CHE INDECENZA: NELLA PALUDE POLITICA IL PARLAMENTO PENSA DI BOICOTTARE-A SETTEMBRE- IL TAGLIO DEPUTATI

 

Tagliamo il numero dei parlamentari subito“- La Sicilia un esempio vergognoso che sviluppa solo la Mafia e privilegi di pochi

 

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Il governo cade? Si sappi che della poltrona non ci interessa nulla e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro. Prima o poi ne paghi le conseguenze. Ad ogni modo, c’è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. E’ una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e facciamo risparmiare agli italiani mezzo miliardo in 5 anni. Soldi che possono essere usati per le scuole, gli ospedali, le strade e non per gli stipendi dei politici. 

Per tornare al voto bisogna comunque passare per il Parlamento. Una volta che si passa per il Parlamento e si riaprono le camere, cogliamo anche l’opportunità per fare subito questa riforma, senza aspettare settembre.
Domani scadono i tre mesi necessari dall’ultimo voto già espresso alla Camera dei Deputati, quindi ogni finestra è buona per approvare la legge e rendere il Parlamento più efficiente e meno affollato. Poi ridiamo subito la parola agli italiani. 

Il mio è un appello a tutte le forze politiche: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto.
Noi non abbiamo paura. Noi pensiamo a fare quello che la politica non ha mai avuto il coraggio di fare! “

“IN SICILIA OCCORRONO MISURE LEGISLATIVE MIRATE ALLO SVILUPPO DEI TERRITORI”

Il Rapporto del Consiglio Nazionale del Notariato a cui ha collaborato

anche il Distretto di Catania e Caltagirone

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IMMOBILI E IMPRESE, PUBBLICATI I DATI STATISTICI NOTARILI DELL’ANNO 2018

Il Consiglio Nazionale del Notariato (CNN) ha pubblicato il nuovo “Rapporto Dati Statistici Notarili” relativo alle compravendite di beni mobili e immobili, mutui, donazioni, imprese e società nell’anno 2018, che confronta l’andamento del secondo e primo semestre. La rilevazione sull’attività notarile è stata condotta in modalità informatica tramite Notartel S.p.A., Società Informatica del Notariato, che ha elaborato i dati del 99% dei notai in esercizio.

«Anche quest’anno le statistiche elaborate tracciano una panoramica dettagliata del mercato immobiliare italiano e del suo andamento. Il Consiglio distrettuale di Catania e Caltagirone – ha affermato il presidente Andrea Grasso – ha collaborato con costanza alla raccolta dei dati, monitorando un territorio, come quello catanese, che incide in modo sostanziale sui numeri regionali. È interessante – ha continuato – anche il quadro che emerge dallo studio sulla costituzione delle imprese familiari e di nuove società. La Sicilia è certamente tra le regioni più vivaci del Sud ma l’inferiorità numerica delle percentuali, rispetto alle realtà settentrionali della penisola, suggerisce la necessità di misure legislative mirate allo sviluppo dei nostri territori».

 Nel 2° semestre 2018 le vendite dei fabbricati segnano +4,24% rispetto alla prima metà dell’anno

  • Aumenta il prezzo medio dei fabbricati nella seconda parte dell’anno, ma resta comunque in calo rispetto al 2017 (126.000 nel 2017, 118.330 nel 1° semestre 2018, 121.820 nel 2° semestre 2018)
  • Ripresa delle compravendite da impresa nel 2° semestre 2018: +18,64% prima casa, + 16,33% seconda casa
  • Mutui erogati nel 2018 per 65 mld di euro (+2,5% sul 2017)
  • Donazioni mobiliari al nord – donazioni immobiliari al sud
  • Impresa: si costituiscono nel 1° semestre, si sciolgono nel 2°

ELEZIONI SICILIA: IL M5S SURCLASSA GLI AVVERSARI-LEGA NON CONVINCE GLI ELETTORI-

 

 

 

CALTANISSETTA esplode il Movimento 5S: Roberto Gambino  sindaco il 58%, VINCE SU Michele Giarratana del centrodestra: nell’unico capoluogo al voto al grillino 13.796 voti (58,85%) contro i 9.648 voti per Giarratana (41,15%).

GELA vince Lucio Greco (sostenuto da Forza Italia, Pd e liste civiche) sul leghista Giuseppe Spata,  Per il vincitore,  16.647 voti (52,9%), mentre per lo sconfitto salviniano 12.371 preferenze pari al 47,1%.

CASTELVETRANO ancora altro passo vincente del movimento cinquestelle;Enzo Alfano, in svantaggio al primo turno di due punti, vince abbondantemente sull’’avversario civico Calogero Martire. Il risultato finale è di 64.9% (8.306 voti) contro il 35.1%
(4.486 suffragi)

MAZARA DEL VALLO  si registra la vittoria di  Salvatore Quinci (centrosinistra e liste civiche) sul leghista Giorgio Randazzo: Quinci ha ottenuto 10.803 voti (52,41%) e Randazzo 9.808 (47,59%).

MONREALE  un candidato di Musumeci sul podio:  Alberto Arcidiacono (oltre il 56%) di DiventeràBellissima, vince su  Pietro Capizzi (moderati, Pd e civici assieme)…..

Si apprende che l’affluenza ha registrato un movimento interessante visto che paerliamo di enti locali-comuni siciliani dove girano le amicizie.

I dati dell’affluenza: a Caltanissetta hanno votato 24.001 elettori (sui 56.294 aventi diritto) pari al 42,64% con un calo del 13,89% rispetto al primo turno quando aveva votato il 56,52%.

A Gela hanno votato in 26.615 su 65.739 pari al 40,49% (il 28 aprile aveva votato il 58,54% e dunque c’è stato un calo del 17,93%).

A Monreale ha votato il 41,72% degli aventi diritto al voto (13.684 su 32.800). Il 28 aprile si era recato alle urne il 59,17% degli elettori.

A Castelvetrano hanno votato 13.232 elettori su 28.146 aventi diritto al voto pari al 47.01% (il 28 aprile l’affluenza era stata del 55,61%).

A Mazara hanno votato 21.251 elettori su 43.567 pari al 48,78% con un crollo dell’affluenza rispetto al 28 aprile quando aveva votato addirittura il 65.02%.

 

Elezioni del turno di ballottaggio in Sicilia, ecco i Comuni e-candidati-interessati

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 Nei cinque Comuni siciliani con popolazione superiore ai 15mila abitanti , oggi sarà espresso il  voto  del turno di ballottaggio l

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Sondaggi resi noti nel 2018  per la Sicilia

Caltanissetta, unico capoluogo interessato dalla tornata elettorale, gli elettori saranno chiamati a scegliere tra il candidato del centrodestra, Michele Giarratana, che al primo turno ha raggiunto il 37,39 per cento delle preferenze, e Roberto Gambino, sostenuto dal M5s, che si è fermato al 19,92 per cento.

Proprio qui la Lega, che al primo turno ha schierato un suo uomo, Oscar Aiello, potrebbe sostenere la corsa dei pentastellati. Gli esponenti del Carroccio, infatti, per tutta la campagna elettorale non hanno fatto mistero delle critiche a Giarratana.

In provincia, a Gela, invece, in corsa ci sono Cristoforo Greco, che al primo turno ha incassato il 36,28 per cento dei consensi, e Giuseppe Spata che si è fermato al 30,57 per cento. E proprio nel grosso centro del Nisseno, che cinque anni fa ha visto la vittoria di Domenico Messinese, sindaco del M5s espulso dal movimento dopo pochi mesi dall’elezione, il turno di ballottaggio può essere la prova generale di quel ‘patto del Nazareno’ tanto auspicato dal commissario  azzurro della Sicilia, Gianfranco Miccichè.

A sostenere Greco infatti, c’è l’alleanza tra il pezzo di FI vicino al presidente dell’Ars e il Pd, mentre Spata, il candidato della Lega, può contare sull’appoggio di Udc e FdI.

In provincia di Trapani occorrerà procedere al ballottaggio a Castelvetrano, Comune sciolto per mafia e ‘patria’ dell’ultima primula rossa, Matteo Messina Denaro. Gli elettori qui sono chiamati a scegliere fra Calogero Martire (30,30 per cento al primo turno), sostenuto dalle liste civiche, ed Enzo Alfano (28,49 per cento), il candidato del M5s

Si vota a Mazara del Vallo, dove né Salvatore Quinci (31,51 per cento), sostenuto da liste civiche, e né Giorgio Randazzo (24,25 per cento) della Lega, hanno centrato l’obiettivo al primo turno.

Infine, in provincia di Palermo, a Monreale, si sfideranno al secondo turno Alberto Arcidiacono (23,94 per cento), sostenuto da DiventeràBellissima, il movimento del governatore Nello Musumeci, e l’uscente Pietro Capizzi (21,20 per cento). Lo scrutinio avrà inizio subito dopo il completamento delle operazioni di voto, durante le quali saranno pubblicate tre rilevazioni sull’affluenza degli elettori, i cui dati saranno diffusi alle 12, alle 19 e alle 23.

Mattarella:”Il 25 Aprile fu davvero un 2 Risorgimento di un Paese distrutto dalla guerra…”

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Festa della liberazione. 25 aprile. Il  presidente della repubblica Sergio Mattarella  ” sollecita a riflettere su come il Paese seppe risorgere dopo la tragedia del secondo conflitto mondiale. Fu davvero un secondo Risorgimento di un Paese materialmente distrutto” dalla guerra e “gettato nello scompiglio dal regime fascista nemico e da quello monarchico”.
Il capo dello Stato, incontrando al Quirinale le Associazioni combattentistiche e d’Arma alla vigilia della Festa della Liberazione, insieme alla ministra della Difesa Elisabetta Trenta, ha tributato il suo omaggio ai combattenti partigiani e a coloro, uomini donne, militari e civili, e anche sacerdoti, che si impegnarono nella lotta all’oppressione nazifascista e si adoperarono per salvare gli ebrei e i perseguitati del regime: “La vostra testimonianza è un monito permanente, un argine di verità contro le interessate riscritture della storia”.

“È al futuro d’Italia che dobbiamo guardare” e far sì che “i giovani sappiano far propri i valori costituzionali”che hanno riportato l’Italia nel consesso delle Nazioni e che “ci hanno permesso di raggiungere traguardi sociali inimmaginabili”, ha detto ancora Mattarella. E ha ricordato che “la libertà non è un valore acquisito per sempre ma va difesa e sviluppata”, anche che il 25 aprile di 74 anni fa “fu il momento fondante della nostra democrazia” che trova il fulcro in quella Costituzione “in cui tutti devono riconoscersi” e la cui tutela e salvaguardia deve essere oggetto di un’azione costante “anche culturale e politica”.

C’è qualcuno però che la pensa un pò diversamente. Il ministro Salvini :- La Festa della Liberazione del 25 aprile “è una giornata serena e di rispetto. Le forze dell’ordine a Torino hanno sequestrato materiale di pseudocomunisti che erano pronti a contestare la Brigata Ebraica. E una festa di tutti e non solo di qualcuno”, . Mi aspetto rispetto e domani sarò in Sicilia e non vedo l’ora”….

 

 

Nicola Morra;in una nota: “Come la Sicilia – senza lavoro -può uscire dalla Mafia”

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Pochi forse conoscono Nicola Morra. Chi è?  E’ presidente della Commissione Antimafia.Ma non è tutto. Per le sue critiche non ha avuto una casella di potere attivo al governo, il suo parlare gli ha portato un rinvio a giudizio per diffamazione aggravata contro il primo cittadino di Cosenza. Una medaglia al valore in realtà . Nato a Genova, Morra si trasferisce al Sud molto presto: si laurea all’Università La Sapienza di Roma, poi frequenta un corso di perfezionamento in bioetica a Bari. E mette radici in Calabria, dove insegna per quasi vent’anni. Istruzione e legalità diventano le sue ossessioni. : prende posizioni coraggiose e viene annoverato tra gli ortodossi insieme a Roberto Fico, oggi presidente del Senato , Luigi Gallo, Giuseppe Brescia, ma quasi mai tra gli aperti dissidenti del Movimento 5S

..”Nel nostro Paese – informa Morra -sono tante, troppe, ancora oggi le forme di discriminazione salariale e contrattuale. Esse riguardano ampie fasce della popolazione più debole: donne, giovani e residenti nelle aree più povere, che faticano a trovare un inserimento lavorativo regolare e dignitoso.

In alcune regioni lo sfruttamento lavorativo si intreccia alla gestione criminale del territorio. Il caporalato ne è un esempio lampante.

La storia ci insegna che questa situazione ha radici profonde e antiche che la Politica non è riuscita, o non ha voluto, estirpare perché spesso connivente.

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Nella Sicilia del secondo dopoguerra a seguito dei decreti Gullo (1944), che prevedeva la concessione di terreni privati abbandonati o incolti a cooperative di braccianti, il movimento contadino rivendicò il diritto di lavorare la terra occupando i latifondi abbandonati.

La lotta dei braccianti siciliani fu duramente repressa dai proprietari terrieri grazie allo scellerato patto con la mafia. L’uso di coinvolgere i capimafia nelle amministrazioni locali per controllare il territorio nell’isola era stato già avviato dal governo militare alleato nei mesi successivi allo sbarco. La mafia era vista come un efficace strumento per mantenere l’ordine.

L’alleanza tra mafiosi e agrari divenne strutturale per reprimere le rivendicazioni dei braccianti: i proprietari terrieri scelsero come campieri e gestori dei feudi i mafiosi del luogo che garantivano con la violenza i rapporti di forza in essere. Le rivendicazioni del movimento contadino dunque erano una minaccia diretta non solo al potere e agli interessi dei grandi proprietari terrieri ma anche dei mafiosi che ne erano gli amministratori.

Per questo i dirigenti politici e sindacali del movimento contadino furono le vittime prescelte: 52 dal 1944 al 1960. A queste azioni si aggiungono gli attentati alle sedi, ai raccolti agricoli e ai comizi che coinvolsero vittime accidentali e numerosi feriti. Oltre alle vittime di mafia, tante furono quelle delle forze dell’ordine durante le manifestazioni e le contestazioni più dure.

Inoltre tra mafiosi e alcuni esponenti delle forze dell’ordine si era creato un patto di reciproca convivenza e difesa contro banditi e braccianti. Nella Sicilia di quegli anni la violenza era tale da configurarsi come una vera e propria guerra civile.

Sugli assassinii dei dirigenti politici e sindacali il depistaggio e lo sviamento delle indagini portarono a pochissime condanne. Nella maggior parte dei casi le vittime venivano screditate e il movente politico escluso in favore di motivazioni passionali causate dal passato privato della vittima.

È quanto accadde anche nel caso degli assassinii di Giuseppe Maniaci e Placido Rizzotto, il primo iscritto al Partito Comunista e segretario della Federterra locale, il secondo socialista, segretario della Camera del Lavoro di Corleone.

Rizzotto era una figura di spicco del movimento contadino e il suo assassinio ebbe una enorme risonanza a livello nazionale. Aveva combattuto al fronte in Carnia e si era unito ai partigiani nella guerra di liberazione. Tornato in Sicilia era diventato presidente dei combattenti per l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) prima, e sindacalista poi e in questo ruolo aveva guidato l’occupazione delle terre incolte a favore delle cooperative contadine. Fu ucciso a Corleone il 10 marzo del 1948 dal mafioso Luciano Liggio affiliato del capomafia Michele Navarra. Attirato in un agguato da un collega sindacalista segretamente affiliato a Navarra, Rizzotto fu picchiato fino alla morte e poi buttato in una foiba. Le indagini furono condotte da un allora giovane capitano dei carabinieri Carlo Alberto Della Chiesa che individuò e arrestò gli assassini, poi assolti al processo per insufficienza di prove.

Il corpo di Rizzotto fu ritrovato solo nel 2009 e fu riconosciuto nel 2012 a seguito del confronto del DNA con quello del padre, riesumato a questo scopo. Lo stesso anno gli furono dedicati i funerali di Stato. Lo scorso 10 marzo alla memoria di Placido Rizzotto è stata dedicata una strada a Palermo.

Placido Rizzotto incarna un simbolo. La sua storia racconta il coraggio di opporsi a potenti e criminali in difesa dei deboli e del loro diritto al lavoro. Lavoro come strumento di autonomia, dignità, libertà e giustizia sociale.

Per questo a ridosso del 25 aprile e del 1 maggio sono felice di ricordarlo e di farlo da Presidente della Commissione Antimafia ed esponente di una forza politica che ha finalmente portato in Parlamento una legge sul salario minimo.

Nicola Morra

 

 

L’AVIDITA’, L’EGOISMO E L’INGIUSTIZIA SOCIALE DI UNA POLITICA CRIMINALE SICILIANA CHE NON VA IN PARADISO

Papa Berlusconi

(Archivio Sud Libertà-)

        SICILIA:   BLOCCO DEI VITALIZI E ASSENZA DI OGNI FENOMENO COSTRUTTIVO    —    I GIOVANI VANNO VIA DALL’ISOLA

di Raffaele.Lanza

 

Non è possibile non condividere il taglio dei vitalizi tranne che si rivesta la carica di parlamentare e si abbia l’interesse – e la spudoratezza- a mantenere il privilegio anche di fronte al grande pubblico.  Se i politici siciliani vogliono dare uno schiaffo alla battaglia identitaria del Movimento proponente hanno essi altri modi per duellare e fronteggiarsi. Riteniamo che tale punto sia indiscutibile nell’interesse della popolazione siciliana e dell’Isola.  Non importa se si è di destra o di sinistra. Quando la casa brucia , si dice, non si guarda la casacca dei pompieri.   La Sicilia è a terra. I  giovani appena laureati vanno via dall’Isola e, adesso dall’Italia pure. Il coraggio di cambiare. Imitato persino dai pensionati che stanno affollando – è il caso di dirlo – le piazze del Portogallo e della Spagna.

Le imprese vanno via, fra l’altro la Mafia è sempre presente con le sue generazioni ed estorsioni. L’informazione è sospettata di omissione e di complicità con diversi leader della politica regionale e capi delle organizzazioni     mafiose prepotenti.  La Magistratura siciliana  offre esempi quotidiani della corruzione e del modus vivendi di certi manager e della classe dirigenziale che comanda tenebrosamente l’apparato regionale.     E’ arbitrario cercare attenuanti a tutto ciò nel fatto che i fenomeni negativi che caratterizzano la nostra vita di siciliani – e del Sud – sono riscontrabili anche altrove. L’affermazione è certamente vera: sarebbe pretender troppo affermare che la Sicilia ha inventato l’abuso, l’arrivismo, l’insipienza amministrativa, la miopia politica, il parassitismo degli inetti, l’ingiustizia sociale…   Adesso non dateci il primato di bloccare il taglio dei vitalizi perchè significherebbe attestare l’assenza pressochè assoluta -oltre all’egoismo e all’avidità personale- di voler creare fenomeni costruttivi

 La scadenza del 31 marzo ha messo ora in fibrillazione  -com’è noto – il presidente dell’Ars G.Miccicchè che candidamente ha ammesso di “opporsi con tutte le sue forze al taglio dei vitalizi “perchè non è immaginabile che un parlamentare debba vivere di stenti e non possa sopravvivere..”

“Io non mi presto ad atti di macelleria sociale”- ha affermato– si sa-  Micciché. ” In Sicilia c’è un ex deputato comunista, una delle persone più belle che questa regione possa annoverare, che vedrebbe il suo assegno ridotto da 6 mila a 600 euro netti. Ma siamo tutti impazziti?”. “Sono invece disponibile – afferma il presidente dell’Ars,  anche commissario di Forza Italia in Sicilia – a studiare un diverso sistema di tagli: se l’Ars la pensa diversamente, mi sfiduci. Sarei orgoglioso di raccontarlo a mia figlia”.

 

Sicilia, il no di Micciché al taglio dei vitalizi: "Se l'Ars lo vuole, mi sfiduci"
Il Presidente dell’Ars G.Miccicchè

E a questo punto è destinato ad acuirsi anche lo scontro con il governatore Nello Musumeci, che condivide moralmente la proposta e  non ha impugnato la norma sul taglio dei vitalizi contestata da Micciché. L’amministrazione regionale, se l’Ars non varasse la riduzione degli assegni, perderebbe circa 70 milioni di euro di trasferimenti statali. Un salasso che Palazzo d’Orleans proprio non può permettersi.

Vitalizi, Musumeci: "Favorevole al taglio, nessuno scaricabarile"

Il governatore Musumeci interviene pubblicamente sull’assegno dei vitalizi

 

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Nella foto, il deputato Francesco Cappello del M5S

La reazione dei 5 Stelle: “Micciché rappresenta il vero volto dell’Assemblea regionale siciliana, anacronistica e irresponsabile. Di fronte alla quotidiana e dilagante difficoltà dei siciliani di pagare le bollette e riempire il frigo – ricorderemo l’affermazione del  capogruppo Francesco Cappello – c’è ancora chi vuole salvare la ricchezza dei pochi, fatta di privilegi come il vitalizio. Micciché fa appello alla sfiducia? Ebbene, é evidente che si sta sfiduciando da solo“.

L’Isola afferma Giancarlo Cancellieri a viva voce perderà circa 5o milioni di euro E non sono pochi per una terra deserta conquista degli ex politici corrotti ed egoisti.    L’assemblea siciliana “costa più della Casa Bianca”    Inammissibile che prevalga ancora questo assunto. Riproponiamo la missiva -comunicato di Giancarlo Cancelleri sul “Ricalcolo dei vitalizi, la responsabilità dell’omesso taglio, e i soldi perduti per la Sicilia…..” sintetizzata nella parte in cui si sofferma sul parere del Presidente della Regione Musumeci perchè pubblicamente lo stesso ha dichiarato che “e’ un fatto morale di cui mi faccio carico, d’altronde la mia storia è chiara”. Per quanto riguarda la norma dello Stato che prevede la riduzione del 30% dei trasferimenti alle Regioni che non taglieranno i vitalizi, il governatore ha precisato: “Il governo non intende impugnare la norma, perché non ritiene che presenti particolari aspetti di incostituzionalità  Ecco la lettera di Cancelleri:

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“Come sappiamo, questo Parlamento costa 137 milioni di euro ogni anno, e in questi anni il Movimento 5 Stelle ha proposto diverse soluzione per abbassarne i costi. Questo è un tema a noi caro di cui abbiamo parlato tanto e che in questi mesi ci ha visti protagonisti di una proposta importante: il taglio dei vitalizi. Il Parlamento Siciliano eroga ogni anno circa 17 milioni di vitalizi, a partire dal primo Presidente nel 1947.

Noi del Movimento 5 Stelle abbiamo proposto, in linea con Camera e Senato, il ricalcolo dei vitalizi che farebbe risparmiare alle casse della Regione Siciliana circa la metà, quindi circa 9 milioni di euro ogni anno. Questa è una grande cifra se si pensa di poterla utilizzare per start-up di giovani per esempio, o come incentivi per le imprese siciliane.

È chiaro però che quando non si governa una regione, quando il Movimento 5 Stelle, che è l’unico che rinuncia al vitalizio, non è al Governo di una regione è difficile pensare che chi gode di questo privilegio rinunci o predisponga una legge che lo taglia. Infatti, anche con Musumeci Presidente della Regione Siciliana e Miccichè Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana i vitalizi in Sicilia non si toccano.

Ma il Governo del Cambiamento, con i Ministri Di Maio e Fraccaro, nella legge di Stabilità del 2018 inseriscono il comma 965 “…ai fini del coordinamento della finanza pubblica e del contenimento della spesa pubblica, a decorrere dall’anno 2019, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, (…) entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, (…) provvedono a rideterminare, ai sensi del comma 966, la disciplina dei trattamenti previdenziali e dei vitalizi già in essere in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della regione, di consigliere regionale o di assessore regionale. Qualora gli enti non vi provvedano entro i termini previsti, ad essi non è erogata una quota pari al 20 per cento dei trasferimenti erariali a loro favore diversi da quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, delle politiche sociali e per le non autosufficienze e del trasporto pubblico locale…”

Nel caso della Sicilia, il 20% dei trasferimenti eventualmente NON erogati, si aggira attorno a 50 milioni di euro. Quindi, ricapitolando, se l’Assemblea Regionale si adegua e taglia i vitalizi, risparmia circa 9 milioni di euro ogni anno, se non lo fa e non si adegua alla norma nazionale, il Governo trasferirà alla Regione Siciliana circa 50 milioni di euro in meno!

Tutti noi abbiamo dato per scontato che entro il 31 Marzo 2019 anche in Sicilia finirà questo privilegio e finalmente si metterà fine a questo spreco…….”

Addio al grande attore Pino Caruso: simbolo della Sicilia, della Cultura, dell’Umanità e della comicità siciliana

di  R.Lanza

 

L’attore( nella foto il primo a sx) era malato da tempo

Pino Caruso,non c’è più,l’attore, il grande comico siciliano, l’amico di tutti è scomparso ieri sera a Roma, i funerali si svolgeranno domani.Lascia un grande dolore e per chi lo ha conosciuto l’orgoglio di aver dialogato con una persona straordinaria, partecipativa, di grande sostegno alla Cultura di Palermo. Addio Pino Caruso. Il tempo che passa inesorabile non si ferma con nessuno. Quella soglia dobbiamo superarla tutti. Caruso lascia francamente un vuoto enorme qui in Sicilia dove era stimato ed amato da tutti, se ne va a 84 anni. La commozione è grande perchè l’attore aveva accompagnato la nostra giovinezza.

Il grande artista  ha iniziato la sua carriera come attore drammatico debuttando al Piccolo Teatro di Palermo il 16 marzo 1957 con un breve ruolo ne ‘Il giuoco delle parti’ di Luigi Pirandello. Maschera siciliana Caruso, palermitano classe 1934, si trasferisce nel 1965 a Roma passando al cabaret Il Bagaglino dove resta fino al 1967. Alfiere della cultura palermitana insieme alla coppia formata da Cicco e Franco e a Lando Buzzanca, Caruso approda in televisione nel 1968 partecipando alla trasmissione Rai ‘Che domenica amici’ dove tiene la rubrica settimanale ‘Diario siculo’. Ancora in televisione, Caruso partecipa a ‘Gli amici della domenica’ (1970), ‘Teatro 10’ (1971), e ‘Dove sta Zazà di Castellacci’, Pingitore e Falqui. Nel 1975 partecipa a ‘Mazzabubù’ sempre di Castellacci e Pingitore, per la regia di Falqui.

                                       -” CIAO   A  TUTTI ” –

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Nel 1979 è protagonista con Ornella Vanoni di ‘Due come noi’. Nel 1981 insieme a Milva è protagonista di ‘Palcoscenico’ per la regia di Antonello Falqui. Nel 1982 firma i testi di ‘Che si beve stasera?’ in onda su Rai2, per la regia di Paolo Poeti. Nel 1983 scrive e dirige per Rai3 ‘Lei è colpevole, si fidi’ (da un’idea di Vittorio Sindoni), un film satirico sul caso Enzo Tortora e sulla cattiva giustizia, interpretato oltre che dallo stesso Caruso, da Renzo Arbore, Oreste Lionello, Enrico Montesano, Gigi Proietti, e Luciano Salce, tutti nei panni di se stessi. Tra l’inizio degli anni Settanta e l’inizio della seconda metà degli anni Ottanta è stato ospite di varie trasmissioni televisive, tra le quali ‘Canzonissima’ (1971), ‘Teatro 10’ (1972), ‘Portobello’ (1977), ‘Fantastico’ (1984) e simili. Per più stagioni è stato ospite fisso di ‘Domenica in’, con Pippo Baudo (dal 1984 al 1986) e con Raffaella Carrà (stagione 1986-1987), e per quest’ultima partecipazione è stato premiato con il Premio Regia Televisiva.     Altre cose possiamo annoverare nell’elenco artistico. Ma anche giornalistico perche’ amava partecipare ai dibattiti culturali sui quotidiani dell’Isola. Parlava di teatro e delle difficoltà in cui oggi si muove il Teatro.  “Oggi l’artista o l’attore deve essere anche un manager, un burocrate se si vuole andare avanti” ripeteva spesso in diverse conversazioni da salotto.

Caruso affianca il teatro interpretando ‘Il don Giovanni involontario di Vitaliano Brancati’ per il Teatro Stabile di Catania. Legato alla sua Sicilia e in particolare a Palermo, l’attore dal 1995 al 1997, su nomina del sindaco Leoluca Orlando progetta e dirige la manifestazione ‘Palermo di scena’. Caruso rinnova il tradizionale Festino, trasformandolo in rappresentazione teatrale, itinerante, a tutti gli effetti. Nel 2003 è protagonista di ‘Tutto per bene’ di Luigi Pirandello e nel 2004 de ‘Le Vespe di Aristofane’, al Teatro Greco di Siracusa. Nel 2009 interpreta il monologo ‘La voce dei vinti’ e, per il Teatro Stabile di Palermo, interpreta, curandone anche la regia, il monologo ‘Mi chiamo Antonio Calderone’, di Dacia Maraini, tratto dal libro di Pino Arlacchi ‘Gli uomini del disonore’.

  

Il maltempo e forte vento stanno per abbattersi sulla Sicilia. Crollano alberi a Napoli

Raffiche di vento, danni ingenti nel Napoletano.

Foto di Ag. Il vento ha fatto cadere un Cartellone pubblicitario su un’auto in sosta.
Raffiche di vento, danni e molte polemiche in alcuni comuni della provincia, dove i sindaci non hanno sottoscritto ordinanze di chiusura per gli istituti scolastici e le villette comunali. A Marano danni ingenti provocati dalla caduta di un cartellone pubblicitario, nella zona di via Che Guevara, abbattutosi su un’autovettura in sosta, e il crollo di diversi alberi nelle zone periferiche della città.
Il Comune, si apprende ,ha sottoscritto un’ordinanza per la chiusura del cimitero di via Vallesana. I  collegamenti con le Isole sono bloccati. Il maltempo ma soprattutto un fortissimo vento sta per raggiungere la Sicilia investita nuovamente dal freddo artico e dalla basse temperature…
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L’Ospedale Cardarelli di Napoli apre l’era alle impronte digitali.. E la Sicilia dove abbondano “i furbetti” nei Beni culturali della Regione?

 

Al Cardarelli impronte digitali per i dipendenti

(Napoli, Ospedale Cardarelli)

Novità per i dipendenti pubblici in fatto di assenteismo .  Esordisce il  Cardarelli di Napoli. L’ospedale è infatti pronto a dire addio ai vecchi badge marcatempo: a partire da mercoledì 19 dicembre si apre l’era delle impronte digitali. L’Azienda ospedaliera apre un discorso al SUD che dovrebbe  tuttavia estendersi in tutta Italia.     La conferma avverrà con un dito per iniziare e per concludere il proprio turno di lavoro.

Un meccanismo anti-furbetti’ di cui si parla da anni che prende avvio “solo dopo aver ottenuto le massime garanzie di sicurezza dei dati, ma anche di legittimità del processo di innovazione da parte del Garante per la Privacy”preceduto dalle intenzioni di nuove disposizioni sul fenomeno da parte del governo giallo-verde

 

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Nel parere si specifica che “l’obiettivo principale dell’installazione del sistema di rilevazione biometrica è di garantire che ogni dipendente registri l’inizio della prestazione lavorativa unicamente per se stesso e non per altri colleghi”. Un sistema “a vantaggio della stragrande maggioranza dei cardarelliani, che in questo modo non rischieranno di veder macchiata la propria reputazione da eventuali ‘furbetti'”, rileva l’ospedale. Ma la rivoluzione tecnologica che prenderà avvio mercoledì 19 dicembre non riguarda solo i dipendenti: dalla prossima settimana sarà possibile utilizzare la nuova applicazione e-Cupt, una App che permetterà al cittadino di prenotare comodamente da smartphone, tablet o personal computer le visite specialistiche delle quali dovesse avere bisogno.    Oltre la Campania anche la Sicilia è la Regione con elevato tasso di assenteismo, accertato sia dalle operazioni blitz delle forze dell’ordine sia dalle denunce sindacali come al settore Beni culturali di Palermo e Catania, rispettivamente al Dipartimento di controllo e alla Soprintendenza etnea.