SUD DIMENTICATO: OCCORRE APRIRE LE PORTE DELL’OCCUPAZIONE AI GIOVANI DISOCCUPATI CHE FUGGONO, SPECIE IN SICILIA, IN GERMANIA

 

 

 

Signor presidente della Repubblica,

Signor presidente del Consiglio,

Signor presidente della Camera,

Autorità tutte,

mentre in questi mesi preparavo questa iniziativa, mentre questa mattina aspettavo il vostro arrivo, pensavo che non c’è nulla di più bello per una donna del Sud, nata e cresciuta nell’Italia del Sud, che conosce l’orgoglio ma anche la fatica di essere meridionale, della possibilità di poter lavorare concretamente per la propria terra.

Di potersi impegnare per cambiare le cose e riuscire a ottenere risultati concreti.

È un privilegio enorme, ne sono consapevole e questo guida ogni giorno il mio lavoro.

Così come sono consapevole che la vostra presenza qui è una testimonianza di straordinaria attenzione per questo territorio, ma anche un’assunzione di responsabilità verso venti milioni di cittadini italiani, che troppo spesso negli ultimi tempi hanno avvertito la Repubblica e le sue istituzioni come lontane dalle loro vite, che si sono sentiti privati di diritti e opportunità che altrove sono riconosciuti a tutti.

Oggi siamo qui per dire che quella stagione è chiusa. Oggi si apre un’altra stagione.

 

Se siamo qui oggi, non è per l’ennesimo convegno “a tema” sul Sud, ma per marcare l’inizio di quella stagione che si è aperta nel 2021, grazie alle ingenti risorse provenienti dall’Unione Europea – e so bene di trovarmi in una condizione molto più favorevole rispetto a quella nella quale si sono trovati molti miei predecessori, che ringrazio per il testimone che mi hanno trasmesso.

Ma quella stagione si è aperta anche perché abbiamo fatto una precisa scelta di campo: affrontare i problemi e risolverli, anziché usarli per fare propaganda o polemica. E ci siamo ispirati a una visione meridionalista concreta, fattiva, operosa, orgogliosa, ben distante dal meridionalismo disfattista e rivendicativo che per troppi anni ha tenuto prigioniero il Sud e ha alimentato sfiducia e rassegnazione.

Insomma, tengo a sottolineare che c’è un “prima” e un “dopo” la data del 30 aprile 2021, quando il nostro Piano di Ripresa e Resilienza è stato presentato all’Europa.

Per la prima volta, il tema dei divari territoriali è stato posto non come rivendicazione di una parte del Paese contro l’altra, ma come “questione nazionale”, come urgenza nazionale. Una questione non meridionale, ma nazionale, da affrontare e risolvere per far ripartire l’intero Paese, scartando il modello della “locomotiva”, dove poche regioni trainano e tutte le altre vanno a rimorchio.

Come ci ha ricordato il Presidente Mattarella nel suo discorso alle Camere riunite, il giorno del suo giuramento – cito testualmente – dobbiamo costruire «un Paese che cresca in unità. In cui le disuguaglianze, territoriali e sociali, che attraversano le nostre comunità vengano meno».

Per la prima volta – lo ricordava il Presidente Draghi – abbiamo quantificato, messo in evidenza, vincolato al Sud all’interno del PNRR una quota percentuale di investimenti superiore rispetto alla popolazione residente e rispetto al PIL prodotto: il 40 per cento del totale delle risorse territorializzabili, circa 82 miliardi di euro.

 

Non sono numeri scritti sulla carta, ma sono in alcuni casi cantieri già aperti, come quelli sulla linea ferroviaria Napoli-Bari, o sulla Palermo-Messina-Catania, o l’importante intervento nel porto di Gioia Tauro. O cantieri che apriranno nelle prossime settimane e prossimi mesi, come i tanti investimenti infrastrutturali nelle Zone Economiche Speciali, oppure per aprire nuove scuole, asili nido, palestre, mense scolastiche, per cui abbiamo già ripartito i fondi.

Per la prima volta, abbiamo varato un grande piano di modernizzazione infrastrutturale per cancellare l’isolamento “fisico” che ha condannato e condanna tutt’oggi all’arretratezza interi territori del Mezzogiorno. Vogliamo portare ovunque modernità, vogliamo portare ovunque collegamenti sia fisici che digitali. Per questo investiamo nelle reti ferroviarie, nelle reti idriche, nelle connessioni logistiche, nella diffusione della banda ultralarga.

Ancora, investiamo nella creazione di decine di ecosistemi dell’innovazione, luoghi di ricerca e contaminazione tra università e impresa.

Sosteniamo l’internazionalizzazione e la competitività delle imprese meridionali.

Irrobustiamo la sanità del Sud, il suo sistema di istruzionedigitalizziamo la sua pubblica amministrazione.

Favoriamo la transizione ecologica ed energetica.

Finanziamo, grazie a un uso intelligente dei Fondi della Coesione – un uso addizionale e complementare, come ci viene richiesto dall’Europa – interventi che con i fondi europei non potevamo finanziare, come la viabilità stradale e gli aeroporti.

Un tema a cui tengo molto: per la prima volta cancelliamo l’odioso principio della “spesa storica” che ha alimentato, anno dopo anno, discriminazione e diseguaglianza. Un principio in base al quale, per esempio, un comune come Giugliano, con 120mila abitanti, ha le risorse per un solo asilo nido e un solo assistente sociale, mentre una città lombarda delle stesse dimensioni di Giugliano – per esempio, Monza – ha le risorse per 8 asili nido 32 assistenti sociali.

Bene, grazie all’approvazione e al finanziamento in Legge di Bilancio del primo Livello Essenziale delle Prestazioni per gli asili nido e gli assistenti sociali – cui abbiamo aggiunto quello per il trasporto scolastico degli studenti con disabilità – da qui al 2027 Giugliano avrà le risorse per assumere gli stessi assistenti sociali e per aprire gli stessi asili nido di Monza. Solo quest’anno, il Comune godrà di circa 800mila euro in più per servire 105 bambini rispetto ai soli 20 dello scorso anno.

 

Questo varrà per Potenza, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, varrà per Napoli. Lo dico al sindaco, che è qui presente: Napoli soltanto quest’anno avrà circa 4 milioni di euro in più per accompagnare al nido 500 bambini che fino all’anno scorso il posto nel nido non lo avrebbero trovato.

Credo che questo sia un cambiamento importante, che porterà giustizia e diritti a migliaia di bambini e alle loro famiglie, che consentirà a migliaia di donne del Mezzogiorno di cercare e trovare un lavoro, o di tenersi stretto quello che faticosamente sono riuscite a conquistare, affrontando con decisione anche la piaga della bassa occupazione femminile al Sud.

Ancora, per la prima volta abbiamo finalmente attivato e reso operative le Zone Economiche Speciali, delineando una precisa visione di sviluppo.

 

In mille convegni, il Sud è stato definito “piattaforma logistica nel Mediterraneo”. Noi quella piattaforma oggi la realizziamo grazie a importanti investimenti nei porti – 1,2 miliardi – e grazie alla riforma e all’infrastrutturazione delle Zone Economiche speciali, che sono il “cuore” della nostra scommessa di sviluppo. Luoghi dove sarà finalmente conveniente, più facile, più rapido investire grazie a una burocrazia ridotta e a una tassazione agevolata.

E qui lo dico ai tanti investitori presenti o collegati da remoto: approfondite le opportunità che si aprono nelle ZES. Per chi investirà in quelle aree ci sarà un unico numero di telefono da chiamare, quello dei Commissari straordinari che abbiamo già nominato; un’unica autorizzazione da richiedere al posto della miriade di pareri, concessioni, autorizzazioni, nulla osta necessari prima; un unico sportello digitale cui connettersi per risolvere ogni problema.

Potrei continuare a lungo, ma credo che questa elencazione sia già stata abbastanza lunga.

Potrei ricordare l’impulso che abbiamo dato alla Strategia Nazionale delle Aree interne, abbiamo sbloccato cantieri fermi dal 2017. Potrei ricordare anche l’impulso dato ai Contratti Istituzionali di Sviluppo, che finanziano e finanzieranno importanti investimenti strategici infrastrutturali in molte aree del Mezzogiorno. Potrei ricordare il sostegno alla capacità operativa degli Enti locali. Ma mi fermo, perché quello che conta è la scelta di fondo, il messaggio che mi auguro passi anche attraverso questa due-giorni.

Dimenticatevi il Sud che è esistito fino a ieri. Ne sta nascendo un altro, più giusto, più moderno, più efficiente, più “europeo”, più collegato, capace di offrire pari diritti e pari dignità ai suoi cittadini, ma anche di attrarre investimenti nazionali e internazionali.

I nuovi scenari determinati prima dalla pandemia, poi dalla guerra in Ucraina, la crisi energetica, la crisi dell’agroalimentare, la necessità e l’opportunità di reindustrializzare l’Europa, rendono il Mezzogiorno l’asset più importante su cui investire in questo momento

È al Sud che le rinnovabili hanno maggiori margini di sviluppo e maggiore resa.

È al Sud che dovremo immaginare di collocare i nuovi rigassificatori per trasformare il gas naturale liquefatto che viene e verrà sempre di più dall’America e da altri Paesi del mondo.

È il Sud che dovrà essere messo nelle condizioni di attrarre nuovi investimenti industriali, in un’epoca in cui si ridurranno le catene globali del valore e dovremo riportare in Europa produzioni che in passato troppo entusiasticamente avevamo lasciato in Cina e in Asia.

È il Sud che deve rafforzare il suo ruolo di interlocutore privilegiato con i Paesi del Mediterraneo.

 

È il Sud a essere un hub energetico naturale per il gas in arrivo da Africa e Medio Oriente, non solo per l’Italia ma per l’intera Europa.

Queste sono sfide politiche, prima ancora che energetiche, industriali e commerciali, che possono assegnare al Sud un profilo strategico decisivo nei nuovi equilibri geopolitici mondiali.

Noi vogliamo attrezzare il Sud per vincere queste sfide, stiamo attrezzando il Sud per vincere queste sfide.

Questo è il nostro obiettivo, questo è il nostro impegno, che ovviamente richiederà nei prossimi anni continuità nell’azione di governo e anche una classe dirigente nazionale e locale all’altezza di questa sfida.

In questo nostro impegno, sarà di straordinario valore il Libro Bianco che tra poco sarà presentato dal dott. Valerio De Molli.

È una ricerca importante, molto approfondita e articolata, che non nasconde criticità e problemi, che conosciamo benissimo e per i quali siamo ogni giorno al lavoro. A mio avviso, sfata tre grandi luoghi comuni della cosiddetta “questione meridionale”.

 

Primo, il Sud Italia è – lo vedrete dai numeri – una realtà molto più vivace e competitiva di quello che si crede. Cito solo un esempio: nella classifica delle esportazioni hi tech, il Sud – in proporzione al totale delle esportazioni – è quarto nel Mediterraneo, appena dopo Israele. Qualcuno ha mai sentito parlare del Sud come esportatore di tecnologia, anziché di arretratezza? Questi sono gli aspetti da potenziare e da comunicare con efficacia.

 

Secondo. A lungo si è discusso e si discute dell’assenza di una “politica industriale” per il Mezzogiorno. Forse non tutti si sono resi conto che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un grande strumento di politica industriale e noi l’abbiamo utilizzato per disegnare la nostra visione di politica industriale per il Paese e, naturalmente, il Mezzogiorno. L’Italia e il suo Sud come polo della trasformazione e distribuzione dell’agroalimentare italiano, come hub logistico ed energetico del Mediterraneo, centro di innovazione tecnologica e scientifica, luogo attrattore di turismo e nuovi residenti. Ancora, l’Italia del Sud come ponte necessario tra l’Europa e il Continente più giovane e promettente, l’Africa.

 

Terzo. Per anni abbiamo sentito ripetere che il Sud era un problema da affrontare, “una domanda” a cui dare risposte. Ogni dato presentato nel Libro Bianco ci dice che questa impostazione va totalmente capovolta.

Il Sud può essere la risposta alle tante questioni che interrogano la politica e la società italiana. Il Sud può essere la soluzione al problema della bassa crescita italiana.

Il governo ha scelto, consapevolmente, questo indirizzo. E la presenza qui a Sorrento di tanti ministri, oltre che del presidente Draghi, conferma la larga condivisione per questa scelta. Questa è la nostra grande scommessa. Io sono certa che uniti, soltanto uniti, potremo vincerla.

Ringrazio ancora tutti voi per essere qui, per partecipare a questo evento.

Benvenuti al Primo Forum Internazionale del Mediterraneo. Benvenuti a Sorrento. Benvenuti nel cuore del Mediterraneo. Benvenuti nel nuovo Sud che stiamo costruendo.

 

 

Alla ricerca di nuovi spazi aggregativi innovativi

Nict

 

Catania,

Si chiama “Nict Nact project” e si prefigura come un innovativo spazio di aggregazione giovanile proiettato sulla trasformazione digitale grazie a un’azione di partenariato tra il Comune di Catania, capofila con l’assessorato alle Politiche giovanili retto da Barbara Mirabella, l’Università degli Studi di Catania e l’Associazione Generazione Ypsilon.
Il centro, con sede individuata nei locali comunali di via Manzoni, attigui alla Questura,  sarà realizzato con un finanziamento ministeriale già approvato per un importo complessivo di 250mila euro, nell’ambito dell’area Formazione e cultura che prevede azioni volte alla realizzazione di sviluppo e crescita delle competenze dei giovani e che investano l’intero perimetro della vita collettiva compresa la partecipazione civile attiva.
L’intervento da sviluppare si basa sull’ideazione di due spazi paralleli “twin digital”, on-line e off-line interconnessi in un’unica realtà. L’area in modalità off-line è intesa come costituzione di una sede fisica info-laboratoriale, con attività programmate per agire in maniera sinergica con il Comune e in particolare con lo Sportello Giovani.

Lo spazio di condivisione in modalità on-line delinea la costruzione di una community on-line animata da una serie di servizi interattivi personalizzati in grado di ottimizzare la gestione inclusiva e partecipativa dello spazio fisico.
“Questi nuovi spazi  – ha detto l’assessore Mirabella nel corso di un sopralluogo nei locali destinati al progetto- saranno aperti al pubblico, alle associazioni, alle scuole, all’Università e alle aziende che si distinguono per innovazione, nell’ottica di fare networking per la gestione condivisa delle attività realizzate grazie alla disponibilità di un’area di aggregazione configurabile come info-center innovativo e multimediale, all’insegna di inclusione, partecipazione e interazione”.
Il progetto, costituito secondo la logica innovativa e dirompente dell’uso delle strategie digitali, intende creare nuove e buone pratiche di engagement sul territorio. L’idea di favorire il dialogo tramite la consapevolezza produrrà un effetto domino sui processi di sviluppo e networking del tessuto locale, come fattore di accelerazione del ricambio generazionale nell’area di riferimento. Le azioni sono studiate per un asse temporale di un anno; ogni azione è interconnessa con le altre, considerati i diversi aspetti legati all’uso delle strategie digitali e di “spazi online ed offline”.
Il Comune di Catania metterà a disposizione spazi e strutture operative, fornirà supporto logistico, gestionale e di coordinamento anche mediante la disponibilità di personale dipendente. Le politiche giovanili del Comune, con lo Sportello giovani, avranno una stretta connessione con le attività innovative legate al progetto.
A Generazione Ypsilon fanno capo ingegnerizzazione e progettazione funzionale degli spazi operativi per l’attuazione del progetto mediante ideazione, allestimento e animazione dei servizi online e offline, gestione della community, elaborazione di strategie di comunicazione nella creazione dei contenuti da veicolare per promuovere le azioni previste, programmazione delle attività informative e laboratoriali.
L’Università garantirà attraverso un Comitato Tecnico Scientifico funzioni di supporto operativo, analisi dei rischi, monitoraggio e valutazione sulle attività realizzate. E sarà inoltre coinvolta nelle attività divulgative, formative ed informative.
Le azioni del progetto sono sintetizzate in queste quattro linee: Nict Nact Space Lab (Innovation Lab), Nict Nact Community (Community online), Nict Nact Animazione (networking e divulgazione), Nict Nact Formazione e Cultura. 

COVISIAN: “IL M5S CHIEDE AL MINISTERO LAVORO CONCERTAZIONE A ROMA PER SALVARE L’OCCUPAZIONE A 200 ADDETTI”

lA DEPUTATA ROBERTA SCHILLACI

La deputata 5 Stelle comunica di aver interpellato il Ministero del Lavoro per un tavolo di concertazione a Roma. Intanto chiede l’intervento delle istituzioni regionali e che le parti siano sentite in commissione Lavoro all’Ars 

“Sarebbe l’ennesima, durissima mazzata per il tessuto socio-economico se la vertenza Covisian non avesse un esito favorevole per i lavoratori: si tratterebbe infatti di oltre 200 addetti che nel Palermitano resterebbero senza occupazione. Non ce lo possiamo permettere”.

Lo dichiara la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Roberta Schillaci, componente della V commissione Cultura, formazione e lavoro all’Ars.

Sulla vicenda ho già interpellato il ministero del Lavoro – riferisce la deputata 5 Stelle – e sono in attesa di riscontro per quanto riguarda il tavolo di concertazione a Roma, finalizzato ad affrontare la questione e trovare una soluzione per il futuro di questi lavoratori. Al contempo, sto già chiedendo che le parti vengano sentite in commissione Lavoro all’Assemblea regionale siciliana, affinché l’attenzione resti alta e siano coinvolte anche le massime istituzioni regionali. La situazione infatti si presenta molto preoccupante e la Regione ha il dovere di intervenire, di fare la propria parte: in ballo ci sono oltre 200 famiglie, ma anche le altre 300 dei dipendenti ex Almaviva che sarebbero dovuti transitare in Covisian. Non è difficile immaginare che tipo di impatto avrebbe la perdita di questi posti di lavoro per Palermo e in generale su una terra, la nostra, già depressa economicamente oltre che stremata dagli effetti della pandemia e dai rincari delle bollette energetiche”, conclude Schillaci.

Vertenza Pfizer, contrattazione sindacale senza risultati, 130 dipendenti in mobilità- Oggi giornata di sciopero

 

Catania, sciopero ad oltranza dei lavoratori della Pfizer - Giornale di  Sicilia

 

I  lavoratori della Pfizer da ieri sono in sciopero – per il momento di 24 ore –  per porre sotto riflettori la grave situazione occupazionale  dello stabilimento di Catania contro la mobilità dichiarata dalla multinazionale del farmaco per 130 dipendenti del sito etneo.

La protesta, indetta da tutte le organizzazioni sindacali anche per chiedere un piano industriale di sviluppo che garantisca l’occupazione, è in atto visibile  davanti  alla struttura, nella zona industriale di Catania.

La vertenza finora non ha prodotto risultati , la contrattazione si svolge secondo le norme del diritto al lavoro, nella  prefettura e nella sede di Confindustria etnea tra vertici della Pfizer, rappresentanze dei lavoratori, l’assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone e il prefetto Maria Carmela Librizzi. I sindacati hanno ritenuto insufficienti le risposte fornite dall’azienda.
 

QUELL’ORDINANZA SUI DIPENDENTI DELL’ISTITUTO INCREMENTO IPPICO E’ UNA “GIUSTIZIA GRECA” MA LA REGIONE FA UN PASSO INDIETRO E LI RIASSUME NEL CONCORSO

 

Dea Dicke. Antica dea greca della giustizia
La giustizia nella fattispecie sembra quella della Dea greca Dicke,

 

 

di Raffaele Lanza

Non susssiste il “periculum in mora”.   La questione dell’Istituto incremento ippico viene valutata così dai Giudici del lavoro di Catania .E’ il primo round, naturalmente dicono i lavoratori interessati.

Il dott. Giovanni Di Benedetto, rigetta il  primo ricorso di una parte di dipendenti dell’Istituto Incremento ippico per insussistenza dell’urgenza e dell’attitudine a provocare la perdita integrale del diritto o lesione irreparabile di interessi -ex art 700-Il Tribunale decide la compensazione delle spese di giudizio ma precisa di ritenere  impregiudicato il merito- cioè non si è intervenuto nel merito della richiesta ricorrente  dell’Avv P.Lucifora- difensore di parte sindacale.   Probabilmente il Giudice non era a conoscenza che tutti i ricorrenti sono stati “costretti” dall’Istituto ippico etneo, con lettera specifica di accettazione, di svolgere mansioni inferiori .  Il che non ci sembra poco rilevante.     E’ una giustizia “greca”. Pubblichiamo in ogni caso  la sentenza/Ordinanza:-

 

Il giudice del lavoro del Tribunale di Catania, dott. Giuseppe Giovanni Di Benedetto, sciogliendo la riserva assunta nel giudizio, ha emesso la seguente ORDINANZA nella causa iscritta al n. R.G.L. 5501/2021, avente a oggetto: ricorso ex art. 700 c.p.c.; PROMOSSA DA EMILIO GUZZETTA, MARCELLO MASSIMO ARENA, ANGELO LOMBARDO, ALFIO CRISAFI, PAOLO ROTOLO, SEBASTIANO ANTONIO ZAPPALÀ, VINCENZO CARUSO, GIANFRANCO RAIMONDO, GIACINTO ROVERE, ROSARIO RICCIARDI e ANTONINO VERSACI, con l’Avv. Pierpaolo Lucifora; – Ricorrenti – CONTRO ISTITUTO INCREMENTO IPPICO PER LA SICILIA, in persona del legale rappresentante pro tempore, con l’Avv. Cesare Santuccio; – Resistente – E NEI CONFRONTI DI ASSESSORATO REGIONALE DELL’AGRICOLTURA, DELLO SVILUPPO RURALE E DELLA PESCA MEDITERRANEA, in persona dell’Assessore pro tempore, e ASSESSORATO REGIONALE DELLE AUTONOMIE LOCALI E DELLA FUNZIONE PUBBLICA, in persona dell’Assessore pro tempore, con l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania; – Resistenti – ****

Un passo indietro, di appena quattro mesi,

Con ricorso ex art. 700 c.p.c. depositato in data 21.settembre.2021, i ricorrenti  hanno adito il Tribunale per ivi sentire accogliere le seguenti conclusioni: Il giudice aveva un bel compito“…1. Previa riunione al 2 procedimento cautelare R.G. n. 3130/2021, disporre la disapplicazione della determina del direttore dell’Istituto Incremento Ippico n. 80 del 14.5.2021, della delibera commissariale n. 1 (del 9.marzo.2021), e di ogni altro atto presupposto, conseguente di natura attuativa o meramente esecutiva, compresi i provvedimenti direttoriali di collocamento in disponibilità, accertare e dichiarare l’illegittimità/invalidità della procedura per la dichiarazione di eccedenza di personale ex art. 33, d.lgs. n. 165/2001, avviata dall’Istituto Incremento Ippico di Catania per i motivi di ricorso sopra formulati; 2. Per l’effetto dichiarare illegittimo/invalido il conseguente collocamento in disponibilità dei ricorrenti Sebastiano Zappalà e Gianfranco Raimondo e la ricollocazione in categoria inferiore degli altri odierni ricorrenti; 2. Accertare e dichiarare, conseguentemente, il diritto dei lavoratori ricorrenti al ripristino dell’ordinario rapporto di lavoro intrattenuto con l’Istituto Incremento Ippico di Catania nella categoria C, anche in soprannumero rispetto all’attuale Dotazione Organica, con ogni consequenziale statuizione di carattere giuridico ed economico dalla data di modifica del livello e/o collocamento in disponibilità fino alla data del ripristino del rapporto di lavoro; Con vittoria di spese e compensi”.

Con memoria difensiva depositata in data 18.Novembre.2021, si è costituito in giudizio l’Istituto Incremento Ippico per la Sicilia, formulando le seguenti conclusioni: “…preliminarmente, dichiarare inammissibile il ricorso per le motivazioni dedotte nonché, in subordine e nel merito, rigettare il ricorso perché infondato in fatto e in diritto. Spese e compensi del giudizio”. Con memoria difensiva depositata in data 19.10.2021, si sono costituiti in giudizio gli Assessorati regionali convenuti, formulando le seguenti conclusioni: “…In via preliminare ritenere e dichiarare la carenza di legittimazione passiva degli Assessorati regionali resistenti e per l’effetto, estrometterli dal giudizio; – In subordine, rigettare le domande di parte ricorrente in quanto infondate in fatto e in diritto. – Con vittoria di spese e compensi”. All’udienza del 14.1.2022 le parti presenti hanno discusso come in atti e, all’esito della camera di consiglio, è stata riservata la presente ordinanza. 2. Questioni preliminari e presupposti ex art. 700 c.p.c.

Preliminarmente occorre evidenziare che, all’udienza del 14.1.2022, il procuratore di parte ricorrente ha rilevato che “…soltanto i ricorrenti Zappalà e Raimondo sono attualmente in disponibilità con l’80% dello stipendio base mentre gli altri ricorrenti sono stati ricollocati nella pianta organica anche se in posizione inferiore”, limitando “pertanto… la richiesta cautelare svolta in ricorso soltanto ai dipendenti Zappalà e Raimondo, rinunciandosi per gli altri…” (cfr. verbale di udienza). 3 Stante la superiore rinuncia, va pertanto dichiarato il non luogo a provvedere sull’istanza cautelare con riguardo ai ricorrenti Emilio Guzzetta, Marcello Massimo Arena, Angelo Lombardo, Alfio Crisafi, Paolo Rotolo, Vincenzo Caruso, Giacinto Rovere, Rosario Ricciardi e Antonino Versaci. Con riguardo ai ricorrenti Sebastiano Antonio Zappalà e Gianfranco Raimondo, per i quali il presente ricorso ex art. 700 c.p.c. non è stato rinunciato, si osserva quanto segue.

Ai fini della concessione di un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. è necessaria la contemporanea presenza dei presupposti del fumus boni iuris (ovverosia della concreta probabilità che la pretesa avanzata dal ricorrente, prima facie fondata, possa essere accolta con la sentenza di merito) e del periculum in mora (cioè del fondato timore che il diritto cautelando subisca durante il tempo occorrente per farlo valere in via ordinaria un pregiudizio imminente limitando “pertanto… la richiesta cautelare svolta in ricorso soltanto ai dipendenti Zappalà e Raimondo, rinunciandosi per gli altri ed irreparabile), sicché la carenza anche di uno solo di tali requisiti indefettibili è sufficiente a escludere l’accoglimento dell’azione cautelare. 3. Periculum in mora. Ciò premesso, stante il carattere assorbente, nella fattispecie in esame difetta il requisito del periculum in mora, necessario ai fini del riconoscimento del chiesto provvedimento cautelare.

Preliminarmente, come già ritenuto in precedenti pronunce di questo stesso Ufficio, appare opportuno evidenziare la necessità di un rigoroso accertamento del requisito del periculum in mora, al fine di evitare il pericolo di un’inammissibile “normalizzazione” del rito cautelare, a detrimento delle situazioni giuridiche effettivamente necessitanti di una tutela rapida rispetto a quella ordinaria. Come accennato, il periculum in mora ricorre allorquando vi sia un fondato motivo di temere che, durante il tempo occorrente per far valere il diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente ed irreparabile. A tal riguardo, occorre evidenziare la necessità di una specifica, concreta e dettagliata allegazione del periculum in mora, da intendersi o come irreversibilità degli effetti del pregiudizio (quindi come attitudine a provocare la perdita integrale del diritto o di poteri o facoltà che dello stesso costituiscono espressione), oppure come lesione irreparabile di beni o interessi del suo titolare e funzionalmente collegati all’attuazione del diritto stesso, o anche come impossibilità o grave difficoltà della piena restitutio in integrum della situazione soggettiva lesa.

Soltanto attraverso un’adeguata allegazione delle circostanze concrete, infatti, il giudice può essere in grado di valutare la ricorrenza di un pericolo effettivo, concreto e attuale che, durante il tempo necessario per il giudizio di merito, beni di rilevanza primaria siano lesi in maniera irrecuperabile e non risarcibile per equivalente. 4 Anche con riferimento alle ipotesi della perdita del posto di lavoro o della mancata assunzione, la condivisa giurisprudenza di merito ha avuto modo di evidenziare che “L’esistenza del “periculum in mora”, ai fini della concessione del provvedimento di urgenza ex art. 700 c.p.c. deve essere accertata caso per caso in relazione all’effettiva situazione socio economica del “lavoratore”, talché il ricorrente è tenuto ad allegare e provare circostanze (in ordine alla sua situazione familiare, alla necessità di affrontare spese indilazionabili, alla compromissione del suo equilibrio psico fisico) dalle quali emerga che la perdita del posto di lavoro o la mancata assunzione – e quindi la conseguente perdita (o mancata acquisizione) della retribuzione – possa configurarsi come fonte di pregiudizio irreparabile, così da permettere alla controparte l’esercizio di un’effettiva difesa ed al giudice di operare una verifica finalizzata alla tutela di un pregiudizio concretamente e non teoricamente irrimediabile, non potendo il “periculum in mora” reputarsi esistente “in re ipsa” neppure nel fatto stesso della disoccupazione, poiché, in caso contrario, ogni licenziamento integrerebbe il pregiudizio imminente ed irreparabile, così da rendere il ricorso all’art. 700 c.p.c. il rimedio ordinario per la contestazione della legittimità del recesso datoriale, in contrasto con la disciplina del processo del lavoro che prevede che la forma naturale di impugnativa del licenziamento sia il ricorso ex art. 414 c.p.c.” (cfr. ordinanza emessa il 13.5.2010 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere).

Ciò premesso in termini generali, nella fattispecie in esame difetta il necessario periculum in mora. Ed invero, i ricorrenti Sebastiano Antonio Zappalà e Gianfranco Raimondo (rispetto ai quali, come detto, l’odierno ricorso ex art. 700 c.p.c. non può reputarsi rinunciato), non hanno sufficientemente allegato e documentato la sussistenza di un pericolo attuale e concreto di pregiudizio grave e irreparabile a beni di primaria rilevanza, anche sub specie di compromissione del diritto costituzionale a una esistenza libera e dignitosa ex art. 36 Cost. Ad avviso di questo giudicante, in particolare, non appaiono dirimenti le deduzioni contenute sul punto nell’atto introduttivo, secondo cui “…Il pericolo di un danno grave ed irreparabile è ancora più imminente nei confronti dei ricorrenti Sebastiano Antonio Zappalà e Gianfranco Raimondo. Entrambi sono stati collocati in disponibilità con decorrenza 1 luglio 2021, subendo la decurtazione del 20 per cento dello stipendio. Si consideri che, entrambi, rappresentano gli unici percettori di reddito dei rispettivi nuclei familiari e che da luglio del 2021, subiscono la decurtazione dello stipendio.

Il reddito risulta dalla busta paga che si produce in atti, sul quale gravano delle rate di finanziamento. Una di queste, pari a euro 205,00 risulta dalla busta paga, l’altra è versata mensilmente dal sig. Zappalà anche se non risulta dalla busta paga (doc. 17-busta paga Zappalà -aprile 2021 e agosto 2021, l’ultima in ordine di tempo, uniti al certificato stato di 5 famiglia; doc. 18 e 18.1– contratti di finanziamento). Da rilevare che il sig. Zappalà, come si evince dal certificato di stato di famiglia ha moglie e tre figli a carico, cosa che rende impossibile rimodulare il proprio tenore di vita dopo la decurtazione stipendiale del 20 per cento. Dalla busta paga del mese di agosto 2021, risulta una trattenuta di ben 800, euro circa, circostanza che dà un’idea dell’abbassamento del tenore di vita finora maturato dal ricorrente e dalla sua famiglia, in forza dello stipendio da sempre percepito dall’Istituto Incremento Ippico.

Il giudice prosegue: Ciò determinerà l’impossibilità di far fronte alle rate di mutuo e alla cessione del quinto con esposizione ai rischi di recupero della banca finanziatrice e all’impossibilità di far fronte ai bisogni della propria vita quotidiana. Lo stesso ordine di considerazione vale per il ricorrente Gianfranco Raimondo, il quale ha pure subito una trattenuta di 800, euro dalla busta paga di agosto del 2021 e continuerà a subirla per la durata di 24 mesi fino a quando non sarà definitivamente licenziato in assenza di una pronuncia cautelare o di una ricollocazione altrove per mobilità (doc. 19–busta paga agosto 2021).Quindi, è indubbio che abbattimento del 20 per cento della retribuzione base rende non più possibile mantenere un livello di vita dignitoso per i ricorrenti e per i propri congiunti nelle more dello svolgimento del giudizio. Viceversa, una pronuncia cautelare che blocchi nell’immediato la procedura o che riammetta anche in soprannumero i predetti lavoratori eviterebbe agli stessi di attendere l’esito del giudizio con uno stipendio non sufficiente a mantenere il tenore di vita familiare maturato fino alla data di collocamento in disponibilità (assunti con decorrenza 1992) mentre nulla ne deriverebbe in danno all’Ente resistente, il quale ha nel proprio bilancio le risorse finanziarie oramai consolidate da anni necessarie al pagamento dei suddetti lavoratori.

Da considerare, altresì, che la pronuncia cautelare sospenderebbe il termine di 24 mesi della messa in disponibilità trascorso il quale il rapporto di lavoro dei dipendenti andrebbe incontro a risoluzione definitiva, ai sensi dell’art.33, comma 8, del d.lgs. n. 165/2001, ritrovandosi quindi privi di occupazione dopo trent’anni circa di servizio e sulla soglia dei sessant’anni di età…” (cfr. ivi pagg. 28-29).

Sul punto occorre innanzitutto evidenziare che, ai sensi del citato art. 33 co. 8 D.Lgs. 165/2001, “Dalla data di collocamento in disponibilità restano sospese tutte le obbligazioni inerenti al rapporto di lavoro e il lavoratore ha diritto ad un’indennità pari all’80 per cento dello stipendio e dell’indennità integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro emolumento retributivo comunque denominato, per la durata massima di ventiquattro mesi. I periodi di godimento dell’indennità sono riconosciuti ai fini della determinazione dei requisiti di accesso alla pensione e della misura della stessa. È riconosciuto altresì il diritto all’assegno per il nucleo familiare di cui all’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153”. 6 In particolare, dalle buste paga di agosto 2021 prodotte in atti emerge che il “netto in busta” spettante al ricorrente Zappalà (al netto anche della trattenuta e della rata di finanziamento ivi considerate) è pari a omissis, mentre il “netto in busta” spettante al ricorrente Raimondo (al netto della trattenuta ivi indicata) è pari a omissis(cfr. doc. nn. 17 e 19 di parte ricorrente).

Nella specie, peraltro, la trattenuta di circa € 800,00 riportata nelle buste paga di agosto 2021 con riguardo a entrambi i ricorrenti non corrisponde al 20% “dello stipendio e dell’indennità integrativa speciale” ivi indicati (id est: retribuzione ordinaria di € 2.386,58, il cui 20% è pari a € 477,31), sicché da ciò non è possibile evincere l’esatto ammontare – possibilmente superiore – della “…indennità pari all’80 per cento dello stipendio e dell’indennità integrativa speciale” ex art. 33 co. 8 D.Lgs. 165/2001 spettante ai ricorrenti Zappalà e Raimondo per i mesi successivi ad agosto 2021. Sulla base della sola busta paga di agosto 2021, in altri termini, non è possibile desumere l’esecuzione di una trattenuta di € 800,00 anche con riguardo alle successive mensilità previste dal citato art. 33 co. 8 D.Lgs. 165/2021.

In aggiunta a quanto sopra, a fronte della spettante “indennità pari all’80 per cento dello stipendio e dell’indennità integrativa speciale” (oltreché dell’eventuale “diritto all’assegno per il nucleo familiare di cui all’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153”) e degli importi risultanti dalle buste paga in atti, i ricorrenti Zappalà e Raimondo non hanno allegato e documentato specifiche e significative circostanze in ordine alla propria condizione familiare e patrimoniale. Ed invero, oltre ad avere labialmente dedotto di essere “gli unici percettori di reddito dei rispettivi nuclei familiari”, il ricorrente Raimondo non ha ulteriormente evidenziato alcunché (neppure con riguardo alla consistenza del proprio nucleo familiare), mentre il ricorrente Zappalà ha solamente allegato che – come detto – sul proprio reddito “…gravano delle rate di finanziamento. Una di queste, pari a euro 205,00 risulta dalla busta paga, l’altra è versata mensilmente dal sig. Zappalà anche se non risulta dalla busta paga (doc. 17-busta paga Zappalà -aprile 2021 e agosto 2021, l’ultima in ordine di tempo, uniti al certificato stato di famiglia; doc. 18 e 18.1– contratti di finanziamento)” e che egli “…ha moglie e tre figli a carico…”. Più specificamente, non è dato sapere se i ricorrenti Zappalà e Raimondo risultino titolari di cespiti immobiliari o mobiliari astrattamente idonei a produrre reddito, né è dato sapere dell’effettiva condizione economica dei loro nuclei familiari e delle risorse attraverso le quali gli stessi hanno soddisfatto e soddisfano le proprie esigenze di sostentamento e quelle delle rispettive famiglie, essendo peraltro i figli dello Zappalà maggiorenni e non risultando allegate e documentate specifiche e costanti spese in relazione agli stessi (cfr. doc. n. 17 di parte ricorrente). 7 Con riferimento allo Zappalà, non appaiono neppure decisive le deduzioni concernenti le rate di finanziamento considerato che, da un lato, anche il predetto ricorrente conserva la citata “indennità pari all’80 per cento dello stipendio e dell’indennità integrativa speciale… per la durata massima di ventiquattro mesi” (cfr. busta paga di agosto 2021 da cui, nonostante la maggiore trattenuta di € 800,00 e l’ulteriore trattenuta per finanziamento di € 205,00, risulta un “netto in busta” di omissis) e che, dall’altro lato, come allegato dall’Istituto resistente e non contestato da parte ricorrente, “…L’eventuale cessione del quinto, ancora effettuata dall’Istituto che corrisponderà le retribuzioni, sarà conseguentemente diminuita in proporzione all’importo di retribuzione effettivamente erogato che comporta il pagamento dello stipendio escluse le indennità di presenza…” (cfr. pag. 15 della memoria difensiva). A fronte di quanto sopra, pertanto, appaiono generiche e indimostrate le prospettazioni attoree secondo cui il contestato “…abbattimento del 20 per cento della retribuzione base rende non più possibile mantenere un livello di vita dignitoso per i ricorrenti e per i propri congiunti nelle more dello svolgimento del giudizio…”.

Infine, non appare rilevante il limite di ventiquattro mesi previsto ex art. 33 co. 8 D.Lgs. 165/2001 per l’erogazione dell’indennità ivi prevista, essendo stati entrambi i ricorrenti collocati in disponibilità con decorrenza 1.7.2021, con conseguente diritto all’indennità de qua sino al mese di giugno 2023. Al riguardo occorre peraltro evidenziare che, ai sensi del successivo art. 34 co. 4 D.Lgs. 165/2001, “4. Il personale in disponibilità iscritto negli appositi elenchi ha diritto all’indennità di cui all’articolo 33, comma 8, per la durata massima ivi prevista. […] 8. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, il rapporto di lavoro si intende definitivamente risolto alla data del raggiungimento del periodo massimo di fruizione dell’indennità di cui al comma 8 del medesimo articolo 33, ovvero, prima del raggiungimento di detto periodo massimo, qualora il dipendente in disponibilità rinunci o non accetti per due volte l’assegnazione disposta ai sensi dell’articolo 34-bis nell’ambito della provincia dallo stesso indicata. […]

Nei sei mesi anteriori alla data di scadenza del termine di cui all’articolo 33, comma 8, il personale in disponibilità può presentare, alle amministrazioni di cui ai commi 2 e 3, istanza di ricollocazione, in deroga all’articolo 2103 del codice civile, nell’ambito dei posti vacanti in organico, anche in una qualifica inferiore o in posizione economica inferiore della stessa o di inferiore area o categoria di un solo livello per ciascuna delle suddette fattispecie, al fine di ampliare le occasioni di ricollocazione. In tal caso la ricollocazione non può avvenire prima dei trenta giorni anteriori alla data di scadenza del termine di cui all’articolo 33, comma 8. Il personale ricollocato ai sensi del periodo precedente non ha diritto all’indennità di cui all’articolo 33, comma 8, e mantiene il 8 diritto di essere successivamente ricollocato nella propria originaria qualifica e categoria di inquadramento, anche attraverso le procedure di mobilità volontaria di cui all’articolo 30. […]”. Quella compiuta dai ricorrenti Zappalà e Raimondo, in definitiva, è una prospettazione priva di un concreto substrato di fatto, insufficiente ex se a integrare il chiesto periculum in mora. Né, a fronte delle predette e generiche allegazioni in punto periculum in mora, può ritenersi che gli asseriti pregiudizi dedotti in ricorso non possano trovare adeguato ristoro – ove fondati – in forma economica e risarcitoria nella sede di merito. Alla luce di quanto esposto, nella fattispecie in esame difetta il necessario pericolo di un pregiudizio imminente e irreparabile, siccome richiesto dall’invocato art. 700 c.p.c. 4. Fumus boni iuris. La delibazione negativa del requisito del periculum in mora esime questo decidente dall’esame dell’ulteriore elemento costitutivo dell’invocata misura cautelare, rappresentato dal fumus boni iuris; del pari vanno ritenute assorbite le ulteriori questioni sollevate dalle parti (cfr. Tribunale Roma 21.4.2006; Tribunale Bologna 10.4.2009). 5. Conclusioni. In conclusione, alla stregua di tutte le considerazioni fin qui svolte, ritiene questo giudicante che, assorbita ogni ulteriore questione, il ricorso ex art. 700 c.p.c. sia infondato e vada conseguentemente rigettato. Stante la peculiarità e complessità della fattispecie in esame e la definizione della controversia solamente in punto di periculum in mora, nonché tenuto conto della natura delle parti, le spese di lite possono integralmente compensarsi. P.Q.M.

Il Tribunale di Catania, in funzione di giudice del lavoro, disattesa allo stato ogni ulteriore domanda, eccezione e difesa, impregiudicato il merito, così statuisce: dichiara il non luogo a provvedere sull’istanza cautelare con riguardo ai ricorrenti Emilio Guzzetta, Marcello Massimo Arena, Angelo Lombardo, Alfio Crisafi, Paolo Rotolo, Vincenzo Caruso, Giacinto Rovere, Rosario Ricciardi e Antonino Versaci; rigetta nel resto il ricorso ex art. 700 c.p.c.; compensa le spese di lite tra le parti. Si comunichi. Catania, 22 febbraio 2022 IL GIUDICE DEL LAVORO dott. Giuseppe Giovanni Di Benedetto”

 

I gladiatori più famosi dell'antica Roma

 

LA  REGIONE ,DOPO LA PUBBLICAZIONE DEI NOSTRI SERVIZI, FA UN PASSO INDIETRO:     MA QUANTA VERGOGNA PER I DIRIGENTI GENERALI CHE HANNO FIRMATO QUELLE “C….TE”

Ricordate il servizio pubblicato recentemente su SUD LIBERTA’, che la Regione siciliana aveva cioè  comunicato ai dipendenti interessati dell’Istituto I.Ippico che non era possibile per essi l’inserimento nella lista dei posti riservati al concorso di 1024 posti ?

Riportiamo nuovamente  quella lettera “……….questa Amministrazione regionale  ha effettuato la comunicazione di cui all’articolo 34 bis del decreto legislativo del 30 marzo 2001 n .165, rinnovata con nota prot. 127005 del 30 novembre 2021 “Adempimenti preliminari alle ordinarie procedure di assunzione a tempo indeterminato di 1024 posti di cui 487 di categoria C e 537 di categoria D-  Attivazione procedura ex art 34 e 34 bis del dl 30 marzo 2001 n.165 ”     . In esito alle suddette richieste il competente Servizio del Dipartimento regionale del Lavoro ha dato riscontro negativo alla presenza di eventuale personale posto in disponibilità, “Allegato A ” al DDG n.9018 del 21 giugno 2018 istituito ai sensi del comma 1 dell’art. 34 nis del decreto l.n .165/2001″

Una serie di contatti fra i dirigenti, la consapevolezza di aver creato , e messo persino per iscritto,al Protocollo della Regione, della Presidenza e del dipartimento al lavoro, stupidaggini senza senso,come la lettera riportata, il “complotto” contro i dipendenti dell’Istituto ippico si scioglie come neve al sole. La Regione sta preparando- si apprende- la lista dei lavoratori -gladiatori per ammetterli alla riserva dei posti come prevede la legge vigente.

Domani 24 febbraio il governo della Regione siciliana fornirà chiarimenti all’ordine del giorno n.322 sui lavoratori dell’Istituto Incremento ippico

Presidente in carica | ARS
Foto archivi SUD LIBERTA’

 

Una interpellanza parlamentare a firma di  A. Cracolici  presentata all’ARS il 18 maggio 2021 verrà esaminata domani , all’ordine del giorno n.322 del 24 febbraio 2022 con  richiesta di chiarimenti sulle procedure di mobilità dei lavoratori dell’Istituto incremento ippico:

Istituto incremento Ippico, incubo licenziamento per i dipendenti. «Ad  Ambelia investiti milioni di euro ma qui nessuna certezza» - MeridioNews
La sede di Catania dell’Istituto Incremento ippico

 

Palermo,

Pubblichiamo l’intervento dell’on. Cracolici su SUD LIBERTA’  che, più degli altri quotidiani ha approfondito la questione dei lavoratori dell’Istituto Incremento Ippico.  Chi volesse intervenire concretamente può telefonare alla nostra Redazione inviando la comunicazione .

“All’Assessore per l’Agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea, premesso che l’Assemblea regionale siciliana con legge regionale n.17 del 2019 , art. 2 commi  7 e 8 ha definito la dotazione organico dell’Istituto con sede in Catania.  Considerato che tale norma definiva la procedura di messa in mobilità per le eccedenze relative alla dotazione organica; 

già, nel dibattito parlamentare, il sottoscritto interrogante faceva rilevare l’esistenza di una norma  nella legislazione vigente per riorganizzare gli enti vigilati e per la messa in mobilità del personale in eccedenza verso altri Enti vigilati o presso l’Amministrazione regionale.

Nel medesimo dibattito il Presidente della Regione aveva assunto ‘impegno di ricollocare eventuali esuberi presso altri Enti vigilati o presso l’Amministrazione regionale

Considerato che la norma in oggetto è stata sottoposta al giudizio della Corte Costituzionale che ha ritenuta inammissibile la questione di legittimità  costituzionale in quanto già disciplinata dall’ordinamento civile dello Stato.

l’Ente con determina del 14.5.2021 procedeva alla ridefinizione della dotazione  organica prendendo atto del giudizio della Corte Costituzionale ma dando applicazione parziale all’art.33 del d.lgs. 165/2001, determinando di fatto, una unilaterale messa a disposizione di alcuni lavoratori, in atto in pianta organica ma senza una preventiva ricerca di ricollocazione  degli stessi lavoratori e procedendo alla messa in mobilità con relativa decurtazione salariale pari al 20%.

Tale procedura appare come un inutile aggravamento della conflittualità giuridica e sindacale visto che gli stessi ancorchè dichiarati in esubero ,sono vincitori di concorso presso la Pubblica amministrazione. 

Per conoscere se intenda sospendere la procedura di mobilità nelle more che l’Amministrazione regionale avvii una ricognizione dei fabbisogni presso altri Enti vigilati  al fine di dare prioritariamente una nuova collocazione ai lavoratori dichiarati in esubero garantendo, così, un principio di tutela e garanzia occupazionale secondo quanto previsto dal CCNL  di riferimento 

La Regione siciliana chiude le porte ai sei dipendenti “licenziati” dell’Istituto Incremento ippico

Per i giudici di Palermo trattare con la mafia non è reato - Avanti
La classe dirigente della Regione siciliana ha creato un’altra ingiustizia

 

DI  RAFFAELE  LANZA

La storia è nota. I dipendenti -“in disponibilità”dell’Istituto Incremento ippico presentano istanza di passaggio nei ruoli dell’Amministrazione regionale Sono quelli -sei- inquadrati sino al mese di luglio 2021 formalmente in categoria C (istruttore) Sperano tutti nel nuovo concorso della Regione. 

Ricorderemo che una legge  regionale ( n.17 del 16 Ottobre 2019) “per accrescere l’efficienza e la razionalizzazione della spesa per il personale,disponeva la rimodulazione della pianta organica dell’Istituto che passava da 31 unità lavorative a 17 dipendenti, questi ultimi distribuiti in n.12 di categoria A, n,1  di categoria B, n.3 di categoria C e n.1 di categoria D

La legge prevedeva e disciplinava che le eccedenze di personale  di ruolo a fronte della detta rimodulazione e subito,dovevano essere attenzionate dal dirigente responsabile dell’Istituto ippico per l’applicazione delle procedure di mobilità ( ex art 33 Testo unico sul pubblico impiego) e che ai fini della ricollocazione totale o parziale del personale in eccedenza, la dirigente generale del dipartimento regionale della Funzione pubblica e del Personale -Carmen Madonia-  autorizzata a stipulare apposito accordo di mobilità che avrebbe potuto regolare anche la copertura di posti resisi vacanti a seguito della nuova dotazione organica.

 

Nella foto sopra la dottssa Carmen Madonia, dirigente generale Funzione Pubblica della Regione siciliana

 

Contro questa rimodulazione sappiamo di un intervento parlamentare del  Movimento Cinquestelle e di una risposta governativa serena durante la seduta d’Aula del 25 settembre 2019  dell’assessore regionale alle infrastrutture e mobilità Marco Falcone che assicurava che il personale in esubero sarebbe stato ricollocato, citando l’articolo 33 della legge 165

Successivamente la deputata regionale Jose Marano presentava  il 17 settembre del 2020 una interrogazione (n. 1727) per ottenere la ricollocazione degli 8 dipendenti, ma in attesa di una risposta dal governo, venne nominato con decreto assessoriale (n.116 del 2 novembre 2020) un commissario per applicare la rimodulazione del personale dell’Ente. Si tratta di Vito Sinatra, dirigente regionale in pensione e sindaco di Castronovo di Sicilia.

Il 19 luglio del 2021 nonostante le assicurazioni da più parti, gli otto dipendenti ricevevano  una  raccomandata con la quale si comunicava  per loro la mobilità per due anni con lo stipendio all’80%. Il provvedimento era stato sospeso per venti giorni per un tavolo di confronto con i sindacati che , sappiamo tutti, aveva  messo in luce l’inefficienza e il dilettantismo autentico dei sindacati presenti _ Cgil , Uil , e il che non sottoscrivono alcun verbale, quasi una riunione/ scampagnata protagonismo esclusivodei dirigenti generali della Regione

Le previsioni puntavano i riflettori pure sulle eccedenze di personale derivanti dalla rimodulazione della pianta organica regolabili con il ricorso all’istituto del distacco (come previsto da un articolo contrattuale del Comparto- ex art.62).    Furono poi i provvedimenti commissariali di Vito Sinatra  a considerare eccedentari alcuni dipendenti dell’Istituto incremento ippico che rifiutarono con dignità di svolgere mansioni inferiori da quelle attribuite dal contratto del 2000 e vennero posti in disponibilità per 24 mesi con esonero dalla prestazione lavorativa e con percezione della indennità di legge nella misura dell’ottanta per cento dell’ultima retribuzione percepita.

Ma l’onestà e la chiarezza della Regione siciliana non si misurano nella concretezza  nel nuovo concorso per il reclutamento di n.487 unità di personale a tempo pieno e indeterminato, categoria C, posizione economica C1 da assegnare presso i Centri per l’impiego. Il predetto bando infatti ha previsto he il numero dei posti messi a concorso sarebbe stato ridotto in ragione dei posti che potranno essere coperti all’esito delle procedure di mobilità obbligatoria nell’osservanza ,ricordiamo, dell’art.34 bis del decreto legislativo del 30 marzo 2001 n.165

Oggi si verifica l’inspiegabile nell’inspiegabile: con nota della Presidenza regionale a firma del dirigente del Servizio V,  A.Sirna e del dirigente generale dott.ssa Carmela Madonia – da noi recentemente chiamata in causa anche per l’inspiegabile -e certamente illecito- decreto dirigenziale che ha  assegnato al capo dell’Ufficio stampa dell’Ersu di Palermo-(Dario Matranga, segretario-guarda caso – del Cobas-Codir regionale)   e di quello di Catania, (Pamvini, pure lui -guarda caso -commissario all’Istituto per ciechi etneo) fiumi di denaro non dovuto -non passato dalla lente della Corte dei conti e senza che la Regione abbia controllato o verificato minimamente  i requisiti di legge-

la Regione siciliana comunica “……….questa Amministrazione ha effettuato la comunicazione di cui all’articolo 34 bis del decreto legislativo del 30 marzo 2001 n .165, rinnovata con nota prot. 127005 del 30 novembre 2021 “Adempimenti preliminari alle ordinarie procedure di assunzione a tempo indeterminato di 1024 posti di cui 487 di categoria C e 537 di categoria D-  Attivazione procedura ex art 34 e 34 bis del dl 30 marzo 2001 n.165 ”     . In esito alle suddette richieste il competente Servizio del Dipartimento regionale del Lavoro ha dato riscontro negativo alla presenza di eventuale personale posto in disponibilità, “Allegato A ” al DDG n.9018 del 21 giugno 2018 istituito ai sensi del comma 1 dell’art. 34 nis del decreto l.n .165/2001..

Sorprende tutti questa nota che non risponde ad alcuna logica ed  riaccende lo spirito di battaglia dei lavoratori sotto il profilo giuridico e degli spenti sindacalisti della Regione.    E’ coro unanime : allora la comunicazione del direttore Alfredo Alessandra dell’Istituto ippico nel mese di luglio 2021 al dipartimento- assessorato al lavoro è stata seppellita in qualche cassetto dirigenziale?

E cosa ha fatto-a riguardo  il dirigente generale al lavoro Gaetano Sciacca?    Anche Sciacca, con il parere negativo,  fa parte del “complotto” contro la riassunzione dei  sei lavoratori?       Ma chi è costui?     Sappiamo che Gaetano Sciacca  già direttore del Genio Civile di Messina per vari lustri, poi del Centro Provinciale per l’Impiego , Sciacca ha un passato politico tormentato, come gira il vento  . E’ stato lombardiano e per questo nominato commissario al CAS , , poi Crocettiano e, quindi, riconfermato. Successivamente, rimane folgorato dalla forza emergente: i pentastellati.       Nell’occasione il dr. Sciacca si è forse dimenticato l’attuale “appartenenza” o segnalazione.

Così non va bene, signori. Non va bene la chiarissima malafede dei dirigenti,anche se obbedienti-purtroppo- alla politica, non va bene lo stop arbitrario alla carriera e al lavoro di questo gruppo di dipendenti che con coraggio hanno detto no allo sfruttamento e agli interessi esclusivi /politici della Regione.       Aprite le porte -come dice la significativa canzone sanremese del leggendario cantante Gianni Morandi..

Una constatazione, a questo punto, sarà innegabile: la nota della Regione non documenta superficialità od incapacità nè si può invocare l’errore accidentale.     Qui siamo in presenza di  atti ingiusti, impera un’ingiustizia che non viene sanata e , pur di far prevalere l’amore alle proprie tesi continua a durare all’infinito sulla pelle di questi sventurati in disponibilità.     Sono questi i connotati della nostra classe dirigente che parlano di riduzione di personale in un Ente che sta investendo parecchi soldi per la valorizzazione del bene Tenuta Ambelia, sono dirigenti che come ai Beni culturali e alle affollate Soprintendenze dove il personale , cameriere dei coordinatori ,  entra ed esce dagli uffici  come vuole, ed offrono tutti insieme un prolungato scadimento della Regione siciliana

 

 

Regione, burocrazia sfasciata, Sicilia a picco. La vera rivoluzione è il merito, non certo i concorsi - QdS

 

 

Un grillino il nuovo DG del dipartimento regionale del lavoro - ReportSicilia.com
Gaetano Sciacca, dirigente generale al dipartimento Lavoro della Regione Siclia. Si dice che sia un dirigente “opportunista”, dove batte il vento insomma lui è presente

NAPOLI: “OCCORRE FAR PRESTO PER CONSENTIRE AI LAVORATORI DELL’AZIENDA ABC L’ACCESSO AL CREDITO”

Sono in atto in commissione Bilancio le preoccupazioni dei lavoratori di ABC

 

Abc, i lavoratori in assemblea permanente
Preoccupati i lavoratori dell’azienda ABC

 

La preoccupazione dei lavoratori di Abc rispetto al piano di riorganizzazione delle partecipate e alla mancata approvazione degli ultimi bilanci aziendali è stata oggi all’attenzione della Commissione Bilancio presieduta da Walter Savarese che ha convocato anche i vertici aziendali riservandosi di invitare ad un prossimo incontro anche l’assessore al Bilancio ed il direttore generale.

Dopo gli interventi dei rappresentanti dei lavoratori la presidente Sardu ed il direttore Pennarola hanno assicurato che ABC ed Amministrazione hanno ripreso le attività del tavolo istituito per risolvere il problema del disallineamento tra partite creditorie e debitorie. Vi è la consapevolezza che occorre far presto anche per consentire ad ABC l’accesso al credito bancario. Per Sergio D’Angelo (Napoli Solidale Europa Verde), già commissario straordinario dell’azienda speciale, non c’è da temere né rispetto a modifiche dell’assetto societario né rispetto ad ipotesi di privatizzazione. In analogia con quanto fatto fino al bilancio 2018 – ha osservato – si potrebbe proseguire sulla strada già avviata con l’istituzione del fondo aziendale di svalutazione crediti e del fondo rischi del Comune per riportare i conti in regola rapidamente. Ciro Borriello (Movimento 5 Stelle) e Nino Simeone (Napoli Libera) hanno sollecitato tempi rapidi per la soluzione del problema, mentre Catello Maresca (Gruppo Maresca) ha richiamato la necessità che la commissione richieda certezze in merito alla linea strategica dell’Amministrazione su ABC e sulle altre partecipate.

Sui crediti occorre fare chiarezza, adottando però soluzioni adeguate alle prospettive strategiche che riguardano il futuro dell’azienda.

 

CATANIA, INGRESSO DEI GIOVANI DELLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO NEL MONDO DELL’EDILIZIA

 

INTEGRAZIONE, FORMAZIONE E LAVORO PER RISPONDERE ALLE DOMANDE DELLE IMPRESE

Si concretizza il protocollo d’intesa firmato da Ente Scuola Edile e la Comunità etnea di Sant’Egidio, con il supporto di Ance Catania

Lo Staff dell’Ente Scuola edile di Catania

CATANIA

Integrazione, opportunità lavorative, sviluppo. Sono queste le direttrici su cui si muove il protocollo d’intesa firmato nei mesi scorsi dall’’Ente Scuola Edile, nel quale sono presenti l’ANCE Catania e le OO. SS di categoria FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL e dalla Comunità Sant’Egidio di Catania, concretizzatosi  ieri  presso la sede Esec. Nigeria, Pakistan, Afghanistan, Senegal: sono queste le nazionalità dei 16 ragazzi accolti dalla comunità, che verranno formati attraverso un corso di 64 ore e poi inseriti nel mondo delle costruzioni, oggi più dinamico grazie agli incentivi messi in campo dal Governo.

«Due i moduli: uno fondamentale di 16 ore con le nozioni base per l’ingresso in cantiere, i rischi, la sicurezza, le competenze attribuite alle varie figure e le relative responsabilità; l’altro più professionalizzante e con un approccio pratico – ha spiegato il presidente di Esec Giuseppe Alì, affiancato dal vicepresidente e segretario provinciale FENEAL UIL Nino Potenza 

Un protocollo d’intesa importante – sottolineano entrambi – in un momento di ripresa per la filiera edilizia, che rappresenta un servizio sia per le imprese, sia per le risorse in cerca di nuove opportunità lavorative, stando al passo con i tempi e con la continua evoluzione delle tecniche di costruzione». Un’intesa che ha un valore simbolico ancora più significativo, perché «concretizza il processo di integrazione di cui tanto si parla – ha aggiunto il segretario provinciale FILCA CISL e consigliere Esec Nunzio Turrisi – in questo modo diamo senso al concetto di uguaglianza nel lavoro e mettiamo le basi per un futuro diverso, sia per chi cerca fortuna altrove, sia per la nostra terra. Il tutto attraverso un settore delle costruzioni formato, che funzioni bene e di qualità». «Obiettivi e percorsi ampiamente condivisi», ha fatto eco Salvatore Papotto della FILLEA CGIL consigliere ESEC.

«Abbiamo avviato un processo per dare risposte concrete alla grande richiesta di maestranze e tecnici da parte di molte realtà imprenditoriali – ha sottolineato Rosario Fresta Presidente ANCE Catania. Viviamo un momento positivo – ha spiegato – in cui assistiamo al “risveglio” dei cantieri – anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ma con pochi addetti ai lavori. Per questo ringraziamo Emiliano Abramo, che ci ha permesso di dare avvio a un percorso destinato a tutti coloro che hanno voglia e volontà di fare bene, nella speranza che possa servire da stimolo per tutti gli altri giovani che vogliono introdursi nel mondo del lavoro».

L’iniziativa è stata frutto del lavoro dietro le quinte di Rosanna Di Mauro (Ance Catania) e Serena Carbone (Comunità di Sant’Egidio), «dando una risposta alla domanda di futuro di chi ha lasciato la propria terra e i propri affetti, affrontando un viaggio lungo e tortuoso – ha commentato Emiliano Abramo, presidente della Comunità – e alla richiesta delle imprese che lamentano l’assenza di manodopera: due domande che si fondono come un abbraccio alla ricerca di un futuro migliore. Questa è la risposta della società in un momento storico delicato, dimostrando, ancora una volta, che con la sinergia e piccoli gesti si possono fare grandi cose».

All’incontro erano presenti i ragazzi che la prossima settimana inizieranno il corso di formazione: entusiasti e felici per «la possibilità di avere qualcosa in più».

 

TECNICI DI CATANIA :«PROLUNGARE STATO DI CALAMITÀ E UNIFORMARE LE NORMATIVE»

 

Due i disegni di legge proposti da Ordine Ingegneri e OAPPC di Catania, Geometri etnei, Geologi di Sicilia e Commissario Straordinario per la ricostruzione Salvatore Scalia

 

CATANIA –

 Un’emergenza nell’emergenza, tra i tempi lenti e gli ostacoli della burocrazia, le difficoltà provocate dalla pandemia, il rischio idrogeologico, il dramma causato dal maltempo e le problematiche legate allo smaltimento della cenere vulcanica dell’Etna. È in questo scenario che «chiediamo di essere supportati per ricostruire velocemente, con progetti di qualità e nel solco della legalità», ha sintetizzato il Commissario Straordinario per la ricostruzione post-sisma di Santo Stefano Salvatore Scalia, durante l’incontro di questa mattina (25 ottobre) – moderato dal direttore de La Sicilia Antonello Piraneo – voluto dall’Ordine regionale dei Geologi, da quelli etnei degli Ingegneri e degli Architetti PPC e dal Collegio dei Geometri di Catania.

«A distanza di quasi tre anni la ricostruzione prosegue a rilento, tra le difficoltà arrecate dall’emergenza coronavirus e un sistema normativo che rappresenta un freno, più che una spinta: i tempi per avviare i lavori sono molto lunghi e difficilmente in linea con le scadenze dello stato di emergenza, fissato per il 30 novembre 2021. A questo aspetto si aggiunge il termine del mandato del Commissariato i scadenza il 31 dicembre di quest’anno – ha sottolineato Scalia – per questa ragione è assolutamente necessario prolungare lo stato di emergenza e di applicazione del Sismabonus, uniformando la normativa a quella utilizzata per il terremoto del Centro Italia e dell’Emilia-Romagna, dove l’emergenza dura ormai da 9 anni».

Un confronto da cui sono emerse proposte attuative e criticità dell’attuale regolamentazione: «Molte pratiche non evase sono in fase di istruttoria a causa di alcune difformità urbanistiche, problema che in altre realtà è stato superato – ha aggiunto Scalia – altra disparità emersa è quella legata agli onorari dei tecnici, il cui compenso è individuato su base forfettaria e che incide sul numero e sui tempi degli interventi di piccoli importi. Ragion per cui sarebbe opportuno aumentare le quote destinate ai professionisti: ma affinché questo accada è necessario incrementare i fondi a disposizione. Infatti, i 200 milioni di euro individuati in una prima fase avrebbero dovuto vedere un secondo stanziamento, cosa che non è mai accaduta. Infine, altro aspetto è quello legato alla proroga del Sismabonus, non prevista per immobili unifamiliari e villette, che rappresentano la tipologia più diffusa del nostro territorio».

«Ritengo – è intervenuto il sindaco di Catania Salvo Pogliese – che si tratti di un’iniziativa lodevole, di equità e di buon senso: un testo in cui s’immagina la predisposizione di due disegni di legge da equiparare a quelli già approvati dal Parlamento Nazionale per il sisma dell’Italia centrale. È surreale che esistano due procedure diverse». L’attuale scenario, infatti, «sottovaluta la situazione del nostro territorio – ha evidenziato il presidente degli Ingegneri di Catania Mauro Scaccianoce, che ha preceduto la relazione tecnica del segretario dell’Ordine Alfio Torrisi – creando distinzione tra “terremoti di serie A e serie B”. Chiediamo, dunque, che avvenga un allineamento sia sul piano finanziario, che normativo. Essenzialmente su due punti: quello dei piccoli abusi, dove ad oggi non è possibile avere un iter parallelo, così come avviene nel Centro Italia. L’altro legato alle competenze tecniche, dove nel contributo della ricostruzione non viene tenuto conto della complessità del progetto, a differenza di quanto accade nel Centro-Nord».

«Il percorso da seguire – ha aggiunto il presidente OAPPC CT Sebastian Carlo Greco – è quello delle altre zone terremotate del nostro Paese, in cui si è intervenuto con dovuti e tempestivi passaggi legislativi. Al momento, infatti, la disparità tra il testo che regolamenta la ricostruzione nei nove Comuni interessati e quello del resto d’Italia presenta due importanti violazioni all’articolo 3 della Costituzione. Le categorie professionali interessate si muovono nella stessa direzione, mostrando la capacità di fare rete intorno a un’emergenza prioritaria, che va affrontata con il contributo di tutti».

«Il titolo di questo convegno – ha commentato il presidente dei geometri di Catania Agatino Spoto – è frutto di una riflessione e un lavoro fatto in sinergia tra gli Ordini professionali e il Commissario Straordinario, sulla base di criticità emerse nel corso del tempo. Oggi, l’obiettivo è uno solo: accelerare i tempi per la ricostruzione». Riflessione ampiamente condivisa da Mauro Corrao, presidente del Geologi di Sicilia, che ha puntualizzato: «Il nostro è un territorio estremamente fragile, dal punto di vista idrogeologico, vulcanico e sismico. Conoscerlo a fondo e pianificare al meglio l’urbanizzazione diventa di fondamentale importanza in termini di sicurezza e riqualificazione. Per far questo, però, occorre fare fronte comune affinché la politica possa rendere fattive le idee tecniche di intervento». Proprio il mondo politico è stato il primo destinatario dell’incontro di oggi, con l’invito ai parlamentari regionali della provincia di Catania e ai deputati e senatori eletti in Sicilia, oltre che ai sindaci dei nove Comuni interessati. Presenti gli onorevoli Gaetano Galvagno, Angela Foti, Fausto Raciti, il senatore Cristiano Anastasi, in collegamento il sindaco del Comune di Acireale Stefano Alì, il sindaco di Aci Sant’Antonio Santo Orazio Caruso, il sindaco di Zafferana Salvatore Russo.