Napoli, spari tra esponenti di cosche contrapposte. Arrestati tre “capi” dai Carabinieri

Arrestato 37enne per spaccio di droga, era diventato un punto di  riferimento nella realtà di Urbino

Niente interferenze nel territorio di altri camorristi-estortori quali i Mazzarella  e due Clan si dichiarano guerra trascurando di aver acceso i riflettori degli investigatori. . Una indagine dei carabinieri ha condotto a provvedimenti di arresto tra componenti dei Clan rivali.   Il cuore del traffico  è Napoli a piazza Mercato, centro del commercio storico cittadino ma anche di traffici illeciti, dove persone vicine al Clan  De Luca Bossa-Minichini-Rinaldi, aggregato che viene dal quartiere di Ponticelli, ha tentato una estorsione in una piazza di spaccio dell’area.

Si apprende che gli  emissari del gruppo sono stati messi in fuga sparando da affiliati dei Mazzarella. I militari del comando provinciale dell’Arma hanno dato esecuzione a una misura di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip di Napoli nei confronti di tre indagati, esponenti dei due contrapposti sodalizi di criminalità organizzata, autori di reati gravi ,di associazione mafiosa e metodo mafioso,  a vario titolo di estorsione, porto e detenzione illegale di armi  eccetera..

Palermo,false Onlus per trasporto emodializzati: 6 arresti

 

Una inchiesta sul trasporto emodializzati ha condotto alla scoperta di false onlus  a Palermo.   Gli autori nascondevano in realtà attività d’impresa gestita da pregiudicati. L’inchiesta della Procura di Palermo e della Guardia di finanza ha scoperto la truffa dei trasporti di pazienti per conto dell’Asp. 

 I finanzieri hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip nei confronti di sei persone accusate tra l’altro di falso, associazione a delinquere, truffa allo Stato e frode nelle pubbliche forniture. Il Gip ha disposto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio aziendale di due associazioni palermitane di volontariato del settore sanitario-assistenziale, l’Associazione di Volontariato Emergency Leader Onlus (A.V.E.L.) e la Confraternita di Misericordia, che adesso sono state affidate ad un amministratore giudiziario.

In manette sono finiti: Pietro Corrao, 63 anni, Saverio Marchese, 55 anni e Salvatore Scavone, 60 anni. Ai domiciliari Beniamino Cusimano, 75 anni, Concetta Teresi 52 anni e Marilena Scalia 48 anni.  Corrao, Marchese,Scavone e Cusimano sono accusati di falso e di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati di falso,Teresi per associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato e frode nelle pubbliche forniture ed infine Scalia per truffa ai danni dello Stato e frode nelle pubbliche forniture.   

Secondo le indagini svolte dal nucleo di polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle la Avel, che svolgeva per conto dell’Asp di Palermo il servizio di trasporto emodializzati, che doveva essere una associazione di volontariato, era una attività d’impresa, gestita di fatto da indagati per gravi reati quali il traffico di droga aggravato dall’agevolazione mafiosa.

Dietro la finta Onlus si nascondeva un’impresa con turni di lavoro e stipendi anziché rimborsi,gestita di fatto da Corrao e Marchese.

Per ottenere il rilascio della certificazione antimafia gli indagati avevano fatto carte false, attribuendo formalmente la veste di presidente a Cusimano, che è incensurato. “In sede di stipula e rinnovo delle convenzioni con l’Asp – dice la Gdf – gli indagati hanno presentato false certificazioni concernenti la natura di Onlus dell’Ente e l’attestazione che quest’ultima fosse amministrata da soggetti immuni da precedenti penali, grazie alle quali Avel ha potuto accedere alle convenzioni pubbliche”.

Le indagini hanno svelato  “l’esistenza di un vero e proprio’cartello’ fra i rappresentanti di sette associazioni palermitane che svolgevano il servizio di trasporto emodializzati per conto della locale Asp, capeggiate dalle referenti della Confraternita di Misericordia”. “Il patto illecito – comunica la Gdf – concretamente attuato tramite la creazione di chat su whatsapp, prevedeva che i diversi partecipanti concordassero di rifiutare il trasporto’collettivo’ dei pazienti, rendendosi disponibili solo al più remunerativo ‘trasporto singolo’ dei malati, così ingannando l’Asp e provocando un danno alle casse pubbliche”.

Agghiacciante:”genitori ” dal cuore di pietra abbandonano neonato in un bidone dell’immondizia

Ragusa: neonato trovato nella spazzatura – Giornale Ibleo

 

Che tristezza l’episodio che ha avuto protagonisti i due genitori rumeni dal cuore di pietra Abbandonare una creatura è quanto più orrendo la vita possa destinare ad un uomo  ed a una donna. Una donna madre soprattutto. Il  neonato abbandonato in un sacchetto lasciato sul marciapiede è stato trovato ieri sera da un passante in via Saragat, a Ragusa. L’uomo si è avvicinato al sacchetto abbandonato per gettarlo nei contenitori della spazzatura e ha subito sentito un pianto provenire dalla busta. Avvolto in una coperta c’era un neonato con ancora il cordone ombelicale attaccato. Segno che piccolo era nato da poche ore.  Avvertito il 118 in ospedale , è attualmente ricoverato ed “in buone condizioni”       La polizia ha rintracciato i genitori.     Sembra che abbiano compiuto l’insano gesto perchè in condizioni di non poterlo gestire e mantenere Il fascicolo è stato trasmesso al Tribunale dei Minorenni di Catania e di Ragusa.

Ragusa, neonato abbandonato in bidone della spazzatura Ragusa

 

Questi genitori  non sanno che, per qualsiasi motivo, si “intenda rifiutare” un figlio, esistono in Italia-come già a Ragusa, le cosiddette “culle della vita” dove si può consegnare la creatura         “non desiderata”      Si apprende che  sono già 20 le famiglie ragusane che hanno contattato i servizi sociali per l’affidamento del bambino. Ad annunciarlo è il sindaco Peppe Cassì. “I nostri servizi sociali stanno monitorando il caso e restano in attesa di indicazioni da parte del Tribunale dei minori. Il piccolo – chiamato Vittorio Fortunato dai medici del nosocomio dov’era nato, sta bene ed è al momento ricoverato al reparto di terapia intensiva neonatale del Giovanni Paolo II. Quando sarà dimesso, su indicazione del Tribunale dei minori, potrà essere accolto in una struttura protetta oppure potranno essere direttamente avviate le procedure di affidamento o di adozione”.

Sparatoria a Librino: due morti e quattro feriti

Case e appartamenti viale grimaldi Catania - Immobiliare.it

Viale Grimaldi,Librino

 

Due morti e quattro feriti in una sparatoria ieri sera in viale Grimaldi a Librino, all’altezza dei civici n16/18. Gli investigatori pensano ad  una lite degenerata nel sangue in una sparatoria. I carabinieri stanno indagando  anche se la pista più accreditata è il regolamento di conti tra bande di spacciatori che si contendono il mercato della droga nel popolare quartiere di Catania.Una delle persone defunte- si apprende anche – era vicina al noto cantante neomelodico Niko Pandetta, che ha subito postato un messaggio di cordoglio
Sul posto rilievi a cura del SIS del Reparto Operativo. Indagano i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale coordinati dalla Procura di Catania. 

Ex collaboratore di giustizia, Sciortino, affiliato al Clan Carbonaro, ucciso a Vittoria

 

 

Vittoria, ucciso pregiudicato in campagna

Vittoria, ucciso a colpi di pistola in campagna ex collaboratore di giustizia

VITTORIA 

Probabilmente la reazione di un clan avverso e la sua collaborazione con gli inquirenti  è costata la vita ad un pregiudicato .Un ex collaboratore di giustizia, Orazio Sciortino, 51 anni,  ucciso con colpi d’arma da fuoco nelle campagne di Vittoria, nel Ragusano.

Il cadavere dell’uomo è stato trovato per terra, in un terreno di sua proprietà, sulla strada provinciale tra Vittoria e Santa Croce Camerina.

Le indagini sono condotte dalla squadra mobile di Ragusa e dal commissariato di Vittoria.  Si sa che Sciortino, affiliato al clan mafioso Carbonaro Dominante, con le sue confessioni e dichiarazioni  aveva contribuito a fare luce sulla strage di San Basilio di Vittoria del 2 gennaio 1999 che causò cinque vittime.

Corruzione e tangenti nella Sanità siciliana: si profila una collaborazione giudiziaria dell’ex direttore Asp Trapani, Fabio Damiani

Tangenti Sanità, nella cassetta di sicurezza di Damiani trovati 70 mila euro in contanti

Guai seri per l’ex direttore generale Fabio Damiani.   Ricorderemo che l’alto dirigente dell’Asp di Trapani era stato arrestato il mese scorso nell’ambito di un’inchiesta sulle mazzetta per alcuni grandi appalti nella sanità siciliana. In manette era finito anche l’ex commissario per l’emergenza Covid in Sicilia, Antonio Candela.     

Adesso, probabilmente per alleviare la propria posizione, Damiani indica agli investigatori il deposito di circa  70 mila euro in contanti nella cassetta di sicurezza      Chiavi consegnate dallo stesso manager alla Guardia di Finanza.   Si ipotizza una collaborazione giudiziaria.

I 70 mila euro vanno ad aggiungersi ai 110 mila euro già sequestrati dal Gip Claudia Rosini.     L’accusa che pende su Damiani è anche di corruzione . L’ex manager dell’Asp di Trapani nonché responsabile della Cuc, la centrale unica di committenza della Regione in un primo momento non aveva fatto cenno della cassetta di sicurezza dal momento in cui si era avvalso della facoltà di non rispondere. 

Nell’indagine, denominata “Sorella sanità”, si ipotizzano condizionamenti degli appalti sulle forniture di beni e servizi a ospedali e Aziende sanitarie dell’Isola per 600 milioni di euro e finora sono state individuate tangenti date o promesse per 268 mila euro. L’ipotesi dell’accusa e’ che il denaro contante ritrovato nella cassetta di sicurezza non venisse versato nei conti ufficiali proprio per la sua provenienza sospetta. Le indagini sono in corso per accertarne l’origine.

GLI “ANTICORPI” DEL VATICANO

Frena il miglioramento dell'Italia nella classifica di Transparency sulla  corruzione

Il fermo del broker Gianluigi Torzi, avvenuto  in Vaticano al termine di un lungo interrogatorio segna una svolta importante nella lunga e complessa inchiesta condotta dalla magistratura vaticana e portata avanti dal Corpo della Gendarmeria, un procedimento che vede indagati cinque persone che lavoravano in Segreteria di Stato (due prelati e tre laici), più un dirigente dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF). L’inchiesta si fonda su un lavoro scrupoloso sulle carte e sui documenti che attestano le complesse transazioni finanziarie poste in essere dai soggetti coinvolti e corroborano le ipotesi di reato insieme agli interrogatori e alle testimonianze raccolte.  Vediamo cosa ne pensa la Chiesa di Roma che ha aperto essa stessa l’indagine sulla grande corruzione  Le notizie ed osservazioni appresso sono fornite dal Vaticano 

“L’indagine, come si ricorderà, prende avvio da due denunce presentate dallo IOR e dal Revisore Generale (rispettivamente nel luglio e nell’agosto 2019). In particolare nella seconda denuncia, quella del Revisore, venivano ipotizzati gravissimi reati. È dunque sulla base di segnalazioni interne, e dunque agli “anticorpi” attivi nello stesso sistema vaticano che l’indagine ha inizio. La vicenda si divide in due fasi fondamentali. La prima avviene nel 2014 e riguarda la sottoscrizione da parte della Segreteria di Stato del fondo “Athena Capital Global Opportunities Fund”, gestito da una Sicav facente capo a Raffaele Mincione e proprietario del palazzo londinese in Sloan Avenue. La seconda fase avviene tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019, quando la Segreteria di Stato cerca di ottenere la disponibilità dello stesso immobile liquidando le quote del fondo di Mincione ma finisce per subire – con il concorso degli indagati – le azioni estorsive e la truffa di Torzi, chiamato in causa come intermediario.

Il 28 febbraio di sei anni fa la Segreteria di Stato finanziava, con somme di denaro da essa possedute e vincolate al sostegno delle attività del Santo Padre, il fondo “Athena Capital Global Opportunities Fund” di Raffaele Mincione, per complessivi 200 milioni e 500mila dollari, ottenuti ricorrendo a una complessa architettura finanziaria, attraverso la concessione di linee di credito da parte di Credit Suisse e Banca svizzera italiana a fronte della costituzione in pegno di valori patrimoniali di un importo non inferiore a 454 milioni di euro posseduti dalla Segreteria di Stato e derivanti da donazioni. Gli oltre 200 milioni servono in parte per l’acquisto del 45 per cento dell’immobile, e in parte per investimenti mobiliari. Sull’immobile di Sloan Avenue gravava un mutuo molto oneroso pari a 125 milioni di sterline. Mincione ha amministrato le risorse finanziarie investite in conflitto di interesse, in quanto esse sono state impiegate per iniziative speculative, in contrasto con le istruzioni della Segreteria di Stato, per finanziare una serie di operazioni facenti capo allo stesso Mincione. Queste operazioni, condotte in concorso con gli indagati, hanno visto l’acquisizione di società, la sottoscrizione di Bond emessi da società dello stesso Mincione, l’acquisizione di quote societarie di società del settore tecnologico quotate in Borsa e anche l’acquisizione di azioni di Banca Carige e Popolare di Milano. Dagli accertamenti compiuti dalla magistratura vaticana è emerso che nel settembre 2018 le quote del fondo avevano un valore di 137 milioni di euro, con la perdita di oltre 18 milioni di euro rispetto al valore iniziale relativo all’investimento mobiliare. Nel novembre 2018 la Segreteria di Stato, per cercare di contenere le ingenti perdite dell’investimento nel fondo, decideva di risolvere i rapporti con Raffaele Mincione, attraverso un’operazione che prevedeva da un lato di rilevare l’immobile di Londra, e dall’altro la cessione delle quote del fondo.

                     “ACCORDI” DI MILIONI E MILIONI DI EURO

Uno degli indagati della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi, responsabile dell’Ufficio amministrativo, in quel periodo ha cercato qualcuno in grado di aprire una trattativa con Mincione e tramite l’avvocato Manuele Intendente è arrivato a Gianluigi Torzi. Quest’ultimo spiega di conoscere Mincione e si dice disponibile a fare da intermediario. L’accordo viene trovato senza difficoltà in poche ore, in una riunione che si svolge a Londra, anche in considerazione dell’immediata disponibilità da parte di Tirabassi di riconoscere a Mincione ben 40 milioni di euro a titolo di conguaglio. Questa fase della vicenda è ancora oggetto di indagini, perché emerge l’enorme sproporzione tra il valore dell’immobile (peraltro gravato da un mutuo oneroso di 125 milioni di sterline) e il prezzo corrisposto. L’esborso di 40 milioni fa lievitare a 350 milioni il prezzo pagato dalla Segreteria di Stato – tra investimento iniziale nel fondo, mutuo e conguaglio a Mincione – per avere la disponibilità del palazzo di Sloan Avenue. Un immobile che era stato acquistato da una società di Mincione nel dicembre 2012 ad un valore di 129 milioni di sterline.

        IL BROKER CONTINUA AD AVERE IL CONTROLLO SULL’IMMOBILE

 Infatti, per rilevare l’immobile di Londra, anziché procedere all’acquisto della “60 Sa Limited”, la società con sede in Jersey che lo deteneva attraverso una catena di ulteriori società, la Segreteria di Stato, rappresentata da Fabrizio Tirabassi ed Enrico Crasso (quest’ultimo delegato ad operare sui conti della Segreteria di Stato con la sua società “Sogenel Capital Holdig”) decideva – per ragioni ancora da chiarire – di triangolare l’acquisto attraverso la “Gutt Sa” facente capo a Torzi. Viene dunque sottoscritto un contratto quadro (framework agreement) con il quale si provvede all’acquisto da parte di “Gutt Sa” dell’intera catena societaria proprietaria dell’immobile londinese; si pagano al fondo di Mincione 40 milioni come conguaglio e si cedono al fondo tutte le quote detenute dalla Segreteria di Stato. Il 22 novembre viene sottoscritto un secondo contratto (share purchase agreement) con il quale la Segreteria di Stato acquista da Torzi 30mila azioni della “Gutt Sa” al valore simbolico di un euro. Vengono effettuati i pagamenti previsti. Ma quello stesso 22 novembre, senza che la Segreteria di Stato ne sapesse nulla, Torzi modifica il capitale della società “Gutt Sa” introducendo accanto alle 30mila azioni senza diritto di voto, le 1000 azioni con diritto di voto, che non facevano parte dell’impegno di cessione. In questo modo il broker continuava ad avere il pieno controllo sull’immobile.

          Pagamento di 15 milioni di euro….. Perchè?

Dalle indagini compiute, dalle acquisizioni documentali e da numerose fonti testimoniali, è emerso che Gianluigi Torzi, a partire dal dicembre 2018, ha cominciato ad avanzare richieste economiche del tutto ingiustificate e sproporzionate per trasferire le quote della “Gutt Sa” o comunque della catena di società che detenevano l’immobile di Londra, così da far tornare alla Segreteria di Stato la disponibilità del palazzo. Torzi pretende infatti importi ingentissimi per la cessione delle quote, nonostante l’accordo prevedesse che la Segreteria di Stato avrebbe potuto in ogni momento rilevarle al prezzo di 1 euro. Il broker oggi agli arresti in Vaticano, sfruttando le 1000 quote alle quali aveva fraudolentemente attribuito il diritto di voto, tra la fine di aprile e gli inizi di maggio 2019, alla fine di una estenuante trattativa condotta da diversi mediatori per conto della Segreteria di Stato, ha accettato di cedere le quote della società detentrice dell’immobile di Londra, a fronte del pagamento di 15 milioni di euro. Denaro effettivamente corrisposto senza alcuna giustificazione economica e giuridica. I due pagamenti avvengono l’1 e il 2 maggio 2019, a fronte di due fatture per prestazioni inesistenti emesse per 10 e per 5 milioni. Secondo la magistratura vaticana, Torzi, in concorso con altri indagati dell’inchiesta, comunicando il proprio intendimento di non cedere alla Segreteria di Stato la catena di società detentrici dell’immobile di Londra “incuteva timore di gravi danni al patrimonio della Segreteria di Stato e la costringeva a una lunga trattativa da parte di vari emissari”. Trattativa terminata con il pagamento di altri 15 milioni di euro.

Le dichiarazioni dei difensori

Sulla vicenda nel pomeriggio di sabato 6 giugno sono intervenuti i legali di Torzi. “Questo provvedimento riteniamo sia il frutto di un grosso malinteso determinato da dichiarazioni interessate che possono aver fuorviato una corretta interpretazione della vicenda da parte degli inquirenti”, hanno commentato gli avvocati Ambra Giovene e Marco Franco, legali del broker arrestato. “Non v’è dubbio infatti che Gianluigi Torzi ha consentito alla Segreteria di Stato vaticana di recuperare un prestigioso immobile londinese il cui ingente valore rischiava di essere disperso e successivamente ha evitato che lo stesso potesse prendere vie poco chiare. Torzi non ha mai avuto intenzione di agire contro gli interessi della Santa Sede e sin dall’inizio di questa inchiesta, attraverso i suoi difensori, ha manifestato costante disponibilità verso gli inquirenti per la ricostruzione dei fatti producendo decine di documenti, memorie e, infine, con l’interrogatorio di ieri, durato ben 8 ore, per eseguire il quale il nostro assistito è venuto appositamente dall’estero. Siamo sicuri che la posizione di Gianluigi Torzi verrà presto chiarita con riconoscimento della sua estraneità dagli addebiti contestati”.

 

 

Arresti domiciliari per due imprenditori per ” i reati di peculato e abusiva attività finanziaria..”

Coronavirus, stop ai controlli della Guardia di Finanza

Marsala (Trapani) –

Arresti domiciliari per  Domenico Cottone e Chiara Gulotta, marito e moglie, rispettivamente amministratore di fatto della sala giochi in via Cavour a Palermo President Gaming Hall e rappresentante legale, destinatari di un provvedimento giudiziario per i reati di  peculato e abusiva attività finanziaria nonchè riciclaggio.

Cottone è anche proprietario del Marsala Calcio. L’operazione “Washing Hall” è stata coordinata dai pm Giovanni Antoci e Vincenzo Amico e dal procuratore aggiunto Sergio Demontis. E’ stato disposto dal giudice anche il sequestro di beni e disponibilità finanziarie di un milione di euro relativo al debito complessivo con l’erario maturato nell’arco di 4 anni, nonché della sala giochi.

Secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza  marito e moglie si sarebbero appropriati degli importi dovuti per legge su tutte le giocate effettuate e quelli previsti dal canone di concessione,   . Le indagini – informano gli investigatori -si sono avvalse di intercettazioni telefoniche, videoriprese e controlli patrimoniali. All’interno della sala giochi si svolgeva, secondo i finanzieri, un’attività abusiva finanziaria. I titolari concedevano dei ticket validi per giocare dietro la consegna di assegni bancari postdatati e in alcuni casi senza la data di emissione.

Catania, fermato l’autore delle “spaccate” ai negozi

 

Nicolò Zagame, 42 anni, è stato arrestato dalla polizia a Catania per furto aggravato, reato commesso con la modalità della “spaccata”, e ricettazione.

La vicenda delle “spaccate” ai negozi forse può considerarsi conclusa nella città etnea. L’uomo “specialista”è stato fermato ed arrestato dopo un assalto a una farmacia nel popoloso rione San Giorgio, utilizzando una Fiat Uno poi risultata rubata. Le telecamere del  sistema di videosorveglianza registrano la vettura mentre fa retromarcia e con due “colpi” spacca la vetrina, permettendo all’uomo, mascherato da un  scaldacollo e cappello di lana, di entrare nel negozio e portare a compimento il furto.

Dopo l’allarme l’auto guidata dall’arrestato è stata intercettata dalla polizia nell’ambito di un piano della Questura che era stato predisposto proprio per l’aumento dei furti con spaccate commessi di notte soprattutto ai danni di farmacie e panifici. La squadra mobile ha avviato indagini per verificare se Zagame sia l’autore di rapine o di altri assalti portati a termini con identica tecnica nella città di Catania

Messina, uomo entra in tabaccheria,ferisce la titolare,poi si toglie la vita

 

MESSINA

Inquietante sparatoria alla tabaccheria Sabato di viale San Martino, a Provinciale, di fronte alla Chiesa di Santa Maria di Gesù.   

Un uomo, di circa 65 anni, è entrato nel locale tabacchi e, per motivi ancora da chiarire e scoprire, ha sparato contro una donna per poi rivolgere l’arma contro se stesso e suicidarsi a sua volta. L’uomo ha perso la vita mentre la donna,ferita, è stata trasportata d’urgenza al Policlinico “G.Martino”.  Al nosocomio universitario si troverebbe anche la moglie, con cui l’uomo avrebbe  litigato prima di uscire di casa e compiere l’efferato delitto   .Si apprende che la  donna ferita all’interno del tabacchino sarebbe la titolare del locale di 78 anni,  giunta al Pronto Soccorso messinese  in codice rosso.

Sul posto i vigili del fuoco, le ambulanze del 118 e la Squadra Mobile della polizia, che sta indagando sull’episodio per ricostruire le dinamiche della vicenda.

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