Evviva il festival dell’assenteismo, i giudici assolvono persino il”Vigile in mutande”

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Incredibile ma vero : assolto dall’accusa di “truffa per assenteismo” il vigile in mutande”

Dieci assoluzioni il processo con rito abbreviato, ai cosiddetti ‘furbetti del cartellino’ che aveva visto nel 2015 scattare 43 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di Finanza sull’assenteismo al comune di Sanremo. Tanti avevano deciso di patteggiare vista l’evidenza inequivocabile dei fatti. Gli altri rinviati a giudizio .

A sorpresa il  gup Paolo Luppi ha dunque assolto dieci imputati con la formula “il fatto non sussiste”. Tra loro c’è anche l’ex vigile Alberto Muraglia, assolto dall’accusa di truffa ai danni dello Stato,  simbolo per eccellenza dell’inchiesta antiassenteismo , ritratto come il vigile che timbrando il cartellino in mutande realizzava la denigrazione dell’immagine dell’ente comunale nonchè della categoria.       Il giudice non ha tenuto conto della denigrazione dell’immagine del Comune dove il vigile lavorava nonchè della circostanza inusitata che si era creata con quella “storica” timbratura.Incredibile la Giustizia.  Incredibili gli avvocati che sono riusciti a ” capovolgere quella situazione tragica per il vigile” (determinò il licenziamento)

Secondo lo studio legale del vigile in mutande lui  – era custode del mercato, in cambio aveva casa all’interno della struttura: alle 5.30 andava ad aprire come custode, senza dover timbrare il cartellino. Alle 6 prendeva poi servizio come vigile, la disposizione interna dice che tutti i vigili urbani timbrano in borghese e poi mettono divisa. La timbratrice è a 10 metri dalla porta di casa quindi lui timbrava normalmente in borghese e poi indossava la divisa. Per 4 volte in un intero anno di filmati mentre si cambiava era andato a timbrare, in questo avvantaggiando il comune e non l’opposto. E dopo proseguiva col fare il suo lavoro“.

Dopo 4 anni oggi è arrivata l’assoluzione.

 

Conferenza di Berlino: tutti d’accordo, “Cessate il fuoco”in Libia

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Approvata la dichiarazione finale “senza modifiche sostanziali” alla proposta presentata che era stata messa a punto. I partecipanti hanno espresso l’accordo di mantenere l’embargo sulle armi in Libiae di mettere fine al sostegno militare alle parti in conflitto. Probabilmente per una sorta di diplomazia   non sono state studiate sanzioni  per eventuali violazioni dell’embargo.         La cancelliera tedesca Angela Merkel nel corso della conferenza stampa finale ha espresso soddisfazione del passo avanti concreto dei leader dei Paesi partecipanti alla Conferenza..

 “I partecipanti di Berlino – si legge – sono a favore di rapporti più frequenti degli esperti al comitato sulle sanzioni”.

Nella dichiarazione si ricorda che “la responsabilità per il rispetto delle attuali risoluzioni dell’Onu connesse al regime delle sanzioni e all’embargo sulle armi ricade anzitutto sotto primaria responsabilità dei Paesi membri”. “Un rispetto tempestivo e rafforzato delle attuali risoluzioni dell’Onu porterà ad una riduzione del numero di violazioni dell’embargo sulle armi e agisce come misura per la costruzione della fiducia a sostegno del cessate il fuoco”.

Dalla conferenza di Berlino esce fuori un altro punto essenziale cioè la necessità di una riforma del consiglio presidenziale libico, che sarebbe composto, nella sua nuova struttura, da un “nuovo primo ministro e due vice premier” incaricati di formare il governo. La riforma del consiglio presidenziale sarà discussa nell’ambito di un “Forum di Dialogo Politico” da tenersi “fuori dalla Libia prima della fine di gennaio”. Questo Forum si precisa nel documento finale, sarà composto da 40 “rappresentanti libici” che dovranno essere selezionati a seguito di consultazioni con le parti interessate. Il nuovo governo dovrà ottenere la fiducia della Camera dei Rappresentanti per entrare in carica.

“La formazione di un nuovo governo – si precisa – richiederà naturalmente l’accordo di tutte le parti per lo scioglimento dell’attuale esecutivo. Questo deve avere luogo simultaneamente con l’unificazione delle istituzioni nazionali attualmente divise”.

Ci possiamo ritenere soddisfatti,- ha affermato Conte- perché comunque abbiamo compiuto passi avanti, 55 punti condivisi, che includono il cessate il fuoco, l’embargo sull’arrivo di nuove armi ed un percorso politico-istituzionale ben definito. E’ stato nominato anche il comitato militare congiunto che veglierà, monitorerà che la tregua sia rispettata, abbiamo dei passi avanti significativi”, precisato il premier Giuseppe Conte al termine della conferenza, certamente l’uomo che si è impegnato molto nella costruzione della pace in Libia.

 

 

PAPA FRANCESCO RICORDA G.BATTISTA E SI SOFFERMA SUL “PREZIOSO LAVORO DEGLI INFERMIERI”

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La pagina evangelica proposta dalla liturgia di oggi, tratta dal Vangelo secondo Giovanni, riporta la testimonianza di Giovanni Battista su Gesù, consacrato dallo Spirito Santo e proclamato dal Padre “Figlio di Dio” durante il battesimo nel fiume Giordano. Il Battista, afferma il Papa, “è stato il primo testimone di Cristo” e non può fare a meno di raccontare la sua esperienza:

Giovanni ha visto qualcosa di sconvolgente, cioè il Figlio amato di Dio solidale con i peccatori; e lo Spirito Santo gli ha fatto comprendere la novità inaudita, un vero ribaltamento. Infatti, mentre in tutte le religioni è l’uomo che offre e sacrifica qualcosa a Dio, nell’evento Gesù è Dio che offre il proprio Figlio per la salvezza dell’umanità.

Giovanni Battista riconosce in Gesù “l’agnello di Dio” venuto per togliere i peccati del mondo e Papa Francesco ricorda che la  vita dell’uomo deve riflettere la fede e la misericordia di Dio, incarnata da Gesù Cristo.

Lasciarci nuovamente sorprendere dalla scelta di Dio di stare dalla nostra parte, di farsi solidale con noi peccatori, e di salvare il mondo dal male facendosene carico totalmente.

Contempliamo con gli occhi e più ancora col cuore; e lasciamoci istruire dallo Spirito Santo, che dentro ci dice: È Lui! È il Figlio di Dio fattosi agnello, immolato per amore. Lui, Lui solo ha portato, Lui solo ha sofferto, ha espiato il peccato, il peccato di ognuno di noi, il peccato del mondo, e anche i miei peccati. Tutti. Li ha portati tutti su di sé e li ha tolti da noi, perché noi fossimo finalmente liberi, non più schiavi del male.

Alla Vergine Maria, infine, il Papa chiede di intercedere perché anche in noi ci sia “la forza di rendere testimonianza al suo Figlio Gesù”, e di annunciarlo con le parole e “con una vita liberata dal male”.

Che la Conferenza di Berlino apra un futuro di pace in Libia

Il  pensiero va  infine alla Conferenza di Berlino sulla Libia, in corso oggi, auspicando possa essere “l’avvio di un cammino” verso la pace e “la stabilità del Paese”. Quindi Francesco ricorda che questo è l’Anno dell’Infermiere e dell’Ostetrica e invita a pregare per “il loro prezioso lavoro”.

INFERNO LIBIA

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       ARDUO IL COMPITO DI PACE DEL PREMIER GIUSEPPE CONTE

La Noc (National Oil Company) della Libia ha dovuto annunciare la chiusura  perchè il generale Khalifa Haftar ha disposto il blocco dei terminal petroliferi. “E’ una mossa che preoccupa e che agita gli animi” a poche ore dall’avvio della Conferenza di Berlino, le cui posizioni sono contrastanti  con i Paesi schierati con l’una o con l’altra delle due parti ..

Si prevede intanto nella preconferenza di Berlino  “la formazione di un unico governo libico unificato, inclusivo ed efficace approvato dalla Camera dei rappresentanti”, “sanzioni per chi viola l’embargo delle Nazioni Unite sulle armi“, “la ripresa del processo politico guidato dai libici e intralibico…per aprire la strada a elezioni parlamentari e presidenziali libere, eque, inclusive e credibili”.

In un documento si prevede pure la fine delle ostilità militari . I  partecipanti alla conferenza di Berlino “chiedono la fine dei movimenti militari da parte o in diretto sostegno delle parti in conflitto, cominciando con il cessate il fuoco”.

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Fine delle ostilità che solo Serraj ha firmato, mentre Haftar esprime incertezze pensando di perdere il potere.

. La chiusura dei terminal petroliferi a Brega, Ras Lanuf, Hariga, Zueitina e Es Sider “-comunica la parte di Haftar -serve per creare pressione sulla conferenza, per fare dire al Presidente francese Emmanuel Macron, sponsor di Haftar, che è arrivato il momento di prendere atto che in Libia non c’è un solo governo“,. “”.

Che l’attesa sia tesa lo confermano anche i pensieri esternati da Erdogan  che , ha avvertito l’Europa: “Lasciare la Libia alla mercè di un signore della guerra sarebbe un errore di proporzioni storiche, mentre se il governo di Tripoli dovesse cadere  l’Europa dovrà affrontare un nuovo tipo di terrorismo e minacce  dall’Isis ad al Qaeda ai flussi migratori.

Sulla Libia il premier Giuseppe Conte è perennamente  impegnato da giorni a “tessere la tela per la pace”, ha avuto oggi un colloquio telefonico con la Merkel per un ultimo aggiornamento in vista della conferenza, ma l’accordo non sarà facile di fronte ad uomini che intendono detenere il potere assoluto.

Disco rosso della Corte Costituzionale al Referendum elettorale

Disco rosso della Corte Costituzionale   al referendum elettorale proposto da otto Regioni – dell’area  centrodestra – con l’intento di annullare la parte proporzionale della legge elettorale mutandolo in un sistema maggioritario ‘puro’. Per i giudici della Consulta, il quesito è “inammissibile” perchè “eccessivamente manipolativo”.

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La Corte Costituzionale, produce alcune informazioni preliminari che precedono il deposito della sentenza previsto per il 10 febbraio prossimo. E cioè:  “la richiesta è stata dichiarata inammissibile, per l’assorbente ragione della eccessiva manipolatività del quesito referendario, nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito la autoapplicatività della normativa di risulta”.
Il referendum elettorale dal titolo ‘Abolizione del metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica’, era stata presentata da otto Consigli regionali: Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo, Basilicata e Sardegna. La richiesta referendaria era  quella di eliminare la quota proporzionale dei due testi legislativi elettorali del Senato e della Camera, trasformando così il sistema elettorale interamente in un maggioritario a collegi uninominali.

Riforma costituzionale:novità per l’elettorato attivo e passivo del Senato

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Una nuova riforma costituzionale detta alcune novità .”Anche i diciottenni adesso potranno votare per il Senato. E  i venticinquenni potranno essere eletti senatori“.  “La commissione-afferma il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama Dario Parrini. ha approvato la riforma costituzionale che con un emendamento a mia firma parifica a quello della Camera non solo l’elettorato attivo ma anche quello passivo del Senato”. 

Si tratta – aggiunge – di una riforma epocale. Si supera la paradossale e ormai anacronistica esistenza di un ramo del Parlamento dotato degli stessi poteri dell’altro ma non eletto a suffragio universale e si dà un segnale di giustizia, di serietà e di attenzione verso milioni di giovani tra i 18 e i 25 anni che sono tuttora dei cittadini con diritti politici dimezzati. Il provvedimento andrà al più presto in Aula”.

Attualmente per votare al Senato occorre aver compiuto 25 anni mentre per essere candidati ed eventualmente eletti l’età minima richiesta è di 40 anni. Per essere elettore della Camera è invece sufficiente il raggiungimento della maggiore età, appunto 18 anni; per la candidatura è necessario aver compiuto 25 anni.

Operazione Overtrade: arrestate 38 persone tra cui “padrini” del Clan Santapaola-Ercolano

 

CATANIA

– Un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Catania è stata oggi notificata dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania, su delega della Dda etnea nei confronti di 38 persone. Tredici sono finite in carcere, 22 agli arresti domiciliari mentre per tre sussiste l’obbligo di presentazione. Reati contestati : di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione con metodo e finalità mafiosa.

L’indagine, denominata “Overtrade”, condotta dal Nucleo Investigativo di Catania dal dicembre 2016 allo stesso mese del 2018 hanno anche avuto il contributo di alcuni collaboratori di giustizia.    Gli investigatori hanno controllato  le attività del gruppo di Mascalucia all’indomani della scarcerazione di Salvatore Mazzaglia e del genero Mirko Casesa, entrambi personaggi di vertice del clan mafioso catanese dei Santapaola – Ercolano.

Reati contestati anche  in materia di armi e intestazioni fittizie di beni, ma anche un imponente traffico di stupefacenti di cocaina, hashish e marijuana che ha proprio come fadrino Salvatore Mazzaglia, cui vengono contestati 18 capi di imputazione, ed il suo gruppo criminale costituito dal figlio Giovanni, dal genero Mirko Casesa, dal nipote Victor Mangano e da Elena Nicosia, con il compito di mantenere i contatti con gli acquirenti e deputata, unitamente al Mangano, al trasporto e alla consegna dello stupefacente.

Salvatore Mazzaglia, era anche riuscito a ottenere la fornitura di stupefacenti a credito e ad un prezzo più favorevole rispetto a quello praticato sul “mercato ordinario”, prezzo al quale poi lo stesso applicava un rincaro che costituiva il guadagno relativo alla sua intermediazione. Mazzaglia infatti non gestiva nessuna piazza di spaccio sul territorio limitandosi a movimentare grossi quantitativi di stupefacente in favore di importanti acquirenti, i quali ne curavano successivamente la distribuzione agli spacciatori al dettaglio.

Dell’associazione faceva parte anche Giovanni Mazzaglia, figlio di Salvatore, che affiancava il padre nei traffici più rilevanti, tra i quali la fornitura dello stupefacente in provincia di Siracusa ai fratelli De Skmone ed in Provincia di Catania ai fratelli Vacante (nipoti di Roberto Vacante attualmente in carcere al 41 bis).

Mazzaglia e il genero Mirko Casesa non abbandonavano comunque la “tradizionale” estorsione, come quella ai danni di un esercizio di Nicolosi, e la fittizia attribuzione a Agata Mazzaglia (moglie di Mirko Casesa e figlia di Salvatore) della titolarità di una impresa per la commercializzazione di prodotti lattiero caseari e uova (sequestrata). In totale gli indagati sono 51.

Le foto degli arrestati

LAVORATORI DELLA SIBEG A RISCHIO: FRONTE COMUNE PER COSTRUIRE PERCORSI VALIDI

 

Effetto Sugar e Plastic Tax: Sibeg Coca-Cola incontra tutte le sigle sindacali

«CHIEDEREMO INCONTRO AL PREMIER PER VAGLIARE CORRETTIVI E COSTRUIRE PERCORSI SOSTENIBILI»

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La manovra è legge: sugar e plastic tax sono ormai entrate a pieno titolo nella finanziaria 2020, pregiudicando l’intera filiera delle bibite con ricadute occupazionali ed economiche già dibattute nei giorni scorsi. Sibeg – l’azienda siciliana che imbottiglia bevande a marchio Coca-Cola – vuole continuare la battaglia intrapresa per salvare i posti di lavoro in Sicilia, cercando quei correttivi utili a evitare il tracollo e il conseguente trasferimento delle linee produttive nello stabilimento di Tirana, in Albania. Si riparte dunque dalla rimodulazione del piano industriale e dal riposizionamento dei costi alla luce delle nuove imposte, che a conti fatti incidono ben 18 milioni di euro sul fatturato dell’azienda (pari a 115

 

 

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milioni di euro9 «Un quadro legislativo incerto e punitivo per un intero settore – commenta l’ad Sibeg Luca Busi – un allarme che in tutti i modi abbiamo cercato di trasferire a chi ci rappresenta a livello centrale. Adesso che i giochi sono fatti e che i nostri appelli sono rimasti inascoltati, non ci resta altro che trovare strade percorribili per limitare le disastrose conseguenze dettate dalle imposte. Come prima cosa abbiamo cercato un confronto con i sindacati per tracciare un quadro, condividere preoccupazioni e linee da seguire».

Un incontro avvenuto in azienda con tutte le sigle del comparto – Flai Cgil, Uila Uil, Fai Cisl e Ugl – che si è concluso con la volontà comune di richiedere un confronto al premier Giuseppe Conte per un tavolo di lavoro utile a concertare possibili aggiustamenti e compensazioni per attutire il colpo: «Faremo fronte comune con l’azienda per salvaguardare tutti i posti di lavoro – ha sottolineato il segretario generale Flai Cgil Sicilia Tonino Russo – in un clima di piena collaborazione, metteremo in campo ogni risorsa per cercare di neutralizzare gli effetti collaterali della manovra: riteniamo che Sibeg-Coca Cola debba continuare la sua attività in questo territorio e proseguire la sua politica aziendale di investimento sull’ambiente, sull’innovazione  e sulla valorizzazione dei prodotti tipici della Sicilia come le arance rosse, con l’auspicio che l’azienda rappresenti sempre una fetta importante dell’economia della nostra Isola e che nel prossimo futuro ci si incontri per discutere di sviluppo e maggiore occupazione».

«Sin dall’inizio abbiamo contestato in ogni modo questi due balzelli, consapevoli delle gravi ripercussioni occupazionali – ha detto Alessandro Salamone, in rappresentanza della segreteria regionale Uila Uil Sicilia – Sibeg Coca-Cola ha sempre rappresentato un patrimonio occupazionale e produttivo per Catania e per la Sicilia: vogliamo lavorare in piena sintonia con tutte le altre sigle per raggiungere l’obiettivo comune legato al futuro e alla serenità dei lavoratori coinvolti in questa incresciosa vicenda». «Il prossimo passo sarà quello di richiedere un incontro a Roma direttamente con il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte – hanno concluso il segretario generale Fai Cisl Catania Pietro Di Paola e il segretario provinciale Agroalimentare UGL Catania Antonino Neri – per inoltrare le nostre istanze e tutelare i livelli occupazionali».

 

IRAN: ALTRA VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, ARRESTO DELL’AMBASCIATORE BRITANNICO

 

Ue, preoccupa fermo ambasciatore Gb

 

Non c’è pace in Iran. La tensione sale sempre più a a Teheran.   Adesso assistiamo ad una grave violazione del diritto internazionale dell’Iran . Ieri per qualche ora era stato fermato e poi rilasciato l’ambasciatore del Regno Unito a Teheran, Rob Macaire, a causa della sua presenza alle manifestazioni davanti al Politecnico.   Agenti antisommossa sono infatti nei pressi dell’ambasciata britannica, dove è in corso una dimostrazione contro i britannici.

Una smentita sulle motivazioni dell’inusitato arresto proviene dallo stesso ambasciatore britannico in Iran, Rob Macaire…  Nel momento in cui è stato fermato dalle autorità del Paese con l’accusa di “fomentare una protesta” si stava limitando – afferma il diplomatico – a prendere parte a una veglia per le vittime del disastro aereo di mercoledì vicino Teheran.

. “Posso confermare che non stavo partecipando ad alcuna protesta. Sono stato a un evento descritto come una veglia per le vittime del volo PS752″. Il diplomatico ha spiegato di aver considerato ‘normale’ andare di persona a rendere omaggio alla memoria delle vittime tra le quali figurano tre cittadini britannici, ma ha voluto precisare di aver lasciato il posto dopo cinque minuti, quando alcuni hanno iniziato ad intonare canti. “Dopo aver lasciato la zona sono stato fermato e trattenuto per mezz’ora“…,. Macaire ha quindi rimandato alla nota di protesta del ministro degli Esteri britannico Dominic Raab, che ha denunciato una ‘flagrante violazione del diritto internazionale’.

” Il rispetto della Convenzione di Vienna è un obbligo. L’Unione europea chiede una de-escalation e l’apertura di uno spazio per la diplomazia”.   Sono queste le parole del  capo della diplomazia europea Josep Borrell, (nella foto sopra)dopo la vicenda dell’ambasciatore britannico fermato  a Teheran con l’accusa di ‘istigazione alla rivolta’ e poi rilasciato.

L’arresto temporaneo dell’Ambasciatore britannico a Teheran è inaccettabile” informa  la Farnesina. “Esprimiamo solidarietà al Regno Unito e lanciamo forte richiamo all Iran perché rispetti norme e principi di diritto internazionale”.

A partire dal pomeriggio inoltrato di oggi sono previste, inoltre, altre manifestazioni sia a Teheran sia in altre città.

Musumeci: “Nel sistema rifiuti dobbiamo impedire il monopolio..”

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Il problema rifiuti in Sicilia presto avrà una soluzione decorosa.”Il tempo è un nemico, tanto quanto la mafia”. Così il governatore Nello Musumeci sugli iter burocratici per la realizzazione di nuovi impianti pubblici per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti in Sicilia. “Stiamo agendo con procedure ordinarie – aggiunge  e non ci vorranno sei anni come già avvenuto, pensiamo di realizzarli in tre anni. Ma le procedure sono estenuanti nelle attese”. Musumeci aggiunge che nel sistema dei rifiuti in Sicilia “dobbiamo impedire il monopolio, l’oligopolio”, sottolineando di “avere rispetto per l’imprenditoria privata, quando resiste alle pressioni esterne ed è impermeabile”. E annuncia che l’obiettivo della Regione nel settore è di “arrivare al 60% al pubblico e al 40% ai privati, che adesso trattano il 70%””.

Con gli interventi attuati, ricorda, la “differenziata è passata dal 16% a oltre il 40%, nonostante a Catania e Palermo sia intorno al 16-17%, non abbiamo mandato rifiuti all’estero e ridotto quelli che arrivano ai privati”.