Denunciati in stato di libertà alla Procura trenta persone, per lo più incensurati,per dichiarazioni mendaci all’Inps

Indebita percezione del Reddito di cittadinanza
I Carabinieri di Lercara Friddi hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, per indebita percezione del “reddito di cittadinanza”, 30 persone, di età compresa tra i 20 e gli 80 anni, tutte residenti a Lercara.
A conclusione di una peculiare attività investigativa avviata nel gennaio scorso, i militari hanno appurato che le 22 donne e gli 8 uomini, per lo più incensurati, al fine di eludere i controlli da parte dell’INPS, avevano reso dichiarazioni mendaci o incomplete nella dichiarazione sostitutiva unica, omettendo dati obbligatori e percependo, quindi, indebitamente il reddito di cittadinanza, ovvero percependolo in misura superiore al dovuto.
Il danno erariale complessivo è quantificato in circa € 235.000 e sono in corso le procedure per la sospensione del beneficio ed il recupero di quanto indebitamente percepito.

 

Assenteismo Asl : scoperto un sistema incentrato su uno scambio di favori. “Strisciavano” il badge” ai colleghi compiacenti. La Finanza li incastra

Video You tube- (Il Faro)-Guardia di Finanza- Roma

Sono otto i dipendenti dell’Asl Rm 5 ai quali le Fiamme gialle del comando provinciale di Roma hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini emesso dalla Procura di Tivoli. Assenteismo vale a dire reato di truffa e falso .Alcuni non facevano neppure ingresso nella sede ma figuravano al lavoro, altri si allontanavano dopo aver ‘strisciato’ regolarmente il proprio badge nel dispositivo di registrazione delle presenze installato all’ingresso della ‘Casa della Salute’ di Zagarolo. 

Per gli otto impiegati  una vera odissea giudiziaria oltre che disciplinare..

Vicende come queste nascono da segnalazioni, esposti, elementi che inducono le Fiamme Gialle della Compagnia di Frascati, coordinate dal locale Gruppo, a monitorare i loro movimenti, posizionando delle telecamere nei pressi dell’apparecchiatura “marcatempo” e pedinandoli per diversi giorni. Le immagini registrate hanno confermato i sospetti, riprendendo dipendenti che, appena timbrato il cartellino, si allontanavano per alcune ore dal posto di lavoro per sbrigare faccende personali

Si apprende anche che le indagini hanno rivelato l’esistenza di un sistema consolidato incentrato su uno scambio di favori che, in alcuni casi, si è spinto anche a simulare la presenza per l’intero turno, in virtù di  colleghi compiacenti che “strisciavano” il badge a inizio e fine giornata. Gli 8 denunciati dovranno rispondere dei reati di truffa ai danni dell’Ente di appartenenza e falsa attestazione di presenza in servizio. 

DIRIGENTI DELLA REGIONE SICILIANA IN MANETTE PER CORRUZIONE E FALSO

UNA CLASSE DIRIGENZIALE SICILIANA ” VOLTA A FAVORIRE LE RICHIESTE MILIONARIE DEI CONTRIBUTI EUROPEI”

 

Risultato immagini per foto palazzo di giustizia di palermo

Il Tribunale di Palermo

 

PALERMO –

Regione siciliana coinvolta in un’inchiesta di corruzione e mazzette. I finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo hanno eseguito 24 misure cautelari di cui 4 custodie cautelari in carcere, 12 arresti domiciliari e 8 obblighi di dimora.  Funzionari e imprenditori accusati a vario titolo di associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, falso in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio, soppressione e occultamento di atti pubblici.

Disposto anche il sequestro preventivo di 14 imprese, 3 con sede in Ungheria, Austria e Romania, per un valore di circa 24 milioni di euro, e il sequestro, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per oltre 12,5 milioni di euro. Bloccata  l’erogazione di contributi indebiti per 3,5 milioni di euro.

Risultato immagini per immagine di scambio mazzette

Le inchieste degli inquirenti si possono suddividere in due tronconi di indagini: la prima relativa alla percezione indebita di finanziamenti pubblici, la seconda dell’operato dei funzionari pubblici che avrebbero dovuto controllare i requisiti e l’attribuzione dei punteggi per l’ammissione al contributo delle domande di finanziamento.

Controllate così le domande di finanziamento sulle misure 121 e 123 del PSR Sicilia 2007/2013 per circa 10 milioni di euro percepiti tra il 2012 e il 2018 da due società riconducibili agli imprenditori Giovanni e Francesco Di Liberto. In particolare la DI LIBERTO S.r.l., ha avuto quasi 6 milioni di euro per l’ammodernamento dell’azienda agricola e per la realizzazione di un mattatoio a Ciminna (PA) e la LPB Soc. Coop oltre 4 milioni di euro per la realizzazione di un complesso agro-industriale nel comune di Monreale (PA).

Risultato immagini per foto del procuratore francesco lo voi

Nella foto d’Archivio il Procuratore Capo di Palermo Francesco Lo Voi

Le indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di una organizzazione criminale, ideata dai fratelli Di Liberto, finalizzata a ottenere in modo illecito finanziamenti pubblici concessi dalla Regione Siciliana con la complicità di professionisti e di Filippo Cangialosi, funzionario istruttore dell’I.P.A. di Palermo.

I Di Liberto, anche attraverso fatture false, sono riusciti a incassare indebitamente non solo le erogazioni relative a due domande di finanziamento, ma, nel mese di dicembre 2019, anche la prima tranche di una terza domanda di un sussidio di 2,5 min. La truffa è stata messa a segno documentando costi superiori a quelli sostenuti attraverso false fatturazioni emesse da società italiane ed estere.

La seconda attività di indagine ha dimostrato l’esistenza di pratiche clientelari volte a favorire alcune domande di finanziamento relative ai PSR Sicilia 2007/2013 e PSR Sicilia 2014/2020, realizzate da pubblici ufficiali in servizio all’IPA di Palermo. L’inchiesta ha svelato la complicità tra chi chiedeva finanziamenti e alcuni dirigenti e funzionari dell’IPA di Palermo. Lo scopo era ottenere finanziamenti pubblici milionari concessi dalla Regione Siciliana alterando o sostituendo i documenti presentati a supporto delle richieste.

La figura dominante dell’inchiesta  è quella di  Filippo Cangialosi. Cangialosi, che oltre a far avere sussidi indebiti a due imprenditori di Belmonte Mezzagno, sarebbe stato corrotto da Giuseppe Tavarella, un altro funzionario dello stesso ente e già legale rappresentante del CONSORZIO AGRARIO di Palermo S.c.a.r.l.

Cangialosi, in relazione alle domande di finanziamento e di pagamento presentate alla Regione da questa società, avrebbe attestato falsamente di aver svolto controlli, concludendo la procedura con esito positivo. In cambio il funzionario avrebbe ottenuto da Tavarella una corsia preferenziale per alcune domande di finanziamento presentate da soggetti a lui vicini.
Altro funzionario corrotto sarebbe Cosimo Antonino D’Amico, all’epoca dei fatti a capo dell’IPA di Palermo. D’Amico sarebbe stato avvicinato da uno degli indagati ,Giuseppe Guttadauro, per avere sussidi regionali per oltre 3,5 milioni di euro.

In particolare, D’Amico sarebbe intervenuto sui membri delle commissioni di controllo affinché condizionassero favorevolmente le valutazioni sulle istanze presentate da Guttadauro producendo false attestazioni, distruggendo documenti compromettenti per poi sostituirli con documenti regolari. In cambio avrebbe ottenuto la promessa che il suo nominativo sarebbe stato preso in considerazione per l’incarico di capo di gabinetto dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana. I membri della commissione Lilli Napoli e Maria Concetta Catalano, invece, rispondono dei delitti di tentata truffa per il conseguimento di pubbliche erogazioni e falso.

Di rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico e materiale in atto pubblico, soppressione occultamento e distruzione di atto pubblico sono indagati oltre a D’Amico e Cangialosi, Gaetano Ales, funzionario dell’IPA di Palermo, Vincenzo Geluso, all’epoca dei fatti sindaco del Comune di San Cipirello e attualmente componente dell’Ufficio di gabinetto dell’Assessore Regionale all’Agricoltura, e Salvatore Picardo responsabile dell’area 4 tecnica – SUAP del Comune di San Cipirello. Sono indagati in relazione ad una domanda di finanziamento di 159 mila euro presentata dal Comune di San Cipirello e relativa ad un progetto per la riqualificazione dell’area a parcheggio e la realizzazione di un centro di informazione turistica. Gli indagati avrebbero alterato atti pubblici, allegati alla pratica di finanziamento già assunta in carico dall’IPA di Palermo, inserendo delle date che non erano state indicate in sede di deposito. Il piano non è andato a buon fine perché l’opera non risultava inserita dal Comune nel programma triennale delle opere pubbliche.

In manette sono finiti i fratelli Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto, il primo amministratore unico della DI LIBERTO S.r.l. e il secondo ex rappresentante legale della GENERAL T.E.C. Soc. Coop., Filippo Cangialosi, ex funzionario dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura – I.P.A. di Palermo e attualmente in servizio al Dipartimento dell’Agricoltura dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura e Paolo Guarrusso, amministratore unico della MEATECH Gmbh.

Arresti domiciliari per Vincenzo Geluso, ex sindaco del Comune di San Cipirello e attualmente componente dell’Ufficio di gabinetto dell’Assessore Regionale all’Agricoltura; Antonio Cosimo D’Amico, ex ispettore capo dell’I.P.A. di Palermo e attualmente Dirigente del Dipartimento dell’Agricoltura dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura; Maurizio Di Liberto, tecnico progettista della DI LIBERTO S.r.l., Nunzia Pipitone, prestanome e moglie di Salvatore Di Liberto, Roberto Percivale, intermediario all’estero dei fratelli Di Liberto, Marco Iuculano, rappresentante legale della LPB Soc. Coop., Giovanni Calì, attuale rappresentante legale della GENERAL T.E.C. Soc. Coop., Riccardo Puccio e Francesco Sclafani, ingegneri di Marineo, Giuseppe Guttadauro, avvocato e imprenditore agricolo, Alessandro Li Destri, imprenditore agricolo e Giuseppe Taravella, rappresentante del Consorzio Agrario di Palermo S.c.a.r.l. e poi in servizio presso l’Ispettorato dell’agricoltura di Palermo.

Obbligo di dimora nel comune di residenza per Lilli Napoli e Maria Luisa Virga, dirigenti presso l’I.P.A. di Palermo, Gaetano Ales, funzionario dell’IPA di Palermo, Salvatore Picardo, responsabile dell’area 4 tecnica – SUAP del Comune di San Cipirello, Ciro Spinella, agronomo di Marineo, Girolamo Lo Cascio,r appresentante legale della GENERAL T.E.C. Soc. Coop., Alessandro Russo, tecnico progettista della DI LIBERTO S.r.l. e Maria Concetta Catalano, dirigente dell’Ufficio intercomunale dell’agricoltura «Basse Madonie».