Il Ministro spagnolo Albares rilancia l’accusa all’Italia: “L’Europa è solidarietà e senza solidarietà non c’è Europa”

 

José Manuel Albares - (Ipa)

 

l ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares rilancia l’accusa all’Italia di essere scarsamente solidale  causa  decisione del governo di Giorgia Meloni di imporre controlli sui viaggiatori provenienti dalla Spagna dopo il massiccio ingresso di migranti a Ceuta. Intervenendo davanti alla commissione Esteri del Congresso, Albares ha definito la misura italiana “arbitraria” e “un affronto ingiustificato e ingiustificabile” alla dignità europea, sottolineando che Roma sa che, “grazie al sistema di doppio controllo in vigore a Ceuta e Melilla, lo spazio Schengen è pienamente garantito”.

Albares ha quindi ricordato come, “nel 2023, quando migliaia di migranti irregolari arrivarono sull’isola italiana di Lampedusa, la Spagna, che allora esercitava anche la presidenza del Consiglio dell’Unione europea, sostenne l’Italia“. “Non lo considerammo allora un problema italiano, ma una situazione di crisi nell’Ue, difendendo una posizione comune basata sulla solidarietà”, ha affermato il ministro spagnolo, secondo cui la decisione del governo Meloni sarebbe invece dettata da “ragioni di politica elettorale interna italiana”, dalla “demagogia” e dal tentativo di “ottenere un vantaggio di parte su una questione di tale gravità”.

Tutto ciò non è condivisibile.Un comportamento che, ha concluso Albares, “non è responsabile, ma neppure politicamente redditizio”. “L’Europa è solidarietà e senza solidarietà non c’è Europa: è questo che Italia e Danimarca devono capire”,

Migranti, Italia alla Germania: “Consideriamo azzerati tutti i “dublinanti” arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026″

 

 

Migranti  - (Afp)

La mina Sanchez richiama l’attenzione particolare della Germania quasi in segno di solidarietà.   Ma  l’Italia considera azzerati con alcuni principali Paesi, tra cui la Germania, tutti i presunti ‘dublinanti’ arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore nel nuovo Trattato Asilo Immigrazione Ue. Dunque, l’Italia non deve riprendersi nessun migrante.

Il termine ‘dublinanti’ identifica i migranti richiedenti asilo che, arrivati in Italia via mare o via terra, dopo l’identificazione riescono ad arrivare nei Paesi del Nord Europa. La posizione dell’Italia, i apprende dal   Viminale, è delineata secondo uno specifico accordo sottoscritto con alcuni Stati. Ed è oggi ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che, arrivate in Italia dopo tale data, siano attualmente in altri Paesi. È infatti passato ancora poco tempo per poterlo accertare.

Il chiarimento arriva dopo che la Germania avrebbe deciso di applicare la sua linea dura sui migranti nei confronti dell’Italia, inserendosi nella crisi migranti di Ceuta e lo scontro tra il nostro Paese e la Spagna.

Peraltro – prosegue il Viminale – per gli immigrati irregolari arrivati dopo tale data, l’Italia in ogni caso eccepirà che dovrà necessariamente operarsi una ‘compensazione’ che prenda in considerazione i migranti sbarcati sul nostro territorio nazionale ad opera di imbarcazioni di Ong che battono bandiera di paesi europei. E la maggior parte sono proprio tedesche.

Sui migranti il governo spagnolo con il ministro Albares accusa l’Italia di incapacità,il Paese che ha il maggior numero di stranieri irregolari

 

Madrid  –  Spagna

Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares,ha dichiarato sulla problematica migratoria che si è creata in specie a Ceuta 

“ci sono stati degli Stati, dei governi, che non sono stati all’altezza delle aspettative” per affrontare la situazione come una questione europea. “Il governo italiano è stato uno di questi. Qui in Spagna sento dichiarazioni irresponsabili da parte del Partito Popolare e di Vox”, ha proseguito il ministro. Albares ha dichiarato che prima della crisi a Ceuta si è registrata “un’attività insolita” sui social media che ha “amplificato e distorto” la sentenza della Corte Suprema spagnola, la quale, all’inizio di luglio, stabiliva che le persone arrivate a nuoto non potevano essere rimpatriate “a forza” nei loro paesi d’origine.

Secondo il ministro, c’è stata anche una “sincronizzazione dell’internazionale reazionaria che si è subito mobilitata per amplificare l’accaduto”. “E anche per diffondere menzogne e notizie false sull’area Schengen, sulla sua integrità e sulle azioni della Spagna”, ha aggiunto. “Questo è un momento in cui esigo e invoco l’unità di tutte le forze politiche attorno a due città spagnole, Ceuta e Melilla, e l’unità di tutti gli europei attorno a queste due città europee”, ha dichiarato, convinto della “natura specifica” del confine in entrambe le città autonome. “È l’unico confine esterno dell’Unione europea che si snoda via terra con l’Africa. Non possiamo affrontare questo confine come affrontiamo qualsiasi altra città di confine in Europa”, ha osservato.

Il ministro ha quindi chiesto che anche Bruxelles si assuma la responsabilità di questa situazione, tema che verrà affrontato nella riunione dei ministri dell’Interno che si terrà domani, su richiesta del governo spagnolo. “L’Africa e l’Europa sono due continenti molto diversi, e questa situazione deve essere gestita congiuntamente con il Marocco e con la solidarietà europea, che è ciò che cercheremo di trasmettere in quell’incontro”, ha dichiarato. Sempre riguardo all’Italia, Albares ha affermato che il Paese ha il maggior numero di ingressi irregolari in Europa, mentre la Spagna ha il minor numero

Spagna, emergenza migranti a Ceuta La Spagna regolarizza sì ma adesso è sul punto di scoppiare, chiede aiuto ai Paesi vicini dove l’economia è in crescita

 

 

 

Crisi migranti a Ceuta. Migliaia di persone dal Marocco hanno attraversato il confine e sono entrate nell’exclave spagnola in Africa. Madrid mobilita l’esercito per arginare l’ondata.  Il boom dei migranti rappresenta oggi un grosso problema anche se la Spagna con Sanchez ha regolarizzato gran parte dei migranti  Questo ha costituito un incentivo e un passaparola  per il Marocco.

Attorno a mezzogiorno migliaia di persone hanno varcato il confine.   Forse sono  oltre 20mila migranti. Molti hanno raggiunto il territorio spagnolo a nuoto. La Guardia Civil e i servizi di emergenza, sopraffatti, sono riusciti a prestare soccorso solo ai feriti,  Il centro d’accoglienza è saturo e non è in grado di gestire gli arrivi in massa. La crisi,  ricorda quella del 2021, quando circa 5000 persone attraversarono il confine in meno di 24 ore dura prova le capacità di accoglienza spagnole e le relazioni con il Marocco. “Siamo sopraffatti, siamo sull’orlo del collasso”, l’allarme degli agenti della polizia Nazionale e della Guardia Civil di stanza a Ceuta, come riportano i media.

“Il governo è totalmente impegnato a fornire una risposta immediata alla situazione a Ceuta. Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie, lavorando con le autorità marocchine e internazionali, e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile. È il momento di costruire soluzioni, con responsabilità e cooperazione”, le parole del premier Pedro Sanchez in un post su X. L’esecutivo è pronto a schierare l’esercito accanto alla Guardia Civil. A Ceuta sono in azione i primi reparti, con l’impiego di mezzi speciali per monitorare il territorio: “Le forze armate rafforzeranno la Guardia Civil nell’esercizio dei suoi poteri e di qualsiasi altra misura necessaria per mantenere la sicurezza nella città di Ceuta”, riporta un comunicato del ministero dell’Interno.

Migranti a Ceuta - (immagini da X)

Il governo non intende dichiarare l’emergenza nazionale: “La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale rientra nelle normative statali in materia di protezione civile, che non contemplano i flussi migratori come un rischio per il Sistema Nazionale di Protezione Civile né prevedono piani speciali”, la posizione espressa da fonti del ministero dell’Interno.

La crisi migratoria diventa oggetto di scontro politico. “La situazione a Ceuta è disperata. Il Governo non può girarsi dall’altra parte rispetto ai suoi obblighi perché ci troviamo di fronte a una crisi di sicurezza nazionale. Questo l’assunto sostanziale del Fronte popolare

Toni diversi da Santiago Abascal, leader di Vox. “SOS Ceuta!”. I migranti “non fuggono da nessuna guerra, né dalla povertà. È un’invasione. Sono uomini in età militare chiamati dal governo corrotto di Sanchez affinché assaltino i nostri confini per poi vagare per le strade di Spagna gridando ‘Viva Pedro Sanchez’. C’è un responsabile diretto per ogni stupro, ogni coltellata, ogni aumento che colpirà il portafoglio degli spagnoli per mantenerli”.

Tragico naufragio pasquale al largo della Libia: “32 superstiti, oltre 70 i dispersi”-Due cadaveri recuperati

 

Il naufragio al largo della Libia - Mediterranea Saving Humans /X

 

Trentadue migranti sono stati salvati e fatti sbarcare a Lampedusa dopo essere stati soccorsi in acque Sar libiche. Il naufragio del barcone su cui si trovavano sarebbe avvenuto a 70 miglia dalle coste libiche e al momento sono stati recuperati due cadaveri. Le ricerche di possibili dispersi, come indicato dai superstiti, sono in corso e le operazioni sono coordinate dalla Guardia Costiera libica.

 

“Tragico naufragio di Pasqua: 32 superstiti, due corpi senza vita recuperati, oltre 70 persone disperse. Ieri pomeriggio un’imbarcazione in legno con 105 donne, uomini e bambini, salpata da Tajoura in fuga dalla Libia, si è rovesciata in zona Sar sotto controllo libico”, racconta Mediterranea Saving Humans…

“Sono intervenute in soccorso le navi mercantili Saavedra Tide e Ievoli Grey, che ha recuperato 32 superstiti e 2 corpi senza vita, tutti sbarcati stamattina a Lampedusa – si legge nel post – Altre 70 persone sono disperse in mare. Siamo vicini al dolore dei sopravvissuti, delle famiglie e degli amici….

Migranti, ancora un’altra tragedia al largo della costa libica: 116 cadaveri- Denuncia di Alarm Phone: indifferenza delle autorità tunisine

Il naufragio è avvenuto al largo delle coste libiche. La denuncia di Alarm Phone sul mancato intervento delle autorità. 

 

2023 l'anno peggiore per le morti di migranti in mare - Nigrizia

 

Ennesima tragedia del mare, con 116 morti per il naufragio della loro barca, salpata da Zuwara, e avvenuto al largo della Libia per il maltempo, giovedì 18 dicembre, ma di cui si è avuta certezza solo nelle ultime ore. Un unico superstite salvato da un pescatore tunisino  .

116 vite spezzate che si aggiungono alle oltre 1700 del 2025 nel Mediterraneo.Indifferenza dappertutto.  Uomini, donne e bambini dispersi, è la denuncia di Alarm Phone, la ong impegnata nei salvataggi in mare dei migranti, senza che nessuno intervenisse, lo provano le innumerevoli sollecitazioni verso la guardia costiera tunisina, la mancanza di condivisione di informazioni nonostante i ripetuti allarmi e il mancato avvio di operazioni di ricerca e di soccorso una volta scomparsa la barca

Soccorso a Lampedusa della Ong Nardi che ha trasferito a bordo 56 migranti nel Canale di Sicilia

 

Il veliero ong Nadir ha soccorso un gommone di 10 metri con a bordo 47 persone (tra loro 5 donne e 3 minori) originari di Congo, Gambia, Nigeria, Sudan, Mali, Senegal e Guinea Conakry. Il gruppo, già trasbordato su una motovedetta della guardia costiera e sbarcato a Lampedusa, ha riferito d'essere partito, pagando 2.500 dollari, da Zawya in Libia. La ong Nadir nei giorni scorsi aveva soccorso, in area Sar Maltese, l'imbarcazione nella cui stiva sono stati trovati 10 giovani migranti morti per asfissia. X / RESQSHIP (@resqship)(ANSA). NPK +++ HO NO SALES - DITORIAL USE ONLY +++ o +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Lampedusa,

Un soccorso a Lampedusa  dalla ong Nadir (a cui è stato assegnato il Pos della maggiore delle isole Pelagie) che ha fatto salire a bordo 56 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia.

I ghanesi e sudanesi, fra cui una donna e due minori, hanno riferito d’essere salpati, con un gommone di 8 metri, da Gas Garabulli in Libia nella serata di venerdì scorso. Sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola dove gli ospiti presenti sono, al momento, 214. Nessun trasferimento è previsto per la mattinata. Sul peschereccio, con circa 100 migranti, avvistato dal velivolo Eagle3 di Frontex a 85 miglia da Malta, si è intanto diretta la nave ong Nihayet Garganey VI.   Si apprende infine che Malta ha coordinato il soccorso.

Diatribe, polemiche, fibrillazioni, sulla sentenza della Cassazione secondo la quale lo Stato deve ora risarcire i migranti della Diciotti

 

Corte Suprema di Cassazione | Palazzo

 

Anche se la riunione della premier Meloni con i componenti dell’Anm sulla riforma della separazione delle carriere è  un ricordo ancora fresco, nuove contestazioni piovono sul governo. E Con  la sentenza  della  Cassazione in accoglimento del  ricorso presentato da alcuni migranti che erano stati trattenuti a bordo della nave della Guardia Costiera italiana Diciotti dal 16 al 25 agosto 2018, dopo essere stati soccorsi in mare una pioggia di critiche su Matteo Salvini che all’epoca era il Ministro di turno.

Naturalmente anche la coalizione di centrodestra  criticala decisione dei magistrati, sulla questione della difesa europea continuano a registrarsi dei distinguo, come dimostrano gli attacchi rivolti dal segretario della Lega Matteo Salvini al progetto di riarmo europeo avallato dal Consiglio Ue straordinario di Bruxelles e, soprattutto, nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron (un “matto” che parla di “guerra nucleare”, l’affondo del vicepremier).

La sentenza della Cassazione

Intanto, però, è la diatriba con la magistratura sulla questione migranti a unire la maggioranza, sulla scia dello scontro consumatosi con le toghe sul protocollo d’intesa siglato con l’Albania.

La Suprema Corte ha stabilito che lo Stato dovrà risarcire i danni non patrimoniali subiti dai migranti durante i giorni di permanenza forzata a bordo della Diciotti definendo “illegittima” la restrizione della loro libertà personale voluta dall’allora governo giallo-verde con ministro dell’Interno Salvini.

Arrivano puntuali le “critiche”

La sentenza scatena dura reazione del centrodestra, a partire dalla premier Giorgia Meloni, che esprime il suo disappunto con un tweet molto critico: è “assai opinabile”, secondo la presidente del Consiglio, il principio risarcitorio della “presunzione del danno”, in contrasto “con la giurisprudenza consolidata e con le conclusioni del Procuratore Generale”.

Afferma la premier: “In sostanza, il governo dovrà risarcire – con i soldi dei cittadini italiani onesti che pagano le tasse – persone che hanno tentato di entrare in Italia illegalmente, ovvero violando la legge dello Stato italiano“. “Non credo”, insiste Meloni, “siano queste le decisioni che avvicinano i cittadini alle istituzioni, e confesso che dover spendere soldi per questo, quando non abbiamo abbastanza risorse per fare tutto quello che sarebbe giusto fare, è molto frustrante”.

Anche altri esponenti della maggioranza di governo criticano la decisione della Cassazione, parlando di una sentenza che rischierebbe di creare un precedente pericoloso e che minerebbe la sovranità dello Stato nella gestione dei flussi migratori.

Non parliamo di Matteo Salvini, che all’epoca dei fatti contestati era a capo del Viminale. “Mi sembra un’altra invasione di campo indebita“, dice il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, che bolla la sentenza come “vergognosa” invitando i giudici della Cassazione a pagare di tasca loro: “Chiedere che siano i cittadini italiani a pagare per la difesa dei confini, di cui ero orgogliosamente protagonista, credo sia indegno”.

Respinge al mittente le “contestazioni -pesanti” – la presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano, per la quale “sono inaccettabili gli insulti che mettono in discussione la divisione dei poteri su cui si fonda lo Stato di diritto”. “Di inaccettabile c’è solo una sentenza che obbliga gli italiani, compresi disoccupati e pensionati, a pagare chi pretende di entrare in Italia senza permesso”, replica la Lega.

Al termine del Cdm che dà il via libera al disegno di legge sul femminicidio – presieduto da remoto dalla premier Meloni, di ritorno da Bruxelles dopo una tappa al Cern di Ginevra – anche i ministri dell’Interno e della Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, vengono sollecitati sulla questione.

Il titolare del Viminale (che all’epoca del caso Diciotti era capo di gabinetto di Salvini) non nasconde il proprio dissenso verso la decisione dei giudici: “Con profondo rispetto eseguiremo in qualche modo questa sentenza, in quanto è una sentenza della Cassazione, ma non la condivido affatto”, chiarisce Piantedosi, ricordando il voto con cui il Senato “stabilì l’inesistenza del reato in quanto si perseguiva un superiore interesse pubblico”.

Drastico anche il guardasigilli Nordio, che mette in guardia dagli effetti potenzialmente “devastanti” legati alla sentenza della Cassazione: “Sappiamo che in Africa ci sono centinaia di migliaia di potenziali migranti, forse addirittura milioni, gestiti da organizzazioni criminali… Se producessimo il principio che queste persone, anche entrando illegalmente, hanno diritto a dei risarcimento finanziari, le nostre finanze andrebbero in rovina”.

Trump, disco rosso permanente di una giudice all’ordine del Presidente, del diritto ius soli per figli migranti

 

Donald Trump (Fotogramma/Ipa)

 

 

 

Attacco ai poteri del Presidente Trump. Ci riprova oggi una  giudice federale del Maryland  che ha emesso oggi una nuova sentenza per bloccare l’ordine con cui Donald Trump intende negare il diritto alla cittadinanza per nascita, lo ius soli all’americana, ai bambini nati negli Stati Uniti da migranti senza documenti o con permessi di soggiorno temporanei.

 La sentenza della giudice Deborah L. Boardman è più ampia, si applica infatti a livello nazionale, e permanente di quella analoga emessa lo scorso 23 gennaio, valida solo per due settimane, da un altro giudice federale di Seattle.  Un vero braccio di ferro con Trump che si dichiara certo di superare l’inghippo giudiziario.

La giudice del Maryland afferma: “L’ordine esecutivo è in contraddizione con il 14esimo emendamento, con 125 anni di precedenti della Corte Suprema e con i 250 anni di storia della nostra nazione” fondata sul diritto alla cittadinanza per nascita, ,e la Corte Suprema ha in passato rigettato l’interpretazione restrittiva del 14esimo emendamento data da Trump.

“Nessun tribunale di questo Paese ha mai sostenuto l’interpretazione del presidente, e questo non sarà il primo”, ha poi concluso accogliendo il ricorso di cinque donne incinte che non hanno documenti legali negli Usa e due associazioni che tutelano i diritti dei migranti. La giudice ha giustificato il fatto di sospendere l’entrata in vigore dell’ordine a livello nazionale con la motivazione che una di queste associazioni ha membri in tutti gli Stati, comprese centinaia di donne che partoriranno nelle prossime settimane bambini ai quali si vuole garantire il diritto di essere cittadini americani.

Migranti, le condizioni per il riconoscimento dello stato di rifugiato

La virtù della Giustizia nell'arte. Le immagini di Giotto e di Pietro del  Pollaiolo - Alleanza Cattolica

 

 

Riportiamo la sentenza che parla di Paese di origine sicuro L’intestazione:

“invio pregiudiziale – Protezione internazionale – Direttiva 2013/32/UE – Condizioni per il riconoscimento dello status di rifugiato – Nozione di paese di origine sicuro – Designazione – Criteri – Eccezioni territoriali – Diritto ad un rimedio effettivo.

La Grande Camera della Corte di Giustizia, con sentenza del 4 ottobre 2024, si è pronunciata sul rinvio pregiudiziale proposto dal Tribunale di Brno (Repubblica Ceca). Nel procedimento proposto dinanzi al giudice del rinvio, un cittadino moldavo aveva presentato una domanda di protezione internazionale, deducendo, altresì, di non poter rientrare nel paese d’origine a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le autorità ceche avevano respinto tale richiesta tenendo, in particolare, conto del fatto che la Moldova, ad eccezione della Transnistria, era stata designata quale paese di origine sicuro.

Investita del ricorso contro il rigetto della domanda di protezione internazionale, la Corte regionale di Brno ha sottoposto alla Corte di giustizia tre questioni pregiudiziali concernenti l’interpretazione della direttiva recante procedure comuni in materia di protezione internazionale.

La Corte, con riferimento alla prima questione, ha affermato che un paese terzo non cessa di soddisfare i criteri che gli consentono di essere designato come paese di origine sicuro per il solo motivo che invoca il diritto di derogare agli obblighi previsti dalla CEDU, ai sensi dell’articolo 15 di tale convenzione, sebbene le autorità competenti dello Stato membro che ha effettuato una siffatta designazione debbano valutare se le condizioni di attuazione di tale diritto siano tali da rimettere in discussione tale designazione.

In merito alla seconda questione pregiudiziale – la possibilità di designazione di un paese sicuro con previsioni di eccezioni territoriali – i giudici di Lussemburgo hanno premesso che dalla designazione, da parte di uno Stato membro, di paesi terzi come paesi di origine sicuri, discende l’applicazione di un “regime speciale a carattere derogatorio”, come tale soggetto “ad interpretazione restrittiva” (§ 71). Tanto premesso, alla luce del tenore letterale dell’art. 37 della Direttiva e della previsione contenuta nel previgente art. 30 della Direttiva 2005/85, la Corte ha affermato che “l’articolo 37 della direttiva 2013/32 deve essere interpretato nel senso che esso osta a che un paese terzo sia designato come paese di origine sicuro qualora talune parti del suo territorio non soddisfino le condizioni sostanziali per una siffatta designazione, enunciate nell’allegato I di tale direttiva”.

Rispondendo alla terza questione pregiudiziale, infine, la Corte di Giustizia si è soffermata sul tema del diritto ad un rimedio effettivo (ex art. 46, par. 3 della direttiva 2013/32) e sul contenuto dei poteri officiosi del Giudice. In particolare, è stato affermato che “l’esame completo ed ex nunc che deve essere effettuato dal giudice non deve necessariamente riguardare l’esame nel merito delle esigenze di protezione internazionale e che può quindi riguardare gli aspetti procedurali di una domanda di protezione internazionale” (§ 90). Fatta tale premessa, la Corte ha poi sottolineato come “la designazione di un paese terzo come paese di origine sicuro rientra in tali aspetti procedurali delle domande di protezione internazionale in quanto, alla luce delle considerazioni esposte ai punti da 48 a 50 della presente sentenza, una siffatta designazione può avere implicazioni per la procedura d’esame relativa a siffatte domande” (§ 91).

In forza di tali elementi, la Corte ha statuito che “anche se il richiedente nel procedimento principale non ha espressamente invocato, in quanto tale, un’eventuale violazione delle norme previste dalla direttiva 2013/32 ai fini di una siffatta designazione al fine di assoggettare la procedura di esame di una domanda di protezione internazionale di un richiedente di tale paese terzo al regime speciale risultante dalla sua designazione come paese di origine sicuro, tale eventuale violazione costituisce una questione di diritto che il giudice del rinvio deve esaminare nell’ambito dell’esame completo ed ex nunc richiesto dall’articolo 46, paragrafo 3, di tale direttiva” (§ 94).