FLOP CENTRODESTRA,VINCE IL PD, STOP M5S,ECCEZIONALE ASSENTEISMO ALLE URNE CON IL 48,06

 

Elezioni amministrative 2021, si registra il flop del centrodestra, la caduta della Lega e Salvini, vittoria netta al primo turno del centrosinistra a Milano con Beppe Sala, a Napoli con Gaetano Manfredi e a Bologna con Matteo Lepore. Ballottaggio, invece, a Roma fra il candidato del centrodestra Enrico Michetti – in vantaggio – e il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri. Ed è ballottaggio anche a Torino, dove  in vantaggio è risultato  il candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo rispetto al candidato del centrodestra Paolo Damilano. Quale elezione regionale l’unica eccezione della destra la regione Calabria.

Elezioni amministrative 2021: i 23 Comuni della provincia di Verona al voto

ROMA

I dati ufficiali del Viminale, relativi allo spoglio di 1.603 sezioni sulle 2.603 totali, confermano a Roma il ballottaggio tra il candidato del centrodestra Enrico Michetti, in testa con il 30,56%, e il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri con il 27%. La sindaca uscente Virginia Raggi candidata del M5S ottiene il 19,63% e Carlo Calenda il 18,86% dei voti.

MILANO

I dati ufficiali del Viminale, relativi allo spoglio di 1.603 sezioni sulle 2.603 totali, confermano a Roma il ballottaggio tra il candidato del centrodestra Enrico Michetti, in testa con il 30,56%, e il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri con il 27%. La sindaca uscente Virginia Raggi candidata del M5S ottiene il 19,63% e Carlo Calenda il 18,86% dei voti.

NAPOLI

Sulla base dei primi dati ufficiali dati forniti dal Viminale, quando sono state scrutinate 185 sezioni su 884, a Napoli Gaetano Manfredi, sostenuto da uno schieramento ampio formato da Pd, Movimento 5 Stelle e altri partiti di centrosinistra è al 63,46%, il candidato di centrodestra Catello Maresca è al 21,74%, e Antonio Bassolino al 7,64. I dati definitivi del Viminale relativi all’affluenza al voto per le elezioni comunali a Napoli vedono una diminuzione di circa 7 punti rispetto al voto precedente.    Su 884 sezioni l’affluenza finale è stata il 47,19% degli elettori contro il 54,12%.

Al dettaglio: Maschi: 178223 / 366506 (48.63%)  Femmine: 188320 / 410245 (45.90%)Elezioni Comunali 2016 – 884 sezioni su 884 – Affluenza finale: (54,12 %) Elezioni Regionali 2020 – 884 sezioni su 884 – Affluenza finale (46,1 %) Numero totale aventi diritto al voto nel 2016: 788.291 Numero totale aventi diritto al voto nel 2021: 776.751

BOLOGNA

A Bologna il candidato di centrosinistra Matteo Lepore raggiunge il 62,05%, seguito da Fabio Battistini (centrodestra) con il 29,55%.Sono i dati parziali del Viminale quando sono stata scrutinate 402 sezioni su 445 per le comunali a Bologna.

TORINO

Idati del Viminale, riferiti a 781 sezioni sulle 919 totali, confermano a Torino il ballottaggio tra il candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo, in vantaggio con il 43,72%, e quello del centrodestra Paolo Damilano, al 38,79%. Valentina Sganga candidata di M5s è al 9,24%.

La lista civica ‘Torino Bellissima’ che sostiene Paolo Damilano si avvia ad essere il primo partito della coalizione di centro destra. Quando mancano poco meno di 300 seggi da scrutinare, infatti, Torino Bellissima registra l’11,26% dei consensi. A seguire FdI con il 10,64% che alle ultime elezioni regionali del 2019 aveva ottenuto il 10,64% dei voti. La Lega, al momento, è il terzo partito con il 10,37% dei voti, contro il 26% ottenuto alle regionali di due anni fa.

CALABRIA

Qui sono state scrutinate 536 sezioni su 2.421, vince il candidato del centrodestra Roberto Occhiuto con il 54,84% dei voti. La candidata del centrosinistra Amalia Bruni al 28,38%, Luigi De Magistris è al 15,27%. Identica l’affluenza al voto per le elezioni regionali in Calabria, rispetto alla precedente chiamata alle urne. I dati definitivi del Viminale danno infatti una affluenza definitiva al 44,36% contro il 44,33% precedente.

L’ASSENTEISMO

Si conferma un eccezionale assenteismo della popolazione  nelle elezioni comunali 2021, con Roma e Milano sotto il 50% dei votanti. Nella capitale, secondo i dati definitivi del Viminale, alle urne si è recato il 48,83% degli elettori contro il 57,03% delle precedenti elezioni comunali.

A Milano ha votato il 47,69% degli aventi diritto contro il 54,65%. A Napoli, ai seggi si è presentato il 47,19% degli elettori contro il 54,12% delle precedenti consultazioni. Bologna supera il 50%: alle urne il 51,16% degli elettori, con un calo comunque evidente rispetto al 59,66% delle elezioni comunali precedenti. A Torino, secondo i dati del Viminale, diminuzione di circa 9 punti rispetto al voto precedente. Alle urne si è recato il 48,06% degli elettori contro il 57,18%.

 

Scarsissima l’affluenza alle urne nelle grandi città. E’ chiaro che la gente è stufa dei “teatrini” della politica

 

Comunali: l'affluenza alle 12 nei capoluoghi di provincia - Campania -  ANSA.it

Mai così bassa l’affluenza alle urne  in particolare nelle grandi città. E’ chiaro che la gente non vuol  più sentire “barzellette” di destra o di sinistra.

Il dato nazionale dei votanti secondo i dati del  Viminale alle 15 alla chiusura dei seggi, è pari al 54,64%. Nel 2016 — quando le urne sono state aperte un solo giorno — era stato del 61,52%. Questa elezione amministrativa ha coinvolto 1.153 municipi, tra quelli monitorati dal ministero dell’Interno, e la percentuale dei votanti non tiene conto delle comunali in Friuli Venezia Giulia.

A Roma l’affluenza registra una diminuzione di oltre 8 punti rispetto al voto precedente. Alle urne si è recato il 48,83% degli elettori contro il 57,03%.

A Napoli l’affluenza segna il dato peggiore di sempre: 47,19% degli aventi diritto; cinque anni fa, al primo turno aveva partecipato il 54,12% degli elettori. Nel 2011, sempre al primo turno, l’affluenza era stata del 60,33%. Nel 2006, alle urne andò il 66,64% dei napoletani.

A Bologna hanno votato 156.688 elettori, pari al 51,17% degli aventi diritto. Anche in questo caso l’affluenza registra un crollo rispetto alle precedenti amministrative: -8%.

A Torino la partecipazione è calata del 9% rispetto al 2016, quando fu eletta la sindaco M5S Chiara Appendino. Nel capoluogo piemontese la partecipazione si è infatti fermata al 48,06% rispetto al 57,18% di cinque anni fa. Stavolta hanno votato 331.488 su 689.684 aventi diritto.

A Trieste si è recato alle urne il 46,3 per cento dei votanti, pari a 85.378 elettori su 184.489. A Pordenone, invece, la percentuale di votanti è stata molto più alta, il 55%, pari a 23.226 su 42.195 elettori. In entrambi i casi, si è registrata una flessione: alle Comunali del 2016, infatti, a Trieste aveva votato il 53,45% degli aventi diritto, a Pordenone il 62,38%

Referendum: garantire la sicurezza sanitaria anche a chi dovrà raccogliere il voto domiciliare

Referendum: perché e per cosa si vota il 20 e 21 settembre - LegnanoNews

 

Per  assicurare il pieno esercizio dei diritti civili e politici e al tempo stesso le massime condizioni di sicurezza sanitaria, anche a coloro che andranno a raccogliere il voto,il recente decreto  (14 agosto 2020, n. 103) in materia elettorale, ha stabilito particolari modalità per consentire il voto domiciliare a tutti gli elettori che, essendo sottoposti a trattamento domiciliare o in condizioni di quarantena o di isolamento fiduciario per Covid-19, non possono recarsi ai seggi.

Un compito  affidato alle sezioni ospedaliere attraverso i seggi speciali che si recano presso le abitazioni degli elettori. Proprio per incrementare il numero delle sezioni ospedaliere e ampliare la platea dei comuni nei quali istituirle, il decreto legge n.103/2020 prevede la loro costituzione anche nelle strutture sanitarie con almeno 100 posti letto, derogando rispetto al limite ordinario di 200.

La scelta- informa il Viminale – di affidare la raccolta del voto domiciliare alle sezioni ospedaliere, composte da personale appositamente formato, è dovuta all’esigenza di garantire la sicurezza sanitaria anche nella fase dello scrutinio. Le nuove disposizioni consentono agli elettori che si trovano nelle condizioni previste dal decreto legge e che ne facciano richiesta, di poter votare per tutte le prossime consultazioni referendarie, regionali e comunali. In collaborazione con il Ministero della Salute, sono state diramate, anche di recente, indicazioni operative per i componenti dei seggi speciali, al fine di garantire la raccolta del voto in condizioni di sicurezza.

Previsti corsi di formazione dedicati a coloro che dovranno raccogliere il voto domiciliare,  forniti dei dispositivi di protezione individuale ritenuti necessari. Per quanto riguarda in particolare le elezioni comunali, si applicano le disposizioni già vigenti dal 1960 (articolo 42 del decreto del Presidente della Repubblica n.570/1960) per tutti gli elettori ospedalizzati, che prevedono la possibilità di votare per gli elettori del comune dove ha sede la struttura medica.

 

 

Oggi alle 9.30 si rivota sul decreto elezioni- Convocati i senatori “assenti”

Coronavirus, verso la chiusura del Parlamento? - Startupitalia

Stamane alle 9.30, sarà ripetuta la procedura al Senato di fiducia sul decreto visto che non si è raggiunto il numero legale di 150 senatori a fronte di 149 votanti

Il mistero dei senatori a vita, quasi sempre assenti o in missione ...

Nella foto sopra “i senatori a vita” quasi sempre assenti al Senato

Il voto al provvedimento – che era passato con 145 sì, 2 contrari (Emma Bonino e Matteo Richetti) – aveva provocato le assenze per protesta del centrodestra, mentre il senatore Riccardo Nencini, pur presente, non aveva partecipato al voto. Se non convertito in legge, il provvedimento decadrà oggi.

 – In ordine  alle suppletive, il decreto ne fissa il termine per lo svolgimento per i seggi dichiarati vacanti alla Camera e al Senato entro il prossimo 31 luglio, in 240 giorni dalla dichiarazione della vacanza, rispetto ai 90 previsti dalla legge elettorale. Attualmente è stato dichiarato vacante il 18 marzo scorso il seggio del Senato del collegio 3 della Sardegna. Senza l’emanazione del decreto legge si sarebbe quindi dovuto votare entro domenica scorsa. A questa vacanza potrebbe aggiungersi, sempre a palazzo Madama, quella del collegio 9 del Veneto, dopo la morte ieri del senatore di Fdi Stefano Bertacco.

Elezioni regionali:  viene prolungata di tre mesi la durata in carica dei consigli regionali, il cui rinnovo era previsto entro il prossimo 2 agosto 2020 e si stabilisce che le elezioni si svolgano nel periodo tra 15 e 60 giorni successivi al termine della nuova scadenza del mandato o nella domenica-lunedì compresi nei 6 giorni ulteriori. Le elezioni potranno perciò svolgersi nel periodo dal 15 settembre al 5 novembre, con la prima data utile il 20-21 settembre e l’ultima il primo-2 novembre. In pratica la legislatura che in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia scadeva lo scorso 31 maggio è stata prolungata al 31 agosto.

Comunali:  il turno annuale ordinario del 2020 viene spostato ad una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre, anziché tra il 15 aprile e il 15 giugno. Nello stesso periodo si voterà anche per l’elezione dei consigli comunali e circoscrizionali che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato, se le condizioni che rendono necessarie le elezioni si sono verificate entro il 27 luglio 2020. Si stabilisce tuttavia che quest’ultima disposizione non si applica alle elezioni degli organi circoscrizionali nei Comuni, come ad esempio Roma, dove il Consiglio comunale rimarrà in carica fino alla scadenza naturale prevista nel 2021.

Provinciali –  le elezioni dei presidenti di Provincia e dei Consigli provinciali in scadenza nel 2020 si svolgeranno entro 90 giorni dalle elezioni dei Consigli comunali, con la conseguente proroga della durata del mandato fino al rinnovo degli organi.

Per l’emergenza sanitaria è stato ridotto ad un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e candidature per le elezioni comunali e regionali, salvo diversa disposizione adottata, per queste ultime, dalle Regioni. Viene poi stabilita l’applicazione delle norme sulla par condicio.

Maggiore attenzione è stata riversata  nell’esame del decreto legge  relativo all’election day e conseguentemente alla data in cui si svolgeranno le elezioni, considerando che in alcuni Comuni potrebbe essere necessario il ballottaggio.

Già a marzo il cosiddetto decreto ‘Cura Italia’ aveva prorogato il termine di indizione del referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari portandolo da 60 a 240 giorni dalla comunicazione di ammissibilità. Quindi il governo avrà tempo fino al 19 settembre, ma la consultazione dovrà svolgersi in una data compresa tra i 50 e i 70 giorni successivi. Per votare il 20 settembre occorrerebbe perciò indire il referendum tra il 12 luglio e il 2 agosto.

Il decreto legge prevede infatti l’applicazione del principio dell’election day anche per lo svolgimento del referendum -e sarà valutata l’opera del comitato promotore -e l’orientamento del governo sarebbe appunto quello di votare per regionali e amministrative il 20 e 21 settembre. Due questioni che come detto sono oggetto di polemica, con componenti del comitato referendario che contestano l’accorpamento, mentre in generale sulla data del voto le opposizioni, in particolare Fratelli d’Italia, hanno manifestato contrarietà, unitamente ad alcune Regioni.

ELEZIONI REGIONALI: RISCHIO ADESSO LETARGO SUD ITALIA

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di  R.Lanza

 

Stefano Bonaccini riconquista l’Emilia-Romagna. Era prevedibile.  L’Emilia Romagna, feudo del Pd. lascia spazio ad alcune strumentalizzazioni.  Il profilo morale e civico delle città emiliane è elevato perchè il potere economico e politico da vari decenni ha posto solide basi   L’Emilia Romagna non è sotto accusa come la Sicilia dove più frequente è lo sciacallaggio socio-politico e il folclore della “mafiosità”   In Emilia Romagna la disoccupazione è certamente meno elevata che in Sicilia dove imprenditori coraggiosi hanno una dimensione culturale di respiro europeo e lottano contro quel marciume      che impedisce lo sviluppo del Meridione.      

Si afferma che il “popolo delle sardine” abbia contribuito al successo dei dem e all’affluenza alle urne.    Una miscela inventata dal Pd per arginare la massiccia partecipazione del Movimento cinque stelle nei comuni e città dove si è votato.   L’errore strategico di Di Maio di dimettersi a fine periodo elettorale ha fatto poi il resto. Inevitabilmente la propaganda politica degli avversari lasciava intendere “la fine del movimento cinque stelle”.   Si è affievolita pure la comunicazione martellante sul web e sui social. E’ in corso anche – probabilmente inavvertito dal garante Grillo – una narcotizzazione dell’informazione politica su Facebook, l’impresa statunitense che censura gratuitamente a richiesta . In realtà gli onesti in Italia non fanno notizia. Vediamo alcuni dati pervenuti alla nostra Redazione.

La Calabria, invece, non ha creduto al cambiamento promesso dal centro sinistra e con 2.353 sezioni su 2.420, Jole Santelli è al 55,44% contro il 30,11 di Pippo Callipo (nelle foto sotto).      I seggi più affollati si registrano a Cosenza, ma non si registrano differenze sostanziali fra le varie province, che oscillano fra il 32 e il 38%.

Questa vittoria del centrosinistra, afferma  il presidente rieletto, insegna come “si possa fare una coalizione senza necessariamente, nel centrosinistra, litigare; che la si possa allargare a tanto civismo che per la prima volta prende responsabilità per provare a governare; che bisogna avere l’ambizione di immaginare che c’è molta più gente di quella che pensiamo, e ce l’hanno detto anche le sardine, che non vuole una politica solo di rabbia, odio, incitamento, urla”.

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” I primi punti in programma? “Un nuovo Patto per il Lavoro, accompagnato da un Patto per il Clima“.

– E già si pensa alla nuova geografia politica dell’Assemblea legislativa  dell’Emilia-Romagna. Secondo gli esperti statistici della Regione,  al Pd verrebbero assegnati da 22 a 24 seggi, di cui 5 a Bologna, 3 rispettivamente a Modena e Reggio Emilia, da 1 a 2 nelle restanti province. Alla Lega, primo partito del centrodestra, spetterebbero 14 seggi, 2 per ora rispettivamente a Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza e uno nelle rimanenti circoscrizioni provinciali.

Fra le liste di centrosinistra conquisterebbero 3 seggi la lista Bonaccini Presidente (uno rispettivamente a Bologna e Modena e il terzo o a Reggio Emilia o a Forlì-Cesena), 2 seggi andrebbero a Emilia-Romagna Coraggiosa (Bologna e Reggio) e un seggio spetterebbe a Europa Verde e a +Europa, entrambi nella circoscrizione di Bologna.

Nella coalizione di centrodestra, inoltre, verrebbero assegnati 3 seggi a Fdi, uno rispettivamente a Bologna e a Modena e il terzo o a Parma o a Piacenza, mentre un seggio, a Bologna, sarebbe appannaggio sia di Fi sia della lista Borgonzoni Presidente. Infine, il M5S potrebbe ottenere da uno a 2 seggi, di cui uno a Bologna e uno o a Modena o a Reggio. Non dovrebbero ottenere seggi Volt, Il popolo della Famiglia-Cambiamo e Giovani per l’Ambiente.

LA SPAGNA FORSE OGGI CAMBIERA’ VOLTO: TENSIONI CON LA CATALOGNA

Si cambia pagina in Spagna?     Gli spagnoli  tornano  a votare oggi alle elezioni generali per la quarta volta in quattro anni. Le tensioni in Catalogna  collocano in vetta la formazione di ultradestra Vox,…..

 

 

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Sanchez aveva già vinto le elezioni del 28 aprile, arrivando largamente in testa con 123 seggi, un risultato importante ma sotto la soglia di maggioranza di 176 deputati. Premier ad interim, dopo che la caduta del suo governo di minoranza aveva portato al voto, il leader socialista non è riuscito a formare un nuovo governo malgrado il successo elettorale. I negoziati con la sinistra radicale del partito anti sistema Podemos di Pablo Iglesias si sono arenati su veti reciproci, mentre i liberali di Ciudadanos, ormai spostati a destra, non hanno voluto sostenere l’esecutivo dall’esterno.

A metà settembre, quando il re è stato costretto a convocare nuove elezioni, Sanchez ha impostato una campagna tesa a chiedere una maggioranza chiara per portare avanti da solo un governo stabile. Ma non tutto è andato come previsto.

Ad ottobre la sentenza di condanna a pene fino a 13 anni di carcere  per nove capi indipendentisti catalani ha riaperto il duello fra la Catalogna e il vertice spagnolo , con una settimana di violente proteste che hanno sconvolto la regione e devastato Barcellona. La durezza della protesta secessionista ha sconfessato la linea dialogante di Sanchez, mentre la polizia è stata accusata di essere intervenuta in modo eccessivo. Neanche la promessa mantenuta di spostare la salma dell’ex dittatore Francisco Franco dall’imponente mausoleo della valle dei caduti ad un semplice cimitero, sembra essere riuscita ad aumentare i consensi per il leader socialista.

Intanto la crisi catalana ha riportato in auge Vox, il partito di ultradestra di Santiago Abascal, entrato per la prima volta in parlamento in aprile. Allora il risultato era stato inferiore alle aspettative, ma ora i sondaggi indicano che potrebbe arrivare quasi al 15%, con un balzo di cinque punti, diventando il terzo partito del paese. Per legge in Spagna i sondaggi possono essere pubblicati solo fino ad una settimana prima del voto, ma i dati di cui sono in possesso i partiti segnalano che la formazione sovranista ha continuato a crescere.

 

Sovranista, anti migranti, euroscettico e maschilista, Abascal ha fatto una campagna elettorale a colpi di dati statistici dubbi e ampiamente contestati, come quello che il 70% degli stupri di gruppo in Spagna è opera di stranieri. Ma anche se 1.600 accademici hanno firmato un manifesto per accusarlo di aver diffuso dati falsi e manipolati, la sua retorica ha fatto presa su una crescente fetta di elettorato stufa dei partiti tradizionali.

La media degli ultimi sondaggi di una settimana fa assegna il 27, 4% dei voti al Psoe con 120-123 seggi, in lieve calo rispetto al 28,7% (123 seggi) di aprile. Il Partito popolare (Pp) arriva secondo con il 21,6% e 92-95 seggi in netta ripresa rispetto ad aprile quando ottenne un misero 16,7% e 66 seggi.

Vox appare come il terzo partito con il 14,9% e 49 seggi, 25 deputati più di aprile. Al quarto posto troviamo Podemos con l’11,2% e 28-31 deputati, in netto calo rispetto ai 42 seggi di aprile. Precipitano infine i consensi di Ciudadanos il partito liberale di Albert Rivera che sembra pagare la sua sterzata a destra, arrivando al quinto posto con l’8% e 15 seggi, 42 deputati in meno di aprile. Il nuovo partito di sinistra Mas Pais di Inigo Errejon, uscito da Podemos, viene infine indicato al 2,8% con 3 deputati.

 

 

 

Nuovo leader in Grecia: Nea Dimokratia

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La storia politica della Grecia ha un nuovo nome dopo le elezioni politiche di ieri: Nea Dimokratia.

Secondo i dati del ministero dell’Intero ellenico, basati sui voti reali, il partito guidato da Kyriakos Mitsotakis si aggiudica il 39,8% dei voti, conquistando  così 154 dei 300 seggi complessivi in Parlamento. A Syriza, il partito del premier Alexis Tsipras, va il 31,6%, con 86 seggi. Seguono i socialisti di Kinal 8,3%, 23 seggi; il Kke 5,3%, 14; i nazionalisti di Elliniki Lysi 3,7%, 10; Diem 25 il 3,4%, 9.    Osserviamo che  Tsipras, dal canto suo, ottiene un risultato migliore di quello delle elezioni europee e amministrative anche considerando che nel 2015 Syriza prese il 35,5%

Bene anche il Diem25 (che in Grecia si chiama Mera25) dell’ex ministro Yanis Varoufakis, che dopo il flop alle europee entra nel parlamento nazionale. 

Al momento, non entra in Parlamento il partito di estrema destra Alba Dorata.

Stamani si torna al voto -per il ballottaggio- in 136 Comuni

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Ballottaggio, in  136 i Comuni  si torna nuovamente al voto oggi, dopo il primo turno del 26 maggio scorso, per il ballottaggio alle elezioni comunali. Interessati anche  15 Comuni capoluogo di provincia: Potenza, Avellino, Ferrara, Forlì, Reggio nell’Emilia, Cremona, Ascoli Piceno, Campobasso, Biella, Verbania, Vercelli, Foggia, Livorno, Prato, Rovigo.

La  sfida tra i due candidati sindaco di centrodestra e centrosinistra,avverrà in dieci città nel solo caso di Campobasso è di scena il Movimento 5 Stelle che se la vede contro il centrodestra. Se ad Ascoli Piceno il duello è tutto dentro l’area di centrodestra, in tre città alla contesa è arrivato un candidato appoggiato da movimenti civici che se la gioca, a Biella e Potenza, con il centrodestra mentre ad Avellino con il centrosinistra.

Ecco le sfide nelle principali città. I pentastellati, che al primo turno hanno perso la roccaforte di Livorno guidata dal sindaco uscente Filippo Nogarin, possono sperare di eleggere un primo cittadino di un capoluogo solo a Campobasso. Qui la sfida per la carica di sindaco è tra la candidata di centrodestra Maria Domenica D’Alessandro e il candidato M5s Roberto Gravina. D’Alessandro, al primo turno appoggiata da cinque liste (Popolari per l’Italia, Lega, E’ ora, Forza Italia e Fdi), ha ottenuto il 39,71% mentre Gravina ha incassato il 29,41% imponendosi così sul candidato di centrosinistra Antonio Battista.

ELEZIONI SICILIA: IL M5S SURCLASSA GLI AVVERSARI-LEGA NON CONVINCE GLI ELETTORI-

 

 

 

CALTANISSETTA esplode il Movimento 5S: Roberto Gambino  sindaco il 58%, VINCE SU Michele Giarratana del centrodestra: nell’unico capoluogo al voto al grillino 13.796 voti (58,85%) contro i 9.648 voti per Giarratana (41,15%).

GELA vince Lucio Greco (sostenuto da Forza Italia, Pd e liste civiche) sul leghista Giuseppe Spata,  Per il vincitore,  16.647 voti (52,9%), mentre per lo sconfitto salviniano 12.371 preferenze pari al 47,1%.

CASTELVETRANO ancora altro passo vincente del movimento cinquestelle;Enzo Alfano, in svantaggio al primo turno di due punti, vince abbondantemente sull’’avversario civico Calogero Martire. Il risultato finale è di 64.9% (8.306 voti) contro il 35.1%
(4.486 suffragi)

MAZARA DEL VALLO  si registra la vittoria di  Salvatore Quinci (centrosinistra e liste civiche) sul leghista Giorgio Randazzo: Quinci ha ottenuto 10.803 voti (52,41%) e Randazzo 9.808 (47,59%).

MONREALE  un candidato di Musumeci sul podio:  Alberto Arcidiacono (oltre il 56%) di DiventeràBellissima, vince su  Pietro Capizzi (moderati, Pd e civici assieme)…..

Si apprende che l’affluenza ha registrato un movimento interessante visto che paerliamo di enti locali-comuni siciliani dove girano le amicizie.

I dati dell’affluenza: a Caltanissetta hanno votato 24.001 elettori (sui 56.294 aventi diritto) pari al 42,64% con un calo del 13,89% rispetto al primo turno quando aveva votato il 56,52%.

A Gela hanno votato in 26.615 su 65.739 pari al 40,49% (il 28 aprile aveva votato il 58,54% e dunque c’è stato un calo del 17,93%).

A Monreale ha votato il 41,72% degli aventi diritto al voto (13.684 su 32.800). Il 28 aprile si era recato alle urne il 59,17% degli elettori.

A Castelvetrano hanno votato 13.232 elettori su 28.146 aventi diritto al voto pari al 47.01% (il 28 aprile l’affluenza era stata del 55,61%).

A Mazara hanno votato 21.251 elettori su 43.567 pari al 48,78% con un crollo dell’affluenza rispetto al 28 aprile quando aveva votato addirittura il 65.02%.

 

“Re Bibi”, Netanyahu, nuovo Capo del governo d’Israele, più longevo e più discusso

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Foto  Israele -Archivio Sud Libertà

 Primo ministro per 4 volte, di cui tre successive negli ultimi dieci anni, Benyamin Netanyahu , 69enne sta per diventare il capo di governo più longevo e discusso  della storia d’Israele.
Leader del partito conservatore Likud, è arrivato alle elezioni con  una possibile incriminazione per corruzione, ma si proclama innocente e vittima di una campagna di “caccia alle streghe” da parte dei media di sinistra. Nato a Tel Aviv nel 1949, Netanyahu ha trascorso parte della giovinezza negli Stati Uniti, dove suo padre Benzion ha ricoperto incarichi accademici. All’età di 18 anni, il giovane ‘Bibi’ è tornato in Israele per servire nell’esercito, ma dopo cinque anni da militare ha completato gli studi al Mit di Boston. Nel 1976, suo fratello maggiore Jonathan morì durante il raid per gli liberare gli ostaggi israeliani all’aeroporto di Entebbe, in una vicenda che segnò profondamente il futuro primo ministro.

Netanyahu è in piena sintonia con D.Trump

Nel 1982 Netanyahu diventò numero due dell’ambasciata israeliana a Washington e poi rappresentante presso l’Onu nel 1984. Spesso invitato in televisione negli Stati Uniti, era già un personaggio noto quando ritornò in Israele nel 1988 e scelse di entrare in politica. Vice ministro degli Esteri accanto al suo mentore Moshe Arens, fu eletto leader del Likud nel 1992. Diventò primo ministro nel 1996, sconfiggendo il laburista Shimon Peres dopo l’assassinio di Yitzhak Rabin. Critico degli accordi di Oslo, firmò tuttavia l’intesa per la cessione ai palestinesi dell’80% di Hebron. Il suo governo durò solo 17 mesi. Sconfitto alle elezioni dal laburista Ehud Barak, Netanyahu si dimise dalla guida del Likud. Ministro degli Esteri e delle Finanze nel governo di Ariel Sharon, Netanyahu si dimise nel 2005 per protesta contro la decisione del ritiro unilaterale da Gaza. Tornato alla guida del Likud quando Sharon fondò il partito centrista Kadima, Bibi diventò primo ministro nel 2009 e da allora ha mantenuto l’incarico, vincendo di nuovo le elezioni nel 2013 e nel 2015..sfidare “     L’altro numero due, sfidante di Netanyahu, è Benyamin, l’ex capo di Stato maggiore Benny Gantz, che accusa Netanyahu di una deriva di potere sempre più personalistica, autoritaria e corrotta, sull’esempio dell’attività dubbia di  Erdogan in Turchia.