Palermo, “Operazione BIVIO”, una custodia cautelare per 8 mafiosi-estortori e vandali incendiari

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 Palermo
 Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, è stata notificata dai  Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo a  8 indagati (7 in carcere e 1 ai domiciliari), ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate, danneggiamento seguito di incendio.
L’indagine, seguita da un pool di magistrati coordinati dal Procuratore Aggiunto dottore Salvatore De Luca, costituisce un’ulteriore fase di un’articolata manovra investigativa condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Palermo T.N. che ha consentito di comprovare la perdurante operatività di quell’articolazione di cosa nostra.
La ricostruzione dei fatti che segue è fondata sui gravi indizi di colpevolezza prospettati dalla D.D.A.- Sezione territoriale di Palermo e ritenuti dal GIP.
Nel corso degli ultimi anni, il dispositivo di contrasto a “Cosa Nostra” di cui si è dotato il Comando Provinciale Carabinieri di Palermo, ha consentito di sviluppare un percorso investigativo che ha permesso l’esecuzione di numerose operazioni nei confronti degli esponenti del mandamento mafioso di T.N. tra cui “OSCAR” (2011), “APOCALISSE” (2014), “TALEA” (2017), “CUPOLA 2.0” (2018/2019), “TENEO” (2020). 
L’indagine “BIVIO”, oggi giunta ad un secondo momento repressivo, dopo il fermo del 26 gennaio 2021, ruota attorno alla figura di G.C., il quale, tornato in libertà nel mese di maggio 2019, si ritrovava sottoposto a F.P., designato quale proprio sostituto da C.L.P., nuovo capo del mandamento di T.N., così come emerso nell’indagine CUPOLA 2.0.      
Nel corso delle attività veniva quindi monitorato il percorso attraverso il quale C., dapprima si trasferiva a Firenze per prendere le distanze con la manovra di riassetto mafioso che non condivideva e poi, dopo aver costretto F.P. ad auto ritirarsi dalla sua carica direttiva, rientrava a Palermo da reggente consolidando e ricompattando attorno a sé la componente soggettiva del mandamento anzidetto. 
La seconda tranche dell’indagine “BIVIO” ha consentito di far luce, altresì, su una serie di gravi reati commessi dagli odierni arrestati ivi compreso G.C. ed il figlio F., ponendo altresì l’accento sul settore delle scommesse on line la cui gestione fa registrare la stabile infiltrazione delle consorterie mafiose.  
Uno dei soggetti raggiunti da provvedimento restrittivo, infatti, è G.V., palermitano trasferitosi a Firenze, il quale, grazie agli accordi siglati con G.C. e A.V., commercializzava i propri siti per le scommesse on line sul territorio del mandamento di T.N., riconoscendo parte degli utili alla compagine mafiosa. 
Le risultanze investigative complessivamente acquisite, ad ogni modo, rendono evidente la particolare pressione estorsiva ed impositiva esercitata dagli esponenti mafiosi nei confronti delle imprese operanti sul territorio, tanto che venivano ricostruite 11 vicende estorsive/impositive consumate o tentate di cui 2 denunciate spontaneamente dalle vittime commesse con violenza ovvero attraverso atti intimidatori tra i quali vanno annoverati; l’incendio commesso in danno di un esercizio commerciale di Sferracavallo, attentato che è stato ricondotto al tentativo ordito da C.F., C.G. e V.F., di farsi assegnare la gestione del locale, attuato anche mediante l’incendio programmato quale evento utile a vincere le resistenze del titolare; l’incendio in danno del cantiere edile finalizzato alla realizzazione della rete fognaria di Sferracavallo, evento anche questo programmato al fine di ottenere, da parte di V.A. e T.V., il subappalto di alcune lavorazioni; l’incendio in danno del furgone di una società di costruzioni, le cui motivazioni rimangono non del tutto decifrate, registrato in diretta dalle microspie degli investigatori; l’intimidazione in danno di una società edile che stava svolgendo lavori di ristrutturazione di un immobile ubicato a Sferracavallo, al fine di ottenere la commessa per i lavori di impiantistica in favore di V.A.; il tentativo di vietare, da parte di T.V., la possibilità di svolgere lavori di scavo nella zona di Sferracavallo ad un imprenditore, rivendicando la potestà sul territorio che consentiva soltanto a T. e A.F. la possibilità di svolgere lavori di scavo nel territorio dell’intero mandamento; l’estorsione in danno di un cantiere edile di Sferracavallo commessa da V.A. e T.V. i quali riuscivano a farsi assegnare parte delle lavorazioni di cantiere; l’estorsione in danno di un commerciante di T.N., già oggetto di contestazione nell’ambito del fermo, che è stata estesa, quanto alle responsabilità individuali, a G.F.;  l’estorsione in danno di un cantiere edile di T.N., già oggetto di contestazione nell’ambito del fermo, che è stata estesa, quanto alle responsabilità individuali, a T.V.; la sistematica realizzazione, di “cavalli di ritorno” che consentivano agli affiliati di realizzare ingenti guadagni facendosi consegnare denaro per la restituzione di veicoli oggetto di furto.

 

 

Napoli, scoperta truffa di falsificazione di prescrizioni mediche diagnostiche per avere indebiti rimborsi

 

Napoli,

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, su disposizione del GIP del Tribunale di Napoli, ha eseguito un provvedimento cautelare che ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti dei rappresentanti legali di 2 centri diagnostici e la misura interdittiva dall’esercizio dell’attività per 1 anno nei confronti di 2 medici convenzionati con l’ASL Napoli 1 Centro.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica partenopea, scaturiscono da una denuncia presentata dalla stessa ASL NA1 Centro e sono state condotte dalle Fiamme Gialle del 2° Nucleo Operativo Metropolitano che hanno scoperto un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa che, falsificando le prescrizioni mediche di esami diagnostici, otteneva indebiti rimborsi da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

I rappresentanti legali sono padre e figlio, residenti a Napoli e i medici operano in strutture sanitarie del capoluogo.

Il meccanismo architettato consisteva nella prescrizione di costosi esami diagnostici di laboratorio, in codice di esenzione, nei confronti di soggetti che di fatto erano totalmente ignari delle prescrizioni a loro nome.

In questo modo, i due laboratori potevano chiedere fraudolentemente il rimborso delle somme a carico del Servizio Sanitario Nazionale per esami diagnostici in realtà mai eseguiti.

Sono stati sentiti in atti oltre 100 pazienti i quali hanno disconosciuto le prescrizioni a loro nome e persino affermato, in molti casi, di non essersi mai recati presso quei centri diagnostici.

Le prescrizioni sanitarie esaminate hanno permesso ai due laboratori di analisi di richiedere ed ottenere un indebito rimborso pari a oltre 58.000 euro, per cui la Guardia di Finanza ha potuto procedere a sequestri per valore equivalente a carico degli indagati.

La Corte Costituzionale: “Chi cerca di intimidire (ad es.con minaccia di querele) i Giornalisti che pubblicano verità scomode ,crea un pericolo per la democrazia”

Bilancia Della Giustizia - Foto e Immagini Stock - iStock

ROMA

Cambiano le norme in materia di diffamazione per i giornalisti Le norme vigenti che obbligano il giudice a punire con il carcere il reato di diffamazione a mezzo della stampa o della radiotelevisione, aggravata dall’attribuzione di un fatto determinato, sono incostituzionali perché contrastano con la libertà di manifestazione del pensiero, riconosciuta tanto dalla Costituzione italiana quanto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La minaccia dell’obbligatoria applicazione del carcere può produrre, infatti, l’effetto di dissuadere i giornalisti dall’esercizio della loro cruciale funzione di controllo dell’operato dei pubblici poteri.

 

Non è di per sé incompatibile con la Costituzione che il giudice applichi la pena del carcere a chi, ad esempio, si sia reso responsabile di «campagne di disinformazione condotte attraverso la stampa, internet o i social media, caratterizzate dalla diffusione di addebiti gravemente lesivi della reputazione della vittima, e compiute nella consapevolezza da parte dei loro autori della – oggettiva e dimostrabile – falsità degli addebiti stessi».
«Chi ponga in essere simili condotte – eserciti o meno la professione giornalistica – certo non svolge la funzione di “cane da guardia” della democrazia, che si attua paradigmaticamente tramite la ricerca e la pubblicazione di verità “scomode”; ma, all’opposto, crea un pericolo per la democrazia”, anche per i possibili effetti distorsivi di tali condotte sulle libere competizioni elettorali.
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I termini giuridici sono stati esaminati dai  Tribunali di Salerno e di Bari. In quell’occasione, il Giudice delle leggi aveva deciso, con l’ordinanza n. 132 del 2020, di rinviare di un anno la decisione delle due cause, per dar modo al legislatore di approvare nel frattempo una nuova disciplina della materia, in grado di bilanciare meglio il diritto alla libertà di cronaca e di critica dei giornalisti con la tutela della reputazione individuale.
Poiché, però, l’auspicata riforma della materia non è stata approvata, la Corte ha ora dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 13 della legge sulla stampa (n. 47 del 1948), che prevedeva la necessaria applicazione della reclusione da uno a sei anni per il reato di diffamazione commessa a mezzo della stampa e consistente nell’attribuzione di un fatto determinato. La sentenza dichiara illegittimo anche l’articolo 30, comma 4, della legge n. 223 del 1990 sul sistema radiotelevisivo pubblico e privato, che estendeva le sanzioni previste dall’articolo 13 della legge sulla stampa alla diffamazione commessa per mezzo della radio o della televisione.

La Corte ha, invece, escluso il contrasto con la Costituzione dell’articolo 595, terzo comma, del Codice penale, che prevede, in alternativa fra loro, la pena della reclusione da sei mesi a tre anni ovvero della multa in caso di condanna per diffamazione commessa a mezzo della stampa o di altro mezzo di pubblicità.
Nella motivazione dell’odierna pronuncia viene anzitutto ribadito quanto già sottolineato nell’ordinanza n. 132 del 2020: se è vero che il diritto di cronaca e di critica esercitato dai giornalisti «costituisce pietra angolare di ogni ordinamento democratico, non è men vero che la reputazione individuale è del pari un diritto inviolabile, strettamente legato alla dignità della persona». Pertanto, «aggressioni illegittime a tale diritto”» compiute attraverso la stampa, la radio, la televisione, le testate giornalistiche online e i siti internet in generale, i social media e così via, «possono incidere grandemente sulla vita privata, familiare, sociale, professionale, politica delle vittime»”.
Secondo la Consulta e la stessa Corte europea dei diritti dell’uomo, non è di per sé incompatibile con la libertà di manifestazione del pensiero una norma che consenta al giudice di applicare la pena della reclusione nel caso in cui la diffamazione si caratterizzi per la sua eccezionale gravità, dal punto di vista oggettivo e soggettivo. Perciò l’articolo 595, terzo comma, del Codice penale è stato considerato compatibile con la Costituzione, purché sia interpretato nel senso che la reclusione può essere applicata dal giudice soltanto in quelle ipotesi. In tutti gli altri casi, resterà invece applicabile soltanto la pena della multa, opportunamente graduata secondo la concreta gravità del fatto, oltre che i rimedi e le sanzioni civili e disciplinari.
«Se circoscritta a casi come quelli appena ipotizzati – ha osservato la Corte – la previsione astratta e la concreta applicazione di sanzioni detentive non possono, ragionevolmente, produrre effetti di indebita intimidazione nei confronti dell’esercizio della professione giornalistica e della sua essenziale funzione per la società democratica. Al di fuori di quei casi eccezionali, del resto assai lontani dall’ethos della professione giornalistica, la prospettiva del carcere resterà esclusa per il giornalista, così come per chiunque altro che abbia manifestato attraverso la stampa o altri mezzi di pubblicità la propria opinione».
La Corte ha, peraltro, sottolineato che il legislatore resta libero, dal punto di vista del diritto costituzionale, di assicurare una tutela effettiva del diritto fondamentale alla reputazione individuale anche rinunciando del tutto alla pena detentiva.
I giudici della Consulta hanno hanno, infine, rivolto un ultimatum al Parlamento, essendo rimasto inascoltato quello di un anno fa contenuto nell’ordinanza n. 132 del 2020, affinché deputati e senatori dopo decenni di discussioni provvedano finalmente ad approvare nuove norme in materia. .

Lunedì 21 parte il servizio di prenotazione per i test anti- Covid gestito dalla Messina Social City

 

Terapia Intensiva del Policlinico
Foto Archivio Sud Libertà

Nell’ambito del rapporto di collaborazione istituzionale tra il Comune di Messina e l’ASP Messina, a seguito del tavolo tecnico tenutosi lo scorso venerdì 11 giugno, alla presenza dell’Assessore con delega all’Emergenza Covid Dafne Musolino, del Direttore f.f. del Dipartimento di Prevenzione dell’ASP Messina Edda Paino, e del Presidente dell’Azienda Speciale Messina Social City Valeria Asquini, si è stabilito di garantire il servizio di prenotazione telefonica per l’esecuzione dei tamponi per lo screening anti-COVID.
Il servizio, che durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria era stato gestito dalla protezione Civile Comunale, verrà gestito dalla Messina Social City attraverso il proprio personale.
Pertanto, a partire da lunedì 21, i cittadini che intendono sottoporsi al tampone per lo screening del Covid, presso l’Hub dell’area ex Gazometro, potranno prenotarsi chiamando il numero telefonico dedicato della Messina Social City, 090 9488007.
Il servizio sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 17.30 e il sabato dalle 8 alle 13.30.
Si ricorda che il servizio di esecuzione dei tamponi è soggetto a prenotazione e verrà assicurato dall’ASP per tre giorni a settimana e si raccomanda all’utenza di rispettare il giorno e l’orario della prenotazione per evitare di creare rallentamenti nella gestione del relativo servizio sanitario.
L’accordo raggiunto tra le amministrazioni e la Messina Social City vuole essere una concreta testimonianza dell’impegno che il Comune di Messina, anche attraverso le sue società partecipate, continua a dedicare all’emergenza sanitaria da Coronavirus, che in questo periodo dell’anno, con l’atteso rientro dei tanti messinesi che vivono fuori città e l’auspicato arrivo dei turisti, deve essere rafforzato per garantire quelle condizioni di sicurezza che ci hanno consentito di diventare zona bianca già a partire dal prossimo lunedì.

Dichiara l’Assessore Muso :“La ripresa che tutti auspichiamo, e per la quale abbiamo duramente lavorato, deve andare di pari passo con una vigile osservanza di quelle buone pratiche che hanno permesso di superare i momenti più critici della pandemia. In questo senso, il mantenimento del servizio gratuito dei tamponi per lo screening anti – Covid costituisce un importante presidio di sicurezza per il quale si ringrazia l’Azienda Sanitaria Provinciale e la Messina Social City per non avere fatto mancare ancora una volta il suo sostegno a favore di tutta la collettività”..

 

UN POPOLO DI DIPENDENTI PROSTRATO -LA DIREZIONE DELL’ISTITUTO INCREMENTO IPPICO NON ESERCITA PIU’ UN MINIMO DI ASCENDENTE ANCHE SUI “GLADIATORI VOLONTARI”,COSTRETTI A PERDERE LA DIGNITA’

NON E’ REATO SE I DIPENDENTI   ”  NARCOTIZZATI” DA UNA DIRETTIVA DELL’ISTITUTO IPPICO   PROVOCATRICE “METTONO PER ISCRITTO” DI ACCETTARE MANSIONI INFERIORI  O  SUBISCONO  PRESSIONI  PER DICHIARAZIONI DI “SALVATAGGIO” DEI VERTICI DELL’ENTE AUTONOMO

 

Non si può rimanere insensibili di fronte all’ondata d’indignazione che sale contro l’immobilismo politico (con una unica eccezione politica, una interrogazione parlamentare pentastellata rimasta in silenzio all’Ars) e la volontà dirigenziale di un Ente c he fa quel vuole sotto il velo della legittimità politica.   I dipendenti sono irriconoscibili, intimiditi, un tempo ex gladiatori, oggi non credono più a nessuno, pensano solo che fra pochi giorni – come disposto dal direttore Alessandra che esegue un disegno politico regionale già delineato- potrebbero essere in Cassa integrazione, “in disponibilità”  ma nessun accordo è stato mai preventivato  finora con i Dipartimenti ed altri Enti.  I sindacati non sono riusciti nell’impresa , non sono riusciti ad avere un interlocutore della Regione e ad eliminare un malessere cronico     I “gladiatori” sono nelle mani di Dio o, quasi come se fossero figli di un Dio minore.     I dipendenti che hanno manifestato la volontà di declassamento alle categorie A e B sono quattro ma la determina dirigenziale era tutta protesa verso l’acquisizione del consenso di tutti i dipendenti (30 dipendenti istruttori)

Ora un altro sviluppo giudiziario, un ricorso firmato dall’avv Enrico Nicolò Buscemi nell’interesse di alcuni dipendenti. Per l’interesse generale che riveste lo riportiamo così come ci è stato consegnato. Per il resto si avverte a Catania una grande sete di silenzio, quel silenzio col quale la città ha digerito tutto negli ultimi trent’anni gestendo il suo degrado ed immobilismo mortificante

                                                                                           RAFFAELE     LANZA

 

Musumeci. L'Istituto incremento ippico non va chiuso. | Scordia.info

 

Ippica: trentamila persone alla fiera del cavallo di Ambelia - QdS

 

ORA LA PAROLA AL GIUDICE DEL LAVORO – A GIORNI LA DECISIONE DEL TRIBUNALE

 

RICORSO D’URGENZA  –                 DI : AVV. ENRICO NICOLO’ BUSCEMI

I – Gli odierni ricorrenti sono dipendenti a tempo indeterminato del resistente Istituto Incremento Ippico di Catania a far data dal lontano 1992 con il profilo professionale di istruttore direttivo categoria C posizione economica 6, del vigente Contratto Collettivo Regionale comparto non dirigenziale dei dipendenti della Regione Siciliana (all.1).

Ed infatti il resistente Istituto è un Ente Pubblico Strumentale di interesse regionale, sottoposto alla vigilanza del resistente Assessorato Regionale Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, dotato di autonomia statuaria, organizzativa e patrimoniale, ed i dipendenti dello stesso Istituto sono sottoposti alle previsioni del CCRL dei dipendenti della Regione Sicilia stessa.

Gli organi gestionali dell’Istituto, quali previsti dal suo Statuto, sono il Presidente, il Consiglio di Amministrazione presieduto dal Presidente stesso, ed il Direttore Generale al quale spettano compiti di natura amministrativa e gestionale.

Dal punto di vista organizzativo gestionale l’Istituto si compone di due unità operative di base (ed ovvero l’unità affari generali e l’unità tecnico gestionale, a loro volta articolate in uffici semplici), mentre la dotazione organica dell’Istituto (prima dell’intervento legislativo di cui si dirà infra), era costituita da n.31 dipendenti, di cui n.30 istruttori categoria C (fra cui gli odierni ricorrenti) ed un funzionario (categoria D).

Ed invero con L.R. n.17 del 16-10-2019 (all.2) è stato rimodulata la pianta organica dell’Istituto stesso, all’asserito fine di disciplinare i rapporti di lavoro e di impiego alle sue dipendenze, ed al fine di accrescerne l’efficienza e di razionalizzare la spesa per il personale, rimodulazione disposta nel modo seguente:

a) n.12 operatori di categoria A;

b) n.1 collaboratore di categoria B;

c) n.3 istruttori di categoria C;

d) n.1 funzionario di categoria D.

Per un totale, quindi, a fronte dei n.31 dipendenti in servizio (di cui n.30 di categoria C, ed uno di categoria D), di n.17 dipendenti (n.12 di categoria A, n.1 di categoria B, n.3 di categoria C, e n.1 di categoria D), a cui aggiungere una unità dirigenziale, per un totale di n.18 unità complessive.

La previsione normativa in esame prevedeva altresì che per le eccedenze di personale di ruolo a fronte della detta rimodulazione, e subito dopo l’entrata in vigore della Legge, il Dirigente Responsabile dell’Istituto avrebbe applicato le procedure di mobilità ex art.33 del Testo Unico sul pubblico impiego, e che ai fini della ricollocazione totale o parziale del personale in eccedenza il citato Dirigente dell’Istituto ed il Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Funzione Pubblica e del Personale erano autorizzati a stipulare apposito accordo di mobilità, che avrebbe potuto regolare anche la copertura di posti resisi vacanti a seguito della nuova dotazione organica.

Ed ancora la citata Legge regionale prevedeva che le eccedenze di personale derivanti dalla rimodulazione della pianta organica potevano essere regolate verso il ricorso all’istituto del distacco ex art.62 CCRL del personale del Comparto della Regione Siciliana, disponendo altresì che dall’attuazione della detta Legge non ne dovevano derivare maggiori oneri per la finanza pubblica.

II – A distanza di quasi un anno dalla entrata in vigore della predetta Legge Regionale sono stati posti in essere dal resistente Istituto i seguenti passaggi tecnico – operativi per darvi attuazione:

a) il giorno 16-09-2020 si teneva una riunione alla presenta di alcun sigle sindacali a mezzo del quale il Direttore del resistente Istituto li informava della volontà del Legislatore di rimodulare la pianta organica, e della conseguente necessità di avviare la procedura per la dichiarazione di esubero del personale, e in quella sede le sigle sindacali convocate apprendevano che il Direttore aveva preso contatti con l’Assessorato Regionale Autonomie Locali e Funzione Pubblica al fine di stipulare l’Accordo di mobilità previsto dalla Legge Regionale =

b) a seguito della nomina da parte del resistente Assessorato Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea di un Commissario Ad Acta per dare attuazione alle procedure di rimodulazione della pianta organica (D.A. n.116 del 02-11-2020), in data 28-12-2020 quest’ultimo teneva una ulteriore riunione con le sigle sindacali, seguita da altra riunione del 11-01-2021, e del 18-02-2021, nel corso delle quali nulla veniva deciso né concertato tra le parti; l’unica soluzione che veniva prospettata dall’Istituto, e per esso dal Commissario nominato, consisteva nel coprire i n.17 posti disponibili nella nuova pianta organica, e più in particolare i n.12 posti di categoria A, n.1 posto di categoria B, verso l’acquisizione del consenso dei dipendenti dell’Istituto (n.30 di categoria C) ad un declassamento in categorie A e B, e verso la copertura dei soli n.3 posti di categoria C (a fronte dei n.30 istruttori di categoria C presenti nell’Istituto), attribuendo gli stessi posti ai dipendenti dell’Istituto muniti di “asserita acquisita professionalità nel profilo” documentabile mediante precedenti ordini di servizio.

c) Infine con Determinazione del Direttore Generale del resistente Istituto n.80 del 14-05-2021 (all.3) è stato stabilito:

1) Di dare attuazione all’art.2 L.R. 17-2019, tenuto conto anche delle idoneità fisiche dei dipendenti ed in funzione delle mansioni espletabili dagli stessi =

2) Di mantenere in servizio, in accoglimento della richiesta di disponibilità volontaria al mantenimento in servizio con declassamento in categoria A i signori dipendenti Tommaso Fichera, Agatino Mascali, Ocello Filippo e Antonino Zappalà con salvezza della retribuzione acquisita (categoria C) e salvo riassorbimento in futuro, nonché di mantenere in servizio (seppur in assenza di alcuna dichiarazione di disponibilità al declassamento) ed in categoria A, e sempre con salvezza della retribuzione acquisita (categoria C), i seguenti dipendenti idonei all’esercizio delle mansioni istituzionali o idoneo con limitazioni alla cura ed al governo degli equini: Emilio Guzzetta, Rosario Ricciardi, Giacinto Rovere, Antonino Versaci, nonché di mantenere in servizio in categoria A, sempre con salvezza della retribuzione acquisita, il seguente personale tenuto conto della età anagrafica, della situazione reddituale e dei rispettivi carichi di famiglia, ed ovvero i signori Arena Marcello, Alfio Crisafi, Angelo Lombardo e Paolo Rotolo, nonché di mantenere in servizio in categoria B il signor Vincenzo Caruso, sempre con salvezza della retribuzione acquisita (categoria C), per avere da oltre 5 anni svolto l’attività di autista dell’auto scuderia =

3) Di mantenere in servizio in categoria C, per asserita professionalità acquisita consistente nell’esercizio di mansioni superiori per oltre 5 anni, i signori Nicotra Giuseppe, Roberto Montalto e Giuseppe Zanghì =

4) Di porre in mobilità ai sensi delle disposizioni di Legge gli odierni ricorrenti Angelo Catania e Randazzo Francesco (non idonei a ricoprire mansioni di categoria A e B per effetto di asserite sentenze del Tribunale Catania sezione lavoro), nonché i ricorrenti Vincenzo Mazzeo e Salvatore Soldano ritenuti per effetto di giudizi dello SPRESAL non idonei a ricoprire i posti di categoria A, nonché di tutti gli altri dipendenti ritenuti soprannumerari in quanto non in possesso della idoneità fisica e/o con carichi familiari inferiori altri dipendenti riassorbiti.

La predetta determina prevedeva che dal 01-07-2021 sarebbero state attivate le procedure di mobilità del personale in esubero (tra cui i ricorrenti), secondo le modalità previste dalle circolari dell’Assessore Regionale al lavoro 2060-2004 e n.31764-2021 dell’Assessorato Funzione Pubblica e dalle norme vigenti in materia.

Stante quanto esposto in punto di fatto, la predetta determinazione del 14-05-2021 a firma del Direttore Generale dell’Istituto, è manifestamente illegittima e gravemente pregiudizievole per i diritti e gli interessi dei ricorrenti per i seguenti motivi di

DIRITTO

I – Stante quanto rappresentato nelle premesse di fatto del presente ricorso, con la citata determinazione Dirigenziale n. 80 del 14-05-2021 il Direttore Generale dell’Istituto Incremento Ippico di Catania, a fronte della rimodulazione della pianta organica dell’Ente disposta con la citata Legge Regionale, ha provveduto dapprima a designare il personale che sarebbe rimasto in servizio alle dipendenze dell’Istituto per ricoprire i posti disponibili e rimodulati della pianta organica, e di seguito ed in via meramente conseguenziale, ha provveduto a determinare ed individuare nominativamente il personale in esubero (tra cui i ricorrenti), per il quale, sarebbero state applicate – a far data dal 01-07-2021 – le prescritte procedure legislative ex art.33 e 34 del Testo Unico sul Pubblico Impiego finalizzate alle ricollocazione degli stessi verso l’istituto della mobilità e/o del distacco presso altre Amministrazioni.

Si è altresì avuto modo di rappresentare, dall’esame della citata determinazione n.80 del 14-05-2021, che la determinazione ed individuazione del personale soprannumerario (n.14 dipendenti di categoria C, tra cui gli odierni ricorrenti), è stata preceduta da una preliminare individuazione e designazione da parte del Direttore del resistente Istituto a mezzo della quale è stato stabilito – unilateralmente – di mantenere in servizio nei n.12 posti disponibili di categoria A (n.4 dipendenti che avevano già manifestato la propria volontà al declassamento e n.8 dipendenti che, seppur non avessero manifestato alcuna volontaria adesione, fossero stati dichiarati idonei alle mansioni ascrivibili alla detta categoria, ed altri tenuto conto della loro anzianità anagrafica e dei carichi familiari), e di mantenere in categoria B n.1 dipendente che aveva svolto mansioni di autista negli ultimi 5 anni, ed di mantenere in categoria C, n.3 dipendenti ritenuti più qualificati allo svolgimento delle mansioni di istruttore amministrativo.

Quanto agli odierni ricorrenti Randazzo e Catania essi non sono stati presi in considerazione ai fini del loro mantenimento in servizio in categoria A e/o B, alla stregua di sentenze del Tribunale di Catania sezione lavoro che li avevano ritenuti non idonei, a dire dell’Istituto, a ricoprire posti di dette categorie, e quanto ai ricorrenti signori Soldano e Mazzeo in quanto ritenuti non idonei (a dire dell’Istituto) da parte dello SPRESAL di Catania a ricoprire posti di categoria A e B.

II – Orbene alla luce di quanto dedotto, la determinazione n.80 del 14-05-2021 del resistente Istituto ed oggetto di censura è palesemente errata ed illegittima in quanto ha provveduto ha dapprima provveduto a ricoprire i posti in pianta organica resisi disponibili (n.12 di categoria A, n.1 di categoria B. e n.3 di categoria C), in via del tutto unilaterale ed arbitraria ed in assenza, quindi, di alcun criterio oggettivo, predeterminato e/o concertato con le Organizzazione Sindacali, e altresì in violazione dei principi posti dall’art.97 della costituzione (principi di trasparenza, efficacia ed economicità dell’agire Amministrazione), ed altresì in manifesta violazione dei principi di correttezza e buona fede.

Ed invero la designazione degli aventi diritto a permanere in servizio alle dipendenze dell’Istituto (cfr. nei posti resi disponibili a seguito della rimodulazione della pianta organica), lungi da potere essere attuata con criterio arbitrario ed unilaterale quale quello posto in essere dal Direttore dell’Istituto, doveva avvenire – in ossequio dei criteri costituzionali e normativi vigenti – verso la procedimentalizzazione della procedura, ed ovvero verso la pubblicazione formale di un avviso pubblico che rendesse nota la volontà dell’Istituto di volere ricoprire i posti di categoria A (n.12), B (n1) e C (n.3), con personale già in servizio presso l’Istituto stesso, verso l’individuazione di criteri specifici di selezione a cui attribuire specifici punteggi, e verso la pubblicazione di una graduatoria finale da cui l’Istituto avrebbe attinto, per ciascuna categoria (A,B,C,), ed in relazione agli specifici contingenti previsti in pianta organica, i nominativi dei dipendenti che avrebbero avuto diritto a permanere alle dipendenze dell’Istituto.

Nel caso di specie invece l’Amministrazione ha MOTU PROPRIO designato gli aventi diritto a permanere in servizio, in assenza di alcun criterio e dell’attivazione di alcuna procedura, trincerandosi da una parte dietro l’acquisita disponibilità di alcuni dipendenti (n.4) ad essere declassati in categoria A, individuando in maniera arbitraria ed unilaterale gli altri 8 dipendenti da reinquadrare in categoria A, individuando in maniera unilaterale il dipendente da fare permanere in categoria B, ed altrettanto in maniera unilaterale individuando i tre dipendenti da fare permanere in categoria C.

III – Ed ancora, a conforto della ulteriore illegittimità della impugnata determina n.80 del 14-05-2021, con essa gli odierni ricorrenti sono stati esclusi dal novero dei potenziali soggetti da fare permanere in servizio (nella categoria A), sulla scorta di una motivazione e di circostanze palesemente illegittime.

Ed invero quanto ai ricorrenti Catania e Randazzo la motivazione della loro esclusione dal novero dei dipendenti aventi diritto a permanere in servizio in categoria A viene tratta dal fatto che l’adito Tribunale, su distinti ricorsi promossi dai ricorrenti, si sarebbe pronunciato in ordine alle domande dagli stessi formulate e finalizzate ad ottenere una pronuncia che – atteso il loro possesso della qualifica funzionale di istruttori amministrativi – impedisse all’Istituto di utilizzarli in mansioni inferiori (categorie A, B), e quindi accertasse, ritenesse e dichiarasse il diritto degli stessi a svolgere le mansioni proprie del profilo di appartenenza.

Tale pronuncia, alla stregua della rimodulazione organica dell’Ente, non ha certo tuttavia l’effetto di impedire ai ricorrenti di manifestare l’adesione volontaria ad essere declassati in una categoria inferiore, pur di permanere alle dipendenze dell’Ente e di non essere coinvolti dalle procedure di mobilità, atteso tra l’altro che nella determinazione stessa il Direttore ha previsto che al personale declassato sarebbe stato mantenuto lo stesso trattamento economico in godimento.

E tale manifestazione di adesione volontaria non è mai stata richiesta ai ricorrenti che, per le ragioni di cui sopra, avrebbero certamente prestato il loro assenso stante il mantenimento della relativa retribuzione.

Ed in ogni caso, pur in assenza di alcuna manifestazione di adesione volontaria, l’esecutività delle citate sentenza del Tribunale di Catania sezione lavoro, in ragione della normativa sulla riorganizzazione dell’Istituto, non impediva di certo a quest’ultimo di reinquadrare i ricorrenti in categoria A), e ciò a fronte nel caso contrario della messa in mobilità e della possibile perdita – dopo 24 mesi – di alcuna collocazione lavorativa.

Le scelta abnorme dell’Istituto appare quindi come vessatoria nei confronti dei ricorrenti, rei negli anni di essersi permessi di interporre un giudizio di demansionamento nei confronti dell’Istituto.

Parimenti quanto ai ricorrenti Soldano e Mazzeo non risponde affatto al vero che gli stessi siano stati resi permanentemente non idonei dallo SPRESAL a ricoprire posti di categoria A.

Ed invero la pronuncia dello SPRESAL di Catania si limitava ad affermare che i ricorrenti fossero idonei a ricoprire le mansioni di categoria C, ovvero quelle afferenti la loro qualifica professionale, e non poteva essere altrimenti atteso che la visita di sorveglianza sanitaria si limita esclusivamente ad accertare la idoneità o meno alla mansione specifica in possesso del dipendente, e non la idoneità o meno allo svolgimento di mansioni relative ed afferenti a diverse ed inferiori categorie professionali.

Alla stregua di quanto esposto non vi è chi non veda come la determinazione impugnata, con la quale sono stati individuati nominativamente si agli aventi diritto a permanere in servizio, che derivatamente gli esuberi di personale (tra cui i ricorrenti) da porre in mobilità con effetto dal 01-07-2021, è manifestamente illegittima e gravemente pregiudizievole per i ricorrenti.

E dalla accertata illegittimità della predetta determinazione, ne deriva l’obbligo del resistente Istituto di porre in essere gli adempimenti amministrativi necessari per individuare il personale da mantenere in servizio presso i posti in pianta organica così come ex legge rimodulati secondo criteri obiettivi e costituzionalmente orientati al rispetto dei principi di trasparenza, efficacia ed economicità della P.A.

 

SUL DANNO GRAVE ED IRREPARABILE e di DECRETO CAUTELARE INAUDIT

Il ricorso è manifestamente fondato e merita di essere accolto.

Sussiste altresì il requisito del pregiudizio grave ed irreparabile che gli odierni ricorrenti patiscono in ragione della censurata determinazione n.80 del 14-05-2021.

Ed invero, in ragione della esecutività della predetta determinazione amministrativa, a far data dal 01-07-2021 come attestato dalla stessa, i ricorrenti saranno posti in mobilità, con tutte le negative ricadute in termine di perdita del posto di lavoro.

Ed altresì è necessario che la procedura di mobilità venga attivata solo a seguito di una legittima determinazione dell’Istituto che determini correttamente i dipendenti in esubero, atteso che una pronuncia di merito, intervenuta a seguito della attivazione e del collocamento del personale in mobilità/disponibilità, sarebbe poi senz’altro inficiata da un provvedimento giurisdizionale che intervenga a distanza di tempo.

Si impone altresì l’adozione di una misura cautelare inaudita altera parte che, sino alla trattazione collegiale del presente ricorso nel rispetto del contraddittorio, sospenda l’esecutività della determina n.80 del 14-05-2019, per evitare che dal 01-07-2021 i ricorrenti siano posti in mobilità.  Per tutti questi motivi si CHIEDE

Voglia l’adito Tribunale di Catania sezione lavoro, respinta ogni contraria istanza, eccezione e difesa, previa sospensione della esecutività della determina n.80 del 14-05-2021 con decreto cautelare ed urgente, accertare, ritenere e dichiarare l’illegittimità della determinazione n.80 del 14-05-2021 del Direttore Generale del resistente Istituto Incremento Ippico di Catania, nella parte in cui essa ha stabilito ed individuato i dipendenti da mantenere in servizio nelle categorie A (n.12 dipendenti), B (n.1 dipendente) e C (n.3 dipendenti), e per l’effetto nella parte in cui ha stabilito ed individuato i ricorrenti quali soggetti nei confronti dei quali dal 01-.07-2021 siano da porre in essere le procedure di mobilità previste dagli articoli 33 e 34 del Testo Unico sul Pubblico Impiego.

Voglia pertanto l’adito Tribunale, conseguentemente, ordinare al resistente Istituto di porre in essere tutti gli atti e/o i provvedimenti amministrativi necessari e finalizzati ad individuare il personale da mantenere in servizio nei posti e nelle categorie presenti in pianta organica così come rimodulata dalla L.R. n.17 del 16-10-2019 secondo criteri oggettivi, ed ovvero verso l’indizione di apposito bando di selezione che consenta la permanenza in servizio nelle citate categorie secondo criteri meritocratici e predeterminati.

Catania, 10-06-2021    (Avv. E. N.Buscemi)

 

Messina, Inclusione sociale e pari opportunità: presentato il progetto “Villa Dante In Sport”

 

Oggi, martedì 8, a villa Dante, alla presenza del Sindaco Cateno De Luca, e degli Assessori Alessandra Calafiore, Francesco Caminiti, Massimiliano Minutoli, Enzo Caruso e Francesco Gallo, nel corso di una conferenza stampa, l’Azienda Speciale Messina Social City Valeria Asquini ha illustrato il progetto “Villa Dante In Sport”, realizzato in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico e l’Università degli Studi Messina. All’incontro hanno preso parte il Prorettore vicario dell’Ateneo messinese prof Giovanni Moschella; Francesco Giorgio Delegato Provinciale del CIP; Enzo Falzone e Cristina Correnti VicePresidenti CONI Sicilia; e Alessandro Arcigli Direttore tecnico della Nazionale Italiana Paralimpica di Tennistavolo.

Presenti inoltre, i componenti dei CdA di Messina Social City, di  AMAM e della Messinaservizi Bene Comune. In particolare, AMAM ha provveduto ad installare all’interno degli spazi la cosiddetta “Casa dell’Acqua”, al fine di valorizzare e promuovere la risorsa idrica attraverso l’incentivazione dell’utilizzo e della somministrazione dell’acqua di rubinetto; mentre la Messinaservizi Bene Comune si è occupata della dislocazione all’interno del parco urbano dei cestini per la raccolta differenziata e delle fornitura di bicchieri in materiale compostabile, oltre alla pulizia e scerbatura dell’intera villa. All’incontro hanno preso parte anche rappresentanti della Protezione Civile comunale, delle Federazioni e delle Associazioni Sportive Dilettantistiche che sono stati coinvolti alla realizzazione del progetto.
In apertura dei lavori il Presidente Asquini ha illustrato il progetto evidenziato che “ Villa Dante in Sport è uno rientra nell’ambito delle attività proprie della Messina Social City orientate all’inclusione sociale e al supporto alle povertà educative. Nella fattispecie, ‘Villa Dante In Sport’, realizzato in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico e l’Università degli Studi Messina, mira a favorire la pratica sportiva quale strumento di inclusione, di legalità, di sana competizione, di solidarietà, di miglioramento di sé, con positive ricadute sulla persona e sui contesti. Pertanto, l’iniziativa dalla forte valenza inclusiva ed educativa si apre al territorio cittadino, affinché vengano garantiti a tutti i ragazzi le pari opportunità nella pratica sportiva, con particolare attenzione alle periferie ed alle realtà in cui è più rilevante il gap socio-culturale.

Luogo privilegiato per lo svolgimento del progetto – ha concluso la Asquini – è stato individuato in Villa Dante che, ancora una volta, sarà deputata ad accogliere, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza Covid, un potenziale di oltre 400 ragazzi che potranno praticare ben diciassette discipline sportive dall’atletica leggera, al calcio a 5, pallavolo, pallacanestro, sitting volley, tiro con l’arco, pallamano e ancora tennis, tennistavolo, nuoto, cinofilia, vela, windsurf, pugilato, kick boxing, muai thai, judo e tiro a volo, seguiti da tecnici specializzati messi a disposizione dal CIP, dalle Federazioni paralimpiche e dalle Associazioni sportive del territorio e dai tirocinanti della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Messina”.
Il Sindaco De Luca nel suo intervento ha puntualizzato che sono in corso le procedure di gara per la riqualificazione definitiva “abbiamo effettuato piccoli interventi edilizi destinando un milione di euro per villa Dante, il progetto è già stato definito e tra qualche settimana partiranno le procedure di gara e pensiamo di iniziare i lavori ad ottobre che si profilano impegnativi. Con una battuta ho detto di ‘volere rivedere le paperelle in quella bellissima vasca come le foche che ho visto negli anni ’70, anni in cui questa villa era nel suo massimo splendore, quindi perché non ritornare alle origini, come diceva Gaudì, ripartendo dai punti di forza. Villa Dante è un punto di forza non soltanto per la sua posizione ma rappresenta un apripista per l’inizio di un’operazione a raggiera relativamente ad un progetto che interesserà tutti gli spazi a verde dei villaggi e dei quartieri.

La Giunta municipale ha già iniziato un’attività di censimento dei luoghi da collegare a questo progetto. Ci siamo candidati, per quanto riguarda il Recovery Plan, per portare avanti una strategia di forestazione urbana, una strategia green che parte dalla cura del verde già esistente in sinergia con Messina Social City e Messinaservizi attive su più fronti. La strategia prevede un gestore unico, la Messina Social City che si occuperà di promuovere le convenzioni per la gestione degli impianti sportivi e risponderà per la pulizia tramite un accordo con la Messinaservizi, e relativamente ai servizi idrici, con il Comune di Messina. Ringrazio – ha proseguito il Sindaco – per la loro collaborazione tutti gli Assessori presenti stamani, stiamo scommettendo su questo progetto anche perché il milione di euro stanziato fa parte delle risorse del bilancio destinate alla riqualificazione di questo polmone verde che deve diventare un simbolo di vivibilità urbana e soprattutto di come certe barriere devono cadere per volontà della Pubblica Amministrazione. Ed è proprio da qui che partono la strategia e la scelta di affidare a Messina Social City la chiave per entrare a villa Dante. La città di Messina deve avviare un percorso di abbattimento delle barriere mentali, politiche e fisiche e si deve iniziare con gli atti amministrativi dal momento che ‘verba volant’ ma le scelte amministrative e la loro consequenzialità rimangono. Abbattendo ogni conflitto di competenza, l’affidamento alla Messina Social City ci consente questo progetto sperimentale, un modello di gestione pubblico – privato deve funzionare, è una grande scommessa che se avrà buoni esiti consentirà la salvaguardia di un bene pubblico. Una volta aggiudicati i lavori, deve partire subito la strategia per la gestione, senza aspettare i sei mesi previsti per l’ultimazione dei lavori ed il collaudo, in modo da essere pronti – ha concluso De Luca – a realizzare questo standard in altre zone del territorio cittadino.
“Il ruolo dell’Università degli Studi di Messina – ha proseguito il Prorettore vicario – nella realizzazione del progetto rappresenta un valore aggiunto destinato al processo di inclusione sociale per quei soggetti con problemi di disabilità che in collaborazione con il CONI e le organizzazione paralimpiche rappresentano un passaggio importante soprattutto in un momento post pandemico. Con grande trasporto l’Università ha deciso di sposare questo progetto mettendo anche a disposizione le proprie strutture nell’ottica sempre di una proficua sinergia tra gli enti e le associazioni coinvolte”.
Francesco Giorgio Delegato Provinciale del CIP, si è invece soffermato sugli aspetti tecnici del progetto spiegando le varie discipline sportive che saranno praticate, auspicando un’ottima ricaduta dell’iniziativa in termini sociali con l’augurio che sia il primo tassello di una continuità di ulteriori percorsi sportivi, accompagnati da personale formato e a tal fine è stata attivata una collaborazione con i tirocinanti della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Messina.
Cristina Correnti Vice Presidente del CONI Sicilia, ha evidenziato con soddisfazione la vicinanza della comunità locale al mondo sportivo grazie al lavoro di supporto da parte delle istituzioni presenti per promuovere ed educare i giovani allo sport e al tempo stesso sensibilizzarli al rispetto del bene comune.
Sulla stessa linea ha proseguito Arcigli, il quale ha ringraziato l’Amministrazione comunale per la scelta di avere valorizzato villa Dante quale centro di aggregazione di giovani con problemi di disabilità e non, in quanto rappresentano una grande risorsa che può esprimersi attraverso lo sport, praticato proprio in questo spazio cittadino che merita di essere vissuto e rispettato come bene di tutti.

A conclusione l’Assessore alle Politiche Sociali Alessandra Calafiore ha puntualizzato il lavoro caparbio della Messina Social City in tutte le sue componenti nella realizzazione di questo progetto pilota. E’ importante sottolineare che “ciascuno di noi collabora in sinergia infatti l’iniziativa riguarda tutti i colleghi Assessori, nessuno escluso, attraverso un lavoro di squadraal fine di dimostrare che lavorando tutti assieme Messina può cambiare al fine di dare una svolta positiva”.
La manifestazione sportiva sarà articolata su quattro giornate e prenderà il via venerdì 11, dalle 15 alle 19. Il programma dell’evento proseguirà sabato 12, dalle 9 alle 13; lunedì 14, dalle 15 alle 19; e si concluderà martedì 15, dalle 15 alle 19. Le attività sportive promosse dalla Messina Social City non saranno circoscritte soltanto a queste quattro giornate, in quanto da fine giugno sarà allestito un programma sportivo strutturato con moduli settimanali che coinvolgerà oltre ai partecipanti al progetto “Villa Dante In Sport”, anche tutti coloro che intendono partecipare successivamente.

De Magistris: “Il Sud non è zavorra ma futuro dell’Italia e dell’Europa”

 

Singolare protesta di sindaci molto attenti alla politica governativa proviene da Napoli.  Qui, in piazza Plebiscito, si sono radunate alcune centinaia di sindaci del Sud per protestare contro la ripartizione del Recovery Plan che affida al Mezzogiorno il 40% delle risorse europee. I rappresentanti dei comuni, raggruppati nel movimento dei 500 sindaci per il «Recovery Sud» ne rivendicano il 60%.   

Il rappresentante protagonista,o portavoce dei  piccoli comuni, è anche il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris.

De Magistris: “Il Sud non è zavorra ma futuro dell’Italia e dell’Europa”

«E’ bello vedere, qui a Napoli, donne e uomini del Sud che ci mettono la faccia – ha detto de Magistris – questa è la piazza delle Quattro Giornate, il luogo simbolo della nostra Resistenza al nazifascismo». Poi ha aggiunto: «Berlusconi, Monti, Letta, Gentiloni,  Draghi: tutti governi a trazione nordista. Noi rivendichiamo i nostri diritti. Senza il Mezzogiorno, l’Unità d’Italia non ci sarebbe stata. Vogliamo ricordare qui e oggi che il Banco di Napoli ha salvato le casse del Piemonte. Oggi quella banca non esiste più, è tutto a Torino e Milano. Il Sud non è zavorra ma futuro dell’Italia e dell’Europa».

L’emozione del cantante Albano:”IL SUD DEVE LOTTARE UNITO”

Presente un ospite di lusso. Albano con il suo classico cappello bianco. Al Bano anche se non si trova in mezzo ad artisti è visibilmente emozionato. «Anche di più», dice il cantante. «Di fronte all’ingiustizia – poi insiste – bisogna lottare per conquistare i propri diritti. E il Sud deve lottare unito. Sono molto emozionato di essere qui insieme a voi. Ma ho scoperto che per me è più facile cantare che parlare. Ma oggi gliele cantiamo. C’è una mamma europea che distribuisce dei fondi. E non capisco perché una parte di quelli destinati al Mezzogiorno debba prendere altre strade. Noi chiediamo che ci trattino da italiani come tutti gli altri».

I lavoratori Whirlpool

«C’è un 20% che ci è stato sottratto e questo non lo accettiamo», dice il sindaco di Acquaviva delle Fonti, Davide Carlucci, che nei giorni scorsi ha dormito nella sede del suo Comune come forma di protesta. «Il nostro obiettivo – ha detto – è non far passare il treno del recovery invano, ma approfittare di questo stanziamento per eliminare il divario Nord-Sud. Dopo 160 anni siamo stanchi delle condizioni del Mezzogiorno rispetto al resto d’Italia, stavolta non dobbiamo farci scippare questo stanziamento».

Molte le bandiere del Regno delle Due Sicilie, presente anche una delegazione degli operai dello stabilimento Whirlpool di Napoli….

 

“”Omissione di atti d’ufficio ed attentato alla sicurezza”. Sequestrato il ponte di Pilati in Melito Porto Salvo ed il viadotto sulla Fiumara Tuccio a rischio crollo

Reggio Calabria

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno eseguito un decreto d’urgenza, emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, che dispone il sequestro preventivo d’urgenza del ponte di “Pilati” in Melito di Porto Salvo, un viadotto “ad arco”, lungo oltre cento metri e composto da tre arcate, che consente di attraversare la fiumara “Tuccio” del comune ionico.

Il provvedimento magistratuale scaturisce da indagini di polizia giudiziaria, condotte dalla Compagnia di Melito di Porto Salvo, in materia di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’incolumità pubblica, durante le quali è stata accertata una grave situazione di rischio in cui versa, allo stato, la via di trasporto, nonostante i recenti lavori di ristrutturazione cui è stata sottoposta nel 2020.

I sopralluoghi svolti negli ultimi giorni dagli investigatori, coordinati dal Procuratore Aggiunto Dott. Gerardo Dominijanni, hanno consentito di accertare una condizione precaria del viadotto, soprattutto nella sua parte inferiore, ove i ferri dell’armatura della struttura sono arrugginiti e corrosi.

Alla luce degli elementi raccolti dalla Fiamme Gialle, la Procura della Repubblica di Reggo Calabria, diretta dal Procuratore Capo Dott. Giovanni Bombardieri, ha ritenuto di dover emettere la misura ablatoria in relazione ai reati di omissione di atti d’ufficio ed attentato alla sicurezza dei trasporti. Allo stato nessun soggetto è iscritto nel registro degli indagati e sono in corso ulteriori accertamenti al fine di individuare eventuali responsabili.

l viadotto, attraversato ogni giorno da veicoli e pedoni, è stato chiuso al traffico ed affidato in giudiziale custodia alle autorità comunali affinché provvedano all’adozione degli adempimenti necessari per la tutela dell’incolumità pubblica.

L’attività di servizio testimonia il costante presidio esercitato dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria sul territorio a salvaguardia delle leggi ed a contrasto dei fenomeni connotati da forte pericolosità sociale e degli illeciti che mettono a rischio l’incolumità dei cittadini.

Sicilia aderisce al progetto Next Generation EU

 

Il 6 maggio i sindaci delle Terre Alte di Sicilia in piazza a Roma per chiedere la fiscalità di sviluppo

È stata firmata la convenzione per l’accordo di condivisione del progetto “Next Generation EU – Europa Comune” tra l’Associazione Zone Franche Montane Sicilia, il Centro Studi Enti Locali di Pisa e il Dipartimento Economia e Management dell’Università di Pisa, per sostenere i comuni nel massimizzare le risorse del Piano nazionale di Ripresa e resilienza del Recovery Fund per lo sviluppo del territorio e la difesa del diritto di residenza nelle terre alte. Presenti l’amministratore delegato del Centro Studi, Nicola Tonveronachi, il docente Iacopo Cavallini – Dem Unipi, Vincenzo Lapunzina, presidente dell’associazione e coordinatore del Comitato ZFMS, e alcuni amministratori dei comuni montani. Moderatore il giornalista Francesco Selvi.

In cosa consiste il progetto Next Generation EU – Europa Comune

Il progetto “Next Generation EU – Europa Comune” è partito il 1 gennaio 2021, lanciato dal Centro Studi Enti Locali insieme all’Università di Pisa, Dipartimento Economia e Management, per affiancare gli enti attraverso servizi formativi e informativi, utili ad intercettare bandi e fondi stanziati dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza del Recovery Fund, scrivere i progetti, promuovere l’aggregazione di piccoli enti con caratteristiche e finalità comuni attraverso il coordinamento del progetto che ha una durata di sei anni. È prevista l’organizzazione di tavoli tecnici mensili con membri delle istituzioni politiche ed economiche. La partecipazione per i comuni è gratuita e l’adesione avviene attraverso una iscrizione mediata dall’Associazione Zone Franche Montane.

Nella foto Vincenzo  Lapunzina

L’associazione Zone Franche Montane Sicilia il 6 maggio a Roma per chiedere la fiscalità di vantaggio

L’Associazione Zone Franche Montane riunisce 133 comuni delle nove province siciliane, che insistono al di sopra dei 500 metri sul livello del mare e con una popolazione inferiore ai 15 mila abitanti. Costituita formalmente nel 2021, è impegnata già dal 2015 nella promozione dello sviluppo dell’economia e per la cultura d’impresa delle Terre alte di Sicilia. Si batte per l’attuazione di una fiscalità di sviluppo, una norma di politica economica e a difesa del diritto di residenza nelle aree di montagna.

Nella foto Nicola Tonveronachi

Il prossimo 6 maggio i sindaci dell’Associazione Zone Franche Montane Sicilia saranno in piazza a Roma per chiedere la fiscalità di sviluppo.

«Nei prossimi anni si verificherà un ingorgo di risorse destinate anche alla Sicilia – afferma Vincenzo Lapunzina, presidente dell’Associazione – e la spesa sarà frenata da una governance estremamente complessa che coinvolge lo Stato, le Regioni, gli enti locali, le autorità di regolazione, le imprese concessionarie, le società partecipate. È tempo di imporre una rigorosa e competente organizzazione presso la Regione Siciliana per gestire i flussi a essa destinati. La conoscenza dei meccanismi regolatori – conclude Lapunzina – è il nodo principale e la ragione per cui abbiamo sottoscritto l’accordo con due organizzazioni di indiscussa competenza e professionalità, il cui risvolto pratico è a disposizione degli amministratori e della burocrazia dei comuni delle Terre alte di Sicilia».

 


Nella foto Iacopo Cavallini
I partner del progetto Next Generation EU – Europa Comune

Il Centro Studi Enti Locali, con sede in San Miniato (Pi), conta su un team di oltre 35 persone e 13 delegazioni territoriali sparse in tutta Italia, ed è da oltre 20 anni uno dei soggetti impegnati in Italia nell’ambito della consulenza contabile, giuridica e amministrativa per gli enti e delle società pubbliche ed i rispettivi revisori. Nell’arco dei due decenni di attività, la Società ha servito oltre 37 mila clienti, con un trend in costante crescita.

In merito al progetto, l’amministratore delegato di Centro Studi Enti Locali spa, Nicola Tonveronachi ha evidenziato come l’obiettivo sia rendere gli enti locali protagonisti del Pnrr italiano, in ogni fase, compresa quella iniziale e progettuale. «Nei tavoli tecnici che stiamo organizzando – ha detto Nicola Tonveronachi – i soggetti istituzionali vengono a parlare concretamente dello stato dell’arte delle attività riferite al progetto e del piano che sarà presentato entro il 30 Aprile. Oggi sono particolarmente contento di poter mettere il progetto a disposizione dell’Associazione che ha un obiettivo sicuramente sfidante come ritengo sia tutto il nostro progetto, ovvero far spendere tutti i soldi del Recovery plan anche ai piccoli comuni».

«Siamo diventati tutti più dematerializzati – ha detto Iacopo Cavallini, docente del Dipartimento Economia e management dell’Università di Pisa – siamo tutti dentro un video, siamo tutti “digitali”. Questo può essere un grosso limite ma possiamo trasformare il limite in opportunità. Perché non dovrebbero collaborare soggetti come una associazione delle terre alte di Sicilia, il Centro Studi Enti Locali e l’Università di Pisa? Il sistema vincente è il cluster che mette insieme tante competenze diverse».

Il pubblico ministero dr Fabio Regolo e il Giudice di Catania dispongono la liberazione di Silvia Gregorini, estranea al fatto contestato

Silvia Gregorini's Email & Phone - LATAM Airlines - São Paulo Area, Brazil
Copia-documento fornito da S.Gregorini

“Operazione fake Credit”.la sigra Silvia Gregorini, ( tra i fermati al tempo dalle Fiamme gialle) scrive a SudLibertà:

Buonasera chiedo gentilmente la rimozione del mio nome dall’articolo comparso sul vs giornale (http://www.sudliberta.com/operazione-fake-credit-la-menteantonio-paladino-reati-tributari-e-indebite-compensazioni/.

All’uopo vi allego provvedimenti del Pm e del Giudice. Per qualsiasi dettaglio potete contattarmi al seguente cell 328………”

.Ricorderemo ai lettori che in questa operazione le  Fiamme gialle di Catania hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo nei confronti di 30 persone indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla commissione continuata di reati tributari e, in particolare, di indebite compensazioni (attraverso l’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti) aggravate dalla partecipazione di professionisti. L’inchiesta è stata coordinata dalla Procura distrettuale di Catania.         Sequestrate pure 11 società commerciali, aziende utilizzate dagli indagati unicamente per mettere a segno i reati tributari e  beni per 9,5 milioni di euro.

Il provvedimento giudiziario ha interessato anche la Sigra Gregorini che ci scrive ed allega i provvedimenti del Pubblico Ministero e del Giudice che riconoscono – nel corso dello sviluppo delle indagini – l’estraneità di Silvia Gregorini al fatto contestato.

 

Copia/documento fornito da Silvia Gregorini

Il punto: Non è una richiesta rettifica perchè la vicenda ha la paternità della Guardia di Finanza e le ulteriori indagini ,più approfondite, hanno consentito al Giudice la revoca del provvedimento restrittivo..     Leggiamo le date dei provvedimenti: in quello a firma del Pm dr Fabio Regolo (Sostituto Procuratore della Repubblica)  20       luglio 2020  ; in quello del Giudice (vedasi firma sul documento)che condivide 20 luglio 2020 e dispone la liberazione e l’immediata revoca della misura cautelare.

A quel punto Lei avrebbe dovuto -e certamente  avrebbe potuto- inviarcii questi documenti, mesi addietro, appena ne è venuta a conoscenza.

I provvedimenti giudiziari dovrebbero – osserviamo – essere comunicati tempestivamente dai diretti interessati, allegando come ha fatto, pur con ritardo,  la nostra lettrice,le decisioni dei Giudici, o dagli avvocati che ne attestano l’autenticità

 

Copia-documento fornito da Silvia Gregorini

Alla luce di quanto sopra esposto – ricorderemo pure,in aggiunta, un provvedimento del Garante alla Privacy- n.171/2019 – secondo il quale” la richiesta, avanzata in via principale, diretta ad ottenere la rimozione degli articoli dai siti gestiti dai titolari del trattamento deve essere dichiarata infondata in quanto il trattamento non risulta in termini generali illecito, essendo riferito a fatti di interesse pubblico, anche in relazione al ruolo ricoperto dall’interessato, e ciò sia al tempo della loro pubblicazione, sia attualmente per chi effettui una ricerca relativa alla vicenda in questione”

Nell’osservanza dell’art. 17 del Regolamento Ue n.679/2016 pertanto- Sud Libertà-come da nota prassi/Regolamento del Quotidiano Antimafia- pubblica l’aggiornamento -duplex, cioè attuale e d’epoca – comunicato e documentato adesso dalla Gregorini che riacquista l’onore  -salvaguardando l’esercizio del diritto di informazione in ogni suo aspetto  nonchè ” a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica giudiziaria“.

Nel bilanciamento degli interessi, di protezione dei propri dati, e il diritto di informazione, conservare gli Archivi, specie le vicende eclatanti, come il caso in esame, prevale, in coerenza fra l’altro,con le decisioni giurisprudenziali, il diritto di cronaca giornalistica

La Gregorini  che ci ha scritto ritorna ad avere pienamente la propria dignità..