Neanche il tempo, il progetto del Ponte sullo Stretto è ancora in mente dei, e fiocca l’indagine della Procura per corruzione

 

 

Roma

Ancora il progetto del Ponte si deve realizzare ed è, comunque, in mente Dei, e, neanche il tempo, è entrata un’amica stretta della Sicilia ,che tanti e tanti politici e dirigenti della Regione Sicilia conoscono bene: la corruzione.–

La Procura di Roma ha aperto un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto di ufficio nell’ambito del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo quanto rende noto la Procura capitolina, gli indagati sono un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, un avvocato calabrese già consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e un imprenditore reggino residente a Roma. L’indagine è stata affidata dai magistrati ai carabinieri del Ros, che oggi hanno effettuato perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone.

CIUCCI “SOCIETA’ TOTALMENTE ESTRANEA”- COLLABORIAMO CON LE AUTORITA’

 

’Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, in relazione all’indagine della Procura di Roma ha dichiarato:

“Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la Società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”.

 “La Società – ha dichiarato Ciucci – prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal Governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal DL ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026″.

Istanza di patteggiamento per l’ex Presidente Totò Cuffaro: sono troppi i favoritismi fatti , l’agevolazione di Cosa nostra e la corruzione scoperta dai Giudici siciliani

Palermo.Inchiesta su appalti e sanita',Salvatore Cuffaro in procura per essere interrogato .Ph.Alessandro Fucarini.

 

Istanza di patteggiamento per l’ex presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro  : adempimento depositato dai difensori Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano       La pena da applicare «su richiesta delle parti» è di tre anni, con lavori sostitutivi ai servizi sociali. Cuffaro è agli arresti domiciliari da cinque mesi e aveva già subito una condanna –  – a sette anni, in un altro processo, per favoreggiamento e rivelazione di segreto, entrambi aggravati dall’agevolazione di Cosa nostra.

Ora il reato contestato è più grave, quello della corruzione, per l’aggiustamento di un concorso a Villa Sofia. La decisione passa ora al giudice Ermelinda Marfia, che si pronuncerà venerdì prossimo. Cuffaro non era presente in aula.

Il risarcimento

Il risarcimento imposto a Cuffaro, in caso di accoglimento dell’istanza di patteggiamento a cui i Pm Maurizio Zoppi e Claudio Camilleri hanno dato parere favorevole, è di 7.500 euro per l’ospedale Villa Sofia e 7.500 per l’Asp di Siracusa. La pena da scontare, comunque, convertita in lavori di pubblica utilità, sarebbe di 2 anni e mezzo visto che ai 3 anni concordati dovrebbe togliersi il periodo di arresti domiciliari già scontati in custodia cautelare da Cuffaro.

 

Collaboratori di Totò Cuffaro alla sbarra, davanti al Gup :corruzione

Davanti al Gup di corruzione rispondono anche l’ex direttore generale dell’azienda ospedali riuniti Villa Sofia Cervello, Roberto Colletti (anche lui ai domiciliari), il primario del Trauma Center di Villa Sofia, Antonio Iacono, lo storico autista e collaboratore di Cuffaro, Vito Raso.

Anche Colletti e Iacono non erano presenti in aula: contro di loro l’ipotesi è quella dell’aggiustamento di un concorso per la stabilizzazione di operatori sociosanitari nell’azienda ospedaliera palermitana.

Di traffico di influenze illecite, per alcuni appalti dell’azienda sanitaria di Siracusa, relativi ai servizi di lavanderia e ausiliariato, sono imputati alcuni ex dipendenti e collaboratori della ditta Dussmann Service srl: Mauro Marchese, Marco Dammone, Ferdinando Aiello che ha chiesto l’abbreviato, con il legale rappresentante della società, Roberto Spotti; c’è poi l’imprenditore Sergio Mazzola, originario di Belmonte Mezzagno (Palermo), titolare della Euroservice srl. Per Aiello gli altri 7 accusati l’udienza preliminare è stata rinviata a lunedì prossimo per le discussioni delle parti e a venerdì prossimo per la decisione sul rinvio a giudizio.

Vergogne siciliane, corruzione istituzionale e finanziamenti pubblici Alla sbarra Marcella Cannariato e l’assessore regionale E.Amata

 

Cannariato avrebbe ottenuto, in quanto rappresentante della Fondazione Bellisario in Sicilia, un finanziamento di 30 mila euro per un convegno organizzato a Palermo dall’istituzione benefica; in cambio avrebbe dato un lavoro e un alloggio per sei mesi al nipote della Amata.

 

 

Palermo,

I  Pm di Palermo, Andrea Fusco e Felice De Benedittis, hanno chiesto due anni e sei mesi per Marcella Cannariato, imprenditrice e moglie ora separata del titolare della Sicily by Car, Tommaso Dragotto.

Cannariato è imputata di corruzione assieme all’assessore regionale al Turismo, Elvira Amata: le due hanno scelto però percorsi processuali diversi, l’abbreviato la prima, il rito ordinario l’esponente di Fratelli d’Italia.

L’udienza preliminare per Amata, difesa dall’avvocato Giuseppe Gerbino, oggi è stata rinviata per un impedimento dell’imputata al 14 aprile; si apprende comunque che la decisione nei due tipi di rito sarà contestuale, il 20 aprile.

Secondo l’accusa, Cannariato, assistita dagli avvocati Vincenzo Lo Re e Giada Traina, avrebbe ottenuto, in quanto rappresentante della Fondazione Bellisario in Sicilia, un finanziamento di 30 mila euro per un convegno organizzato a Palermo dall’istituzione benefica; in cambio avrebbe dato un lavoro e un alloggio per sei mesi al nipote della Amata. Presto sapremo le cose  come stanno secondo le indagini svolte nel procedimento giudiziario in atto.

Sicilia terza per corruzione in Italia Degradata in modo invisibile la “qualità della vita quotidiana, dell’attività pubblica, vengono selezionati “i peggiori”

Il dossier Italia sotto mazzetta ( dell’Ass. Antimafia Libera) appare come un vero censimento da gennaio 2025: a primeggiare il Meridione ..

Urgente ripristinare – come richiamato dall’UE – il reato frequentissimo negli  Enti pubblici di “Abuso d’Ufficio”

 

Corruzione in Sicilia, il gip dispone i domiciliari per l'ex Presidente  della Regione Cuffaro: respinta la richiesta di arresto per Romano

 

Oggi Giornata internazionale della lotta alla corruzione  – L’associazione Libera , Antimafia,  ha censito le inchieste sulla corruzione dal primo gennaio al primo dicembre 2025, contandone ben 96, alla media di otto al mese, con il coinvolgimento di 49 procure in 15 regioni e 1.028 persone indagate, quasi un raddoppio rispetto ai 588 dello scorso anno.

Le regioni meridionali con le isole primeggiano con 48 indagini in totale, seguite da quelle del Centro (25) e dal Nord (23). Prima in classifica la Campania con 18 inchieste, seguita dal Lazio con 12, Sicilia con 11. La Campania è «maglia nera» con 219 persone indagate, segue la Calabria con 141 e la Puglia con 110, segue la Sicilia con 98 persone indagate. La Liguria con 82 persone indagate è la prima regione del Nord Italia, seguita dal Piemonte con 80.

Corruzione provata anche per   una ’attestazione falsa di residenza per avere la cittadinanza italiana o per ottenere falsi certificati di morte. In altri casi le “dazioni” hanno facilitato l’aggiudicazione di appalti nella sanità, per la gestione dei rifiuti o per la realizzazione di opere pubbliche, la concessione di licenze edilizie, l’affidamento dei servizi di refezione scolastica. Ci sono scambi di favori per concorsi truccati in ambito universitario. E ancora, le inchieste per scambio politico elettorale e quelle relative alle grandi opere con la presenza di clan mafiosi.
Da Torino a Milano, da Bari a Palermo, da Genova a Roma, passando per le città di provincia come Latina, Prato, Avellino, nel corso del 2025 risuona un allarme mazzette con il coinvolgimento di un migliaio di amministratori, politici (53), funzionari, manager, imprenditori, professionisti e mafiosi.

 

Dall’analisi della inchiesta, ancora in corso , emerge che sono  53 politici indagati (sindaci, consiglieri regionali, comunali, assessori) pari al 5,5% del totale degli indagati, 24 sono sindaci, quasi la metà.

Il maggior numero di politici indagati sono in Campania e Puglia (13), seguite da Sicilia con 8, e Lombardia con 6.
«Si tratta di un quadro sicuramente parziale, per quanto significativo, di una realtà più ampia sfuggente. Oggi – il ricorso alla corruzione sembra diventare sempre più una componente “normale” e accettabile della carriera politica e imprenditoriale. Una strategia spesso vincente, che avvantaggiando i disonesti induce una “selezione dei peggiori” e per questa via degrada in modo invisibile la qualità della vita quotidiana, dei servizi pubblici, della pratica democratica. In questo documento proponiamo, fra l’altro, l’approvazione di una regolazione generale e stringente delle situazioni di conflitto di interesse, vero brodo di coltura della corruzione, ancora più necessaria e urgente dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio».

Zelensky rimuove il suo capo staff Yermak per corruzione e lo sostituisce con R.Umerov

Lo stilista di Zelensky: “Il nuovo outfit non era una risposta alle  critiche della Casa Bianca” - la Repubblica

 

 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky  è stato costretto a rimuovere  il suo capo di gabinetto e principale negoziatore, Andriy Yermak.

A seguito infatti di una perquisizione nell’abitazione del suo consigliere arrestato,    scaturita da  un’ampia indagine per corruzione, è avvenuta la rimozione di Yermak, 54 anni,. Zelensky,  si trova ad affrontare una crescente offensiva russa a est, proprio mentre gli Stati Uniti promuovono un piano per porre fine alla guerra.

Il capo di gabinetto avrebbe dovuto negoziare per conto dell’Ucraina durante i colloqui di pace negli Stati Uniti questo fine settimana, ma quel piano è saltato, secondo le comunicazioni dell’Ucraina. . I colloqui saranno invece guidati dal segretario del Consiglio di sicurezza ucraino Rustem Umerov….

Messina, contrasto della Finanza e della Procura della Repubblica a tanti illeciti scoperti in materia di spesa pubblica

Messina – Decreto di sequestro di oltre 2,4 milioni di euro nei confronti dell’ex rettore dell’Università di Messina.

 

Per il 71% dei dipendenti italiani la corruzione è un fenomeno diffuso - Il  Sole 24 ORE

Archivi-Sud Libertà

Messina, 

 

Su delega della Procura della Repubblica di Messina, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Messina hanno eseguito il decreto con il quale il giudice per le indagini preliminari del Tribunale in sede ha disposto il sequestro di somme di denaro per l’importo di oltre un milione e seicentomila Euro, nei confronti dell’ex Rettore dell’Università di Messina.

L’indagine ha consentito di svelare un sofisticato meccanismo, attraverso il quale l’ex Rettore si sarebbe appropriato, indebitamente, di fondi destinati alla ricerca scientifica dell’Università. Sicchè, allo stato, sono state contestate plurime ipotesi di peculato, essendosi, l’ex Rettore, nella qualità di pubblico ufficiale e responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca affidati, da enti privati o finanziati da Enti Pubblici, al Dipartimento “ChiBioFaram” del locale Ateneo, appropriato di ingenti somme di denaro, utilizzando, a fini di rimborso spese, documentazione contabile artefatta, gonfiata o non inerente ai medesimi progetti di ricerca scientifica, formalmente condotti nel quadriennio 2019-2023.

Contestualmente, la Procura della Repubblica di Messina ha proceduto, con separato provvedimento, al sequestro preventivo, adottato in via di urgenza, di oltre 860.000,00 Euro, con riferimento a ulteriori somme di denaro, di cui lo stesso ex Rettore si sarebbe appropriato, in ragione del proprio ufficio, avendo distratto a vantaggio di un’azienda agricola a lui riferibile, beni e servizi, in realtà destinati all’Università ed acquisiti con procedure di affidamento diretto gestite dall’Università. Anche in relazione a tale sequestro, sono state contestate svariate ipotesi di peculato.

Le indagini, coordinate dai magistrati del Dipartimento specializzato in reati contro la pubblica amministrazione e delegate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Messina, avevano preso l’avvio a seguito di diversi esposti presentati da un membro del Senato accademico della locale Università degli Studi, riferiti a presunte irregolarità ascrivibili al Rettore pro tempore dell’Ateneo peloritano, in sede di rimborsi spese nell’ambito dell’attività di ricerca dallo stesso ex Rettore svolta.

Le complesse attività di indagine si sono articolate, anzitutto, nell’acquisizione di copiosa documentazione, comprensiva delle istanze di rimborso, dei giustificativi di spesa, dei mandati di pagamento effettuati dal Dipartimento di “ChiBioFarAm” a favore dell’ex Rettore, per gli anni dal 2019 al 2023, distribuiti su circa venti progetti di ricerca scientifica, dei quali lo stesso era il Responsabile Scientifico.

Fra le varie irregolarità riscontrate: la presentazione di scontrini fiscali relativi ad acquisti effettuati, prevalentemente, per spese personali; la richiesta di rimborso di missioni effettuate, asseritamente, per attività di ricerca, ma risultate coincidenti con la presenza dell’ex Rettore ad eventi ippici. È emerso, quanto ai rimborsi giustificati tramite la presentazione di scontrini fiscali, che gli acquisti riguardavano materiali non afferenti alle attività di ricerca (ad es. materiale elettrico, idraulico ed edile); gli approfondimenti condotti presso i fornitori hanno consentito di disvelare la reale destinazione dei medesimi materiali, non a beneficio dell’Ateneo, bensì dell’azienda agricola riconducibile all’ex Rettore.

La complessità dell’investigazione si è registrata altresì sul versante dell’attivazione degli strumenti della cooperazione giudiziaria internazionale, essendosi resi necessari approfondimenti su fatture provenienti da aziende estere; e ciò atteso che alcuni documenti contabili, riconducibili ad aziende internazionali, avevano sollevato seri dubbi circa l’autenticità delle fatture poste a sostegno delle richieste di rimborso. Sono state, dunque, avanzate richieste di rogatoria internazionale, ritualmente evase, dalle autorità giudiziarie, Svizzera, Statunitense e Inglese, che hanno consentito di documentare gli artifici contabili operati sulle fatture, essendo stata rilevata, persino, l’alterazione di alcuni documenti, consentendo così di dimostrare l’avvenuto pagamento, in taluni casi, effettuato da soggetti diversi dal richiedente.

Un’altra delle voci di spesa consistente è risultata connessa all’effettuazione di autodichiarate missioni per conto dell’Ateneo: anche in tale caso, è emerso che una quota significativa dei rimborsi richiesti, a fronte di missioni, riguardava spese di viaggio, vitto e alloggio, sostenute dall’ex Rettore e, in alcuni casi, da ulteriori suoi ospiti, in località coincidenti con quelle presso cui erano stati disputati concorsi ippici, ai quali lo stesso Rettore è risultato aver preso parte. In tale contesto, sono state, inoltre, ricostruite le richieste di rimborso, puntualmente fatturate, aventi ad oggetto l’effettuazione di servizi fotografici, riguardanti, contrariamente a quanto rappresentato, documentazione fotografica di eventi ippici, dunque non inerenti all’attività di ricerca.

Infine, dalla dettagliata disamina dei movimenti di conto corrente, sono emersi insoliti accreditamenti, derivanti da bonifici bancari aventi quale beneficiario l’ex Rettore, per un totale di ben €210.000,00, ordinati da numerosi ricercatori, facenti parte del gruppo di ricerca del Dipartimento di “ChioBioFarAm” dell’Università di Messina, con varie causali, quali, fra le altre, il rimborso per acquisto di materiale di laboratorio e manutenzione impianti, ovvero di anticipo spese di laboratorio. Le attività di indagine hanno permesso, allo stato, di escludere che vi sia stata l’anticipazione di spese per l’acquisto di materiali utili alla ricerca, da parte dei ricercatori, a causa della non riferibilità, ai medesimi ricercatori, delle firme di presentazione delle istanze di rimborso, nonostante esse fossero state avanzate a loro nome.

Un secondo e complementare filone investigativo -che attiene al sequestro preventivo di urgenza disposto dal Pubblico Ministero- scaturisce dalla trasmissione all’Autorità Giudiziaria, da parte degli attuali vertici dell’Ateneo di Messina, degli esiti della verifica ordinata dalla “Commissione audit straordinaria” incaricata, dal Direttore Generale dell’Ateneo medesimo, di effettuare le verifiche relative alla legittimità di n. 61 decreti di pagamento emessi dal “Dipartimento “ChioBioFarAm” (Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche, Farmaceutiche e Ambientali dell’Università di Messina). Il disposto controllo interno era volto a verificare la conformità, alle norme vigenti, delle procedure di affidamento diretto da parte del “Dipartimento ChiBioFaram”, tra il 24 gennaio 2023 e l’11 ottobre 2023, a società private ovvero a imprenditori individuali, di contratti di fornitura di beni e servizi; anche in tale caso i beni e servizi sarebbero stati forniti, solo formalmente, all’Università per finanziare progetti di ricerca, essendo stati, in realtà distratti, ad opera dell’ex Rettore, a beneficio dell’azienda agricola a lui riferibile (Divaga Società agricola srl): le attività investigative hanno permesso di ricostruire le condotte illecite dell’ex Rettore, consistite nel proporre la stipula di contratti di affidamento per la erogazione di fondi destinati a finanziare progetti di ricerca universitari di cui era il responsabile scientifico, fondi che il medesimo ex Rettore avrebbe distratto, per fini privati, destinandoli, prevalentemente, alla costruzione di un’importante struttura per attività equestri (numerosi campi da equitazione e box ricovero di cavalli), facente capo alla società agricola a lui riferibile.

“Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti dell’indagato, che -in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari- è da presumersi innocente- informa il COMANDO –  fino alla sentenza irrevocabile, che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo al medesimo indagato e la eventuale restituzione di quanto oggi sottoposto a sequestro”.

Corruzione dilagante nelle Soprintendenze in Sicilia: arrestato in flagranza un funzionario della Soprintendenza del Mare mentre riceveva una “mazzetta” di 1.000 euro in contanti

 

 

 

Palermo,

Corruzione dilagante nelle Soprintendenze della Sicilia  Altro caso scoperto dalle Fiamme gialle. I finanzieri del comando provinciale di Palermo hanno arrestato in flagranza un funzionario della Regione Siciliana, in servizio al dipartimento dei Beni culturali e dell’identità siciliana mentre riceveva da un imprenditore 1.000 euro in contanti all’interno di un negozio.  Il funzionario regionale arrestato è Antonio Librizzi, ed era in servizio alla Soprintendenza del Mare.

Le indagini per corruzione – condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo e coordinate dalla Procura – sono nate dalla denuncia di due imprenditori a cui il funzionario avrebbe richiesto soldi per «sbloccare» la liquidazione di alcune fatture emesse nei confronti del dipartimento dei Beni Culturali per forniture di beni e prestazioni di servizi nell’ambito di manifestazioni culturali finanziate con fondi regionali. Le indagini hanno consentito di riscontrare quanto denunciato dalle vittime e di individuare ulteriori persone alle quali il funzionario avrebbe chiesto indebitamente denaro.

L’imprenditore avrebbe consegnato i soldi in cambio della possibilità di continuare a lavorare con il dipartimento.

Corruzione, riciclaggio e turbativa d’asta: 17 persone coinvolte e il gruppo criminale Schiavone Bidognetti

 

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– Caserta, Napoli, Roma,
Nel corso della mattinata odierna, nelle province di Caserta, Napoli, Roma, Avellino e Benevento, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 17 persone (occ in carcere, agli arresti domiciliari, divieti di dimora e misure interdittive), ritenute gravemente indiziate di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, istigazione alla corruzione, turbata libertà degli incanti, riciclaggio e autoriciclaggio.

La lunga e complessa attività ha complessivamente portato alla luce alcune vicende illecite condotte intorno alla figura di riferimento di un potente imprenditore particolarmente attivo nel settore dei rifiuti e delle sanificazioni e già condannato per la sua partecipazione esterna al clan dei casalesi, col ruolo di imprenditore di riferimento del gruppo criminale Schiavone-Bidognetti.
L’indagine ha consentito di evidenziare che l’imprenditore, dal 2022 e fino almeno a fine 2023, dopo un lungo periodo di carcerazione, avrebbe ripreso a svolgere la stessa attività per la quale in precedenza era stato condannato.
In particolare, il predetto è risultato al centro di una serie di vicende dimostrative della sua capacità di infiltrarsi nel tessuto delle pubbliche amministrazioni (dai comuni alle aziende sanitarie), che gli avrebbe consentito di raggiungere lo scopo di orientare gli appalti in favore di imprenditori di settore che a lui — ed ai suoi complici — si rivolgevano per ottenere illecitamente commesse pubbliche o appalti di servizi, in cambio di somme di denaro stabilite in percentuale rispetto all’importo dell’appalto aggiudicato.
E‘ così emersa l’esistenza di un “sistema” – operante nel settore di grande interesse per la criminalità – basato sulla corruttela di funzionari pubblici e sulla infiltrazione nella gestione degli appalti. In particolare nell’ambito della raccolta dei rifiuti, demandato in gestione ai comuni, ha visto esprimersi diverse condotte corruttive realizzate con gli amministratori locali, al fine di veicolare le aggiudicazioni in favore dei compiacenti imprenditori di riferimento — la C.d. “rendita” era costituita dall’importo percentuale riferito al valore dell’aggiudicazione.
Nel settore delle sanificazioni la capacità di infiltrazione era funzionale alla preesistente esistenza di una sorta di “cartello di imprese”, le quali partecipavano, di volta in volta, alle gare avendo la certezza della programmata “rotazione” tra di esse. A ciò, alle volte, si sommava il meccanismo del sub-appalto da parte delle ditte aggiudicatarie a favore di, altrettanto compiacenti, imprenditori rientranti nel sistema.
Tutti i proventi di tale, enorme, giro di affari confluivano presso uno degli imprenditori del cartello che, proprio nel corso dell’attività, alla fine del 2023 subì una perquisizione ed il sequestro di circa due milioni di euro, rinvenuti occultati all’interno della sua abitazione. Il denaro, oltre ad essere accumulato, veniva inoltre recapitato al dominus dell’ articolato sistema illecito, attraverso la movimentazione e la custodia ad opera di altri suoi complici.
Le indagini hanno anche disvelato rapporti ed infiltrazioni con manager di ditte operanti nel settore delle pulizie/sanificazioni e fornitura di servizi presso importanti strutture pubbliche.
I provvedimenti eseguiti sono misure disposte in sede di indagini preliminari, avverso le quali sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari delle stesse sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Misteri – ed orrori- della Russia: o tutti d’accordo con Putin o il suicidio

 

 

 

L’ex ministro dei Trasporti Roman Starovoit si è tolto la vita.      Appresa la notizia, sul sito del Cremlino, del decreto, firmato da Vladimir Putin per il suo licenziamento. Starovoit si è sparato all’interno della sua auto nel distretto di Odintsovo, vicino Mosca.

Ministro dei Trasporti Roman Starovoit

La conferma della notizia del suicidio proviene dal presidente della Commissione Difesa della Duma, Andrei Kartapolov,, dopo che il Comitato inquirente aveva reso noto il ritrovamento del corpo privo di vita, con un colpo di arma da fuoco e che gli inquirenti “sono al lavoro sulla scena per determinare le circostanze della morte”.

Sulla scena della morte è stata ritrovata la pistola che gli era stata donata come premio nel 2023 dal ministero degli Interni. L’ex ministro si sarebbe tolto la vita da un giorno, “presumibilmente fra sabato e domenica”.

Accusato di corruzione di oltre un miliardo di rubli

Starovoit, 52 anni, prima di essere chiamato al ruolo di ministro dei Trasporti nel maggio del 2024, era stato governatore della regione di Kursk dalla fine del 2018. Il suo successore Aleksei Smirnov, già vice di Starovoit, poi licenziato e arrestato, insieme al suo vice Aleksei Dodov, lo scorso aprile, per corruzione e appropriazione indebita di oltre un miliardo di rubli, per la mancata costruzione delle fortificazioni che sarebbero state necessarie a ostacolare l’incursione delle forze ucraine nell’agosto dello scorso anno, ha testimoniato contro di lui nel quadro dell’inchiesta penale.

INCHIESTA INTERNA ALL’ARS SULLA CORRUZIONE, FAVORITISMI, FIUMI DI DENARO VERSATI DALLA POLITICA SICILIANA AGLI “AMICI” E AGLI AMICI DEGLI AMICI”

Complesso monumentale Palazzo dei Normanni - Ministero della ...

Palermo,

«Novità  di non poco conto emergono attorno all’inchiesta sul presunto giro di corruzione che coinvolge il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, e l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata, per un giro di nomine, consulenti e favori, con i soldi della Regione, per organizzare eventi da decine di migliaia di euro.

 

Franco Ricci, parlando con la sua compagna Sabrina De Capitani – ex portavoce del presidente dell’Ars, una delle principali indagate dell’inchiesta sfociata in due tronconi – rivela quello che gli sarebbe stato «caldeggiato» da uno dei vertici della Dragotto: «Mi ha detto testualmente: “Usi la sua compagna che ha un buon rapporto con la moglie (Marcella Cannariato, legata a Tommaso Dragotto, ndr), perché la moglie lo influenza molto”». «Te lo avevo detto» risponde sicura De Capitani, essendo conscia del potere relazionale di cui disponeva. Che poi si sarebbe tramutato in lauti riconoscimenti economici, per sé e per il compagno stesso.