotta fraudolenta, correlabili ad entità patrimoniali di assoluto rilievo, relativi ad attività di impresa svolte con finalità non imprenditoriali, bensì secondo logiche distrattive improntate alla totale assenza di trasparenza, in danno dell’Erario e dei creditori.

Proprio sulla sua “lucida professionalità e scaltrezza” focalizzava l’attenzione il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, sottolineando la convergenza indiziaria in ordine all’aver gestito “tramite prestanomi, esecutori delle sue direttive, una vasta e ramificata attività delittuosa, protrattasi nel tempo e caratterizzata dalla peculiare capacità di avvalersi di un numero rilevante di società, alcune delle quali in essere sul mercato”. In tal senso, significative alcune interlocuzioni intercettate in cui un ritenuto prestanome affermava, in maniera inequivoca “…io ero amministratore…ma io non è […] non è che ho fatto l’amministratore mai, perché non ho nessun…nemmeno una lira io ho mai toccato, mai un soldo…”; analogamente terzi soggetti, sempre riferendosi al dominus R.A. cl. 62 “…molto probabilmente sta capendo che alla fine è lui che ha fatto sempre questi amministratori, queste cose e quindi pensava di rimanere indenne […]”…le cose sono sempre riconducibili a lui e che quindi lui comunque le sue rogne ce le avrà sempre […]”.

Sul punto, destinatari odierni della custodia cautelare ai domiciliari R.G. cl.55, fratello del dominus R.A. cl. 62, rintracciato a Milazzo, e O.C. cl. 51, individuato a Valguarnera Caropepe (EN), entrambi ritenuti mere teste di legno. Con il medesimo provvedimento, il Giudice del Tribunale di Messina, aderendo alla richiesta formulata dalla locale Procura, ha altresì disposto il sequestro della società AD N. s.r.l., con sede in Roma, nonché di provviste finanziarie pari a 1,5 milioni di euro, nei confronti di due distinte società, rispettivamente con sede in Roma e Modena ed attive nei settori della compravendita immobili e nella costruzioni di edifici, beneficiarie delle provviste finanziarie distratte dalla fallita N.C. s.r.l.. In conclusione, ancora una volta, l’attività investigativa svolta conferma l’impegno profuso, quotidianamente, dalla Procura della Repubblica, dal Tribunale e dalla Guardia di Finanza di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela del libero mercato, della correttezza imprenditoriale e del regolare assolvimento delle contribuzioni alle casse dell’Erario.

I MAGNIFICI SETTE DIPENDENTI DELL’IST. IPPICO, “IN DISPONIBILITA'”: ALLA RICERCA DI UN INTERLOCUTORE

Aumentano i vaccini nei Comuni in "arancione": riaprono ristoranti e bar

Il Presidente della Regione Siciliana On. Nello Musumeci

 

DI  RAFFAELE  LANZA

AFFIDARSI ALLA POLITICA -CORROTTA ED INADEGUATA IN SICILIA – SAREBBE UN’INGENUITA'”

Non si può rimanere insensibili di fronte all’ondata di indignazione che in queste ore sta salendo contro l’immobilismo e il “rifiuto”di ricevere i sindacati e mantenere l’impegno già preso con i lavoratori dell’Istituto ippico,.  della Presidenza della Regione. Consenta, Presidente ma gli impegni si onorano  tanto più che , riferiscono, era disponibile negli Uffici di Catania 

Schiaffo dunque ai sindacati presenti-(Cgil con G.Del Popolo, Uil con Luca Crimi, Sadirs con C. Gulizia) come concordato prima -pronti per dialogare del problema  ma , sorprendentemente, respinti oggi pomeriggio alle ore 16,30. Permesso accordato solo-una decina di minuti , ad un lavoratore del gruppo, Angelo Catania, perchè “ascolti” il governatore.

Sostanzialmente ,apprendiamo dai lavoratori interessati , Musumeci avrebbe detto al dipendente interlocutore, che è in attesa della decisione del Giudice del Lavoro e, che ogni “pressione” appare al momento superflua e fuor di luogo”

Il messaggio -ci informano al dettaglio -era stato dato dalla segreteria particolare del Musumeci, alla Digos e dai militari esteso ai rappresentanti manifestanti nel corso del sit-in di ieri l’altro.  Che vergogna!     Quanto deve brutto con la propria coscienza invertire il ruolo del governante che lotta per il sociale con quello di potente indifferente ai disoccupati e allo sviluppo

 

Gaetano Del Popolo - Gazzettino online | Notizie, cronaca, politica,  attualità di Catania, Messina e provinceLuca Crimi (@lucacrimi) | Twitter

A  sx  G.Del Popolo-(Cgil)                      Luca Crimi (Uil)

La vicenda dei dipendenti dell’Istituto incremento ippico “silurati” o “in disponibilità a casa con lo stipendio decurtato sembra assumere i connotati dopo quelli del dramma -singolo e familiare – anche dell’inganno  . Come sapete i dipendenti “licenziati” avevano indetto in questi giorni  vari st-in a Tenuta Ambelia (Militello) e a Catania di fronte  alla Presidenza regionale presso l’Asp amministrativa -Ex Inam

Questa decisione non soltanto voleva dare respiro e forza alla proposta di revocare il provvedimento di “messa in disponibilità” – che dirigenti generali  e governanti fantocci non hanno fatto il 13 luglio scorso alla presenza dei  rappresentanti sindacali che avevano esposto (“verbalmente” purtroppo)  l’intera problematica ma si proponeva anche di  mettere in discussione con forza il futuro produttivo di un Istituto come l’incremento ippico e del suo sviluppo.

Si poneva da tempo l’esigenza che la Regione siciliana diventasse promotore di interventi ed iniziative per la ripresa dell’occupazione e il rilancio degli uffici regionali     Per le responsabilità che il Presidente della Regione ricopre l’On. Nello Musumeci forse avrebbe dovuto essere più attento al problema dell’Istituto ippico, ai lavoratori messi in disparte o parcheggio mortificati da una politica dell’ARS (salva l’eccezione del Movimento pentastellato che- si sa-  ha rivolto interrogazioni parlamentari a riguardo)  inadeguata ed indifferente. Perchè ?   L’attività politica dell’ARS che condiziona perfettamente il governo siciliano , si riduce solo ad una battaglia di gruppi per interessi particolari, lotte di fazioni e veti incrociati che fanno cadere la Sicilia e la Regione siciliana nell’inefficienza globale con  la gran parte  degli antichi ed attuali dirigenti generali e di secondo livello, giudicati ” fantocci,” uomini senza parola  e senza alcuna consapevolezza del dramma umano della (dis) occupazione.

Modica, assenteisti al Comune| Cinque condannati, scagionati in 99 - Live  Sicilia

Su questo terreno si possono germogliare tante ipotesi  diverse secondo i punti di vista e la nostra indole  ma affidarsi alla politica -o del Presidente di una Regione o della compagine dell’ARS – sarebbe davvero una ingenuità

Acireale, Carabiniere interviene per sedare una lite familiare: ferito gravemente

LADISA VINCE L'APPALTO VERDE DELL'ARMA DEI CARABINIERI

Archivi-Sud Libertà

ACIREALE

Un carabiniere è stato ferito gravemente ad Acireale, in provincia di Catania, mentre tentava di sedare una lite. All’esterno della chiesa S. Maria degli Ammalati della frazione di Guardia Manfano, il Vicebrigadiere Sebastiano Giovanni Grasso, 43 anni, effettivo alla Stazione di Aci Sant’Antonio (Ct), libero dal servizio, è stato ferito gravemente al collo da un colpo di pistola esploso da un 69enne che stava litigando con alcuni familiari. Il militare è stato portato presso l’ospedale di Catania con una sospetta lesione al midollo, mentre l’aggressore è stato bloccato sul posto dai carabinieri della Compagnia di Acireale.

Il militare ha riferito di aver notato all’esterno della chiesa una lite tra una decina di persone- sembrerebbe per motivi futili, collocazione posti in Chiesa riferisce il parroco locale- e una pattuglia del Nucleo operativo radiomobile, intervenuta per l’alterco. Anche se fuori servizio  il Grasso decide di avvicinarsi per dare supporto ai colleghi, ma uno dei litiganti gli spara e lo ferisce gravemente. Il vice brigadiere, è sottoposto oggi, si apprende, a una delicata operazione chirurgica. Indagini dei Carabinieri intanto hanno accertato che il revolver  dell’aggressore, un  cal. 38, era regolarmente detenuto e registrato.

Si apprende anche che il  sottufficiale dell’Arma è stato operato per tutta la notte dall’equipe del professor Salvatore Cicero di Neurochirurgia dell’ospedale Cannizzaro di Catania.  I medici sottolineano che il paziente «non è in pericolo di vita», ma temono «eventuali esiti delle lesioni». Il rischio peggiore è quella di una paresi per i danni alla colonna cervicale.

«Sono stazionarie le condizioni del carabiniere. Pur nella severità del quadro clinico, atteso che la lesione, che ha interessato la 6ª vertebra cervicale, ha determinato importanti reliquiari che dovranno essere valutati successivamente, iniziamo i percorso riabilitativo», ha affermato oggi  il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro Salvatore Giuffrida….