INFERNO PARIGI: VIOLENTI SCONTRI E PROTESTE SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI

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 Lo sciopero nazionale a Parigi  contro la riforma delle pensioni ha causato scontri con le forze dell’ordine. Le tensioni si sono avute tra la polizia e i black bloc, che si sono infiltrati nel corteo al quale, secondo dati del sindacato, avrebbero partecipato circa 250mila persone. Al lancio di oggetti gli agenti hanno risposto con cariche e lacrimogeni.

I vigili del fuoco sono poi intervenuti a Place de la République per domare un incendio appiccato sempre dai black bloc, che hanno dato alle fiamme cassonetti e altro materiale. Secondo le notizie raccolte  71 le persone fermate a Parigi e 9.350 quelle controllate,comunicato dalla  prefettura della capitale francese. Le manifestazioni-scontri con episodi di violenza si sarebbero verificate anche in altre città francesi.

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La grande mobilitazione contro la riforma delle pensioni sta provocando interruzioni e disagi nei servizi in molti settori sull’insieme del territorio: da quello del trasporto ferroviario – con un 10% circa dei treni in circolazione – a quello cittadino, con forti disagi sulle metropolitane e altri mezzi, passando per il trasporto aereo, con il 20% dei voli annullati.

Tra le altre categorie coinvolte, quelle che operano nel mondo della scuola, della vendita dei carburanti, della raccolta differenziata: milioni i dipendenti che lavorano nei settori pubblico o privato chiamati ad unirsi allo sciopero che ha coinvolto anche i luoghi maggiormente visitati dai turisti: a Parigi hanno chiuso al pubblico la Tour Eiffel e il Musée d’Orsay mentre resta aperto il Louvre, fatta eccezione per alcune aree del museo.

SICILIA NEL BARATRO, TAGLI ALLA “COCA COLA”

Sugar e plastic tax, delegazione siciliana alla protesta odierna davanti a Montecitorio


DALL’AGRICOLTURA ALL’INDUSTRIA, FERITE INSANABILI PER L’ECONOMIA»

«Abbiamo lanciato il nostro grido d’allarme già diverse settimane fa, per dire “no” a sugar e plastic tax. Avevamo paventato il taglio di 151 posti di lavoro nel nostro stabilimento di Catania, ma con l’annuncio odierno di Coca-Cola Hbc il rischio diventa ancora più grande: la sospensione di investimenti in Italia da parte del Gruppo e l’annuncio dell’acquisto di arance per la Fanta non più in Sicilia ma all’estero, con il fine di sgravare i costi appesantiti oltremodo dalle misure del Governo, spingerebbe davvero la Sicilia nel baratro. Sibeg dovrà fare i conti non più con il ridimensionamento di produzione e risorse, ma con la sopravvivenza stessa dell’azienda».

A parlare è Luca Busi, amministratore delegato dell’azienda siciliana che imbottiglia bevande a marchio Coca-Cola, presente insieme al presidente Sibeg Cristina Busi Ferruzzi, ai lavoratori e ad altre delegazioni imprenditoriali dell’Isola, alla protesta Assobibe che si è svolta oggi a Montecitorio contro le due tasse inserite nella Legge di bilancio.

«Avevamo ricevuto rassicurazioni dal viceministro Buffagni durante la sua visita istituzionale nei nostri stabilimenti – continua Busi – con la disponibilità ad aprire un dialogo costruttivo che potesse rassicurare l’intero comparto, ma purtroppo il governo è andato dritto per una strada che trascina tutti in un burrone, senza tener conto dei sacrifici di quelle piccole realtà che già a fatica tentano di sopravvivere in un mercato altamente competitivo e in un territorio difficile come la Sicilia».

Coca-Cola, che tanto ha investito sulla filiera agrumicola nostrana, sulle infrastrutture, sui progetti sociali, e che nel 2018 – come dimostra l’impatto occupazionale presentato qualche giorno fa – ha distribuito e generato in Sicilia risorse per 48,2 milioni di euro (pari allo 0,05% del PIL regionale), oggi è costretta a fare inversione di marcia, rivedendo i piani di sviluppo. Questo vuol dire cancellare con un colpo di spugna il lavoro fatto fin qui, depauperando territori che sono già in sofferenza e mettendo a repentaglio la serenità di centinaia di lavoratori e delle rispettive famiglie. Per la prima volta imprenditori e lavoratori scendono insieme in piazza: un segnale che dovrebbe far riflettere, e non poco, sulla correttezza di alcune valutazioni che hanno oltrepassato le barriere del buonsenso».

Papa Francesco: troppo debole ancora l’impegno del mondo sul Clima

 

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Il cambiamento climatico è uno dei “fenomeni più gravi e preoccupanti del nostro tempo” dinanzi al quale serve una “risposta collettiva”, una “reale volontà politica” e nuovi modelli di consumo “coerenti con la dignità umana”. Così Papa Francesco n occasione dell’odierna apertura a New York del summit mondiale Onu sui cambiamenti climatici  esordisce al centro anche dell’Enciclica “Laudato sì”

ALLE PAROLE DEVONO SEGUIRE AZIONI CONCRETE”

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Il Papa si chiede quale sia l’effettivo impegno degli Stati che definisce ancora molto “fluido” e lontano dagli obiettivi prefissati: l’umanità degli inizi del XXI secolo – è il suo auspicio – dovrebbe essere ricordata per l’assunzione delle sue gravi responsabilità. Il tempo c’è, così come ci sono le soluzioni ad un degrado che  prima ancora che ambientale è umano, etico e sociale

Da rinnovare sono i modelli di consumo e produzione, i processi di educazione e sensibilizzazione: un “altro tipo di progresso” al servizio della persona, della pace e dell’ambiente e misurato sulla “dignità umana”. Necessarie a questo scopo sono tre qualità morali che Francesco ribadisce con forza  incoraggiando i partecipanti a farle proprie: onestà, coraggio e responsabilità.

SUD LIBERTA’ : LE PIAGHE DEL SUD

 

di   Raffaele Lanza

E’ difficile prevedere, anche se non impossibile, prevedere come la storia patria giudicherà nel prossimo futuro la Sicilia e il Sud  di questi anni. Sono anni bui anche se i fenomeni negativi che riscontriamo nel Sud sono caratteristiche anche altrove.   Gli abusi, l’arrivismo, l’insipienza amministrativa, l’incapacità e la miopia politica, il parassitismo degli inetti, l’ingiustizia sociale, la Mafia, la Camorra: non abbiamo inventato nulla che altrove non si sia verificato prima e contemporaneamente: quel che colpisce tuttavia è la dimensione enorme di questi fenomeni che nel resto del Paese appaiono più attenuati Eppoi l’assenza della volontà politica generale con esclusione del premier Conte che si vuole ad ogni costo isolare in questo sforzo di fenomeni costruttivi nel Sud.    Le piaghe sono tante, ne riportiamo diverse, gravi e fondamentali del territorio

Disoccupazione, produttività, assenteismo uffici, malfunzionamento pubblica amministrazione siciliana,droga, prostituzione, usura, ludopatia, evasione fiscale: le zone franche di un Sud in deficit di legalità, un territorio difficile da controllare insieme al resto d’Italia

 

La crescita del Pil risulterebbe in lieve accelerazione nel 2020 (+0,6%). Emerge dal rapporto sulle prospettive per l’economia italiana nel 2019-2020 diffuso  dall’Istat.

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L’attuale scenario di previsione è caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da possibili evoluzioni negative dei conflitti tariffari e delle turbolenze geopolitiche con riflessi sfavorevoli sull’evoluzione del commercio internazionale e sul livello di incertezza degli operatori.

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Nell’anno corrente, la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 0,8 punti percentuali; l’apporto della domanda estera netta risulterebbe moderatamente positivo (+0,2 punti percentuali) mentre la variazione delle scorte fornirebbe un impulso ampiamente negativo (-0,8 p.p.). Nel 2020, il contributo della domanda interna si manterrebbe su livelli simili a quelli dell’anno corrente (+0,7 p.p.), la domanda estera netta contribuirebbe ancora positivamente (+0,1 p.p.) mentre le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensità contenuta (-0,2 p.p.).

Sul problema cancrenoso della disoccupazionee l’Istat rileva che il proseguimento della dinamica positiva del mercato del lavoro determinerebbe un aumento dell’input di lavoro a ritmi superiori a quelli del Pil (+0,7% in termini di unità di lavoro in entrambi gli anni) mentre il tasso di disoccupazione segnerebbe un deciso miglioramento nell’anno corrente (10,0%) per poi scendere marginalmente nell’anno successivo (9,9%). In Sicilia resta in ogni caso la paralisi e il congelamento dei posti. Alcuni vuoti si colmano in virtù del “Reddito di cittadinanza che in questa fase punta all’occupazione del giovane disoccupato”.

La cresi della burocrazia,della pubblica amministrazione dove tutto è fermo o quasi perchè aleggia sempre l’ombra di un magistrato dietro il malaffare e il clientelismo ha messo in crisi l’economia.  Nel Sud gli imprenditori convivevano con i governanti e i politici locali per uno scambio reciproco di favori Oggi la situazione di controllo dei nuclei specializzati delle forze dell’ordine non consente ai malavitosi – nella gran parte dei casi- di farla franca– L’economia italiana continua a essere caratterizzata da una prolungata fase di bassa crescita della produttività. Nel periodo 2014-2018, rileva l’Istat, in Italia la produttività del lavoro, misurata in termini di ore lavorate, è aumentata in misura contenuta (+0,3% la crescita media annua), con un ampliamento del divario rispetto all’area euro (+1,0%). In particolare, nel 2018 la produttività del lavoro è diminuita dello 0,3%, sintesi di una crescita delle ore lavorate (+1,3%) superiore a quella del valore aggiunto (+1,0%).                         Le altre piaghe -appresso riportate- analizzate da “Interris” di Aldo Bonaiuto e Giacomo Galeazzi

Vediamo un pò.
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Droga

Controllavano lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione, l’accattonaggio, sottoponendo gli aspiranti affiliati a cruenti riti di iniziazione nei quali era previsto anche di bere sangue umano misto ad alcol. Univano tradizione e modernità, le due gang nigeriane sgominate a Bari nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia culminata in 32 arresti in varie regioni. Nel capoluogo pugliese avevano ricostruito il modello dei clan creato diversi anni fa nel loro Paese (come degenerazione criminale delle confraternite nate in Nigeria negli anni ’50) e replicato in altre città italiane. Le attività illecite erano talmente lucrose da incidere pesantemente sull’aumento vertiginoso delle rimesse, dall’Italia alla Nigeria, documentato dalla Banca d’Italia negli ultimi anni. Dal 2016 al 2018, è stato riscontrato, i soldi inviati nel paese africano da residenti in Italia erano quasi raddoppiati, arrivando a 74 milioni di euro. In Italia la droga più consumata è la cannabis, con una persona su dieci che ne ha fatto uso almeno una volta nell’ultimo anno. Al secondo posto l’uso di cocaina, oppioidi e spice (cannabinoidi sintetici), secondo i dati dell’Osservatorio Ue delle tossicodipendenze. In crescita il mercato delle sostanze sintetiche (anfetamine, mdma) e, in misura minore, dell’eroina. In media muoiono di overdose trecento persone all’anno.

Prostituzione

“In Puglia sono stati condannati a 8 anni di reclusione due fratelli per riduzione in schiavitù, prostituzione minorile e sequestro di persona ai danni di tre connazionali 16enni, una delle quali ha denunciato i propri aguzzini, raccontando di essere stata costretta a prostituirsi nonostante la gravidanza e che le era stata prospettata anche la possibilità di vendere il suo bambino per 28 mila euro. Le ragazze vivevano in baracche chiuse dall’esterno con catene e lucchetti, costrette a prostituirsi per otto ore al giorno in cambio di un pacchetto di sigarette, private di telefoni e documenti e picchiate. “Si consuma un dramma colossale sulle nostre strade – commenta don Aldo Buonaiuto, sacerdote anti-tratta della Comunità Papa Giovanni  XXIII e autore del saggio-inchiesta ‘Donne crocifisse’ -. E’ un fenomeno attualmente quadruplicato a causa delle organizzazioni criminali che portano le ragazzine nigeriane nella nostra penisola con l’unico obiettivo di ridurle in macchinette per fare soldi veloci da re-investire nella compravendita di droga e armi”.  Un mercato sciagurato dove il cosiddetto cliente diventa di fatto corresponsabile. “E’ la domanda che produce un’offerta così smisurata e quindi, coloro che richiedono persone giovanissime per soddisfare i propri turpi sfoghi, sono complici e benefattori del racket- aggiunge don Buonaiuto -. Il contrasto a questa piaga deve fondamentalmente partire dal cuore, dalla coscienza di ognuno che, al di là delle logiche di partito o altro, dovrebbe chiedersi: e se un giorno le nostre figlie o nipoti dovessero diventare come le vittime abbandonate e sole di oggi?”.

Usura

“Sono sette le persone arrestate nell’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Latina che ieri ha sgominato un giro di spaccio e usura. A finire agli arresti esponenti di spicco di clan della criminalità organizzata con l’accusa di estorsione, rapina, spaccio di stupefacenti ed esercizio abusivo del credito. Le indagini dei carabinieri sono iniziate nel 2018 grazie alla collaborazione di un imprenditore di Aprilia, che tentò il suicidio dopo essere finito nella morsa degli usurai per un prestito da 5 mila euro, chiesto per pagare una macchina, lievitato a 10 mila nel giro di pochi mesi e sfociato in minacce di morte a lui e alla sua famiglia. Grazie ai proventi di una fiorente piazza di spaccio a Latina che riforniva i clienti di marijuana hashish e cocaina utilizzando anche corrieri minorenni, il gruppo criminale faceva parte di una rete di finanziatori che prestava i soldi a strozzo, grazie a una rete di intermediari a caccia di imprenditori in difficoltà. In Italia le famiglie con una grande esposizione all’usura, con i conti in fallimento, sono aumentate, in dieci anni, del 53,5%, passando da 1 milione e 277 mila a quasi due milioni (1.959.433). La “riserva economica”, cioè il margine nella disponibilità della famiglia, è diminuita idel 13%. La più grave esposizione all’usura riguarda tutte le province calabresi (soprattutto Reggio e Crotone), 7 province siciliane, quelle pugliesi e Potenza per la Basilicata, secondo i dati della Consulta nazionale antiusura Giovanni Paolo II che opera in collegamento con la Cei”.

Ludopatia

“A Montesilvano, in provincia di Pescara, è stata sequestrata dalla Guarda di Finanza una sala scommesse abusiva con postazioni telematiche per scommettere su eventi sportiva. Nell’azione di contrasto alla ludopatia, la dipendenza da gioco d’azzardo, le fiamme gialle hanno svelato una rete di strutture collegate a bookmaker esteri per la raccolta illegale di scommesse. Oltre 1,3 mln italiani sono malati di ludopatia ma solo 12mila sono in cura. Nell’ultimo anno le puntate in Italia hanno raggiunto i 106,8 miliardi, in aumento di oltre il 3% rispetto ai dodici mesi precedenti. E’ come se ogni italiano scommettesse in media 1.780 euro all’anno. Giocatori occasionali e semplici appassionati, ma anche casi patologici. “Le persone affette da ludopatia stabiliscono con il gioco un rapporto esclusivo e coinvolgente- spiega lo psicologo Stefano Lagona-. Trascurano famiglia, affetti e lavoro”. Gli aspetti clinico-epidemiologici del disturbo ne fanno un’emergenza sociale, con migliaia di famiglie ridotte sul lastrico ogni anno”.

La piaga infine dell’evasione fiscale ad alto livello  è ramificata e socialmente trasversale  Il lavoro domestico, per esempio, coinvolge oltre 2 milioni di lavoratori, di cui solo 859 mila regolari, e 1,5 milioni di famiglie, che consentono allo Stato di risparmiare 10 miliardi per l’assistenza agli anziani. Ieri è stato reso noto il Rapporto annuale sul lavoro domestico. “Il settore – afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, l’associazione del lavoro domestico- ha un’incidenza dell’1,2% sul Pil nazionale ed è la colonna portante dell’assistenza privata italiana con un giro d’affari di miliardi di euro”. Poiché si stima un’irregolarità del 58,3%, l’obiettivo primario è la lotta all’evasione fiscale del settore con misure di defiscalizzazione e di raccordo tra Inps e Agenzia delle Entrate per una maggiore trasparenza sulle assunzioni.

 

 

Conte: “Sul Mes non firmo una cambiale in bianco”

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Giuseppe Conte , nella foto, sul Mes aggiunge alcune osservazioni:  “ci stiamo muovendo in una logica di pacchetto. Il progetto comprende unione bancaria e monetaria e l’Italia si esprimerà solo quando sarà in grado di fare una valutazione complessiva su dove si sta andando, io ancora non ho firmato nulla, meno che mai una cambiale in bianco, e non escludo affatto il rinvio“.

Non mi interessa – aggiunge il premier – se gli altri Paesi considerano chiuso l’accordo, se tu mi porti sull’unione bancaria un progetto che non ci piace io non firmo il Mes, non è un ricatto, è la logica di pacchetto, mettere in discussione tutto. Insomma non ci faremo fregare“.

SANITÀ, FOCUS SULLE LEVE STRATEGICHE PER L’INNOVAZIONE

Immagine correlataOggi  4 dicembre, ore 10.00, Palazzo delle Scienze

OGGI  A CATANIA FOCUS SUGLI STRUMENTI PER IL SETTORE PUBBLICO

Dirigenti e rappresentanti del sistema sanitario insieme per approfondire nuove opportunità in tema di health care

L’impatto delle tecnologie digitali e dell’innovazione possono guidare il processo di trasformazione delle strutture sanitarie, agendo come leve strategiche per migliorare la qualità dei servizi e riducendo al contempo la spesa. Per questo è fondamentale conoscere le nuove logiche e i modelli manageriali evoluti richiesti; tra questi, gli appalti innovativi, all’interno del public procurement, sono procedure dirette a rivoluzionare le modalità e l’oggetto degli acquisti della Pubblica Amministrazione, soprattutto con riferimento a un settore così strategico e interessato all’influenza dirompente dell’innovazione tecnologica come l’Health Care. Un’opportunità che il Sistema Sanitario Regionale e le aziende del territorio devono cogliere e sfruttare per rilanciare la sfida di una sanità innovativa e competitiva.

Con questo obiettivo, il nuovo polo universitario di ricerca ILHM (Centro Studi Avanzato in Innovazione e Leadership in Medical care), insieme ad AISDET (Associazione Italiana di Sanità Digitale e Telemedicina) e ad AgID (Agenzia Italia Digitale), promuove l’incontro sul tema “Le leve strategiche per l’innovazione in Sanità. Gli strumenti del procurement innovativo” oggi, mercoledì 4 dicembre alle 10.00 nell’Aula Magna del Dipartimento Economia e Impresa dell’Università di Catania (Palazzo delle Scienze, Corso Italia 55). Un’occasione anche per favorire la conoscenza della piattaforma AgID “appaltinnovativi.gov”, strumento volto a supportare la creazione di una community per le organizzazioni della filiera health care orientate all’innovazione.

Interverranno: Elita Schillaci, direttore del Centro Studi ILHM, Massimo Caruso (segretario AISDET), Mauro Draoli (responsabile Unità Procurement Innovativo AgID), Carmela Di Mauro (associato di Business Engineering) e Giorgia Zunino (strategic project manager ASL Roma 1), che illustreranno la sfida dell’innovazione nel public procurement e gli strumenti per gli appalti innovativi.

«Non solo la Sanità regionale, ma anche le aziende del territorio devono essere pronte a raccogliere queste sfide e ad avviare modelli evoluti di dialogo con l’operatore pubblico – sottolinea la prof.ssa Schillaci – e gli appalti innovativi agevolano la creazione di una community orientata all’open innovation». «Si tratta di acquisti – specifica Massimo Caruso – che hanno come oggetto servizi di ricerca e sviluppo con l’obiettivo di soddisfare le esigenze più innovative della Pubblica Amministrazione».

Seguirà la tavola rotonda introdotta da Angelo Pellicanò (già direttore generale del SSN), alla quale parteciperanno i direttori generali: Fabrizio De Nicola (Arnas Garibaldi Catania), Maurizio Lanza (Asp Catania), Giampiero Bonaccorsi (Aou Policlinico OVE Vittorio Emanuele Catania), Salvatore Giuffrida (Cannizzaro Catania), Paolo Cantaro (Clinica Morgagni Catania) e Vincenzo Barone (Irccs Bonito-Pulejo Messina). A conclusione verranno consegnati da Franco Astorina (già presidente Fare), gli attestati del Corso di Formazione sul Rup di Èlite per il procurement innovativo. Concluderà i lavori l’intervento dell’assessore alla Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza.

Oggi celebrazione della Giornata internazionale per la liberazione degli schiavi

Riceviamo l’email  e pubblichiamo volentieri l’ interessante articolo di Don Aldo  Buonaiuto,direttore fondatore di “In terris”

 

Negrieri

Negrieri   –Foto “Interris”

Una bugia si aggira per il pianeta ed è quella che sia stata effettivamente abolita la schiavitù. Oggi si celebra la Giornata internazionale per la liberazione delle persone assoggettate ma in realtà c’è ben poco da festeggiare. Nelle Scritture viene resa immortale l’uscita dalla cattività del popolo eletto guidato da uno stravagante condottiero che a un passo dal completamento delle sua missione passò a miglior vita senza poter mettere piede nella terra promessa. Purtroppo, senza la profetica e carismatica personalità di Mosè, l’umanità contemporanea prende atto ogni giorno del mancato raggiungimento di un fondamentale traguardo di civiltà. Certo, ufficialmente la tratta degli schiavi non esiste più dal 23 febbraio 1807, quando fu cancellata a larga maggioranza dal parlamento inglese. Da più di un secolo un po’ tutti i Paesi del mondo hanno messo al bando l’asservimento degli esseri umani. Però l’idea è più fragile della realtà. Basta raffrontare la pratica con la teoria per accorgersi che il quadro è ancora a tinte tragicamente fosche. Le vittime della prostituzione coatta, infatti, non sono altro che le moderne schiave e, finché queste fragili e indifese creature non saranno liberate, non potrà essere dichiarata la concreta ed effettiva abolizione della schiavitù. Siamo consapevoli che esistono altre odiose forme di assoggettamento che hanno sempre come bersaglio le persone più marginali e vulnerabili, ma la tratta del mercimonio coatto ha questa aberrante peculiarità: si distrugge la libertà di un individuo per farne uno strumento dei propri istinti più primordiali, eticamente riprovevoli, socialmente distruttivi. Facciamo un esempio: anche il racket dell’accattonaggio viola le più elementari norme morali, però il movente è razionalmente riconducibile ad una pur bieca logica economicistica.

Il costo personale e collettivo della tratta, invece, grava come un macigno sulla nostra civiltà cosiddetta post-moderna, ma sempre agganciata alla zavorra di condotte violentemente primitive. Alcuni sindacati sensibili alla blasfema strumentalizzazione del termine “lavoro”, , hanno dato prova di una solidarietà concreta nei confronti delle vittime della tratta, impedendo che nell’immaginario collettivo passasse la folle convinzione che vendere carne umana si configuri come un normalissimo impiego da regolamentare, da sottoporre a tassazione e da inserire tra i proventi del Pil nazionale. Diciamolo chiaro e tondo: è una vergogna invereconda far passare l’ingiustizia più antica del mondo come un ordinario e accettabile lavoro. Una ferita culturale e sociale come quella di legittimare, addirittura legalizzandola, la prostituzione, è il peggior lascito politico e antropologico che possiamo tramandare alle nuove generazioni. Non solo, è anche un trend scandalosamente antistorico: nel nord Europa la domanda di sesso a pagamento è sanzionata dallo Stato e quelle nazioni sono le più progredite in termini di parità uomo-donna e di welfare. Ecco quindi la necessità impellente di approvare a livello mondiale una moratoria immediata contro il traffico e lo sfruttamento dei “nuovi schiavi”, perché la schiavitù non è un ricordo lontano di un barbaro passato. Non basta condannare e vietare l’asservimento degli esseri umani quando il 62% dei 40,3 milioni di “non liberi” è vittima di lavori forzati e il 38% di matrimoni imposti.

Ieri come oggi, la schiavitù è una condizione che interessa soprattutto l’Africa, dove 7,6 persone su 1.000 sono costrette a lavori forzati, sono vittima di tratta o sfruttamento, sono costrette a prostituirsi o a sposarsi contro la propria volontà. Ma sappiamo bene che le moderne schiavitù riguardano tutte le aree del mondo, Italia compresa. Non è esente l’Asia, dove si concentra il maggior numero di schiavi in termini assoluti (circa 25 milioni, il 62% del totale) e nemmeno la regione formata da Europa e Asia centrale, dove l’incidenza è di 3,9 ogni 1.000 abitanti. Questi sono i dati dell’Osservatorio Diritti, peccato che fingano di ignorarli i nuovi negrieri che pretendono di far passare un crimine contro l’umanità per un “innocuo” sfogo di istinti animaleschi. Don Oreste Benzi, da arguto prete di campagna, consigliava di sbollire gli ardori incontrollabili mettendoli a mollo nella pozza d’acqua fredda del pollaio. Quando veniva pronunciata, suonava come una battuta: oggi potrebbe essere una valida indicazione per qualche amministratore pubblico.

                                                                                                               Don Aldo    Buonaiuto

Il marciume italiano : la facile ricchezza dei personaggi pubblici

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di    Raffaele  Lanza

Perchè l’Italia affonda? Perchè vi sono personaggi che si sono diventati ricchi  oltremisura?  Col loro lavoro? Suvvia non scherziamo.   Molti nel nostro Paese sono diventati Paperoni perchè hanno colto le debolezze del sistema di controllo. Un sistema che incardina manager, funzionari, politici che smuovono il placet per i finanziamenti/Contributi, insomma roba da spazzatura, marciume.    Fondazioni che nascono come nel cilindro di un prestigiatore fantasioso per avere soldi pubblici. Che indecenza. E poi presentarsi candidamente sui palcoscenici o nelle piazze per dire “Che volete-afferma Renzi- così va l’Italia..”

Ma il destino è sempre in agguato.  Cade un ponte, muoiono in tanti, ne cade un altro, si ispezionano viadotti e ponti, in particolare quelli gestiti dalla società di Autostrade. Si scopre che la manutenzione è mascherata. Finta.  Adesso è Benetton ad essere all”angolo.  Chiede aiuto e vuol sottrarsi alle sue responsabilità  . Che razza di uomini di carta ha l’Italia….Comunque vada per Benetton e la sua famiglia “miliardaria” sarebbe opportuno  andare a vivere in un Paese lontano dall’Italia Di lui abbiamo e avremo sempre un bruttissimo ricordo.  Riportiamo un “pezzo” che viene inviato alla direzione di Sud Libertà  ed è firmato dal movimento cinque stelle,pure sul Blog interno

Uno dei segreti del successo dei Benetton si chiama “convenzione”. E’ questa la parolina magica che dobbiamo inquadrare per capire il fiume di denaro incassato negli anni dalla famiglia di Ponzano Veneto. La convenzione è di fatto l’accordo che regola i rapporti tra lo Stato, che dà in concessione il servizio, e le Autostrade, ovvero il cosiddetto concessionario. Ebbene, la prima convenzione, risalente addirittura al 1968, regolava questi rapporti quando la società Autostrade era ancora pubblica, perché controllata dall’Iri. Questo presidio pubblico obbligava il concessionario a rispettare l’equilibrio economico-finanziario e prevedeva che gli utili dovessero essere riservati al bilancio dello Stato.

Nel 1993, invece, il processo di privatizzazione cambia tutto. Ne consegue la seconda convenzione, snodo fondamentale dei privilegi che le Autostrade hanno avuto, coltivato e alimentato negli anni successivi. Per prima cosa questa convenzione, datata 1997, proroga la sua scadenza al 2038, 20 anni secchi in più rispetto al termine precedentemente fissato. Ma soprattutto, tarata su contraenti che in quel momento erano ancora pubblici, non tiene in considerazione il fatto che Autostrade di lì a poco sarebbe finita in mano agli appetiti privati. La privatizzazione, infatti, si perfeziona nel 1999. E subito dopo decolla la stagione degli affidamenti delle concessioni autostradali con trattativa privata, con l’ulteriore privilegio che consente ai concessionari di affidare lavori di manutenzione direttamente a imprese controllate. L’anticamera della cuccagna. Questa situazione viene censurata dal Garante della concorrenza in una segnalazione più che eloquente al Parlamento del 28 marzo 2006.     Non finisce qui.

A cogliere disfunzioni di ogni genere, che significano guadagni a palate per la società privatizzata, è anche l’allora Autorità di vigilanza sui lavori pubblici. In una segnalazione al Parlamento dell’8 giugno 2006, l’Autorità registra la “pacifica omessa realizzazione di notevole parte degli investimenti previsti” dai piani finanziari che vanno dal 1997 al 2005. E sempre l’Autorità censura duramente la convenzione in vigore, spiegando che la natura ancora pubblica di Autostrade all’epoca della sottoscrizione “poteva aver indotto a stipulare una convenzione alquanto generica, e con scarse garanzie formali per il concedente”.

A pochi anni dalla privatizzazione tutti sapevano dell’inaccettabile sbilanciamento del rapporto a favore dei Benetton. Le Autorità di controllo sapevano. Il Parlamento sapeva. Ma nessuno (o quasi) ha mosso un dito” 

  

PIANO MES: ” SARA’ IL PARLAMENTO A PRONUNCIARSI “ANCHE SE CONTE MIRAVA GIA’ AD AVERE IL PLACET

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Fibrillazioni e resistenze nel corso del  lungo vertice sul Mes, durato ben 4 ore per la parte dedicata al Fondo Salva Stati e tutt’ora in corso su altri dossier, a partire da Alitalia. Il premier mirava avere il placet sul fondo salva Stati, pronto però ad affrontare un duro negoziato sull’Union banking.

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Ma la proposta è stata rintuzzata da Di Maio, che ha lanciato la palla al Parlamento  per dare un segnale forte e chiaro già all’Eurogruppo del 4 dicembre, quando i ministri dell’Economia della zona euro dovranno stilare il piano definitivo sul Mes e una road map per l’unione bancaria. Non solo. Di Maio avrebbe fatto notare al ministro e alla delegazione Dem che i numeri per approvare la riforma del Mes così come è stata congegnata non ci sono, dunque “qualcosa deve cambiare e il governo deve lasciare che sia il Parlamento a pronunciarsi”.

Intanto Italia Viva si chiama fuori, e Renzi, ancora declassato dallo scandalo della “Fondazione” e dei finanziamenti dubbi di 6/7 milioni di euro, ancora inspiegati,  diserta il confronto perché  “ogni decisione sul Mes diventerà definitiva solo dopo che il Parlamento si sarà pronunciato a partire dalle risoluzioni che saranno approvate l’11 dicembre, in occasione delle comunicazioni che il Presidente del Consiglio renderà in vista del prossimo Consiglio Europeo“. A Gualtieri viene affidato il mandato a trattare per cambiare le cose.

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Nella foto il Ministro dell’Economia Gualtieri

 

Chiuso il dibattito a Palazzo Chigi sul Mes, il meccanismo di stabilità europeo, il vertice con il premier Giuseppe Conte affronta altri temi centrali nell’agenda di governo. La problematica di Autostrade e di Benetton che respinge ogni responsabilità sugli illeciti accertati dalla Procura di Genova e la problematica eterna- ed adesso urgente –  dell’Alitalia

 

Dario Franceschini. “Ovviamente sarà poi il Parlamento a pronunciarsi definitivamente sulle decisioni assunte”. “Abbiamo dato un mandato molto forte al ministro Gualtieri a trattare per rappresentare gli interessi nazionali sia sulla parte che riguarda l’unione bancaria sia su miglioramenti sulla parte Mes. Evidente che poi alla fine, come scritto nelle nostre regole, sarà il Parlamento a dare delle linee di indirizzo prima del vertice dei capi di governo”.

DI MAIO : il Meccanismo di stabilità va valutato nell’ambito di un pacchetto di riforme nelle quali c’è tanto da cambiare, per quanto riguarda l’opinione del M5S”. “Noi vogliamo meccanismi europei che aiutino gli Stati e non stritolino gli Stati, e quindi fino al momento in cui il Parlamento non si esprimerà nessuna decisione potrà essere presa, nessuna luce verde potrà essere accesa. Poi il M5S, all’interno della maggioranza, scriverà una risoluzione di maggioranza nella quale chiederà che tutto questo pacchetto venga migliorato in maniera considerevole, perché stiamo parlando dei risparmi degli italiani e di tante cose che interessano gli italiani”.

Il meccanismo è molto semplice, da qui a quando il premier verrà in Aula e si potranno votare delle risoluzioni ci sono 10 giorni”, nel frattempo c’è “l’Eurogruppo del 4 dicembre dove andrà il ministro dell’Economia, non potrà dare nessuna luce verde finché il Parlamento non si sia espresso. Poi qualcuno lo chiama rinvio, qualcuno riflessione, qualcuno lo chiama negoziato senza soluzione definitiva, per me quel che conta è che il Parlamento sia sovrano, si pronunci e si potrà pronunciare intorno al 10 dicembre, prima dell’Eurosummit”.

Ed ancora Di Maio – “Su Alitalia siamo tutti d’accordo che vada fatta una norma che permetta alla struttura commissariale di utilizzare il prestito ponte. Tutti siamo d’accordo che dobbiamo dare una chance a questa compagnia, ma è arrivato il momento anche di fare un’azione di responsabilità sugli amministratori“.

“Femminicidio”: progetto educativo tra i giovani

CATANIA –

 Duecentomila persone raggiunte sui social con il video ufficiale “Basta un gesto”; un treno speciale che ha percorso la Sicilia conducendo le coscienze dei giovani verso un futuro più consapevole; un albero della memoria in ricordo delle vittime piantumato alla stazione di Palermo; quattro convegni che hanno declinato il tema della violenza di genere; un annullo postale depositato al Museo Storico della Comunicazione di Roma per entrare a far parte della collezione di Poste Italiane; oltre 100mila cartoline che verranno distribuite nelle scuole, negli esercizi commerciali, nelle sedi dell’associazionismo regionale; dieci chilometri di filo srotolato tra le vie dell’Isola per simboleggiare la rete compatta a sostegno della causa; centinaia di foto di chi ha partecipato al challenge digitale nato per sensibilizzare la community: sono questi i numeri del progetto #tunonseisola, che in una settimana ha mobilitato istituzioni e società civile per dire “STOP” al femminicidio.

Si è conclusa  la Settimana di informazione e sensibilizzazione ideata e promossa dall’assessorato della Famiglia e delle Politiche Sociali della Regione Siciliana e dall’Ufficio regionale della Consigliera di Parità, che fa parte di un più ampio piano regionale d’intervento sulla violenza di genere voluto dalla giunta regionale presieduta da Nello Musumeci.

 

«Sono mariti, compagni, fidanzati che uccidono le donne generalmente in ambiente domestico. In media, una ogni due giorni – ha detto l’assessore regionale Antonio Scavone in apertura – un fenomeno che rappresenta un vero e proprio allarme sociale; una piaga di questa contemporaneità che contrasteremo non solo il 25 novembre, data in cui si celebra la Giornata internazionale, ma tutto l’anno, portando questo progetto coinvolgente e altamente comunicativo tra i banchi delle scuole e delle università. Abbiamo creato strumenti concreti per diffondere il messaggio e prevenire il fenomeno – dallo spot che proietteremo negli istituti siciliani alle cartoline con il QRcode che geolocalizza i CAV (Centri antiviolenza) – il prossimo passo sarà quello di cercare di mantenere alta l’attenzione sul tema».

 

Durante il convegno docenti universitari, magistrati e imprenditori hanno affrontato il tema della violenza di genere con approfondimenti storici, sociologici, giuridici, psicologici e letterari: «Ringrazio tutti coloro che hanno risposto prontamente alla chiamata contro il femminicidio – ha detto la Consigliera regionale di Parità Margherita Ferro – il simbolico fil rouge che ci accompagnato durante questo percorso, ha davvero legato i cuori e le menti di chi ha partecipato con grande trasporto al progetto #tunonseisola. La consapevolezza passa dalla cultura: istituiremo un comitato tecnico multidisciplinare per portare avanti molteplici iniziative durante tutto il corso dell’anno. Con le Donne del Vino, con Terziario Donna Confcommercio Catania e con le associazioni che si occupano di violenza di genere, siamo riusciti a creare nuove sinergie e comunione d’intenti per una causa in cui crediamo fortemente tutti: da qui parte, con grande entusiasmo, un nuovo percorso di valorizzazione dell’universo femminile».

«Stipuleremo nei prossimi giorni con l’assessorato regionale alla Famiglia e con l’ufficio della Consigliera di parità una convenzione per istituire presso il nostro dipartimento un punto di riferimento stabile per sviluppare ulteriori forme di collaborazione – ha spiegato il direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Catania Giuseppe Vecchio – dai tirocini formativi allo studio sui fenomeni legati all’imprenditoria, passando per le attività formative e la convegnistica, l’apertura dell’università sarà totale con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni».

Erano presenti all’incontro: la delegata dal Rettore alle Pari Opportunità Adriana Di Stefano, l’assessore del Comune di Catania Alessandro Porto,: il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo Annamaria Picozzi; il sostituto procuratore del Tribunale di Catania Anna Trinchillo; la prof. Giovanna Fiume (Università di Palermo); la prof. Paolina Mulè (Università di Catania); la prof. Daniela Novarese (Università di Messina); il prof. Stefano Salmeri (Università degli Studi Kore di Enna); la scrittrice Marinella Fiume; la direttrice artistica del Festival Naxoslegge Fulvia Toscano.