Il “Capo dei capi “siciliano, Raffaele Bevilacqua, si saluta con il “bacio d’onore”, segno di rispetto. Emessi 46 provvedimenti cautelari

 

La leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso: i padri di mafia ...

 

I carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Enna hanno notificato tra Barrafranca, Pietraperzia, Catania, Palermo e Wolfsburg 46 provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Caltanissetta su richiesta della Dda Nissena: si tratta di persone affiliate o vicine al clan di cosa nostra di di Barrafranca e Pietraperzia.

Tutti sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsioni, corruzione aggravata dall’aver favorito l’associazione mafiosa, detenzioni di armi e assistenza agli associati. Sono stati anche sequestrati beni per un valore di oltre un milione di euro.

Tutto ruota attorno al superboss,Raffaele Bevilacqua ,avvocato, già condannato per associazione mafiosa nel processo Leopardo, che tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ‘90 era stato non solo componente del direttivo della Democrazia Cristiana ed in strettissimi rapporti con Salvo Lima, ma anche al vertice di cosa nostra ennese per intervento di Bernardo Provenzano. Raffaele Bevilacqua è stato, inoltre, condannato all’ergastolo per essere stato riconosciuto quale mandante – insieme a Francesco “Ciccio” La Rocca – dell’omicidio di Domenico Calcagno avvenuto a Valguarnera Caropepe nel maggio del 2003.

Bevilacqua era ai domiciliari a maggio del 2018 per motivi di salute,     Appena uscito il superboss ha ripreso immediatamente il comando operativo del clan con il fondamentale apporto dei suoi familiari. E comandava dall’ appartamento di Catania dove scontava i domiciliari e divenuto il crocevia di incontri con altri storici affiliati, primi fra tutti gli uomini d’onore Alessandro Salvaggio e Salvatore Privitelli, nel corso dei quali – dicono gli investigatori – venivano decise strategie e progettate le azioni da compiere, alcune anche molto gravi.

Dalle indagini è emerso che il carisma ed il rispetto di cui godeva Raffaele Bevilacqua siano rimasti intatti nonostante il tempo trascorso in carcere; significativo  il bacio d’onore  dall’anziano  Alessandro Salvaggio che, rivedendo il suo capo famiglia dopo più di 15 anni,  gli baciava le mani in segno di immutato rispetto.

Nel progetto di riorganizzazione della famiglia mafiosa  hanno assunto un posizione dominante i suoi figli, Flavio Alberto e Maria Concetta, quest’ultima avvocato del foro di Enna. Flavio Alberto era “l’interfaccia” del padre con il territorio e teneva dunque i contatti con gli altri affiliati e di concordare le azioni da intraprendere. Maria Concetta Bevilacqua, invece, “dimostrando fierezza del ruolo ricoperto dal padre all’interno dell’organizzazione mafiosa e piena adesione alla stessa”, non solo era solita compiacersi per il “rispetto” che le veniva tributato, ma, , incontrava presso il suo studio legale di Barrafranca gli affiliati ai quali consegnava- secondo gli investigatori – i “pizzini” scritti dal genitore con gli ordini da eseguire. La stessa al pari del fratello, partecipava alla scelte strategiche del gruppo criminale, organizzava gli incontri di Catania e, ancora una volta sfruttando il suo ruolo di legale, attuava una serie di manovre volte ad evitare il ritorno in carcere del padre.

 

A conferma che il tempo e la detenzione non abbiano rescisso il legame con l’organizzazione è stato anche documentato come Filippo Milano, anch’egli storico affiliato alla consorteria barrese, nel tempo avesse consegnato ai famigliari del suo capo cospicue somme di denaro con le quali, come la moglie del boss Giuseppa ammetteva, aveva provveduto a soddisfare i “piaceri” dei figli, tra cui la festa di laurea di Maria Concetta pagata proprio con il denaro provento di attività illecite.

Raffaele Bevilacqua assumeva il pieno controllo del territorio ed assicurarsi lauti ritorni economici, individuando nell’appalto del valore di 7.5 milioni di euro per la gestione dei Rsu del comune di Barrafranca una scelta prioritaria.

La famiglia – Raffaele, Flavio Alberto e Maria Concetta – agiva con l’ausilio di Alessandro Salvaggio e del figlio di questi, Salvatore, di Salvatore Privitelli e di Luigi Fabio La Mattina, imponendo all’Ati agrigentina vincitrice dell’appalto l’affitto degli spazi per il ricovero dei mezzi per un importo annuo di 27 mila euro e facendosi pagare il “pizzo” attraverso bonifici così da giustificare i pagamenti come “regolare” canone di locazione.

Secondo gli inquirenti vi sono anche attentati incendiari come quello commesso ai danni del ”Supermercato Decò” di Barrafranca del “Gruppo Arena” nella notte del 15 settembre del 2018. l   Il boss Raffaele Bevilacqua stabiliva con autorità mafiosa che il traffico e lo spaccio di droga dovevano essere gestiti in toto dalla famiglia  dalla quale erano costrette a rifornirsi tutte le piazze di spaccio presenti su Barrafranca.

TRAFFICO DI DROGA. I fornitori del clan erano catanesi. A loro si rivolgevano Salvatore Privitelli e Fabio Luigi La Mattina con  l’intermediazione del catanese Marco Vaccari. La gestione delle piazze di spaccio riconducibili alla famiglia mafiosa era demandata a Salvatore Strazzanti e Andrea Ferreri; Filippo Bonelli, Davide e Valentino La Mattina erano deputati al controllo e alla raccolta del denaro provento dello spaccio da consegnare ai vertici della famiglia. E’ in questa fase che l’indagine del Ros è andata ad intersecarsi con quella condotta dal Comando Provinciale di Enna, che su delega della Dda nissena stava svolgendo indagini sul traffico di droga – cocaina e marijuana – a Barrafranca. .

Nel corso delle perquisizioni a casa di Salvatore Strazzanti e Valentino La Mattina sono state sequestrate armi da fuoco e un libro mastro con la rendicontazione dell’attività di spaccio. . E’ stata accertata infatti la diretta e fondamentale partecipazione di Giuseppe Zuccalà, responsabile del IV Settore – Gestione del Territorio Infrastrutture e Servizi Manutentivi del Comune, nell’assegnazione di un appalto, con il metodo dell’affidamento diretto all’imprenditore Salvatore Blasco, risultato essere in stretti rapporti con la famiglia Bevilacqua.

Gli inquirenti forniscono i nomi dei destinatari dell’ordinanza di custodia in carcere: Raffaele Bevilacqua, Flavio Alberto Bevilacqua, Giuseppe Emilio Bevilacqua, Luigia Bellomo, Adriano Giuseppe Bevilacqua, Andrea Blasco, Filippo Bonelli, Davide Cardinale, Domenico Cardinale, Fabio Cardinale, Angelo Cutaia, Andrea Ferreri, Calogero Ferreri, Agatino Maxmiliam Fiorenza, Davide La Mattina, Giuseppe La Mattina, Luigi Fabio La Mattina, Valentino La Mattina, Dario La Rosa, Filippo Milano, Giovanni Monachino, Vincenzo Monachino, Salvatore Paternò, Salvatore Privitelli, Massimo Riggi, Vincenzo Russo, Alessandro Salvaggio, Salvatore Salvaggio, Giovanni Strazzanti, Salvatore Strazzanti, Sebastiano Tasco, Mirko Filippo Tomasello, Giuseppe Trubia, Angelo Tummino, Salvatore Marco Vaccari e il minorenne S.S.

Ai domiciliari sono finiti: Maria Concetta Bevilacqua, Abigail Bellomo, Rosetta Bellomo, Salvatore Blasco, Rosario Corvo, Stella Crapanzano, Davide Pagliaro, Cateno Sansone, Giuseppina Strazzanti, Giuseppe Zuccalà.

Corruzione e abuso d’ufficio: arrestato assessore del Comune di Erice

Appalti, il vicesindaco di Erice arrestato per corruzione

TRAPANI –

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani, hanno tratto in arresto  Salvatore Angelo Catalano, assessore e Vicesindaco del Comune di Erice (Trapani), accusato di corruzione e abuso d’ufficio. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura delle Repubblica.

Le indagini sull’assessore partono dall’estate dello scorso anno accusato di   reati  commessi tra il 2016 ed il 2017. Si tratta di appalti e affidamenti diretti di opere pubbliche. La Procura sta approfondendo le indagini sulle gare d’appalto.

Questo il comunicato dei Carabinieri:

Alle prime luci dell’alba di questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani, hanno tratto in arresto in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Trapani su richiesta della locale Procura delle Repubblica, Salvatore Angelo CATALANO, assessore e Vicesindaco del Comune di Erice (TP), per le ipotesi di reato di corruzione e abuso d’ufficio. Le indagini hanno permesso di accertare, come afferma il GIP nel provvedimento, “una pluralità d’illeciti attuati dal CATALANO, con spregiudicatezza e disprezzo verso l’amministrazione d’appartenenza, derivante dal fatto che, essendo ormai abituato al potere ed a servirsi del proprio ruolo, ha realizzato interessi personali e privati, ritenendosi al di sopra della legge, tanto da non temere verifiche e controlli”. In tali condotte illecite, ricorrendo all’inganno e mettendo in secondo piano il pubblico interesse, in concorso con taluni appartenenti all’amministrazione comunale ericina, nonché alcuni consiglieri comunali, CATALANO manipolava imprenditori che, pur di accaparrarsi appalti per conto dell’amministrazione, distoglievano risorse pubbliche per gli interessi personali del CATALANO o per quelli di taluni consiglieri comunali vicini allo stesso. Le indagini hanno permesso di rilevare, tra l’altro, che taluni imprenditori, a discapito di altri, erano soliti aggiudicarsi direttamente lavori pubblici con assegnazione diretta, giustificata da una situazione di disagio e d’urgenza, artatamente predisposta per l’occasione. In particolare CATALANO, abusando della sua funzione, esercitava pressioni sul dirigente del settore lavori pubblici al fine di far aggiudicare i lavori di manutenzione della rete di illuminazione pubblica ad un’impresa, dallo stesso sponsorizzata, in spregio ai doveri di imparzialità e buona amministrazione e al principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti. In un’altra occasione, CATALANO, su istigazione di un consigliere comunale, violando i suoi doveri d’imparzialità e buona amministrazione ed invadendo la competenza dei dirigenti amministrativi, esercitava poteri che non gli competevano, dando disposizioni ad un imprenditore titolare di un’impresa, che stava eseguendo lavori per l’amministrazione ericina in tutt’altra zona del territorio comunale, di interrompere quei lavori e realizzare opere di abbattimento di una barriera architettonica presente nello spazio di marciapiede antistante il bar di proprietà di un congiunto del predetto consigliere comunale, facendo sostenere l’intero importo al Comune. La contropartita al solerte operato del CATALANO era stata poi determinata dal consigliere comunale che, pur avendo un impedimento fisico, era stato immancabilmente chiamato a votare a favore del “piano rifiuti” predisposto in quel periodo dall’amministrazione comunale. Atto questo di particolare valenza politica per la maggioranza di governo dell’Ente. CATALANO espletate le formalità di rito, è stato sottoposto agli arresti domiciliari, con l’utilizzo del braccialetto elettronico, presso la propria abitazione a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

Castronovo di Sicilia: sei ordinanze di custodia cautelare per l’accusa di mafia e vari reati

 

Appalto scuolabus truccato

La gara fu aggiudicata a una ditta con titolare di fatto  imprenditore condannato per associazione mafiosa dopo minacce alla società  che aveva vinto regolarmente

 Sei ordinanze di arresti domiciliari dal gip di Palermo, su richiesta della Dda, nei confronti di sei persone accusate, a vario titolo, dei reati di estorsione aggravata, rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio, turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e trasferimento fraudolento di valori

La gara d’appalto,truccata, del Comune di Castronovo di Sicilia, in provincia di Palermo, è quella inerente  l’aggiudicazione del servizio di trasporto scolastico comunale per l’anno scolastico 2016/2017, assegnato per un importo di circa 31 mila euro a una ditta di fatto con titolare un imprenditore condannato per associazione mafiosa. L’uomo sarebbe riuscito ad ottenere l’appalto sostenuto dal segretario comunale, del responsabile della garae di un impiegato dell’ufficio tecnico comunale, nonchè  del responsabile dell’ufficio scolastico del Comune di Castronovo di Sicilia.   Ma ha fatto di più: ha minacciato la ditta di trasporti di San Giovanni Gemini (Ag), aggiudicatrice della gara d’appalto e a ritirarsi quindi dalla gara.

Ecco così che,  per scorrimento della “graduatoria”, l’appalto è stato aggiudicato alla ditta, appositamente costituita, intestata alla figlia del mafioso. Con eguale provvedimento giudiziario è stato anche disposto il sequestro preventivo della somma pari all’appalto e la società di trasporti.