Messina, uomo entra in tabaccheria,ferisce la titolare,poi si toglie la vita

 

MESSINA

Inquietante sparatoria alla tabaccheria Sabato di viale San Martino, a Provinciale, di fronte alla Chiesa di Santa Maria di Gesù.   

Un uomo, di circa 65 anni, è entrato nel locale tabacchi e, per motivi ancora da chiarire e scoprire, ha sparato contro una donna per poi rivolgere l’arma contro se stesso e suicidarsi a sua volta. L’uomo ha perso la vita mentre la donna,ferita, è stata trasportata d’urgenza al Policlinico “G.Martino”.  Al nosocomio universitario si troverebbe anche la moglie, con cui l’uomo avrebbe  litigato prima di uscire di casa e compiere l’efferato delitto   .Si apprende che la  donna ferita all’interno del tabacchino sarebbe la titolare del locale di 78 anni,  giunta al Pronto Soccorso messinese  in codice rosso.

Sul posto i vigili del fuoco, le ambulanze del 118 e la Squadra Mobile della polizia, che sta indagando sull’episodio per ricostruire le dinamiche della vicenda.

Corruzione Genio civile di Messina: le mazzette registrate in diretta con le “cimici” dalla Polizia

Privilegi, un soggiorno in albergo, mazzette per ogni appalto al dirigente del Genio civile

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MESSINA

Corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e fittizia intestazione di beni.Sono questi i reati che hanno indotto la Questura di Messina ad arrestare un funzionario pubblico del Genio civile i Messina e un altro di Trapani. Entrambi avrebbero intascato delle mazzette. L’inchiesta, chiamata ‘Ottavo cerchio’, ha preso il via la notte di Capodanno del 2019, quando furono sparati dei colpi di pistola contro la saracinesca di un esercizio commerciale, una tabaccheria sita in zona Camaro.

Dapprima si pensò che l’episodio “costituisse un preciso segnale intimidatorio rivolto ai titolari dell’esercizio per un possibile intento estorsivo”, poi approfondite le indagini si è scoperta “l’esistenza di un sistema di corruzione che coinvolgeva, a vario titolo, persone operanti sia nel settore pubblico che in quello privato”.

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Quattordici, in totale, le persone indagate, undici delle quali raggiunte da misure cautelari. È anche in corso di esecuzione il sequestro preventivo del complesso di beni e utilità economiche di una società commerciale.

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal Procuratore capo di Messina Maurizio de Lucia, tra gli arrestati di oggi, un imprenditore avrebbe stipulato un accordo con un funzionario del Genio Civile. Per ogni appalto vinto avrebbe pagato duemila euro.

Le mazzette intascate dai due funzionari di Messina e di Trapani sono state registrate in diretta dalle ‘cimici’ degli investigatori della Squadra mobile di Messina. In particolare, le intercettazioni hanno registrato le tangenti durante le conversazioni degli indagati. In un caso, sarebbe stato offerto al dirigente del Genio Civile un soggiorno in albergo e altri privilegi.

Fra le persone finite in manette, c’è anche una ‘talpa’ al Palazzo di giustizia di Messina che passava notizie riservate ad alcuni imprenditori. Si tratta dell’autista di un magistrato, accusato di corruzione, che è agli arresti domiciliari. Era in servizio alla Direzione distrettuale antimafia di Messina.

 

 

Operazione “Dinastia”: i Carabinieri mettono in ginocchio i mafiosi di Barcellona P.G.

 

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MESSINA-

Sono  59 le persone destinatarie di una notifica di  ordinanza di custodia cautelare in carcere emesse dal gip della città dello Stretto su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia.      I reati contestati nell’avviso giudiziario sono  di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, violenza e minaccia con l’aggravante del metodo mafioso.

L’operazione è stata condotta dai  carabinieri del Comando provinciale di Messina e del Ros,. Denominata ‘Dinastia’, è in ginocchio adesso la famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Le indagini hanno condotto all’arresto di affiliati e gregari del clan barcellonese, che “negli ultimi anni ha investito nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, per integrare i proventi illeciti derivanti dalle estorsioni” spiegano gli investigatori dell’Arma.

I gestori del traffico di droga nell’area tirrenica della Provincia di Messina e nelle isole Eolie erano figli “d’arte” figli dei principali capimafia barcellonesi:  curavano loro in assenza dei padri a scontare le pene in carcere, a guidare e gli affari dei clan. Le nuove leve erano a capo di una struttura criminale che “operava con metodo mafioso – dicono gli investigatori dell’Arma – nel traffico e nella distribuzione di ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana, nell’area tirrenica della Provincia di Messina e nelle isole Eolie, anche rifornendo ulteriori gruppi criminali satelliti, attivi nello spaccio a livelli minori”.

Anche la piaga dell’estorsion e risulta molto estesa, a tappeto.  Tutti erano nel mirino dei clan di Barcellona Pozzo di Gotto: le indagini coordinate dalla Dda, infatti, hanno permesso di ricostruire le numerose estorsioni ai danni di negozianti e imprese di Barcellona Pozzo di Gotto, con le vittime vessate per anni dagli esattori di Cosa nostra.

Messina: attività venatoria fraudolenta, tre arresti e sette denunce

Operazione dei Carabinieri di Alì Terme e Fiumedinisi e Squadrone Eliportato Cacciatori

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Messina –
I carabinieri delle Stazioni di Ali’ Terme e Fiumedinisi e dello Squadrone Eliportato Cacciatori Sicilia, hanno arrestato in flagranza di reato un 31enne di Ali’ Terme e un 44enne di Fiumedinisi, entrambi gia’ noti alle forze dell’ordine, nonche’ un 20enne di Fiumedinisi, accusati di ricettazione, detenzione e porto abusivo di arma clandestina e munizioni, nonche’ attivita’ venatoria fraudolenta.
Denunciate altre sette persone, residenti in varie localita’ della provincia di Messina, responsabili solo di attivita’ venatoria fraudolenta. In particolare, i militari ha sorpreso un gruppo di dieci uomini impegnato in una battuta di caccia in localita’ Piano Ladro, area protetta della Riserva naturale Orientata di Fiumedinisi, dove vige il divieto di caccia. I tre arrestati hanno utilizzato un fucile con matricola abrasa e canne mozzate, mentre i sette denunciati altrettanti fucili regolarmente detenuti.
Le armi sono state tutte sottoposte a sequestro, insieme a circa cento cartucce del tipo utilizzato per la caccia al cinghiale. A coloro che sono stati deferiti in stato di liberta’ sono stati inoltre ritirati cautelativamente ulteriori 20 fucili legalmente detenuti presso le rispettive abitazioni. Due degli arrestati sono stati condotti in carcere, il 20enne ai domiciliari. Ieri mattina i tre sono comparsi davanti al gip di Messina, che ha convalidato l’arrestoe ha disposto nei confronti del 31enne la custodia cautelare in carcere, a carico del 44enne i domiciliari e per il 20enne l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
(AGI) Mrg/C-Carabinieri

RAID DELL’ETNA: GARA, ARTE, BELLEZZA, PASSIONE

In corso la 22esima edizione del giro delle auto storiche tra Sicilia e Calabria

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RAID DELL’ETNA 2019: 77 VETTURE D’EPOCA DA PALERMO IN CORSA VERSO LE CURVE DELLA TARGA FLORIO

Dopo la partenza nel cuore del centro storico, l’evento procede con le tappe di Messina e Reggio nell’itinerario tra gare, arte e bellezza

 

Appassionati e curiosi attirati dal fascino delle auto d’epoca hanno salutato – domenica sera (29 settembre) tra le vie del centro storico di Palermo – l’emozionante partenza del Raid dell’Etna 2019. Ben 77 gli equipaggi in gara, provenienti da 11 diversi Paesi in tutto il mondo, che fino al 5 ottobre disputeranno 60 prove cronometrate totali lungo un itinerario di oltre 1000 chilometri: questi i numeri dell’evento sportivo internazionale in corso, giunto alla sua 22esima edizione. Per la prima volta le vetture attraverseranno lo Stretto di Messina per sfilare sul lungomare di Reggio nella tappa in Calabria, novità di quest’anno.

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Ai nastri di partenza – dopo l’arrivo in nave da Genova e il raduno al porto – una straordinaria panoramica di vetture leggendarie, a partire dalla Diatto 20S Torpedo del 1923 dall’Alfa Romeo RL Targa Florio del ’24, le due ‘signore’ nel primo raggruppamento insieme alle Alfa Romeo 6C 1750 cabrio Young e 1750 Gs Touring e alla Bentley 4 ¼ Le Mans.
Impeccabile la macchina organizzativa della Scuderia del Mediterraneo che con il suo staff ha coordinato tutte le operazioni della manifestazione dando il via alla prima prova cronometrata della gara di regolarità.

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Oggi (30 settembre), il giro della Sicilia per auto storiche effettua la prima tappa con le prove cronometrate a Floriopoli e sul circuito delle Madonie, teatro della storica Targa Florio, dove gli equipaggi iniziano la vera scalata verso la classifica tra le mitiche tribune di Cerda.

Domani, martedì 1 ottobre per la sua seconda tappa il Raid fa rotta verso Messina. Dopo la prova di Torre Normanna, le vetture sosteranno a Mirto dove è in programma la visita del centro storico e del Museo del costume e della antica moda siciliana: una delle esperienze esclusive che il Raid dell’Etna offre ai suoi partecipanti nel mix di vacanza sportiva e culturale qual è, in un connubio tra cultura, arte, agonismo, ed esperienza di bellezza a 360 gradi.

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Nel pomeriggio da Messina, la carovana attraverserà lo Stretto a bordo di un traghetto esclusivamente riservato alle auto del Raid. In serata l’arrivo a Villa San Giovanni per la terza tappa in programma il 2 ottobre che, tra la visita ai “Bronzi di Riace” al Museo Archeologico di Reggio e quella all’antico borgo marinaro di Scilla, vedrà le vetture sfilare sul lungomare di Reggio, che D’Annunzio definì “il più bel chilometro d’Italia”.

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MAFIA MESSINA-CATANIA: CONFISCATI I BENI AL CLAN DI SALVATORE SANTALUCIA ,28 MILIONI DI EURO

gare e appalti

MESSINA

La confisca del patrimonio- già esecutiva del Tribunale – di oltre 28 milioni di euro, nella disponibilità di Salvatore Santalucia, imprenditore di Roccella Valdemone (ME), ritenuto elemento di congiunzione tra la mafia delle provincie di Messina e Catania nei settori dell’energia da fonti rinnovabili, del movimento terra e della produzione di conglomerato cementizio.

I Legami con i clan

L’inchiesta su Santalucia è stata condotta dalla Dia di Messina e coordinata dalla Dda della città dello Stretto guidata da Maurizio De Lucia. Tre i sequestri eseguiti tra il dicembre 2015 e il marzo 2016 e nel provvedimento di confisca di primo grado del maggio del 2017. Dagli atti delle indagini sono emersi gli stretti legami di Santalucia, detto ‘Turi più’, con le famiglie mafiose Santapaola di Catania, per il tramite di esponenti di vertice del clan Brunetto, attivo nel versante jonico della provincia etnea, e barcellonese, come confermato dalle dichiarazioni del capo di quella famiglia mafiosa, oggi collaboratore di giustizia, Carmelo Bisognano, che lo aveva indicato quale referente per la zona di Roccella Valdemone per il controllo degli appalti in quell’area.

Gli appalti

I rapporti di Santalucia con i più importanti esponenti della famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno trovato riscontro anche nell’ambito dell’indagine “Gotha III” dove sono stati tracciati i suoi contatti con Carmelo Bisognano, la sorella di quest’ultimo, Vincenza, con Beniamino Cambria, collaboratore di Bisognano, e con Tindaro Calabrese, successore di Bisognano. Tra il 2003 e il 2010, Santalucia ha avuto un rapporto di partnership con la “Eolo Costruzioni srl” riconducibile a Vito Nicastri, l’imprenditore di Alcamo leader in Sicilia nella realizzazione delle opere civili dei parchi eolici e considerato in stretti rapporti con il boss latitante Matteo Messina Denaro. A Nicastri è stato sequestrato un patrimonio di 1,5 miliardi. I beni confiscati a Santalucia consistono in aziende, 220 ettari di terreno nei comuni di Roccella Valdemone e Gaggi, nel Messinese, e Castiglione di Sicilia (Catania), 23 fabbricati, 26 veicoli e vari rapporti finanziari.

Ag.

BATTAGLIA NELLE PROCURE SICILIANE: INDAGATI DUE EX PM TRA CUI IL PROCURATORE PETRALIA PER DEPISTAGGIO SULLA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Nella foto il Procuratore Carmelo Petralia

 A distanza di 27 anni dall’attentato in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, la Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di calunnia aggravata, almeno due magistrati che indagarono sulle stragi del 1992. I loro nomi sono Annamaria Palma, Avvocato generale dello Stato, e Carmelo Petralia, Procuratore aggiunto di Catania.

I  magistrati coinvolti secondo la Procura di Messina e Maurizio De Lucia che coordina le clamorose indagini, , in concorso con i tre poliziotti sotto processo a Caltanissetta, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, “avrebbero depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio. Un depistaggio che i giudici della sentenza del processo Borsellino quater definirono “clamoroso”. Ai magistrati è stato notificato dalla Procura di Messina, che indaga per il coinvolgimento di un noto magistrato in servizio a Catania,”che si occupa di mafia”,  un avviso di accertamenti tecnici irripetibili notificato anche alle parti lese, cioè Giuseppe La Mattina , Gaetano Murana, Cosimo Vernengo, Gaetano Scotto, Giuseppe Urso, Natale Gambino, ingiustamente accusati nei primi processi.

Nello scorso novembre la Procura di Caltanissetta, che ha istruito il processo per il depistaggio delle indagini sull’attentato, aveva trasmesso un fascicolo scottante alla Procura di Messina per l’accertamento delle responsabilità dei magistrati. Così la Procura di Messina ha aperto in un primo tempo un fascicolo di atti relativi, una sorta di attività pre-investigativa sfociata adesso in una inchiesta per calunnia aggravata in concorso per due magistrati, che si afferma nell’ambiente giudiziario, il cui numero comunque potrebbe salire

Nel documento inviato dai pm di Caltanissetta a Messina si parla della  sentenza del processo Borsellino quater. Nelle motivazioni della sentenza i giudici della Corte d’assise parlavano di depistaggio delle indagini sull’attentato al magistrato. Depistaggio su cui i pm di Caltanissetta hanno indagato e poi incriminato tre poliziotti del pool che indagò sull’eccidio, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Ma nella sentenza si denunciavano anche gravi omissioni nel coordinamento dell’indagine, costata la condanna all’ergastolo di otto innocenti, coordinamento che spettava ai pm dell’epoca.uno dei quali Carmelo Petralia salito alla carica ora di Procuratore della Repubblica aggiunto.

Preferisco non parlare di indagini ancora in corso…” ha detto pubblicamente alla stampa  Fiammetta Borsellino, figlia minore del giudice Paolo Borsellino. La donna, che ha partecipato a numerose udienze del processo sul depistaggio sulle indagini sulla strage del 19 luglio 1992, dove si è costituita parte civile, più volte ha lamentato il comportamento dei magistrati che indagarono sull’attentato. “Mio padre è stato lasciato solo, sia da vivo che da morto. C’è stata una responsabilità collettiva da parte di magistrati che nei primi anni dopo la strage – ha sempre ripetuto Fiammetta – hanno sbagliato a Caltanissetta con comportamenti contra legem e che ad oggi non sono mai stati perseguiti né da un punto di vista giudiziario né disciplinare”.

Gli accertamenti tecnici irripetibili disposti dalla Procura di Messina che indaga sul depistaggio dell’indagine sulla strage di via D’Amelio e che ha iscritto nel registro degli indagati gli ex pm Palma e Petralia, vertono sulle “ le cassette con le intercettazioni delle conversazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino registrate durante il periodo in cui quest’ultimo era sottoposto al programma di protezione. Secondo l’accusa il pentito, che proprio nelle scorse udienza, è stato ascoltato nel processo a carico dei tre poliziotti, sarebbe stato indotto, dal pool di poliziotti che indagava sull’attentato a mentire sulla strage incolpando persone innocenti “.

Si tratta di 19 microcassette, cioè supporti magnetici contenenti registrazioni prodotte con vecchie strumentazioni dell’epoca contenenti le parole di Scarantino. Proprio per questo motivo si farà il prossimo 19 giugno un “accertamento tecnico non ripetibile” al Racis di Roma.

Fino a ieri il Procuratore aggiunto Carmelo Petralia aveva aperto un procedimento penale sulla trasmissione “Realiti” per le espressioni giudicate “offensive” sui giudici Falcone e Borsellino. Un modo per distrarre l’opinione pubblica? O una tecnica per consacrarsi pubblicamente giudice “antimafia”.    Sarebbe interessante sentire anche il magistrato catanese. Nelle prossime ore vedremo.

Irriconoscibile un cadavere ritrovato nel mare di Timpazzi (Messina)

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MESSINA – Il cadavere di una donna è stato trovato nel tratto di mare di contrada Timpazzi, vicino Tono, sul litorale tirrenico del Comune di Messina.       I carabinieri non hanno potuto identificare la persona perchè i tratti umani erano irriconoscibili.

Le indagini lasciano trasparire tuttavia che possa trattarsi di una persona ricercata e scomparsa da tre giorni cioè Lella Grespan, la 72enne di Rodì Milici che- si apprende- si era allontanata per fare un bagno a Tonnarella.

I Caranbinieri informano che sarà disposta dal Tribunale l’autopsia ed eseguiti tutti gli accertamenti per una identifica certa del cadavere.

MESSINA. DE LUCA UFFICIALIZZA LE DIMISSIONI “A FAR DATA DALL’8 OTTOBRE MA NON SONO IRREVOCABILI”

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Il sindaco di Messina, De Luca -si apprende – ha  inviato una lettera ufficiale al segretario comunale, in cui “rassegna le proprie dimissioni da sindaco di Messina a far data dall’8 ottobre 2018. La relazione di inizio mandato – informa  Cateno De Luca – sarà consegnata al settore comunale  protocollo generale lunedi 1 ottobre”.

Messina: domani rientra a Roma il Colonnello Mannucci

 

Carabinieri: col. Mannucci lascia Messina a torna al Comando generale

Il col. Mannucci

 Messina. Mobilità in Sicilia  per gli alti vertici dei Carabinieri .   Domani il Colonnello Iacopo Mannucci Benincasa rientra , dopo tre anni, a Roma,per  assumere l’ incarico di Capo Ufficio Personale Marescialli del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.    L’alto ufficiale ha voluto salutare Messina e gli uomini e le donne del Comando Provinciale Carabinieri, ringraziandoli “per gli straordinari risultati ottenuti nell’affermare la legalità e la tutela della sicurezza della popolazione ma, soprattutto, per il loro oscuro eroismo e la loro rettitudine, per la vicinanza e la solidarietà verso il prossimo che li porta ad essere in tutti i quei luoghi ove spesso sono i primi testimoni della vicinanza dello Stato ai cittadini”.