Referendum : vince il popolo dei Si-I parlamentari saranno ridotti da 945 a 600

 

Elezioni Regionali 2020

*

TOSCANA – Dati Regione

Susanna Ceccardi: 42,28%
Eugenio Giani: 47,37%

*

PUGLIA – Proiezioni Rai

Michele Emiliano: 46,8%
Raffaele Fitto: 38%

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LIGURIA – Dati Regione

Giovanni Toti: 60,29%
Ferruccio Sansa: 35,82%

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VENETO – Dati Regione

Luca Zaia: 79%
Arturo Lorenzoni: 13,8%

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MARCHE – Dati Regione

Francesco Acquaroli: 48,14%%
Maurizio Mangialardi: 37,62%

 

CAMPANIA – Proiezioni Rai

Vincenzo De Luca: 64,9%
Stefano Caldoro: 20,2%

                                                          Referendum

Sì      : Dato Definitivo – 69,55%                                                          No    : Dato Definitivo – 30,45%

Sì sopra il 69%. La prossima legislatura vedrà dunque il taglio del numero dei parlamentari.   Un  momento storico davvero .L’Italia cambia. .

I  ‘No’ sono poco meno del 31%,  Verranno modificati gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Il taglio del numero dei parlamentari, vedrà la riduzione da 945 a 600. Alla Camera i deputati diventeranno 400 (attualmente sono 630), con gli eletti nella circoscrizione Estero che scendono da 12 a 8. I senatori, invece, passano da 315 a 200, con una diminuzione anche nella circoscrizione Estero da 6 a 4. Inoltre la riforma prevede che nessuna Regione possa eleggere meno di 3 senatori (finora erano 7), fatta eccezione solo per il Molise (2) e la Valle d’Aosta (1). Diminuendo il numero dei parlamentari verranno conseguentemente modificati la legge elettorale e i regolamenti parlamentari.

 

Di Maio all'Adn: Ora normalizziamo stipendi parlamentari

Soddisfatto il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio

Si apprende intanto che oltre  la metà degli italiani, comunicano al momento il 53,85%, si è recata alle urne per il referendum, affiancato in sette Regioni dalle elezioni regionali e in tutta Italia, con l’esclusione delle due Isole maggiori, dalle elezioni comunali. Questi ultimi dati relativi alle amministrative hanno influenzato nettamente l’affluenza ai seggi che – con la virtuosa eccezione delle province autonome di Trento e Bolzano – si è registrata in misura notevolmente più alta proprio nelle Regioni dove si svolgevano le elezioni regionali e,d’altro lato, notevolmente più bassa dove non si tenevano neanche le comunali.

Nella classifica basata su numero dei votanti, in testa c’è la Valle d’Aosta con il 73,44% seguita appunto dal Trentino-Alto Adige con 70,96% e poi tutte le altre sei Regioni chiamate al voto: nell’ordine Veneto 67,54% Marche 66,39% Toscana 65,88% Puglia 61,91% Campania 61,04% Liguria 59,17%. Per quanto riguarda il resto della classifica, si prosegue con Emilia-Romagna 55,37% Piemonte 51,56% Lombardia 51,36% Abruzzo 50,78% Friuli-Venezia Giulia 50,22% Basilicata 50,14% Umbria 48,75% Molise 47,44% Lazio 45,67% Calabria 45,22%. A chiudere la classifica le due Regioni dove le elezioni comunali si svolgeranno a ottobre e non dove non vi erano dunque sindaci da eleggere: Sardegna 35,70% e Sicilia 35,39%.

REFERENDUM ED ELECTION DAY AL NARCOTICO

Si prosegue. Seggi aperti oggi dalle ore 7 alle ore 15 per la seconda giornata di election day. Alla chiusura delle urne inizieranno gli scrutini delle suppletive, del referendum e delle regionali. Gli scrutini delle elezioni amministrative cominceranno alle ore 9 di martedì 22 settembre.

 Ieri alle 23 aveva votato il 39,38% degli aventi diritto.L’affluenza più alta si è registrata in Valle d’Aosta (56,37%), Trentino Alto Adige (54,42%) e in Veneto (51,04%). L’affluenza alle regionali è stata al 41,37%.Per le Regionali, l’affluenza è stata del 41,4 per cento. Alle 19 per il referendum era del 29,71 per cento. Sempre alle 19 per le elezioni regionali era del 29,98 per cento. Alle 12 l’affluenza per il referendum si era fermata al 12,25 per cento, mentre quella per le regionali al 12,76.


Quanto all’affluenza per le Regionali, in Campania alle 23 era del 38,92% (544 Comuni su 550); in Puglia 39,79 (253 Comuni su 257); in Liguria 39,29% (233 Comuni su 234); in Veneto 46,12% (561 Comuni su 563); in Valle d’Aosta 54,16% (74 Comuni su 74); in Toscana 45,89% (3.937 seggi su 3.937); nelle Marche 42,72% (1.576 sezioni su 1.576).

In base ai dati del Viminale sono chiamati alle urne per il referendum costituzionale 46.415.806 elettori, in un totale di 61.622 sezioni. Gli elettori residenti all’estero, che votano per corrispondenza, sono 4.537.308. Voto anche per le suppletive del Senato della Repubblica, le regionali e le amministrative (in Sicilia l’appuntamento per le amministrative sarà il 4 e 5 ottobre, in Sardegna il 25 e 26 ottobre). Per le elezioni suppletive del Senato della Repubblica, gli aventi diritto al voto sono 427.824 per la Sardegna ( Collegio uninominale 03 Sassari) in 581 sezioni e 326.475 per il Veneto (Collegio uninominale 09 Villafranca di Verona) in 393 sezioni.

Le elezioni regionali (in Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania, Puglia) interesseranno 18.471.692 elettori e un totale di 22.061 sezioni. Le elezioni amministrative si svolgeranno, invece, in 957 comuni italiani, di cui 608 nelle regioni a statuto ordinario e 349 nelle regioni a statuto speciale: per un totale di 5.703.817 elettori alle urne e 6.756 sezioni. Alle amministrative, saranno 4.699.949 gli elettori nelle Regioni a statuto ordinario e 5.599 le sezioni elettorali; nelle Regioni a statuto speciale (Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) il voto interesserà 1.003.868 elettori in 1.157 sezioni.       

 Gli scrutini delle elezioni amministrative cominceranno domani martedì  22 settembre alle ore 9..

 

  

 

Referendum: garantire la sicurezza sanitaria anche a chi dovrà raccogliere il voto domiciliare

Referendum: perché e per cosa si vota il 20 e 21 settembre - LegnanoNews

 

Per  assicurare il pieno esercizio dei diritti civili e politici e al tempo stesso le massime condizioni di sicurezza sanitaria, anche a coloro che andranno a raccogliere il voto,il recente decreto  (14 agosto 2020, n. 103) in materia elettorale, ha stabilito particolari modalità per consentire il voto domiciliare a tutti gli elettori che, essendo sottoposti a trattamento domiciliare o in condizioni di quarantena o di isolamento fiduciario per Covid-19, non possono recarsi ai seggi.

Un compito  affidato alle sezioni ospedaliere attraverso i seggi speciali che si recano presso le abitazioni degli elettori. Proprio per incrementare il numero delle sezioni ospedaliere e ampliare la platea dei comuni nei quali istituirle, il decreto legge n.103/2020 prevede la loro costituzione anche nelle strutture sanitarie con almeno 100 posti letto, derogando rispetto al limite ordinario di 200.

La scelta- informa il Viminale – di affidare la raccolta del voto domiciliare alle sezioni ospedaliere, composte da personale appositamente formato, è dovuta all’esigenza di garantire la sicurezza sanitaria anche nella fase dello scrutinio. Le nuove disposizioni consentono agli elettori che si trovano nelle condizioni previste dal decreto legge e che ne facciano richiesta, di poter votare per tutte le prossime consultazioni referendarie, regionali e comunali. In collaborazione con il Ministero della Salute, sono state diramate, anche di recente, indicazioni operative per i componenti dei seggi speciali, al fine di garantire la raccolta del voto in condizioni di sicurezza.

Previsti corsi di formazione dedicati a coloro che dovranno raccogliere il voto domiciliare,  forniti dei dispositivi di protezione individuale ritenuti necessari. Per quanto riguarda in particolare le elezioni comunali, si applicano le disposizioni già vigenti dal 1960 (articolo 42 del decreto del Presidente della Repubblica n.570/1960) per tutti gli elettori ospedalizzati, che prevedono la possibilità di votare per gli elettori del comune dove ha sede la struttura medica.

 

 

REFERENDUM: FORSE SI RIDURRA’ LA DEMOCRAZIA MA NON SE NE PUO’ PIU’ DI QUESTI POLITICI CORROTTI ALLA CAMERA

Si vota tra circa una settimana :  come si schierano i partiti

Archivi -Sud Libertà
DI  RAFFAELE  LANZA

E’ il momento delle elezioni tanto attese. Taglio parlamentari. Visto che la politica è divenuta sinonimo di corruzione e ruberie diremmo:Taglio corrotti e ladri.  Con serenità di quelli onesti  e credenti della socialità     Sappiamo che il  20 e 21 settembre 2020 si voterà per un referendum costituzionale sulla riduzione di un terzo del numero dei parlamentari di Camera e Senato. È  il caso di sapere  cosa dicono i partiti e quali sono gli argomenti a favore del Sì e del No.

Un passo indietro.
La riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari era stata approvata all’inizio di ottobre 2019 con il voto favorevole praticamente di tutti i partiti. La legge doveva entrare in vigore a gennaio, ma una richiesta dei senatori, di fatto, l’aveva sospesa rendendo necessario il referendum. Nonostante l’iniziale apparente unanimità nel sostenere la riforma, 71 senatori di vari partiti avevano infatti firmato per indire un referendum costituzionale.

Spieghiamo il meccanismo vigente al Senato  I senatori avevano potuto avanzare la loro richiesta perché le riforme costituzionali hanno un iter parlamentare speciale: se una riforma non ottiene una maggioranza di due terzi da ciascuna delle due camere nel voto finale si hanno tre mesi di tempo per chiedere che sia sottoposta a referendum; servono le firme di un quinto dei membri di una delle due camere – per i senatori la soglia è di 64 – 500.000 elettori o 5 consigli regionali. La proposta sul taglio dei parlamentari era stata firmata da 71 senatori, 7 in più del numero minimo richiesto.

Il referendum avrebbe dovuto svolgersi lo scorso 29 marzo, ma era stato rimandato a causa della pandemia Covid-19. A metà luglio il Consiglio dei ministri aveva stabilito le date del 20 e 21 settembre, accorpando il voto per il referendum confermativo alle regionali e alle elezioni supplettive nei collegi uninominali 3 della Regione Sardegna e 9 della Regione Veneto del Senato e con il voto amministrativo in alcuni comuni.

Il referendum sul taglio dei parlamentari sarà il quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana (gli altri tre sono stati il referendum sul Titolo V del 2001, quello sulla riforma costituzionale del centrodestra nel 2006 e quello sulla riforma costituzionale voluta dal PD nel 2016).

L’immagine di deputati sonnolenti alla Camera è rimasta scolpita nella mente di tanti italiani.  E se in Sicilia un governatore punta il dito contro la popolazione dei dipendenti regionali in servizio nei dipartimenti della Regione Sicilia, “si grattano la pancia” questi fannulloni,- ha affermato il Presidente della Regione Musumeci,  alla Camera la situazione non è poi tanto diversa       

Forse vedere     meno “ladri e truffatori” alla Camera  o  “persone      di carta” , prive di qualsiasi competenza ed autorevolezza,     farà bene un pò a tutti

La riforma prevede di ridurre i seggi alla Camera da 630 a 400 e quelli al Senato da 315 a 200: una riduzione di circa un terzo. In atto ci sono  un deputato ogni 96 mila abitanti e un senatore ogni 188 mila abitanti. Con il taglio ci sarebbe un deputato ogni 151 mila abitanti e un senatore ogni 302 mila. Dopo la riforma diminuirebbe dunque sensibilmente il numero di rappresentanti per abitante, ma l’Italia resterebbe comunque nella media degli altri paesi dell’Europa occidentale. Questo perché attualmente l’Italia è il paese con più rappresentanti eletti in numero assoluto (945 tra deputati e senatori) di tutta l’Europa occidentale.

Con l’approvazione della riforma saranno ridotti anche i parlamentari eletti dagli italiani all’estero: passeranno da 12 a 8 e i senatori da 6 a 4. Verrà inoltre stabilito un tetto massimo al numero dei senatori a vita nominati dai presidenti della Repubblica: mai più di 5.

Il referendum sarà confermativo, servirà cioè a confermare l’approvazione di una riforma costituzionale che non ha ottenuto almeno due terzi dei voti in ciascuna camera. Il quesito dice:

“Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?”.

Chi vota “sì” sostiene il taglio, chiede che la riforma sia confermata e che entri in vigore. Chi vota “no” ne chiede invece l’abrogazione. Nei referendum costituzionali non si tiene conto del quorum, come nei normali referendum abrogativi. 

Sembra che i  sondaggi siano orientati verso  il Sì in maggioranza. 

I partiti e il PD

Il Referendum attuale è il cavallo di battaglia del M5S  che ha  sostenuto la riforma come parte della  campagna cosiddetta “anti-casta”, ma in realtà quasi tutti i grandi partiti hanno mostrato interesse o simpatia per la riduzione dei parlamentarii (le ultime due riforme costituzionali proposte, e bocciate dagli elettori, prevedevano tra le altre cose anche il taglio del numero dei parlamentari).

Sono contrari alla riforma  partiti, come i Radicali e Sinistra Italiana, e numerosi singoli parlamentari sparsi tra vari gruppi. Sono favorevoli, oltre al Movimento 5 Stelle, anche la Lega, Forza Italia- qui il leader Silvio Berlusconi, ricoverato per Covid, ha lasciato ai suoi libertà di voto – e Fratelli d’Italia: l’opposizione sosterrà dunque una riforma del governo. 

Complessa la situazione interna al  PD  che ha cambiato idea lo scorso ottobre, dopo essere andato al governo con il Movimento 5 Stelle e aver sottoscritto un’alleanza che prevedeva l’appoggio alla riforma a certe condizioni. Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, aveva condizionato il Sì ad alcune misure di «riequilibrio» e a una modifica condivisa della legge elettorale in senso proporzionale, con sbarramento al 5 per cento.

Oggi il segretario Pd si esprime per il Sì incondizionato. A fine luglio Italia Viva aveva però votato con il centrodestra impedendo alla bozza di riforma della legge elettorale di arrivare in aula a luglio ed essere discussa in commissione (lo sbarramento al 5 per cento, allo stato attuale dei sondaggi, penalizzerebbe il movimento di Renzi).

 Altre posizioni all’interno del Pd sono diverse .Matteo Orfini, ex presidente del partito, ha detto: «Ci fu garantito che il taglio sarebbe stato preceduto da una nuova legge elettorale proporzionale e accompagnato da modifiche costituzionali che garantissero che quel taglio non sfasciasse l’impianto costituzionale». 

Gianni Cuperlo  si esprime per  il  No . La democrazia, sostiene Cuperlo, non ha prezzo: la riforma non è stata accompagnata dalle misure concordate per garantire un equilibrio a tutela della rappresentanza. Il rischio, dice, è che la rappresentanza venga «soppiantata dalla rappresentazione»: un parlamento ridotto nelle dimensioni finirebbe insomma «con l’essere “nominato” da un gruppo di capi corrente e partito».

Gli argomenti a favore del Sì hanno a che fare innanzitutto con la riduzione dei costi della politica e dunque con un risparmio economico per il bilancio dello stato che sarebbe pari a 100 milioni di euro all’anno ..

Nella presentazione della riforma si dice anche che l’obiettivo è «favorire un miglioramento del processo decisionale delle Camere per renderle più capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini». Secondo i favorevoli, il taglio renderebbe dunque il parlamento più efficiente, migliorerebbe«il rapporto tra cittadini e istituzioni» ed  eliminerebbe «la frammentazione tra svariati gruppi parlamentari, che a volte non rappresentano le principali forze politiche presenti nel paese ma gruppetti che servono solo a organizzare la sopravvivenza sulla poltrona».

Non ci sarebbe dunque alcun rischio per la democrazia, il cui principale problema non sarebbe quello della scarsa rappresentatività, ma quello di una generale inefficacia da un punto di vista di gestione. La tappa della riduzione del numero dei parlamentari sarebbe poi solo un punto di partenza, non di arrivo: ma il primo e il più significativo per procedere successivamente con altre riforme necessarie a eliminare il malfunzionamento delle istituzioni.

La verità è che la gente è stufa della politica, dei politici ladri, dei politici corrotti in collusione con la Mafia, e che i grandi problemi da oltre mezzo secolo sono rimasti irrisolti, una cancrena: La disoccupazione giovanile al SUD, il distanziamento sociale tra Nord e Sud, le risorse pubbliche orientate prevalentemente al Nord,le imprese che fuggono dalla Sicilia,i negozi che chiudono in gran numero le saracinesche,  gli eterni politici regionali burattini della Sicilia  obbedienti a “Roma”.

Sì, abbiamo sentito tante parole di onestà dal cambiamento governativo ma il denaro-linfa vitale per gli imprenditori, le famiglie – non scorre ancora nel Sud.      Abbiamo bisogno di vitalità economica.di sicurezza.. Non più di belle parole. E allora, nell’inspiegabile attesa,vadano via dalla Camera i parlamentari in eccesso.  Qui in Sicilia stiamo bruciando, gli altri giocano sulla pelle dell’isola, del Sud.  Onorevoli  fantasma che mangiano come veri maiali con la loro indennità vertiginosa.

Il rapporto tra rappresentanti e rappresentati dovrebbe dunque cambiare. Secondo alcuni giuristi  «. La riforma avrà un effetto iper-selettivo, limitando sensibilmente la voce in Parlamento delle forze minori e distorcendo la rappresentanza a vantaggio dei territori più popolosi».

Oltre al problema di rappresentanza legato alla penalizzazione di alcuni territori, si porrebbe un problema di rappresentanza in generale: aumenterebbe cioè il rapporto tra il numero degli abitanti e il numero dei parlamentari (deputati e senatori). Secondo alcuni di sinistra più è alto questo rapporto, «meno i cittadini sono rappresentati, nel senso che un parlamentare deve rappresentare una fetta maggiore di “popolo”».

I gruppi parlamentari diventerebbero più piccoli e facilmente sottomessi al controllo politico. 

 

Oggi alle 9.30 si rivota sul decreto elezioni- Convocati i senatori “assenti”

Coronavirus, verso la chiusura del Parlamento? - Startupitalia

Stamane alle 9.30, sarà ripetuta la procedura al Senato di fiducia sul decreto visto che non si è raggiunto il numero legale di 150 senatori a fronte di 149 votanti

Il mistero dei senatori a vita, quasi sempre assenti o in missione ...

Nella foto sopra “i senatori a vita” quasi sempre assenti al Senato

Il voto al provvedimento – che era passato con 145 sì, 2 contrari (Emma Bonino e Matteo Richetti) – aveva provocato le assenze per protesta del centrodestra, mentre il senatore Riccardo Nencini, pur presente, non aveva partecipato al voto. Se non convertito in legge, il provvedimento decadrà oggi.

 – In ordine  alle suppletive, il decreto ne fissa il termine per lo svolgimento per i seggi dichiarati vacanti alla Camera e al Senato entro il prossimo 31 luglio, in 240 giorni dalla dichiarazione della vacanza, rispetto ai 90 previsti dalla legge elettorale. Attualmente è stato dichiarato vacante il 18 marzo scorso il seggio del Senato del collegio 3 della Sardegna. Senza l’emanazione del decreto legge si sarebbe quindi dovuto votare entro domenica scorsa. A questa vacanza potrebbe aggiungersi, sempre a palazzo Madama, quella del collegio 9 del Veneto, dopo la morte ieri del senatore di Fdi Stefano Bertacco.

Elezioni regionali:  viene prolungata di tre mesi la durata in carica dei consigli regionali, il cui rinnovo era previsto entro il prossimo 2 agosto 2020 e si stabilisce che le elezioni si svolgano nel periodo tra 15 e 60 giorni successivi al termine della nuova scadenza del mandato o nella domenica-lunedì compresi nei 6 giorni ulteriori. Le elezioni potranno perciò svolgersi nel periodo dal 15 settembre al 5 novembre, con la prima data utile il 20-21 settembre e l’ultima il primo-2 novembre. In pratica la legislatura che in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia scadeva lo scorso 31 maggio è stata prolungata al 31 agosto.

Comunali:  il turno annuale ordinario del 2020 viene spostato ad una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre, anziché tra il 15 aprile e il 15 giugno. Nello stesso periodo si voterà anche per l’elezione dei consigli comunali e circoscrizionali che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato, se le condizioni che rendono necessarie le elezioni si sono verificate entro il 27 luglio 2020. Si stabilisce tuttavia che quest’ultima disposizione non si applica alle elezioni degli organi circoscrizionali nei Comuni, come ad esempio Roma, dove il Consiglio comunale rimarrà in carica fino alla scadenza naturale prevista nel 2021.

Provinciali –  le elezioni dei presidenti di Provincia e dei Consigli provinciali in scadenza nel 2020 si svolgeranno entro 90 giorni dalle elezioni dei Consigli comunali, con la conseguente proroga della durata del mandato fino al rinnovo degli organi.

Per l’emergenza sanitaria è stato ridotto ad un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e candidature per le elezioni comunali e regionali, salvo diversa disposizione adottata, per queste ultime, dalle Regioni. Viene poi stabilita l’applicazione delle norme sulla par condicio.

Maggiore attenzione è stata riversata  nell’esame del decreto legge  relativo all’election day e conseguentemente alla data in cui si svolgeranno le elezioni, considerando che in alcuni Comuni potrebbe essere necessario il ballottaggio.

Già a marzo il cosiddetto decreto ‘Cura Italia’ aveva prorogato il termine di indizione del referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari portandolo da 60 a 240 giorni dalla comunicazione di ammissibilità. Quindi il governo avrà tempo fino al 19 settembre, ma la consultazione dovrà svolgersi in una data compresa tra i 50 e i 70 giorni successivi. Per votare il 20 settembre occorrerebbe perciò indire il referendum tra il 12 luglio e il 2 agosto.

Il decreto legge prevede infatti l’applicazione del principio dell’election day anche per lo svolgimento del referendum -e sarà valutata l’opera del comitato promotore -e l’orientamento del governo sarebbe appunto quello di votare per regionali e amministrative il 20 e 21 settembre. Due questioni che come detto sono oggetto di polemica, con componenti del comitato referendario che contestano l’accorpamento, mentre in generale sulla data del voto le opposizioni, in particolare Fratelli d’Italia, hanno manifestato contrarietà, unitamente ad alcune Regioni.

Disco rosso della Corte Costituzionale al Referendum elettorale

Disco rosso della Corte Costituzionale   al referendum elettorale proposto da otto Regioni – dell’area  centrodestra – con l’intento di annullare la parte proporzionale della legge elettorale mutandolo in un sistema maggioritario ‘puro’. Per i giudici della Consulta, il quesito è “inammissibile” perchè “eccessivamente manipolativo”.

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La Corte Costituzionale, produce alcune informazioni preliminari che precedono il deposito della sentenza previsto per il 10 febbraio prossimo. E cioè:  “la richiesta è stata dichiarata inammissibile, per l’assorbente ragione della eccessiva manipolatività del quesito referendario, nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito la autoapplicatività della normativa di risulta”.
Il referendum elettorale dal titolo ‘Abolizione del metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica’, era stata presentata da otto Consigli regionali: Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo, Basilicata e Sardegna. La richiesta referendaria era  quella di eliminare la quota proporzionale dei due testi legislativi elettorali del Senato e della Camera, trasformando così il sistema elettorale interamente in un maggioritario a collegi uninominali.

Disco verde al Referendum sul “Taglio numero dei parlamentari”

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Sono stati “ampiamente” rimpiazzati i deputati che avevano ritirato la firma sul referendum “Taglio dei parlamentari”  Sono infatti 71 le firme a sostegno del referendum. Lo hanno confermato i promotori del referendum arrivando in Cassazione. Mentre il partito Radicale ha depositato 669 firme di cittadini inviate dalle segreterie comunali.  Per legge in un Referendum ne occorrono almeno 500 mila.

 – L’elenco dei firmatari, al netto dei ritiri e delle new entry, comprende dunque 71 nominativi. La parte del leone la fa Forza Italia con 42 firme, poi 10 del Misto, 9 della Lega, 5 del Pd, 2 di Italia viva e 2 di M5S. Ecco la lista completa: Forza Italia: Aimi, Alderisi, Barboni, Battistoni, Berardi, Biasotti, Binetti, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Carbone, Causin, Cesaro, Craxi, Damiani, De Poli, De Siano, Fantetti, Fazzone, Floris, Gallone, Gasparri, Giro, Lonardo, Malan, Messina A., Minuto, Modena, Moles, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Pichetto Fratin, Rizzotti, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Toffanin, Vitali. Lega: Barbaro, Candura, De Vecchis, Grassi, Lucidi, Marti, Montani, Pepe, Urraro. Misto: Bonino, Buccarella, Cario, De Bonis, De Falco, Fattori, Laforgia, Martelli, Merlo, Nugnes. Pd: Giacobbe, Nannicini, Pittella, Rampi, Rojc. Italia Viva-Psi: Garavini, Nencini. M5S: Di Marzio, Marilotti. Senatore a vita: Rubbia.

Emanuela Evi, deputata M5 S: “Giù le mani dall’acqua potabile” – A fine Ottobre nuova direttiva sulla qualità dell’acqua

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Foto Eleonora Evi  deputata  Movimento 5 Stelle Europa

Riceviamo e pubblichiamo:

Giù le mani dall’acqua potabile. La nuova direttiva sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano, che verrà votata a fine ottobre durante la plenaria di Strasburgo, ci mostrerà il vero volto dell’Europa.

Noi stiamo dalla parte di tutti i cittadini europei che hanno chiesto all’UE di riconoscere l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari di base come un diritto umano fondamentale e dei 27 milioni di italiani che hanno votato a favore del referendum sull’acqua pubblica L’acqua è di tutti!

Vogliamo ribaltare il voto della Commissione Ambiente che lo scorso 10 settembre ha fatto un clamoroso passo indietro sull’accesso universale all’acqua. Il testo approvato peggiora addirittura la proposta di partenza della Commissione europea che, sebbene in ritardo di circa 6 anni, aveva cercato di rispondere alle richieste di quanti avevano firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) stabilendo una serie di obblighi per gli Stati membri per assicurare l’accesso all’acqua a tutti i cittadini, anche quelli in condizione di povertà ed esclusione sociale.

Purtroppo, invece, e nella commissione Ambiente ha vinto la linea conservatrice che toglie l’obbligatorietà e concede un’ampia discrezionalità ai governi nazionali nello scegliere quali misure realizzare per aumentare l’accesso all’acqua per chi ne è privo o per chi ha un accesso parziale e limitato. Ogni Stato farà a modo suo e deciderà cosa fare o non fare per garantire l’accesso all’acqua (se assicurare la presenza di punti di ricarica, cioè fonti accessibili al pubblico, se incoraggiare o meno la messa a disposizione di acqua potabile negli edifici pubblici, se incoraggiare o meno la messa a disposizione gratuita di acqua potabile nei ristoranti, nelle mense, e nei servizi di ristorazione, se lanciare campagne informative sulla qualità dell’acqua del rubinetto e sull’uso delle bottiglie e i contenitori riutilizzabili ecc.)

In poche parole, per gli eurodeputati popolari e conservatori è sufficiente “promuovere” l’accesso all’acqua ai cittadini. L’accesso all’acqua, in quanto diritto umano fondamentale, deve essere invece “garantito” a tutti. E un diritto, in quanto tale, non è opinabile né assoggettabile a considerazioni economiche, sociali o di altra natura, ed è, dunque, obbligatorio tutelarlo!

 

” Congelata” l’indipendenza della Catalogna

 

  • ... alla vigilia del referendum in Catalogna: folla oceanica a Barcellona

Il parlamento catalano è stato congelato dalla Corte Costituzionale spagnola. La Corte ha accolto un ricorso del partito socialista catalano (Psc), secondo il quale se lunedì il ‘Parlament’ proclamerà l’indipendenza vi sarà una violazione della Costituzione con un “annientamento” dei diritti dei deputati. La Spagna vuol raffreddare gli animi ribelli e dilata i diritti dei parlamentari catalani.

MANIFESTAZIONE – L’Assemblea nazionale Catalana (Anc), una delle principali associazioni della società civile per l’indipendenza catalana, ha quindi convocato una manifestazione proprio per lunedì a sostegno della secessione. L’Anc esorta a “manifestazioni massicce” e a “scendere in strada per difendere i nostri diritti e le nostre libertà”.

  • ultime notizie | Blitz quotidiano
NUOVA CONVOCAZIONE – Ma i partiti indipendentisti catalani vanno avanti e non si fermano davanti alla sospensione della Corte. La formazione indipendentista di sinistra ‘Catalunya Si ques es Pot’ (Qspc) ha chiesto infatti una convocazione d’urgenza domani dell’ufficio di presidenza del ‘Parlament’ per esaminare una nuova riunione dell’Assemblea.
  • UNA CATENA UMANA LUNGA 400 CHILOMETRI PER L’INDIPENDENZA ...
RAJOY – Intanto il premier spagnolo Mariano Rajoy ha chiesto al presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, di rinunciare “nel più breve tempo possibile” al progetto di proclamare unilateralmente l’indipendenza della Catalogna perché questa è “la soluzione migliore” che consente di “evitare mali peggiori”.        Anche il re  di Spagna, autore di un discorso” troppo fazioso” perde molto della sua credibilità e popolarità. In tanti chiedono la democrazia e di porre fine alla monarchia spagnola.
  • ... in pieno caos, mega <b>protesta</b> di piazza, Re Felipe: slealtà <b>Catalogna</b>

(Agenzia)

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